CEPRANO: CONVEGNO SU «I TRENI DELLA FELICITÀ» — MARIA MADDALENA ROSSI E LA SPERANZA DEL FUTURO DELL’ITALIA: LA STORIA DI ANNA E PAOLO DI FONTANA LIRI E LA «FAVOLA» DEL BIMBO DI CASSINO A COMO

«Studi Cassinati», anno 2026, n. 1

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CEPRANO: CONVEGNO SU «I TRENI DELLA FELICITÀ»

Domenica 22 febbraio 2026 nella Sala Consiliare «Sandro Pertini» di Ceprano si è svolto un importante evento incentrato su L’infanzia salvata. C’ero anch’io su quei treni nel corso del quale è stata ricordata una delle iniziative umanitarie più rilevanti attuate nell’immediato secondo dopoguerra a favore dei bambini del territorio del Lazio meridionale quando, a partire dal 16 febbraio 1946, in migliaia poterono lasciare queste terre così martoriate e prive di tutto per essere ospitati da famiglie del nord di Italia dove ebbero la possibilità di vivere un periodo di tempo di tranquillità e serenità dopo il dramma della guerra, allacciando anche dei rapporti interpersonali protrattisi per tutta la vita. Dopo i saluti istituzionali è intervenuto lo stimato storico Angelino Loffredi con una relazione intitolata Panoramica dell’«infanzia salvata nei Paesi del frusinate. Quindi ha preso la parola Francesco Di Giorgio. Il socio del Cdsc-Aps, autore di due fondamentali volumi su Il dopoguerra nel Lazio Meridionale: la ricostruzione, i bimbi di Cassino e Maria Maddalena Rossi e su La provincia di Frosinone nel vortice della guerra fredda. Il difficile percorso della ricostruzione, con efficacia ha ragguagliato un attento uditorio su Il ruolo delle donne promotrici dell’iniziativa e del mondo cattolico.

All’evento erano presenti alcuni di quelli che nel 1946 erano delle bambine e dei bambini salvati dai «treni della felicità», commossi e contenti di poter rievocare quella straordinaria esperienza di solidarietà e accoglienza, sollecitati dalle domande poste da Roberto Castellucci.

Foto © Michele Di Lonardo per g.c.

A ognuno di essi è stato consegnato un «attestato di testimonianza e memoria» a ricordo del momento vissuto ottanta anni or sono.

Nel corso dell’evento Gianni Blasi (docente, musicista, studioso di storia del territorio), Giovanni Martini e Ivana Orsini (presidenti, rispettivamente, dell’Associazione «Fabrateria» di Falvaterra e dell’Ecomuseo Argil di Ceprano), hanno illustrato l’importante progetto teso a istituire un apposito «Comitato per le celebrazioni dei treni dell’accoglienza» con lo scopo di reperire documentazione specifica, di approfondire le ricerche storiche, oltre a organizzare in tutta la provincia di Frosinone iniziative rievocative similari (gdac).


 

MARIA MADDALENA ROSSI E LA SPERANZA DEL FUTURO DELL’ITALIA: LA STORIA DI ANNA E PAOLO DI FONTANA LIRI E LA «FAVOLA» DEL BIMBO DI CASSINO A COMO

di

Francesco Di Giorgio

Bambini di Cassino nel 1946 tra acque stagnanti, macerie e ricostruzione.

Maria Maddalena Rossi (1906-1995), una delle 21 madri costituenti, cittadina onoraria del Comune di Cassino, compie 120 anni dalla nascita.

Cassino la ricorda per essere stata protagonista della grande operazione umanitaria del 1946, allorquando, con una iniziativa che sa dell’impossibile, 3000 bambini di Cassino e del cassinate furono trasferiti temporaneamente presso le famiglie del Nord Italia per sottrarli alla fame e alla malaria.

Nella sua titanica impresa la Rossi fu coadiuvata da tantissime donne dell’Unione Donne Italiane e dalla solidarietà di tutta Italia oltre che dalla Svizzera e dalla Francia. Infatti oltre alla solidale accoglienza dei bambini presso le famiglie, furono tantissimi a intervenire con elargizioni in denaro. Erano persone singole, lavoratori e lavoratrici di fabbriche che rinunciavano ad un’ora del proprio salario.

Cassino: Pier Carlo Restagno, Emilio Sereni, Enrico De Nicola e Umberto Terracini.

Pina Savalli, pediatra dell’Ospedale San Camillo di Roma, fu una delle più strette collaboratrici, sul fronte sanitario, di Maria Maddalena Rossi a Cassino. Nelle sue memorie annota: «le famiglie compresero lo spirito con cui veniva portato loro l’aiuto. Esse contribuirono anche a rompere, in qualche misura, la situazione che trovavano all’inizio di totale assenza delle donne dalla vita sociale cui le donne del cassinate erano state da sempre abituate. In un certo senso, la nostra presenza e la nostra azione aiutarono oltreché i bambini, anche le madri. Ma soprattutto salvammo molti bambini, una parte dei quali, se avessero continuato a vivere nelle condizioni in cui li trovammo nell’inverno 1946, sarebbero certamente morti e molti, anche se sopravvissuti, sarebbero rimasti gravemente menomati: malaticci, disadattati, inabili, esposti a tutte le malattie e a tutti i pericoli materiali e morali. Non c’è dubbio che la parola d’ordine lanciata all’inizio della campagna: “Salviamo i bimbi di Cassino!” fu in gran parte realizzata».

