«Studi Cassinati», anno 2025, n. 2
> Scarica l’intero numero di «Studi Cassinati» in pdf
di
Domenico Tortolano*
Svolta sulla proprietà e sull’utilizzo dell’ex campo di concentramento di via Caira a Cassino per il blocco del Demanio Pubblico. Dopo anni di contatti e sollecitazioni il sindaco Enza Salera è riuscito a riavviare la trattativa per uno scambio degli immobili. Si terrà a giugno a Roma. Il sindaco ha proposto la proprietà dell’ex campo di prigionia di via Caira e in cambio il Comune cederebbe al Demanio l’edificio dell’ex scuola media Diamare attualmente occupato dal tribunale cittadino n. 3. «Una volta a nostra disposizione – dice il sindaco Salera – riprenderemo il progetto interrotto di riqualificare l’area e di realizzare il museo della guerra della linea Gustav. Finora questo progetto è rimasto bloccato dal Demanio. Anche se il Governo molti anni fa aveva disposto l’assegnazione delle aree demaniali alle regioni e il conseguente trasferimento ai Comuni interessati a realizzare altre opere». Sono diversi gli immobili utilizzati dal Comune ma di proprietà del Demanio. Tra i principali, l’attuale palazzo municipale di piazza De Gasperi, l’area di Piazza Miranda, nel dopoguerra campo sportivo, l’ex campo di concentramento a partire dal 2007 e in precedenza del ministero della difesa ed altri terreni.
«Da anni la burocrazia blocca diversi progetti», dice il sindaco e poi ricorda: «L’ex campo di concentramento di Caira ospitò nel 1919 i prigionieri austriaci tra cui il filosofo Ludwig Wittgenstein. Nel 2018 venne finanziato dalla regione per 6 milioni di euro per il restauro. Ma poi è rimasto tutto fermo. L’obiettivo è stato sempre quello di destinare a museo di guerra ma anche a centro di ricerca universitaria. Quando ne avremo la disponibilità e il relativo finanziamento faremo diversi bandi per progetti di utilizzo».
Il caso dell’ex campo di concentramento di Cassino è tornato alla ribalta nei giorni scorsi per una dolorosa vicenda del 1968 quando a Castro dei Volsci scoppiò un ordigno bellico posto alla base di un monumento ai caduti. In quei tempi del dopoguerra, era d’uso incastonare nei marmi residuati bellici. Quei residuati arrivavano dal deposito militare allestito nell’ex campo di concentramento. E probabilmente ci sarebbe stato un errore nella consegna. Ma tale circostanza non sarebbe stata mai chiarita. Anzi addirittura sarebbe stata archiviata frettolosamente. Adesso il deputato Vinci ha presentato una interrogazione alla Camera per accertare la verità di quella tragedia. Infatti lo scoppiò uccise cinque persone e il ferimento di altre. Il Messaggero Frosinone con un servizio a firma del collega Pierfederico Pernarella ha ricostruito quella storia dimenticata facendola raccontare nei particolari dal signor Antonio Penna di Castro dei Volsci che perse la madre e lo zio.
Il campo dopo la liberazione dei prigionieri austroungarici dal 1920 venne assegnato alla Legione Carabinieri di Roma che la destinò a sede della Scuola Allievi Ufficiali del II Battaglione. I 38 edifici interni ospitarono fino 7 mila allievi ufficiali.
E Carlo Nardone di Caira in un suo documentato libro sulla storia del campo scrive: «La nuova struttura fece da volano allo sviluppo dell’economia locale, superiore a quello determinato dalla presenza dei prigionieri austroungarici, e dette sviluppo anche alle attività sportive».
Dopo l’8 settembre 1943 il campo, però, venne occupato dalle truppe tedesche ma nei mesi successivi dovettero fuggire per l’arrivo degli Alleati che distrussero la città e anche il campo.
Nel dopoguerra venne ricostruito in parte ed ospitò il Deposito centrale di materiali di artiglieria e poi trasformato in magazzino. Poi venne chiuso e nel 2007 passò al Demanio e quindi in abbandono com’è oggi. La storica area, a più di un secolo dalla sua attivazione, potrebbe ora essere riqualificata se il Demanio accoglierà la proposta del Comune di Cassino.
* D. Tortolano, «Il Messaggero» Frosinone, giovedì 24 aprile 2025, p. 47.
(Foto Carlo Nardone per g.c.).
(30 Visualizzazioni)





