«Studi Cassinati», anno 2026, n. 1
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di
Francesco Di Giorgio
Nei confronti di Padre Martino Siciliani, abate del Monastero benedettino di San Pietro, scomparso lo scorso anno, abbiamo un grande debito di riconoscenza.
È grazie a Lui che siamo entrati nello straordinario mondo scientifico di Bernardo Paoloni, il monaco scienziato che nei suoi studi e nella direzione dell’Osservatorio meteorologico di Montecassino ha posto le premesse della moderna meteorologia e della navigazione aerea.
Sempre disponibile a dare consigli sulla ricerca e soprattutto a metterci a disposizione tutte le informazioni e i documenti di cui disponeva.
Padre Martino era nato il 13 giugno 1938 a Muro Lucano in provincia di Potenza. Cresce però a Perugia dove compie gli studi classici, entrando giovanissimo nell’Abbazia di San Pietro.
Apparteneva alla Congregazione benedettina Sublacense Cassinese e, per decenni, è stato una presenza discreta ma fondamentale nella vita spirituale e culturale della città.
Emise la professione monastica il 18 settembre 1962 e fu ordinato sacerdote il 5 settembre 1965. Della comunità monastica perugina ne fu anche priore dal 1999 fino alla sua fusione (il primo ottobre 2025 l’Abbazia di San Pietro e il suo Monastero vengono assunti in gestione dall’Arcidiocesi di Perugia).
Fin da ragazzo coltiva il sogno di ristrutturare il vecchio osservatorio sismico adiacente l’Abbazia di San Pietro, luogo in cui lungo la storia sono state realizzate numerose scoperte scientifiche. È qui che in una delle sue storiche sale, il monaco benedettino Andrea Bina progettò e realizzò il primo sismografo a pendolo della storia. Era l’anno 1751. Nella stessa Abbazia, nel 1639, il monaco Benedetto Castelli, amico e discepolo di Galileo Galilei, aveva inventato il Pluviometro. La tradizione scientifica del luogo continua con d. Bernardo Paoloni, amico e collaboratore di Guglielmo Marconi allorquando, nel 1931, si trasferisce dall’Abbazia di Montecassino a quella di San Pietro assumendo il ruolo di primo direttore dell’Osservatorio sismico «Andrea Bina».
Nel 1971 il sogno giovanile di Padre Martino si avvera e da questa data è lui a riattivare e dirigere l’Osservatorio sismico «Andrea Bina», situato all’interno dell’Abbazia. Sotto la sua guida, l’Osservatorio è diventato uno dei centri di riferimento per lo studio dei terremoti in Italia.
La dedizione alla ricerca scientifica e alla divulgazione rende Padre Martino Siciliani una figura rispettata sia nel mondo accademico che in quello ecclesiastico.
Con la sua apertura alla collaborazione con l’Università di Perugia, si pongono solide basi per far appassionare tantissimi giovani alla sismologia.
Perugia onorerà Padre Martino con l’iscrizione all’albo d’oro della città per il suo impegno nella riattivazione e gestione dell’Osservatorio; un riconoscimento che testimonia il valore del suo contributo alla comunità.
Nel giorno del suo ritorno alla casa del Padre (3 maggio 2025 a ottantasei anni) l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) lo ha ricordato con queste parole: «per mezzo secolo ha animato con passione le attività di uno dei più antichi Osservatori sismici d’Italia, quello che porta il nome di padre Andrea Bina, il monaco che nel 1751 ha progettato e realizzato il primo sismografo a pendolo della storia, lo stesso Monastero che fece da cornice nel 1639 all’invenzione del Pluviometro ad opera del monaco Benedetto Castelli, amico e discepolo di Galileo Galilei e che dal 1971 ad aprile del 2025 è stato diretto da padre Martino Siciliani.
Padre Martino sapeva dar rilievo al meraviglioso patrimonio scientifico contenuto nell’Abbazia di San Pietro».
D. Donato Ogliari abate di San Paolo fuori le Mura, reggente dell’Abbazia di San Pietro e già abate di Montecassino, nella sua omelia funebre ne sottolinea il carattere vivace ricordandolo come un uomo «esuberante» che richiedeva pazienza e comprensione da parte di chi gli stava vicino. «Da ben settanta anni padre Martino viveva in Monastero; vi era entrato giovanissimo, a soli 14 anni. Aveva uno sguardo sempre accogliente verso tutti. Come sismologo, dirigeva l’Osservatorio dal lontano 1971, diventando una figura di riferimento per l’INGV e per tutto il Paese.
Quando un monaco muore – conclude l’Abate Ogliari – conforta e commuove la perseveranza. Anche don Martino, a modo suo, ha saputo lasciare una traccia profonda. Ora da lassù continuerà ad accompagnarci».
In una intervista dell’aprile 2009, padre Martino Siciliani, raccontò la storia di d. Andrea Bina, l’inventore del sismografo, e degli altri numerosi monaci scienziati legati al centro benedettino di San Pietro in questi termini: «Da un lungo filo appeso al soffitto penzolava un grosso masso rotondo con un sottile stilo attaccato all’estremità inferiore che tracciava segni sulla sabbia sottostante. Questo pittoresco marchingegno altro non era che il primo sismografo della storia.