Tante le organizzazioni politiche, sindacali, associazionistiche e di volontariato che contribuirono al successo dell’operazione umanitaria.

Anna e Paolo con il loro papà sul lungofiume Ticino.

Emilio Sereni, figura chiave della Resistenza, membro dell’Assemblea costituente e ministro dei primi governi repubblicani, fu impegnato in prima persona – dopo la visita nella Cassino e Montecassino distrutte dalla guerra insieme al capo dello Stato Enrico De Nicola – a preparare gli atti necessari per la ricostruzione della città e soprattutto dell’abbazia.

Da ministro per l’Assistenza post bellica Sereni mise a disposizione i treni necessari al trasporto dei bimbi verso le famiglie del nord. Furono ribattezzati i «treni della felicità». Nell’organizzazione diedero un contributo rilevante il ricostituito sindacato ferrovieri italiani e il Genio ferrovieri del Military Railway Service americano. Sereni ebbe un grande ruolo anche sul fronte degli aiuti diretti. Unitamente a Spurgeon Milton Keeny, responsabile del «Care» (Cooperative for American Remittances to Europe), provvide a fare arrivare i primi indispensabili aiuti in generi alimentari alla popolazione stressata dal terribile conflitto bellico.

L’Eco Museo Argil di Ceprano in occasione dell’80° anniversario della partenza del primo treno della felicità, ha inteso promuovere un Comitato permanente per raccogliere storie e memorie dei protagonisti di quella grande avventura umanitaria.

Riportiamo qui la testimonianza raccolta da Oriana Iannuccelli di Fontana Liri che ebbe la mamma e lo zio protagonisti di quel primo treno partito da Cassino nel febbraio del 1946.

Il suo racconto: «Nel 1946 l’Italia era un Paese ferito, sospeso tra le macerie della guerra e il desiderio di ricominciare. A Fontana Liri, come in gran parte del Centro sud, la fame era una compagna quotidiana. È in questo scenario che si inserisce la storia di Anna, una ragazzina di dodici anni con gli occhi pieni di coraggio, e del suo fratellino Paolo, di soli otto anni.

Bambini di Cassino alla stazione.

Quell’anno, per loro e per migliaia di altri piccoli, arrivò una possibilità chiamata “treno della felicità”. Erano convogli carichi non di merci, ma di speranza: una iniziativa di solidarietà organizzata per strappare i bambini alla miseria e portarli dove c’erano pane, calore e una scuola ad attenderli.

Il viaggio verso nord fu lungo, un attraversamento dell’Italia che li portò fino a Somma Lombardo, sulle rive del Ticino. Anna ricordava sempre il momento dell’arrivo: i bambini erano in fila, ognuno con un cartello al collo per essere scelto dalle famiglie ospitanti. Ma Anna, con la fierezza e il senso di protezione tipico di chi è cresciuto troppo in fretta, quel cartello lo nascondeva. Non voleva essere scelta se non insieme a Paolo. Fu un gesto d’amore che commosse gli organizzatori, i quali decisero di affidare i fratelli a due famiglie della stessa contrada, a Coarezza, affinché potessero vedersi ogni giorno.

Per Anna iniziò un anno magico. Accolta da Luigi ed Enrichetta De Galeazzi, un falegname e sua moglie, che non avevano ancora figli, scoprì un mondo fatto di piccole, enormi meraviglie: la scuola, i giochi con altri bambini nel cortile di casa ma soprattutto scarpe nella misura giusta, camicette ricamate e vestitini mai visti, cuciti apposta per lei dalla sorella di Luigi e, per la prima volta in vita sua, persino le mutandine. Per una bambina che aveva conosciuto solo indumenti di fortuna e la precarietà della guerra, quella era la vera ricchezza.

Paolo fu ospitato da Adriano e Lidia Fresca Fantoni, in una casa a pochi metri dalla sorella, con cui si vedeva ogni giorno a scuola e nel cortile dei giochi.

Non fu solo una questione di benessere materiale. Anna si rese conto di essere benvoluta, di essere accudita come figlia, di stare bene a Coarezza dove si erano creati legami invisibili e fortissimi. Unica angoscia per lei, la mancanza del padre, molto presente nella sua vita perché la madre era debole e sofferente per le gravi ferite ricevute sotto le macerie della sua casa bombardata durante la guerra. Il padre, Guido, andò a trovarli – immortalato in una foto sulla riva del fiume con i due figli, ben vestiti e curati, che Anna custodì sul comodino per tutta la vita – e si rese conto che quella non era solo una breve parentesi, ma l’inizio di una nuova famiglia allargata.

