LA CHIESA DI S. PIETRO APOSTOLO (GIÀ S. PIETRO IN CASTRO) AL COLOSSEO

LE FOTOGRAFIE DELLA STORIA

«Studi Cassinati», anno 2026, n. 1

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di

 Gaetano de Angelis-Curtis

La città di Cassino aveva ereditato dal precedente agglomerato urbano di S. Germano, come si chiamava la città in passato e il cui cambio di denominazione fu sancito il 23 maggio 1863, un territorio costellato di numerose strutture religiose di antica origine (basilica, chiese, cappelle ecc.) andate distrutte in seguito agli eventi bellici della Seconda guerra mondiale. Sono andate perse per sempre luoghi di culto come la Collegiata sotto il titolo di S. Germano (Chiesa madre, basilica del sec. VIII) e la limitrofa Chiesa di Santa Maria del «Riparo» o della Cinque Torri (sec. XIII) ubicate nel centro città in Largo Foro; la Chiesa di S. Andrea (sec. XIII) situata nel quartiere di Campo dei Fiori (già gravemente danneggiata dal terremoto di Avezzano del 1915); la Chiesa di S. Pietro in Castro (sec. XIII) posta al di sotto della Rocca Janula; la Chiesa di S. Giovanni Battista (sec. XIII) collocata nell’omonimo quartiere nel centro città; la Chiesa della Madonna del Carmine (di cui oggi sono visibili i ruderi nei pressi dell’Istituto delle Suore Stimmatine), che era sorta sulle fondamenta della Chiesa rurale di S. Maria della Strada (sec. XIII); la Chiesa di S. Rocco(sec. XVI) che si affacciava sulla villa comunale; la Chiesa della SS. Annunziata, detta dell’Assunta, già dei Domenicani del monastero dei Frati predicatori (sec. XIII); la Chiesa dello Spirito Santo e di S. Anna (sec. XIII) che formavano un unico corpo di fabbrica nel rione di S. Silvestro vecchio; la Chiesa della Rocca o Maria SS. dell’Annunziata (detta la Madonna della Rocca) appollaiata sulla sommità del colle Janulo (sec. XII); la Chiesa di S. Antonio Abate eretta dai frati Cappuccini nel XVI secolo lungo la strada per Montecassino ma poi dismessa; la Chiesa di S. Scolastica annessa al monastero delle suore benedettine1 ma anche la cappella di S. Filippo Neri che era stata ricavata nel palazzo Mascioli al piano superiore della stanza dove aveva soggiornato per qualche tempo il santo fiorentino.

Del ricco patrimonio religioso interno alla città di Cassino è sopravvissuta solo la Chiesa di S. Antonio da Padova che poi nel dopoguerra, pur molto danneggiata, non fu abbattuta ma ristrutturata e poi la Chiesa del Crocifisso (sec. XI) ricavata in una struttura romana dell’antica Casinum nota, erroneamente, come mausoleo di Ummidia Quadratilla.

Nel riquadro il borgo di S. Pietro a monastero nella stampa di Mabillon del 1687 (Pistilli).

Quando i derelitti cittadini di Cassino iniziarono a far ritorno dai monti, dai paesi circostanti o lontani nei quali si erano volontariamente portati o vi erano stati obbligatoriamente sfollati, attesero subito alla ricostruzione della città. Accanto a case, immobili pubblici e privati da costruire venne avviata anche la progettazione degli edifici religiosi di nuova edificazione con la scelta dei luoghi dove ubicarli. Nel dicembre 1948 l’abate di Montecassino, mons. Ildefonso Rea, indirizzò al commissario straordinario di Cassino, Gaetano Napoletano, la richiesta di ricostruire le chiese di Cassino «nelle stesse località in cui sorgevano [precedentemente], ad eccezione di quelle di S. Pietro e di S. Giovanni» in quanto le aree su cui erano ubicate nell’anteguerra non erano riedificabili per cui bisognava erigerle altrove in conformità delle previsioni del Piano di ricostruzione approvato il 21 novembre 19462.

In sostanza gli edifici sacri di nuova edificazione da erigere in siti di espansione della nuova città erano due. Si trattava della Chiesa di S. Giovanni Battista, solennemente consacrata da papa Paolo VI il 24 ottobre 1964, e di quella di S. Pietro. Tutte e due riprendevano anche le vecchie titolazioni di parrocchie3.

