«Studi Cassinati», anno 2025, n. 2
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di
Bernardo Donfrancesco
La città di Cassino fu bombardata e rasa al suolo il 15 marzo 1944 nel corso della «Terza battaglia di Cassino», chiamata anche «Operazione Dickens» probabilmente perché tra i Comandanti britannici dello Stato Maggiore qualcuno ricordava che il celebre scrittore inglese aveva visitato Monte Cassino e ne aveva riferito in un suo libro di viaggio in Italia. Il ricorso al nome dell’autore del David Copperfield non portò fortuna all’offensiva alleata sul fronte di Cassino del 15-25 marzo 1944, che pure aveva avuto un acceso sostenitore in Winston Churchill, Capo del Governo britannico, insoddisfatto dello stallo di tutta la campagna di guerra sul fronte italiano1.
In effetti Charles Dickens2 aveva visitato Monte Cassino durante uno dei suoi viaggi in Italia, compiuto nel 1844-1845, inteso a conoscere i territori, le bellezze naturali e le antichità classiche ed artistiche del nostro Paese, ma anche i costumi e i modi di essere e vivere della nostra gente. Erano i viaggi del Gran Tour intrapresi già dal Seicento soprattutto da parte dei giovani dell’aristocrazia e dell’intellighenzia di Gran Bretagna, Francia e Germania quale apporto essenziale alla loro formazione culturale e alla loro educazione3. Lo scrittore dell’età vittoriana, comunque, nonostante le sue feconde doti descrittive e creative, non avrebbe mai potuto immaginare che un secolo più tardi il suo nome sarebbe stato impiegato nel titolo di una sciagurata operazione bellica intesa a distruggere la Città simbolo della Terra Sancti Benedicti.
Nel 1844 Charles Dickens volle prendersi un periodo di riposo dalla sua prolifica e stressante attività di scrittore (aveva già pubblicato, fra l’altro, i romanzi Il Circolo Pickwick, Oliver Twist, Nicholas Nickleby) e decise di compiere un viaggio in Italia, durato quasi un anno, con lunghe soste in città come Genova, Bologna, La Spezia. Il resoconto di questa esperienza da Gran Tour venne periodicamente rimesso all’amico John Forster, suo futuro biografo, e l’anno dopo raccolto in un volume dal titolo Pictures from Italy, tradotto in italiano inizialmente con il titolo L’Italia Impressioni e descrizioni e pubblicato nel 1879 dell’Editore Ulrico Hoepli.
Nel suo libro lo scrittore si sofferma ad esaminare e descrivere il passato e il presente del nostro Paese, rilevandone anche le contraddizioni, come le grandiose testimonianze del passato e le modeste o misere condizioni di vita di tanta parte della popolazione. Il viaggio che lo porterà anche a Monte Cassino ha come meta Napoli e si svolge lungo la via Appia, che offre alle carrozze migliori condizioni di viabilità rispetto alle strade locali della futura Via Casilina, strade queste che saranno percorse nel viaggio di ritorno verso Cassino. Lasciata Roma, attraversate le Paludi Pontine (una pianura deserta e squallida, ricoperta di sterpaglie e inondata d’acqua) e Terracina, Dickens arriva alla Dogana tra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli, poco prima di Fondi. Qui rileva, con una certa sorpresa, che il portale di confine è privo del portone e che i viaggiatori riescono a sfamare a mala pena i più affamati soldati e doganieri!
Negativo è il giudizio sulla cittadina napoletana di Fondi: «il nome di tutto un mondo di miserabili e mendicanti», «un lurido canale di fango e rifiuti», case in pessime condizioni («senza una porta, una finestra o una persiana») e tetti, muri e pilastri deteriorati e marci… Ed è ancora più triste constatare che lungo le strade si aggirano scheletrici cani che potrebbero «essere divorati dalla gente»! Lo scrittore tenta, comunque, di giustificare le pietose condizioni locali della cittadina «a seguito di tutti gli assedi e i saccheggi da parte del Barbarossa4 e degli altri»! A tale riguardo occorre considerare la particolare sensibilità di Dickens, soprattutto nei suoi romanzi, verso la miseria e le ingiustizie sociali dell’epoca vittoriana e la sua «tendenza teatrale di scenografo», come sostiene Mario Praz, uno dei maggiori studiosi della narrativa inglese.
