«Studi Cassinati», anno 2025, n. 4
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di
Gaetano de Angelis-Curtis
Il primo atto della rinascita della città di Cassino è rappresentato dalla costruzione di 17 casette popolari, o meglio «casette ricovero», realizzate nella zona del Colosseo e destinate a ospitare 28 famiglie.
Nel numero scorso di «Studi Cassinati»1 si è avuto modo di interessarsi di quelle strutture abitative in occasione della cerimonia rievocativa del primo anniversario della distruzione quando le autorità politiche nazionali, quelle amministrative e quelle religiose si portarono a visitare i primi cantieri aperti in Cassino2 e a inaugurare quelle nuove abitazioni. Alle 10.30 di quel 15 marzo 1945 le famiglie prescelte se ne stavano davanti alla porta e il presidente del Consiglio Ivanoe Bonomi, visitando i piccoli alloggi, si intrattenne in «amicizia» con le donne che gli riferivano dei loro guai dovuti ai residuati bellici disseminati ovunque, alle mine inesplose, alla malaria che mieteva vittime a causa dell’impaludamento delle acque nelle macerie della città3.
La zona del Colosseo4, che nell’anteguerra non presentava alcun tipo di costruzione, era stata prescelta come area residenziale popolare e dunque lì furono realizzati i primi interventi di insediamento abitativo5. Così nel 1945 furono realizzate le prime 21 strutture (alle iniziali 17 «casette ricovero» per i senza tetto inaugurate il 15 marzo 1945 se ne erano aggiunte altre quattro consegnate il 9 dicembre 1945), suddivise in 120 appartamenti dove alloggiavano circa 700 persone. Esse erano «in legno, a un piano, disposte una in fila all’altra» ed erano «tinteggiate di un giallo zafferano» ed erano state realizzate da due imprese edili, «le ditte Nardone di Napoli e Martini di Roma».

Tuttavia quei primi interventi non riuscirono a risolvere i problemi abitativi delle famiglie assegnatarie, anzi crearono nuovi e forti disagi. Sulla progettazione, sulle modalità di costruzione e sui costi si appuntò la forte critica de «Il Rapido». Scriveva infatti il periodico che già il colore prescelto finiva per irritare l’occhio in quanto faceva «pensare subito al caratteristico colore dei malarici», ma soprattutto che quelle casette erano «infernali prigioni luride ed umide, peggiori dei campi infernali di prigionia costruiti dai tedeschi»6. In sostanza, tornò ancora a scrivere «Il Rapido» l’anno successivo, al Colosseo era stato realizzato, per il tramite del ministero dei LL.PP., complici i dirigenti del Genio Civile di Cassino, un «ignobile agglomerato», un insediamento abitativo ribattezzato da chi risiedeva «Villa Triste» perché da esso «erano usciti più morti che non durante la guerra»7. Per di più esso aveva avuto un elevato costo di costruzione di «milioni di lire»8, pari a un importo di L. 40.000.0009. Di poco superiore la somma che, secondo alcune indiscrezioni registrate dall’Arma dei Carabinieri, avrebbero percepito le due ditte per la costruzione degli immobili pari a «L. 42 milioni, mentre altri 3 sarebbero stati concessi come premio». Anche il vice comandante dell’Arma dei Carabinieri, gen. Leonetto Taddei, in una relazione datata 3 ottobre 1945, offriva una valutazione assai negativa sulle costruzioni. Infatti scriveva che le case apparivano «malsane, piccole, prive di luce, senza aria e di scarsa resistenza». Per di più, a giudizio dell’alto ufficiale dei Carabinieri, erano stati utilizzati dei materiali da costruzione di scarsa qualità. Ad esempio le travi in legno non stagionato utilizzate per il tetto si erano incurvate formando degli avvallamenti da cui l’acqua piovana penetrava negli ambienti interni, invece i soffitti e i muri erano stati intonacati con pochi centimetri di «Populit», fatto di «canne e paglia compresse con calce», che si erano presto distaccati e così le pareti delle camere avevano finito per divenire ricettacolo di «tutti gli insetti» che vi avevano costruito i loro nidi, mentre in molte abitazioni esse si erano «spaccate sia in senso orizzontale che verticale» provocando apprensione tra gli inquilini. Anche gli infissi e le porte erano di scarsa qualità poiché in pochi mesi si erano «scardinate, dando la sensazione che il lavoro [fosse] stato fatto con eccessiva fretta e senza alcuna cura». La situazione era poi precipitata soprattutto dopo la prima forte pioggia che si era abbattuta sull’area nella notte tra il 10 e l’11 settembre 1945 e che aveva finito per provocare «l’allagamento di quasi tutti i 120 appartamenti costruiti». La situazione aveva finito per tenere «in apprensione centinaia di persone, che furono costrette a spostare i letti e le suppellettili»10.