Invece, nonostante gli intenti dell’abate Rea, l’unica Chiesa che venne ricostruita lì dove era originariamente collocata prima della distruzione fu la Collegiata di S. Germano o Chiesa Madre, l’edificio sacro più antico, eretto nei pressi del foro di Casinum, alle sorgenti del Gari, e attorno al quale si era venuta a sviluppare la città di S. Germano4.

La Chiesa di S. Pietro in Castro nell’abitato di S. Germano (Pistilli).

GLI EDIFICI RELIGIOSI DEDICATI AL PRINCIPE DEGLI APOSTOLI

A Cassino un caso specifico è rappresentato dalla Chiesa di S. Pietro. Originariamente un sacro edificio dedicato all’apostolo era ubicato nella vecchia Casinum. La struttura andò poi persa ma sopravvisse la titolazione in quanto traslata ad altra costruzione situata nel cuore del tessuto urbano di San Germano-Cassino. Anch’essa è andata persa con tutta la città a causa della guerra, ma la titolazione fu riassegnata a un fabbricato di nuova costruzione ubicato al Colosseo. Quest’ultima località si trova all’ingresso nord della città di Cassino dove, sulla parte collinare verso l’abbazia, insistono i resti dell’antica Casinum romana (teatro, anfiteatro e altre strutture incredibilmente salvatisi dalla distruzione bellica) mentre nella parte alla base del monte è pianeggiante e digradante dolcemente verso la Valle del Liri.

Quando tra la fine del 1944 e l’inizio del 1945 cominciò a essere pianificata la ricostruzione di Cassino, la zona del Colosseo fu prescelta come area residenziale popolare.

A quei tempi su quel sito non insisteva alcuna infrastruttura salvo la strada di accesso alla città (via Casilina o via Roma, poi via Gaetano Di Biasio) e proprio in quell’area sorsero le prime baracche in legno e muratura, poi gli insediamenti successivi a formare il «Villaggio Unrra-Casas»5.Cosicché quando l’area iniziò a popolarsi ci si preoccupò di dotarla di servizi tra cui quelli di carattere religioso (una Chiesa), poi anche quelli sanitari a servizio della città e del comprensorio (il «Centro Antimalarico delle Baracche»6 e successivamente l’Ospedale «Gemma de Posis»), uffici pubblici anche se temporaneamente7, e quindi strutture socio-assistenziali (l’Istituto «Figli d’Italia» di d. Giovanni Minozzi).

Inoltre poiché le condizioni di vita della popolazione locale nell’immediato dopoguerra erano veramente difficili, alcuni Paesi stranieri giunsero a effettuare delle donazioni al fine di cercare di alleviarle in qualche modo. Così, ad esempio, la Svizzera, attraverso l’E.N.D.S.I., donò ai senza tetto di Cassino delle strutture abitative in legno. Si trattava di sei baracche-casette più una «chiesina» che dovevano andare a formare un «caratteristico piccolo villaggio» la cui installazione era stata inizialmente prevista nei pressi dell’anfiteatro romano8.

Se le baracche del «Dono Svizzero» furono collocate presso il «palazzo barone» al bivio per Montecassino, la chiesetta fu montata al Colosseo in un’area posta dirimpetto alle primissime strutture residenziali. Proprio quella stessa area fu prescelta come luogo nel quale edificare un nuovo edificio religioso da dedicare a S. Pietro traslando la titolazione di S. Pietro in Castro da quella ubicata alle pendici del colle Janulo nel centro della città sbriciolata dagli eventi bellici.

Tuttavia tale titolazione non è frutto di un caso ma appare appropriata perché non si trattò di andare solo a rievocare una Chiesa preesistente ma perché va a ricordare una Chiesa medievale dall’omonimo nome risalente alla metà dell’VIII secolo che insisteva nell’«abitato di S. Pietro a monastero» e la cui ubicazione originaria parrebbe essere nei pressi dell’anfiteatro9, non molto distante dal sito prescelto nell’immediato dopoguerra per edificare la nuova struttura religiosa.