Il soggiorno a Napoli e dintorni, durato più giorni, suscita nello scrittore particolari interessi ed emozioni sia per la visita di alcune ben note mete paesaggistiche e d’arte (Sorrento, il Vesuvio, Pompei, Paestum) che per la visione, un po’ ovunque, di poveri e medicanti.
Il programma del viaggio di ritorno verso Roma prevede la visita di Monte Cassino, dovuta indubbiamente al forte richiamo storico-culturale dell’Abbazia.
Arrivato a San Germano, Dickens osserva il monastero «appollaiato sulla ripida e alta collina», «nascosto tra le nuvole in una mattinata nebbiosa». A dorso di muli, insieme ai compagni di viaggio, sale sulla strada a tornanti mentre nell’aria immobile si diffonde il «misterioso» profondo suono della campana del monastero. È senz’altro un segnale di forti emozioni, attutito tuttavia da contestuali riferimenti all’«aria immobile» e alla «grigia nebbia che si sposta solenne e lenta, come un corteo funebre». E subito dopo, per di più, il testo lascia intravedere una velata nota di stupore o freddezza allorché lo scrittore arriva davanti all’«indistinta massa del monastero», le cui mura gli appaiono «grigie», mentre «l’aria greve circola pesantemente attraverso i suoi chiostri»!
Una volta entrato nel monastero, Dickens resta stupito nell’osservare «due ombre scure» che si muovono avanti e indietro accanto alle statue di San Benedetto e Santa Scolastica. Si tratta di un corvo5 che saltella fra gli archi e non solo gracchia quando qualcuno suona il campanello di ingresso, ma a intervalli «“parla” the purest Tuscan», la più pura lingua toscana! Lo scrittore non può fare a meno di commentare in maniera piuttosto ironica: «Sembra proprio un Gesuita»! Non solo, ma si diverte pure nell’osservare che quel corvo si comporta quasi come un uomo: si sente a casa, è«un tipo furbo e furtivo» e, fermo sulla porta del refettorio, finge di guardare da una parte ma nel contempo scruta e ascolta accuratamente i visitatori! Perentoria, dunque, una drastica nota di commento: «Che monaco ottuso diventa il portiere al confronto»!«Parla come noi!», dice il portiere, «in modo chiaro come noi». E niente potrebbe essere più espressivo del modo in cui il corvo accoglie i contadini che entrano dal cancello con ceste e fardelli. È un corvo che «sa tutto» e, anche per «il roteare dei suoi occhi e un certo ridacchiare nella gola», dovrebbe essere scelto come Superiore di un Ordine dei Corvi. È sufficiente ascoltarlo: «Va tutto bene», dice, mentre dà il benvenuto ai contadini. «Venite, brava gente. Sono felice di vedervi»!«Quei contadini – aggiunge Dickens – sono di solito molto ignoranti, hanno un aspetto miserabile e stanno tutti lì a chiedere l’elemosina», mentre «i monaci cantano nella cappella». «Caw»6, dice gracchiando il corvo, «Cucù»!
Si può facilmente rilevare il sarcasmo dello scrittore sia nel descrivere le superlative competenze ciarliere del corvo che nel contrapporre al dimesso aspetto dei contadini il canto dei monaci nella cappella! Stupisce, inoltre, la mancanza di qualsiasi accenno a un incontro con i monaci, soprattutto in considerazione dell’interesse che un letterato avrebbe potuto avere per la millenaria storia di Monte Cassino e l’opera di civiltà e cultura svolta nei secoli dal monastero.

Dickens, tuttavia, si dichiara sinceramente stupito della presenza del Monastero a Monte Cassino con una chiesa «così sontuosa e magnifica». E si chiede: «Come hanno fatto a trasportare sulla sommità del colle pietre, ferro e marmo per realizzare tale straordinaria struttura?». E, ancora, «quale prodigiosa fatica c’èvoluta per ricostruirla dopo che era stata distrutta da incendi e terremoti e depredata da saccheggi?». Il romanziere non può certo immaginare che, cento anni dopo, l’Abbazia sarà distrutta ancora una volta a seguito di un’operazione che porterà il suo nome!
