«Studi Cassinati», anno 2025, n. 2
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Martedì 7 giugno 2025 presso il Monacato di Villa Euchelia in Castrocielo si è tenuto un incontro a ricordo del dott. Luigi Di Cioccio (1948-2022), medico-geriatra, primario, presidente della Società italiana di geriatria ospedale e territorio, istitutore del Centro geriatrico «Dottore Angelico» in Aquino, docente universitario. Oltre alla vigorosa attività professionale, il dott. Di Cioccio ha svolto anche una intensa attività storico-scientifica concretizzatasi in varie pubblicazioni così come è stato un attento bibliofilo e un accorto collezionista di importanti e preziosi documenti inerenti la storia del territorio. Proprio per tale motivo l’Associazione Borgo Accogliente di Castrocielo ha voluto ricordare la figura del dott. Luigi Di Cioccio come ricercatore e autore di pregevoli volumi di storia del territorio. Nel corso dell’incontro tenutosi davanti a un qualificato e nutrito e alla presenza della signora Vincenza Vernile, moglie del dott. Di Cioccio, hanno portato i saluti istituzionali il sindaco di Castrocielo, Giovanni Fantaccione e il presidente del Consiglio provinciale di Frosinone, Gianluca Quadrini. Hanno fatto seguito gli interventi di d. Tonino Martini, arciprete parroco di Piedimonte S. Germano, su Dialoghi aperti con Luigi Di Cioccio sulla Dottrina sociale della Chiesa, dell’avv. Silvio Grazioli, sindaco di Trevi nel Lazio, su La dottrina Sociale della Chiesa a partire da Leone XIII e di Gaetano de Angelis-Curtis su La storia di Castrocielo e Colle San Magno nel libro di Luigi Di Cioccio. Ha coordinato i lavori Mario Santopietro, presidente dell’Associazione Borgo Accogliente-Odv (La registrazione video, a cura di Antono Forgione, è disponibile on line all’indirizzo: https://youtu.be/sOKHYV8C4e4?si=XUKxdRkAYaGK_Hiy&t=1).
Luigi Di Cioccio ha pubblicato nel 2003 il volume intitolato Palazzolo e Colle San Magno, due paesi nella storia di Castrum Coeli (Cesi, Roma). Si tratta di una pubblicazione molto accurata e approfondita di storia del territorio che non è data solo dalla mole fisica, quasi ottocento pagine di cui circa quattrocento di testo, circa duecento di appendice documentale e oltre 160 pagine di inserti fotografici, ma dall’attenzione, dalla diligenza che l’autore ha inteso dare alle indagini, alle ricerche storiche che ha svolto. All’interno sono riportati, in modo meticoloso e preciso, molti elenchi che ricoprono un arco temporale vasto, cinque-sei secoli (dal 1400-1500 al duemila), e che riportano la cronotassi dei parroci e dei vescovi della Diocesi, i nominativi di castellani, decurioni, sindaci, amministratori pubblici, le Visite pastorali a Castrocielo, gli alberi genealogici di importanti famiglie, ovviamente anche quello della famiglia Di andando a ritroso per ben11 generazioni con il capostipite che dalla Marsica (Pratola Peligna) si trasferì a Colle S. Magno da cui si originarono i rami diretti a Palazzolo, a Roccasecca e in America. Tutti questi dati non sono dei semplici elenchi di nominativi ma rappresentano una preziosa fonte di informazioni per gli studiosi e per tutti coloro che volessero o intendessero approfondire gli studi.
Nel volume sono descritti alcuni dei più importanti eventi storici che nel corso dei secoli hanno interessato Castrocielo e Colle S. Magno (brigantaggio, terremoti), oppure questioni che hanno a che vedere con tradizioni e costumi o con aspetti naturalistici, e anche personaggi storici riportando nove approfondite schede biografiche.
Inoltre vi è riportato e descritto il patrimonio storico-culturale di quei Comuni, rappresentato soprattutto da quello religioso (chiese, cappelle, conventi con reliquie e affreschi).
Palazzolo, Colle San Magno e Castrocielo sono tre centri che hanno una comune origine di popolazione e nella loro sostanza appaiono, in qualche modo, come la rappresentazione dei movimenti dei popoli di questo territorio che in epoca preromana vivevano sulle montagne, più sicure delle zone di pianura dove non vi erano strade di comunicazione e l’aria era malsana a causa della presenza di aree acquitrinose. La conquista romana e la formazione del Latium novum o Latium adiectum portò alla fondazione di nuove città come ad esempio Aquinum sviluppata completamente nella fertile pianura della Valle del Liri.