D. Michele Curtis (©archiviogdac).

La Chiesa medievale di S. Pietro era stata a sua volta il «frutto di trasformazione di un precedente tempio pagano che fu fatto riconvertire nel 750 da Scauniperga, moglie di Gisulfo II duca di Benevento, in edificio sacro dedicato a S. Pietro, alla Beata Vergine e a S. Michele». Invece l’abitato di «S. Pietro a monastero», detto anche Castrum Casini, è il piccolo borgo che sopravvisse all’antica città di Casinum dopo il suo spopolamento dovuto alle invasioni barbariche successive alla caduta dell’impero romano (476), nonché alla fame e alla peste e che nella sua denominazione coniuga «sia la presenza di una chiesa dedicata al principe degli apostoli, sia la vicinanza con la sovrastante badia di Montecassino». Il borgo di «S. Pietro a monastero» continuò a vivere, seppur con sempre maggiori difficoltà per le «devastazioni dovute al frequente passaggio di armati nella regione», coesistendo, distinto e non confuso, con la città sempre più florida di San Germano ubicata a pochi chilometri di distanza. Poi nel corso del 1600 il borgo di «S. Pietro a monastero» scomparve «con gli abitanti che si trasferivano verosimilmente nella città di San Germano difesa da imponenti mura e dalla sovrastante Rocca Janula». Al pari sparì anche la Chiesa di S. Pietro di cui era caduta la facciata ed era divenuta luogo di rifugio per gli animali, per cui era stata chiesta l’autorizzazione all’abate di Montecassino di vendere il materiale edilizio come legno, pietrame e canali e con il ricavato costruire una cappella nella chiesa di S. Germano.

Nel frattempo nell’abitato di San Germano, nel luogo «detto Lo Monte» dominante la città, era stata costruita una Chiesa (con annesso monastero di monache) denominata «S. Petri de Castello» le cui prime notizie risalgono alla metà del XIII secolo e che più tardi iniziò a essere nota come Chiesa di S. Pietro in Castro. L’edificio era a croce greca e di modeste dimensioni. Inoltre la Chiesa era priva di Fonte Battesimale e neppure «vi si adora[va] il Venerabile» ma fu elevata al rango di parrocchia. Poi negli ultimi decenni si era andata arricchendo di apprezzabili dipinti ed anche di una statua detta di «Sant’Antonio della pace» perché donata dai reduci della Prima guerra mondiale10.

D. Michele Curtis accompagna l’abate di Montecassino mons. Ildefonso Rea in visita all’erigenda Chiesa di S. Pietro (©archiviogdac).

LA CHIESA DI S. PIETRO IN CASTRO POI APOSTOLO AL COLOSSEO

Quando cominciò la costruzione dei nuovi insediamenti abitativi di Cassino, si decise di erigere una Chiesa posta «in bella posizione alle pendici del Sacro Monte, nella zona del Rione Colosseo, ricco di importanti memorie archeologiche di epoca romana». Poiché l’ultimo parroco di «S. Pietro in Castro» prima della distruzione, d. Cosimo Gargano11, era morto il 7 gennaio 1945, l’abate di Montecassino, ancor prima che si iniziassero a predisporre i progetti di ricostruzione della Chiesa, il 6 luglio 1946 nominò il nuovo parroco nella persona did. Michele Curtis, cui veniva conferito contemporaneamente anche il titolo di arciprete della Perinsigne Collegiata di Cassino12.

Quindi con decreto del 22 ottobre 1948 emesso sempre dall’abate Rea, la titolazione di «S. Pietro in Castro» venne trasferita all’erigenda chiesa al Colosseo con contemporanea elevazione a parrocchia e assegnazione del territorio e confinazione, con valore giuridico a partire dal primo novembre successivo13. Dunque ancora a quella data la titolazione della Chiesa e della parrocchia faceva riferimento a «S. Pietro in Castro» che finì per permanere ancora a lungo14 prima di essere mutata in «S. Pietro Apostolo».

Negli anni che precedettero la costruzione della Chiesa, «per incoraggiamento dell’Arciprete d. [Michele] Curtis» il mondo cattolico ebbe particolare attenzione per la zona del Colosseo, che risultava «abitata da persone di condizioni particolarmente disagiate». Dal «maggio 1951, si può dire dalla sera alla mattina, suor Maria Emilia Gizzi» delle Suore di Carità «riuscì ad aprire un Asilo Infantile al Colosseo», la cui direzione fu assunta da suor Brigida Quaranta, che poi in ottobre affidò la struttura scolastica a «una buona signorina», divenendo «come una sezione staccata dell’Asilo “Principe di Piemonte”». Quindi tutte le «domeniche due suore si [portavano] nella parrocchia di S. Pietro per l’assistenza ai piccoli del rione». Le religiose «s’incaricarono anche della Gioventù Femminiledella Parrocchia di S. Pietro, che lo zelo di S[uor]Immacolata Falcone aveva preparato, continuandovi l’opera d’apostolato iniziata nel 1951»15. Inoltre lo speciale «interessamento» offerto «anche da soci e socie di A[zione] C[attolica]», consentì di curare l’«istruzione catechistica» e la «formazione cristiana dei fanciulli». Per di più si giunse ad attivare una «benefica iniziativa» rappresentata da «frequenti proiezioni cinematografiche» allo scopo di «divertire sanamente quei piccoli [ed] educarli nello spirito cristiano»16.