In quei momenti a Cassino iniziarono a essere mosse gravi «accuse» contro il dirigente del locale Genio Civile, ing. Alfeo Ciarlo accusato di non aver sovrinteso alla costruzione «con la dovuta perizia ed imparzialità». Anzi c’era anche chi si spingeva oltre, adombrando un sistema di corruzione e di benefici economici e materiali che l’ingegnere capo avrebbe ricevuto. Anche un’altra vicenda riguardante le assegnazioni di stabili appena realizzati fatte dall’ingegnere capo del Genio Civile provocò disapprovazione generale ed egli, scriveva «Il Rapido», era diventato a Cassino un «ospite indesiderabile» e se ne chiedeva il trasferimento11.
Il ministero dei LL.PP avviò, di conseguenza, una «inchiesta» sulla vicenda delle casette di Cassino dalla quale però non erano «emerse responsabilità a carico dei funzionari del Genio Civile» di Cassino, scagionando il dirigente in quanto quelle accuse erano «risultate del tutto destituite di fondamento». Tuttavia, in considerazione delle «insinuazioni» manifestatesi in alcuni ambienti e rivolte nei riguardi di quell’ingegnere, il ministero aveva valutato l’«opportunità» di trasferirlo in altra sede, cosa che aveva provveduto a effettuare immediatamente. Per eliminare «i lamentati difetti di costruzione», il ministero dei LL.PP aveva provveduto a far effettuare degli interventi riparativi che apparivano al ministro Giuseppe Romita come «sufficienti per porre» quelle abitazioni «in normali condizioni di abitabilità» e che a fine novembre erano in via di ultimazione12.
Tuttavia la situazione abitativa al Colosseo poté migliorare sensibilmente solo dopo l’intervento dell’Unrra-Casas13.
Nel marzo 1946 il direttore dell’Unrra-Casas, l’ing. Bongioannini, comunicò al sindaco di Cassino, Gaetano Di Biasio, che l’ente aveva stanziato una somma di denaro, pari a 90.000 milioni di lire, destinata alla costruzione nella città martire di 35 palazzine capaci di «sistemare comodamente oltre centoquaranta famiglie». Il sito individuato era quello del Colosseo in quanto era ubicato in «posizione incantevole sia per ampiezza di spazio, sia, specialmente per salubrità». L’Amministrazione comunale, invece, avanzò richiesta di un cambiamento del sito di costruzione affinché le palazzine fossero elevate all’interno della nuova città, specificatamente nella zona di via Sferracavalli, il corso del Rapido e via Formella. Anche la redazione de «Il Rapido» si espresse favorevolmente per una soluzione interna alla nuova città perché diversamente significava erigere gli immobili fuori della zona del Piano regolatore14. Qualche tempo dopo ribadì tale propensione scrivendo che la popolazione di Cassino, «già delusa dall’esperienza delle baracche del Colosseo, del villaggio svizzero e dei nuovi alloggi economici senza fognature», aveva bisogno di immobili costruiti nel centro e non di edifici lontani con la città che avrebbe perso 150 famiglie15.
L’inizio dei lavori dell’Unrra-Casas era previsto per fine maggio 1945, con l’area destinata a ospitare le nuove palazzine che non venne però modificata. Qualche settimana prima il direttore de «Il Rapido» si era portato negli uffici del Genio Civile di Cassino allo scopo di intervistare l’ing. capo Nicola Ferri. Lo trovò «a colloquio con Mister Jonshon dell’Unrra-Casas» mentre erano «impegnati nel pianificare la costruzione dei 35 edifici al Colosseo», immersi «in una montagna di perizie, di carte topografiche, di carte contabili»16. Così sotto il Monte, lungo la Casilina, al Colosseo, si dette avvio alla costruzione di quello che allora fu definito come il «Villaggio Unrra-Casas» la cui costruzione avvenne in tempi relativamente brevi. Infatti i primi 24 edifici di 4 appartamenti ciascuno furono consegnati nel corso di una cerimonia svoltasi il 19 agosto 1948 con la solenne benedizione dell’abate di Montecassino mons. Ildefonso Rea e alla presenza del ministro dei LL.PP Umberto Tupini, del sottosegretario LL.PP Ludovico Camangi, dei parlamentari Augusto Fanelli e Giacomo De Palma, di rappresentanti dell’Ambasciata Usa e del commissario prefettizio del Comune di Cassino Gaetano Napolitano17.
1 G. de Angelis-Curtis, Il primo anniversario della distruzione di Cassino: 15 marzo 1944 – 15 marzo 1945, «Studi Cassinati», n. 3, a. XXV, luglio-settembre 2025, pp. 166-176.