Un macchinario che vide la luce nel 1751, in pieno periodo dei cosiddetti “lumi”, grazie all’intuizione del monaco benedettino dell’Abbazia di Perugia. Padre Andrea Bina, questo il nome del religioso, non era certo l’ultimo arrivato. Già matematico di fama internazionale aveva pubblicato a Padova la sua Electricorum Effectuum Explicatio, una dissertazione che prendeva l’abbrivio da alcune considerazioni sull’opera di Newton e che dimostrava, vista la recente scomparsa del grande scienziato, una notevole prontezza in campo scientifico da parte degli ambiti religiosi, spesso tacciati di oscurantismo». Continua ancora padre Martino: «la nostra è una delle più grandi abbazie d’Europa. È la culla della meteorologia e della sismologia. Ricordiamo che qui operò un mio illustre predecessore, padre Benedetto Castelli, allievo di Galilei a Padova. Fu lui l’inventore del pluviometro, nel 1587. Il pluviometro è uno degli strumenti principali della meteorologia, in quanto misura la quantità di piogge nel tempo. Castelli era un inventore fecondo e non mancava mai di sottoporre ogni sua “creatura” all’esame del maestro Galileo. Quest’ultimo provava per l’abate una spiccata simpatia, testimoniata anche dalla foltissima corrispondenza fra i due. Castelli fu poi a sua volta maestro di Torricelli, il celebre inventore del barometro.
E le notizie non si fermano qui. Un altro mio illustre predecessore fu don Bernardo Paoloni. Costui lavorò con Guglielmo Marconi alla realizzazione dell’anemometro fotoelettrico. Fu lui a riportare, dopo molto tempo, l’osservatorio sismologico in funzione. Era anch’egli una mente geniale, purtroppo scomparsa prematuramente, nel 1943 durante la seconda guerra mondiale».
Tornando al discorso dei terremoti, padre Martino continua: «Bina era in primo luogo un matematico, quindi una persona abituata ad avere in mano dei segni da interpretare. Il sismografo servì per misurare lo spostamento della terra e trovare dei nessi numerici con questo. Una volta preso in esame il movimento tellurico scrisse il suo Ragionamento sopra la Cagione de’ Terremoti nel quale descrive un terremoto avvenuto in Umbria proprio in quegli anni. La cosa più sorprendente è l’accuratezza con la quale Bina descrisse la geodinamica dell’evento. Si trattò infatti di un terremoto definibile in tutto e per tutto come il “gemello” di quello avvenuto il 26 settembre 1997. Tanto è vero che io, e molti altri sismologi, ci siamo potuti orientare più agevolmente nello studio, grazie agli scritti di Bina».
A questo punto padre Martino si chiede: «Andrea Bina può essere definito a pieno titolo il padre della sismologia?». Risposta: «Senza dubbio. Egli ha impostato il metodo di osservazione ed è stato il primo a svolgere le ricerche per spiegare la ragione e la causa dei terremoti. Si diede da fare consultando moltissimi personaggi dell’epoca al fine di perfezionare il proprio strumento. Da Bina in poi è cominciata la ricerca scientifica dei terremoti, fino ad allora appannaggio della dimensione “magica” che la scienza e la filosofia attribuivano spesso alla natura. Proprio per il fatto di essere così relativamente recente la sismologia è una scienza giovane, e le previsioni precise sono molto difficili».
All’interrogativo sulla stranezza che proprio durante l’illuminismo scoperte così importanti in campo scientifico siano nate in seno all’ambiente ecclesiale, padre Martino risponde deciso:
«Assolutamente. Non c’è nulla di strano. La chiesa non è mai stata estranea alla scienza per quanto si voglia affermare il contrario. È la storia stessa della scienza a dimostrarlo. Al di là dell’Illuminismo domandiamoci perché, come ho detto prima, un uomo come Galileo, spesso usato ad esempio di inconciliabilità fra fede e ragione, fosse così intimamente amico di Castelli. La corrispondenza fra i due era fittissima e durò tutta la vita. Se qualche appunto si può fare poi a come si svolse il processo a Galilei si deve comunque aggiungere che non giovò allo scienziato l’aver ignorato i consigli del cardinal Bellarmino, il quale suggeriva di proporre i suoi scritti sotto forma di “ipotesi” e non di “dimostrazione” certa. Copernico era anch’egli un religioso e proprio perché propose le proprie argomentazioni come ipotetiche venne lasciato in pace».
Infine padre Martino risponde sulla sua doppia attività di religioso e di scienziato: «sono il superiore dell’Abbazia di San Pietro e in più sono sismologo, direttore dell’Osservatorio sismico dell’Abbazia. La doppia attività non mi pesa per niente, perché sognavo di intraprenderla fin da quando ero ragazzino. All’epoca era appena morto l’abate Paoloni, di cui ho detto prima. Egli aveva rimesso in sesto l’Osservatorio, ma dopo la sua dipartita gli strumenti sono stati lasciati un po’ in abbandono. Mi ricordo che con il mio amico, padre Pietro Inama, decidemmo che prima o poi li avremmo rifatti funzionare come si doveva. Appena divenni benedettino però il mio priore mi condannò a laurearmi in Economia e Commercio, e quindi dovetti rimandare. Con l’arrivo del successivo priore fui libero di dedicarmi alla sismologia e nel 1971, finalmente, potemmo ridare inizio all’attività del nostro Osservatorio».
Questo era ed è stato padre Martino Siciliani. Un grande uomo di scienza e di fede. Di lui non possiamo dimenticare la grande disponibilità a metterci a disposizione tutte le sue conoscenze per approfondire la vita di d. Bernardo Paoloni e il suo impegno di monaco e scienziato a Montecassino. In particolare ad approfondire l’impegno di quest’ultimo alla divulgazione delle note scientifiche sui suoi studi della meteorologia e delle comunicazioni radio telegrafiche attraverso la rivista da lui fondata a Montecassino: «La meteorologia pratica rivista di meteorologia agraria, igienica aeronautica».
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