Quindi il 15 marzo 1952, in occasione della cerimonia per l’ottavo anniversario della distruzione di Cassino, vennero avviati i lavori di edificazione della Chiesa del Colosseo. La prima pietra fu posta alla presenza di autorità politiche, fra cui il ministro delle Poste e Telecomunicazioni Giuseppe Spataro, e con la benedizione del- l’abate Ildefonso Rea17. La struttura, in cemento armato, fu realizzata in soli due anni con fondi dell’Ericas18.

«Lo stile della costruzione risente dell’ispirazione neoclassica ed è essenziale e dignitoso». La facciata è a coronamento orizzontale e presenta un «ampio portale sormontato da un rosone decorato a vetrata». Alla sua destra si erge la mole del campanile con abside, mentre sulla sinistra è collocato il Battistero, a pianta poligonale, affiancato dalla casa canonica. Le strutture presentano lo stesso rivestimento esterno in «cortina di mattoni rossi che danno risalto alle cornici in travertino che contornano le vetrate dei lati lunghi della costruzione». Un’ampia scala collega il piano stradale a quello della Chiesa. L’interno è a unica navata e lungo le pareti sono disposti alcuni altari dedicati alla venerazione del Sacro Cuore, della Vergine e di alcuni santi protettori19. L’inaugurazione del sacro edificio, sebbene non ancora completamente ultimato, fu fatta con solenne consacrazione da parte dell’abate d. Ildefonso Rea il 14 marzo 1954 alla presenza del sindaco sen. Pier Carlo Restagno20, mentre la prima festa di S. Pietro si svolse il 29 giugno successivo21. Poi il 25 aprile 1959 l’abate Rea consacrò l’artistico altare in marmo fatto erigere dal prof. Girolamo Matronola in memoria della «piissima» consorte, signora Maria Matronola, scomparsa esattamente un anno prima. Sull’altare venne posta una statua che la stessa «devota Signora aveva già offerta»22.

I RESTAURI DEL 1969

Nel corso degli anni l’interno della Chiesa ha subito vari interventi di abbellimento e restauro che hanno reso l’ambiente più accogliente e funzionale.

Le prime rifiniture artistiche furono promosse e fatte realizzare dallo «zelante» parroco d. Antonio Bigante23. Così nel 1969 la Chiesa si arricchì di un affresco realizzato da Giovanni Bizzoni24 nel fondale dell’abside delle dimensioni di m. 12×8. L’affresco «rappresenta la Consegna delle Chiavi a San Pietro, patrono della Parrocchia, raffigurata nella parte inferiore dal popolo orante che si affida alla sua intercessione»25.

D. Antonio Bigante.

L’opera fu inaugurata il 19 ottobre 1969 dal vicario generale d. Ildebrando Papi.

Inoltre d. Antonio Bigante fece modificare il rosone della facciata con l’inserimento di un’artistica vetrata, eseguita su suo disegno, che con la sua «vivacità cromatica» rappresenta «in forma concettuale la “realtà” di Dio nella Trinità delle Divine Persone: il Padre che crea l’universo, il Figlio che salva il mondo mediante la sua Croce, lo Spirito Santo, amore che scende sui credenti con movimento di colomba». Quindi fece sistemare l’illuminazione interna utilizzando lampadari in ferro battuto e rame; fece ritinteggiare le pareti così che la Chiesa si presentava «molto curata e accogliente». Infine, «a coronamento dei lavori e rifiniture artistiche», ristrutturò l’area presbiteriale che fu «completamente riordinata secondo lo spirito liturgico del Concilio Vaticano II» con l’altare principale della Chiesa che fu consacrato il 29 marzo 1981 secondo il nuovo rito del Pontificale26.