2 Quel 15 marzo 1945 furono avviati, nel cuore della nuova città, i lavori di costruzione di un immobile dell’Incis, destinato ad alloggi per gli impiegati statali, e di un altro dell’Istituto case popolari che furono ultimati a fine anno, strutture abitative che rappresentarono le prime decorose abitazioni sorte a Cassino (Stile fascista, «Il Rapido», a. I, n. 2, 10 dicembre 1945).
3 A. Orecchio, Cassino risorge dalle macerie, «Il Giornale del Mattino», 16 marzo 1945 (cit. in C. Jadecola, Mal’aria, Centro di studi sorani «V. Patriarca», Casamari 1998, p. 303).
4 Si tratta di un’area ubicata all’ingresso settentrionale della città e posta alle pendici di Montecassino. Subito al di sopra sono presenti i resti dell’antica città romana di Casinum nel medioevo divenuta S. Pietro a monastero (l’anfiteatro, il teatro, il cosiddetto Mausoleo di Ummidia Quadratilla o Chiesa del Crocefisso). Da dove derivi il toponimo di Colosseo non è ben chiaro anche se sembra modellarsi sulla falsariga di Roma dove l’Anfiteatro Flavio è comunemente chiamato e universalmente conosciuto con il nome di «Colosseo». Tuttavia ancora in pieno XIII secolo l’anfiteatro di Casinum fatto costruire da Ummidia Quadratilla «conservava il nome barbarico di Verlasci o Verlascio, comune nell’alto Medioevo, sia pure con varianti di carattere locale, a edifici del genere, mentre l’attuale denominazione di “Colosseo” era di là da venire» (A. Pantoni, San Pietro in Monastero, in «Bollettino Diocesano», n. 1, a. XVII, gennaio-marzo 1962, pp. 27-33).
5 L’iniziale proposta di Gaetano Di Biasio e della sua Amministrazione era quella di edificare tutta la nuova città di Cassino proprio al Colosseo, sviluppandosi nella campagna circostante, poiché presentava alcuni vantaggi nell’urbanizzare una zona priva di strutture, nell’avere una quota altimetrica leggermente più elevata e soprattutto nell’offrire la possibilità di non fare interventi sul sito della vecchia città che invece andava conservato, recintato e mostrato a tutti come una sorta di “Pompei del XX secolo” distrutta non da un evento naturale ma dalla guerra e dalle sciagure umane. Alla fine la suggestiva idea non poté concretizzarsi. L’area del Colosseo però rimase come prima zona di urbanizzazione con la realizzazione di un quartiere popolare, e che, nel corso degli anni, si andò ampliando con l’edificazione della Chiesa di S. Pietro Apostolo e dell’Ospedale Civile.
6 Stile fascista, «Il Rapido», a. I, n. 2, 10 dicembre 1945.
7 L’Unrra-Casas e il particolare problema della città, «Il Rapido», a. II, n. 25, 29 agosto 1946, p. 3.
8 Stile fascista, «Il Rapido», a. I, n. 2, 10 dicembre 1945.
9 Lavori eseguiti a tutto il 30 novembre 1945 [nuovi fabbricati], «La Voce di Cassino», a. II, n. 5, 1 gennaio 1946.
10 Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Gab. 44-46, Casette popolari Cassino, b. 160, Cassino (Frosinone) – Costruzione casette popolari, 3 ottobre 1945.
11 Fasti del Genio Civile «Il Rapido», 3 dicembre 1945, a. I, n. 1, p. 3.
12 Ivi, Case popolari Cassino 29 novembre 1945.
13 L’Unrra (United Nations Relief and Rehabilitation Administration) era una organizzazione umanitaria istituita nel 1943 al fine di fornire aiuti umanitari ai Paesi alleati danneggiati dalla Seconda guerra mondiale e poi aiutare la ricostruzione post-bellica anche delle Nazioni sconfitte. Successivamente in Italia fu creata l’Unrra-Casas (Comitato amministrativo soccorso senzatetto) un ente che avevo lo scopo di fornire assistenza abitativa tramite un ampio piano di costruzione di case popolari. L’Unrra-Casas aveva sede nell’edificio del Consiglio Nazionale delle Ricerche a Roma.
14 «Il Rapido», 18 marzo 1946, a. II, n. 8, p. 3.
15 Gli edifici dell’UNRRA CASAS e un bel progetto che i burocrati del G. C. di Cassino intenderebbero boicottare, «Il Rapido», 1 agosto 1946, a. II, n. 23, p. 3.
16 «Il Rapido», 6 maggio 1946, a. II, n. 14, p. 3.
17 C. Jadecola, Mal’aria … cit., p. 319.
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