Il ritorno a Fontana Liri dopo un anno non interruppe quel filo magico. Le lettere viaggiavano da una parte all’altra dell’Italia, portando notizie e, quando Anna si sposò con Renato Iannuccelli, rotoli di stoffe per il suo corredo!

Ma i tempi tornarono a farsi duri e quando Renato, disoccupato, era in procinto di emigrare in Germania per cercare lavoro, fu proprio quella solidarietà nata sul binario di una stazione a cambiare il destino della famiglia Iannuccelli.

Luigi ed Enrichetta non esitarono a invitarli al Nord, trovando loro una casa e un impiego. E ancora oggi Somma Lombardo rappresenta la “casa” della famiglia Iannuccelli e quella storia vive ancora nel legame tra Oriana e Pia, le figlie di Anna, e Ileana, la figlia che Luigi ed Enrichetta ebbero anni dopo, considerata fin dal primo momento la terza sorella.

Quello che era nato come un aiuto d’emergenza in una Italia distrutta si è trasformato in una eredità di affetto che dura da ottanta anni, dimostrando che quei “treni della felicità” non trasportavano solo bambini, ma stavano cucendo insieme il futuro di un intero Paese!».

Dopo la grande e commovente esperienza di Cassino, Maria Maddalena Rossi viene eletta dapprima in Assemblea Costituente e successivamente, per diverse legislature, nel Parla- mento della Repubblica italiana. Divenne anche vice presidente della Federazione mondiale delle donne democratiche con sede a Berlino, ma non dimenticò mai i “suoi bambini” di Cassino.

In un convegno del febbraio 1953 a Pescara dove si discuteva delle condizioni dell’infanzia italiana, prese la parola e, in una sala silenziosa ed attenta, esordì: «C’era una volta un bimbo di Cassino …

La storia che stiamo per narrarvi ha proprio l’andamento di una favola. Viveva quel bimbo durante gli anni del nostro tragico dopoguerra nel suo paese devastato. Lacero ed affamato, passava la giornata, come tanti altri bimbi, rubacchiando tra le case diroccate e nelle campagne.

Qualche volta i frutti delle sue ladrerie – aranci o latticini – veniva a offrirli, lamentoso e spudorato a un tempo, ai viaggiatori assiepati nei carri merce che in quei giorni sostavano a lungo ai margini del suo borgo. Poi il cuore popolare – attraverso le associazioni democratiche – riuscì a strappare lui, e gli altri poveri bimbi come lui, dalla miseria, dall’abbandono e dalla corruzione. Il loro nome, il nome dei bimbi di Cassino, corse per tutta l’Italia. Centinaia di famiglie li ospitarono per lungo tempo e in molti casi finirono per adottare questi ragazzi che, nel caldo affetto di case operaie, contadine, e impiegatizie, risanarono le piaghe inflitte loro dalla guerra.

Uno di quei bambini venne ospitato da una professoressa di Como e il ladruncolo di prima divenne un ragazzo attento e studioso. Ma ecco, nel momento in cui la professoressa si era decisa ad adottarlo, comparire il padre del fanciullo. Nell’uomo il dopoguerra ha lasciato piaghe che non accennano a risanare. È a conoscenza delle possibilità finanziarie della gentile signora che ha messo sulla giusta strada suo figlio e intuisce la possibilità di ricavare illecitamente (e senza fatica) notevoli somme di denaro premendo sull’amore che questa nuova madre prova per il ragazzo.

Si fa bieco, intransigente, i ricatti si succedono ai ricatti. La nuova madre deve, alla fine, cedere.

Potrà tenere il ragazzo fino ai diciassette anni ma poi dovrà restituirlo al padre, sebbene questi abbia offerto abbondanti dimostrazioni di non essere un genitore esemplare. Perché può avvenire tutto questo?».

Questa è la domanda finale che Maria Maddalena Rossi pone alla fine del racconto.

A questa difficile, delicata e concreta domanda risponde il prof. Peretti-Griva eminente magistrato del Tribunale dei minori di Torino che invita la onorevole Rossi a farsi promotrice di un progetto di legge alla Camera per l’aggiunta di un comma all’art. 297 del Codice Civile il quale dica: «Quando venga, senza apprezzabili motivi, negato l’assenso di cui ai due commi precedenti, il Tribunale su istanza dell’adottante, in Camera di Consiglio, sentiti gli interessati, potrà sostituire la propria autorizzazione al mancato assenso».

E fu così che il Codice Civile, grazie a questi suggerimenti, trasformati in azione legislativa, si arricchì di un elemento importante a tutela dei più fragili! Questa è Maria Maddalena Rossi, la donna delle grandi battaglie civili, la Madre Costituente che in tutta la sua vita in organismi istituzionali e nelle sue battaglie per la pace e democrazia, portò sempre nel cuore la città che nella seconda guerra mondiale “conquistò” il titolo di città martire!

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