I RESTAURI DEL 2004-2005

Ulteriori interventi di restauro e ristrutturazione realizzati da novembre 2004 fino a febbraio 2005, furono promossi dal parroco salesiano d. Paolo Leboroni. Fu «istallato l’impianto di riscaldamento sotto il pavimento con successivo rifacimento dello stesso pavimento», furono «ridotte le cappelline laterali e creato un altare laterale per la reposizione del SS.mo»; fu nuovamente risistemata «l’area del presbiterio con la sede del presidente dell’assemblea e lo spazio per la schola cantorum»; fu creato «un ambone in marmo e ripristinato il fonte battesimale». La cerimonia di inaugurazione si tenne il 19 febbraio 2005 con l’intervento dell’abate ordinario d. Bernardo D’Onorio27.

I RESTAURI DEL 2024-2025

La sera del 6 dicembre 2025, dopo più di un anno di chiusura, è stata riaperta al culto la Chiesa di S. Pietro che era stata oggetto, da parte della ditta San Luca Soc. Coop., di tutta una serie di lavori di ristrutturazione voluti da d. Aniello (Nello) Crescenzo e d. Cristian De Silvio. «Il vescovo della Diocesi mons. Gerardo Antonazzo, indossati i sacri paramenti, ha salito le scale con i concelebranti e i ministranti, fermandosi, come di rito, davanti al portone chiuso, al quale, dopo preghiere e letture, ha bussato con il pastorale perché si aprisse. Così, spalancati i battenti, la chiesa ha sorpreso ed emozionato i numerosi intervenuti, mostrando tutta la sua nuova bellezza: appare più luminosa, spaziosa, aperta e accogliente»28.

Cronotassi (parziale)

– d. Michele Curtis              dal 6 luglio 1946           –        al 19 settembre 1955

– d. Antonio Tarquinio29      dal 5 novembre 1955     –        al [21]o 22 agosto 1964

– p. Settimio Izzi30               dall’11 novembre 1964  –        al 21 novembre 1966

– p. Egidio Annunziata31     

– d. Antonio Bigante           dall’1 ottobre 1967       –   al 198732

– d. Mario Giancola (sdb)    dall’1 ottobre 1987

– d. Carlo Bianchi (sdb)

– d. Mario Giancola (sdb)    dal 13 settembre 1992   –   all’1 ottobre 1997          

– d. Stelvio Tonnini (sdb)     dall’1 ottobre 1997 –    al settembre 2001 (data morte)

– d. Paolo Leboroni (sdb)     dal settembre 2001

– d. Alberto Cengia (sdb)

– d. Mario Ballerini (sdb)

– d. Antonio Saracino33      

– d. Fortunato Tamburrini34                             

– d. Tomas Horacio Jerez    dal 25 marzo 2015 – vicario parrocchiale

– d. Aniello Crescenzi         dal 22 settembre 2018 – amministratore parrocchiale

– d. Cristian De Silvio         dal 22 settembre 2018

Nel corso degli anni i parroci diocesani e i religiosi salesiani che si sono succeduti seguendo lo spirito di S. Giovanni Bosco, hanno efficacemente e proficuamente operato tanto da consentire alla parrocchia di S. Pietro di caratterizzarsi per le intense attività oratoriali svolte (dalle proiezioni cinematografiche e cineforum alle rappresentazioni teatrali, ai concerti musicali e alle manifestazioni sportive tenute nell’adiacente campetto), cui si sono andate ad aggiungere quelle dell’apprezzatissima Associazione musicale e «Banda musicale Don Bosco» diretta da M° Marcello Bruni, dell’autorevole Compagnia amatoriale filodrammatica «Don Bosco» e della prestigiosa «Corale di S. Pietro» diretta dal M° Sonia Miele.

1 Cfr. E. Pistilli, Le chiese di Cassino. Origini e vicende, Cdsc-Onlus, Cassino 2007.

2 A. Gallozzi, a cura di, Territorio, città e architettura. Montecassino e Cassino, Arte Stampa editore, Roccasecca 2020, p. 244.

3 I lavori di ricostruzione del nuovo sacro edificio ebbero inizio nel 1973 e terminarono nel 1977. Anche il monastero delle monache Benedettine con annessa Chiesa di Santa Scolastica fu ricostruito pressappoco sullo stesso luogo dove sorgeva originariamente.