Quando poi la città iniziò a essere abbandonata con la caduta dell’Impero Romano (476) e a causa delle incursioni barbariche, della peste, della fame, molti suoi abitanti cercarono rifugio sui monti circostanti. Salirono sul monte Aprano e si insediarono in una località che prese il doppio nome di Castrum Coeli sia perché le abitazioni formavano un castrum, un castello, sia per l’altezza del sito, ridando vita in parte all’acropoli che era stata costruita secoli prima dai Volsci. Nel corso dei secoli Castrum Coeli aumentò la sua consistenza demografica con l’introduzione, favorita dai conti di Aquino, di famiglie provenienti da regioni vicine.
Palazzolo si venne invece a formare attorno alla villa (Villa Euchelia) che un patrizio romano, Equizio, padre di San Mauro, aveva fatto a San Benedetto attorno al 529, lì dove fu costruita una chiesa dedicata a San Gregorio, poi ampliato in monastero prima di monaci e poi di monache benedettine. Attorno a Villa Euchelia si venne a formare una cella benedettina che prese il nome di Palazzolo e che pur facendo parte della contea di Aquino era di proprietà di Montecassino. Palazzolo andò popolandosi progressivamente in quanto anch’esso beneficiò dell’introduzione di popolazione proveniente in particolare dalla Marsica in seguito ad agevolazioni date da Montecassino. Anche gli abitanti di Castrum Coeli, che pure era una civitas, iniziarono a scendere verso Palazzolo che continuò ancora per qualche anno a non essere una universitas in quanto considerato quale casale di Castrocielo. Altri abitanti di Castrum Coeli invece si trasferirono ancora più in alto e già alla metà del 1400 è attestata la formazione dell’universitas Collis S. Magni. Tuttavia, all’incirca nel 1600 sul monte Asprano a Castrum Coeli erano rimaste solo dodici famiglie. Palazzolo andò assumendo sempre maggiore importanza e divenne un Comune attestato con quella denominazione per i due secoli successivi.
Tuttavia nel 1862, subito dopo la costituzione del nuovo Regno d’Italia, le autorità ministeriali chiesero ai Comuni che avevano la stessa identità di denominazione con altri di aggiungere un suffisso identitario tale che non si venissero a produrre disguidi e confusione fra gli uni e gli altri. Fu un caso che interessò anche Palazzolo in quanto nell’Italia unita c’erano altri Comuni con la stessa denominazione come, ad esempio, Palazzolo Acreide in provincia di Siracusa, Palazzolo sull’Oglio in provincia di Brescia, Palazzolo Milanese in provincia di Milano. Il 27 dicembre 1862 il Consiglio Comunale, presieduto dal sindaco Luigi Marragony, al fine di contraddistinguere e non confondere il Comune, deliberò di aggiungere al nome di Palazzolo quello di Castrocielo e che dunque il Comune si chiamasse «Palazzolo di Castrocielo».
Tuttavia tale denominazione di Palazzolo di Castrocielo venne utilizzata solo per un ventennio. Infatti il nome non soddisfaceva totalmente gli abitanti e gli amministratori comunali. A parte i disguidi postali verificatisi e il costo maggiore, ad esempio, nella spedizione dei telegrammi dovuto a un nome così lungo, la denominazione cominciò a essere ritenuta ingombrante e allo stesso tempo dava una percezione negativa in quanto «la voce Palazzolo nel linguaggio volgare di quasi tutte le province meridionali suonava in senso dispregiativo». Così il 18 maggio 1882 il Consiglio Comunale deliberò che il Comune si chiamasse semplicemente «Castrocielo» perché tale era l’antico nome del comune, cui apparivano «congiunti ricordi storici che onorano» e poi il Regio Decreto 16 agosto 1882 n. 962 dette l’autorizzazione sovrana alla definitiva modifica1 (gdac).
1 Per ulteriori approfondimenti sulle modifiche dei nomi di città e paesi dei Circondari di Sora e Gaeta cfr., anche, G. de Angelis-Curtis, Le variazioni della denominazione dei comuni dell’alta Terra di Lavoro: riflessi secondari dell’Unità, Centro documentazione e studi cassinati-Onlus, Cassino 2013.
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