Conclusa la visita, Dickens e i suoi accompagnatori scendono lungo la strada serpeggiante, «avvolta dalle nuvole», e ammirano, in lontananza, un borgo e una pianura verde attraversata da corsi d’acqua. «È una visione piacevole e riposante dopo la cupa atmosfera e la foschia del convento», chiosa lo scrittore, anche se «ciò va detto senza mancare di rispetto al corvo o ai santi frati»! In verità il ricorso a termini come obscurity e haze potrebbe costituire un’ulteriore nota di ironia o testimoniare lo scarso interesse suscitato dalla visita del monastero7.
Il viaggio verso Roma prosegue per strade fangose, attraverso villaggi in rovina e molto miseri, nei quali non c’è una casa con una finestra in buone condizioni né un contadino con indumenti adeguati. E le botteghe dei venditori ambulanti hanno in vendita ben poco da mangiare! Sono osservazioni simili a quelle già formulate nel presentare, nel viaggio verso Napoli, le condizioni della cittadina di Fondi. V’è, comunque, qualche nota di colore: le donne indossano un corpetto rosso vivo allacciato davanti e dietro, una gonna bianca e il copricapo napoletano di lino a pieghe quadrate, «originariamente pensato per portare carichi sul capo», mentre gli uomini e i bambini indossano «tutto ciò che possono trovare». I soldati incontrati lungo le strade sono sporchi e, così come alla dogana di Fondi, «insaziabili come cani».
I lettori e i critici hanno a volte osservato che dalla lettura del Pictures from Italy traspare una scarsa obiettività nella rappresentazione dell’Italia della metà dell’Ottocento. In effetti è lo stesso Dickens, nelle ultime pagine del libro, a riconoscere che nel corso del suo viaggio ha forse ecceduto nel descrivere miserie e malanni, dovuti «ad anni di negligenza, oppressione e malgoverno», ma che l’Italia «trabocca» di bellezze naturali e opere d’arte e che il «nobile» popolo italiano potrà un giorno «risollevarsi da quelle ceneri»!
1 Il 19 dicembre 1943 Churchill si era lamentato con il generale Alexander, comandante in Capo delle Forze Alleate in Italia, con il noto comunicato: «La campagna sul fronte italiano sta diventando scandalosa».
2 Charles John Huffam Dickens (1812-1870), scrittore e giornalista britannico dell’età vittoriana, è considerato uno dei più importanti e popolari romanzieri di tutti i tempi.
3 La pratica del Grand Tour divenne meno frequente nella seconda metà dell’Ottocento sia per le mutate condizioni politico-sociali che per la nascita delle Agenzie di viaggio (la prima Agenzia fu fondata da Thomas Cook a Leicester, in Inghilterra nel 1841).
4 Nell’estate del 1534 il terribile corsaro ottomano Khayr al-Dīn,detto il Barbarossa, dopo aver devastato Sperlonga, saccheggiò la cittadina di Fondi. L’evento, a giudizio degli storici, è stato successivamente ingigantito dai fondani giacché la crisi dell’economia locale fu determinata anche da altre cause (il calo demografico dovuto alla peste del 1527, l’abbandono dei campi da parte dei contadini, il progressivo impaludamento, la malaria).
5 La presenza del corvo nel Monastero si collega alla tradizione per cui «ogni anno tre corvi pongono il nido nel bosco di Montecassino e ogni giorno saltellano alla porta del monastero come per chiedere la ricompensa per il loro ruolo nella sua fondazione. Nel Carmen De Sancto Benedicto, infatti, il poeta Marco, probabilmente un discepolo del santo, racconta che nel viaggio verso il monte Benedetto era seguito da tre corvi e preceduto da due angeli» (M. Sbardella, Ipotesi per un profilo biografico-letterario di Marcus Casinensis, autore delCarmen De Sancto Benedicto, in «Studi Cassinati», a. XVI, n. 2, aprile-giugno 2016). Singolare la concomitanza con la presenza di corvi nella Torre di Londra che, nella credenza popolare, se dovessero morire o volare via, sparirebbe la monarchia inglese e con essa cadrebbe la Gran Bretagna.
6 Nel Cambridge Dictionary della lingua inglese il termine caw (pronuncia kô) è riportato come the loud, rough cry of a bird such as a crow, «il grido forte e roco di un uccello come un corvo». Il verbo to caw è tradotto «gracchiare» in italiano.
7 Secondo i biografi Charles Dickens era “allergico” alla Chiesa di Roma.
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