4 Nel medioevo la città di S. Germano era suddivisa in quattro parrocchie: San Germano, S. Pietro in Castro, S. Andrea (che dopo il terremoto del 1915 mutò in parrocchia di S. Antonio da Padova) e S. Giovanni apostolo (F. Della Marra, Descrizione istorica del Sacro Real Monistero di Montecassino, 2a Edizione, F.lli Raimondi, Napoli 1775, pp. 34-35). Quindi nel corso degli anni si aggiunsero le parrocchie delle frazioni di S. Giovanni Battista in S. Angelo in Theodice e di S. Basilio in Caira, nonché quelle di nuova istituzione come S. Antonino e dell’Ascensione (eretta nel 1920 dall’abate Diamare), di S. Maria della Valle in Antridonati (creata nel 1947), e quelle organizzate nel 1986 di S. Bartolomeo apostolo (nell’omonimo nuovo popoloso quartiere), della Sacra Famiglia (in via Garigliano, con la chiesa aperta al culto nel 2019), di S. Pasquale Baylon e di S. Bertario abate (anche se queste ultime solo giuridicamente).

5 Cfr. G. de Angelis-Curtis, I primi interventi di rinascita a Cassino: baracche, casette e palazzine al Colosseo, in «Studi Cassinati», a. XXV, n. 4 ottobre-dicembre 2025, pp. 245-250.

6 Tale Centro antimalarico fu istituito nell’estate del 1945. Considerata l’alta incidenza sanitaria dovuta alla malaria, l’«Istituto Ettore Marchiafava» di Roma aveva provveduto a inviare nelle aree meridionali della provincia di Frosinone il prof. Alberto Coluzzi. Pur con scarsissimi mezzi a disposizione iniziò a operare presso l’ospedale di Pontecorvo. Quindi giunse a Cassino dove prese accordi con l’ing. Nicola Ferri, dirigente del Genio Civile, intento in quei frangenti a «costruire delle piccole abitazioni per le famiglie che rientravano a Cassino. Un gruppo di queste costruzioni era sorto in vicinanza del Colosseo, sotto e lungo la via Casilina». Nei primi giorni di luglio del 1945 venne consegnato al dott. Coluzzi e al dott. Filippo Matronola, anziano medico condotto, «un piccolo fabbricato di quattro locali a piano terra» che fu utilizzato come secondo Centro di diagnosi e cura dell’area meridionale della provincia. In due camere si sistemarono i due medici «con il microscopio, l’apparecchiatura per le ricerche indispensabili ed un lume ad olio». Un’altra stanza fu adibita ad ambulatorio e l’ultima fu assegnata alla signora Anna Ratta, anziana infermiera, inviata dall’Istituto per coadiuvare nel lavoro di ambulatorio, prelievi di sangue e terapia antimalarica. Quindi il giorno 6 luglio iniziarono le visite. Giunsero 10 pazienti sospettati di aver contratto la malaria e all’esame del sangue 5 risultarono «positivi per terzana benigna. Il giorno seguente se ne presentarono 20, di questi 13 risultarono positivi e tre con terzana maligna». Ulteriori difficoltà, dovute al trasporto, insorsero nell’ospedalizzare a Pontecorvo i casi gravi accertati per cui il prof. Coluzzi preferì seguire gli ammalati personalmente a domicilio. Tuttavia la trasmissione malarica era assai ampia e finì per colpire anche il personale sanitario. Così la signora Ratta, che nella notte del 14 agosto 1945 non aveva chiuso bene la zanzariera della sua camera, fu punta da zanzare e risultò positiva e al pari, nel successivo settembre, il dott. Ernesto Vigliotta ufficiale sanitario di Piedimonte San Germano (L’altra battaglia di Cassino, Catalogo della mostra, Università degli Studi di Cassino [1996], pp. 61-62).

7 Inizialmente gli uffici della Sezione Autonoma del Genio Civile di Cassino erano ubicati al Colosseo, in via Vagni, nel «palazzo Fardelli», finché nel giugno del 1948 vennero trasferiti nel centro della città, in un palazzo di nuova costruzione in via Napoli (oggi via Enrico de Nicola) nelle vicinanze dell’Hotel «Risorgimento» (Il Genio Civile cambia casa, in «Il Rapido», a. IV, n. 10, 21 giugno 1948)

8 Villaggio svizzero, in «Il Rapido» 14 gennaio 1946, a. II, n. 2, p. 3.

9 «Merita pure di essere notato, sempre sulla base di documenti concernenti S. Pietro, che in pieno Duecento, l’anfiteatro conservava il nome barbarico di Verlasci o Verlascio, comune nell’alto Medioevo, sia pure con varianti di carattere locale, a edifici del genere, mentre l’attuale denominazione di “Colosseo” era di là da venire» (A. Pantoni, San Pietro in Monastero, in «Bollettino Diocesano», n. 1, a. XVII, gennaio-marzo 1962, pp. 27-33).

10 A. Mangiante, Cassino: la chiesa di San Pietro in castro, in «Studi Cassinati», a. XXV, n. 1, gennaio-marzo 2025, pp. 50-52.

11 Alla data del 20 novembre 1943 risultava essere l’unico prete rimasto a Cassino «rifugiato nella sua stessa chiesa» (F. Avagliano, a cura di, E. Grossetti, M. Matronola, Il bombardamento di Montecassino. Diario di guerra, Montecassino 1997, p. 30).

12 D. Michele Curtis (1880-1955) di famiglia cervarese si avviò alla carriera ecclesiastica, divenendo sacerdote diocesano. Tuttavia fino all’arrivo del fronte di guerra del Secondo conflitto mondiale risiedette nell’abbazia di Montecassino con funzioni di docente di Storia nel Liceo classico, di censore e responsabile dei rapporti con le famiglie dei collegiali. Così per decenni formò e forgiò generazioni di ragazzi che frequentavano il prestigioso Collegio di Montecassino. Quando Montecassino e Cassino iniziarono a entrare nel turbine degli eventi bellici, fece rientro nella sua casa di famiglia a Cervaro. Nel novembre 1943 fu sfollato assieme al fratello Gaetano (magistrato del Tribunale di Cassino in quiescenza) e alla cognata. Giunse ad Alatri dove fu uno dei più validi collaboratori del vescovo di quella Diocesi, mons. Edoardo Facchini. Dopo la liberazione del territorio fece ritorno nella sua terra. L’abate Rea, considerato che non poteva più funzionare a Montecassino il Collegio e considerata la penuria di sacerdoti, molti morti a causa della guerra, affidò a d. Michele Curtis la cura di due fra le principali parrocchie della ricostruenda Cassino. Quindi con successiva Bolla dell’1 gennaio 1949, d. Michele Curtis venne nominato parroco della Parrocchia di S. Germano unita a quella di S. Pietro ad tempus ed ad personam. Fino agli ultimi giorni della sua morte fu fortemente impegnato nella costruzione ed edificazione della nuova chiesa di S. Pietro in completa sintonia con l’abate Ildefonso Rea.

13 «Questi saranno i confini: iniziano dal Km. 138 della via Casilina, lungo un fosso scendono alla curva che il fiume Gari fa sotto il detto miliario; seguono il corso del fiume fino al rio Pioppeto, dove incontrano i confini della parrocchia di S. Giovanni Battista in S. Angelo in Theodice; risalgono il rio fino al confine del comune di Villa S. Lucia; seguono tale confine fino alla strada vicinale che dall’Albaneta scende a Villa S. Lucia; seguono poi i confini della parrocchia di S. Andrea fino al Km. 138 della via Casilina. Questi confini sono tracciati in due tavole, che, con colori diversi delineano l’ambito di ciascuna parrocchia in città e in campagna. Tali esemplari, sottoscritti da noi, dai parroci e dal Nostro Delegato dell’ufficio amministrativo, saranno conservati nel Tabulario della nostra Curia Diocesana». Alla parrocchia di San Pietro faceva capo anche la Chiesa di S. Scolastica o del «Colloquio» di Villa S. Lucia e, fino al trasferimento della struttura sanitaria, la Cappella dell’Ospedale civile «Gemma De Posis». Sempre a norma di quel decreto del 1948 tutti i parroci di Cassino svolgevano le funzioni parrocchiali presso la Chiesa a S. Antonio da Padova fino a quando non sarebbero stati ricostruiti i rispettivi sacri edifici (E. Pistilli, Le chiese di Cassino … cit., pp. 139, 168, 357).

14 Ancora nel 1981 il «Bollettino Diocesano» riferiva di consacrazioni avvenute a «S. Pietro in Castro».

15 Cfr. O. Tamburrini, Istruzione e carità a Cassino tra Otto e Novecento, Archivio Storico di Montecassino, Montecassino 2004. Le Suore di Carità erano rientrate già nella seconda metà del 1944 a Cassino andando a risiedere a S. Michele e poi far ritorno in città nel dicembre 1945 («Bollettino Diocesano», n. 1, gennaio-febbraio 1946, p. 22). Nel 1947 avevano riaperto l’asilo con circa 100 bambini che per la refezione erano assistiti dall’Unrra («Bollettino Diocesano», n. 2, a. II, marzo-aprile 1947, p. 51).

16 «Bollettino Diocesano», n. 2, marzo-aprile 1952, p. 40.

17 Ibidem. Giuseppe Spataro (1897-1979), avvocato abruzzese, ex allievo del Collegio di Montecassino.

18 Nei ricordi di Giovannino, oggi sacrista di S. Pietro e allora un bambinetto, la Chiesa venne materialmente costruita dalla ditta «Casaluce» (un’impresa del nord Italia che aveva aperto a Cassino anche un laboratorio di falegnameria per la produzione di infissi) che per le tamponature delle pareti esterne utilizzò la pietra viva prelevata in due cave ubicate lungo la strada di Montecassino. Ricorda pure che d. Michele Curtis, negli ultimi mesi di vita, quando era impossibilitato a celebrare la S. Messa a causa delle sue condizioni di salute che andavano peggiorando, veniva sostituito da d. Francesco Falconio.

19 A. Bigante, San Pietro Apostolo a Cassino, dieci anni di iniziative salesiane, in «L’Inchiesta», a. V, n. 6, 8 febbraio 1998, p. 11.

20 «Bollettino Diocesano», n. 2, marzo-aprile 1954, p. 42; A. Pantoni, San Pietro in Monastero, in «Bollettino Diocesano», n. 1, a. XVII, gennaio-marzo 1962, p. 33.

21 «Bollettino Diocesano», n. 4, luglio-settembre 1954, p. 98.

22 «Bollettino Diocesano», n. 2, a. XIV, aprile-giugno 1959, pp. 67-68.

23 D. Antonio Bigante (1944-2001) sacerdote, teologo, liturgista, musicista, artista, era stato nominato parroco di S. Pietro in Castro l’1 ottobre 1967. Fu anche membro del Consiglio Presbiterale e Commissione Arte Sacra. Lasciò la parrocchia nel 1987 per dedicarsi all’insegnamento. Il 9 settembre 2023 lo slargo del Colosseo che si trova di fronte alla Chiesa di S. Pietro è stato intitolato a d. Antonio Bigante.

24 Giovanni Bizzoni (1928-1992) di origini bergamasche giunse a Cassino intorno all’anno 1955. In una città ancora fortemente impegnata nell’opera di ricostruzione, «si imbatté nell’arch. Giuseppe Poggi [che] «seppe trovare i fondi necessari per la realizzazione di opere di completamento in chiese del Cassinate». Affrescò così i quattro spicchi della Cupola della Chiesa di S. Antonio e realizzò gli Evangelisti. Poi a S. Elia Fiumerapido rappresentò il supplizio di S. Sebastiano nell’omonima Chiesa; a Pignataro Interamna dipinse il Redentore, il battesimo di Gesù e l’adorazione dei Magi nella Chiesa della Madonna dei Sette Dolori (cfr. A. Gizzarelli, Gli affreschi di Giovanni Bizzoni in Pignataro Interamna, in «Studi Cassinati», a. VI, n. 1, gennaio-marzo 2006, pp. 55-58); completò la Madonna tra Santi nella Chiesa parrocchiale di S. Andrea del Garigliano e realizzò altri affreschi a S. Ambrogio sul Garigliano, Casalcassinese, Viticuso, Villa S. Lucia e S. Pietro Infine (cfr. M. Zambardi, Pregevole affresco a San Pietro Infine: «Il Battesimo di Gesù» di Giovanni Bizzoni, in «Studi Cassinati», a. XV, n. 1 gennaio-marzo 2015, pp. 55-58); eseguì un vasto ciclo pittorico a Casalucense per celebrare la Vergine delle Indulgenze, illustrando «la vita della Madonna dalla nascita alla sua incoronazione». Nel 1983 realizzò un grande pannello per la sala consiliare del Comune di Colfelice (G. Petrucci, Giovanni Bizzoni: ricordo di un grande artista nel basso Lazio, a. V, n. 3 luglio-settembre 2005, pp. 151-156).

25 A giudizio di d. Antonio Bigante nell’affresco è riscontrabile «una sicura influenza del Mantegna» su Bizzoni, «specialmente per quanto riguarda l’Orazione nell’orto» (A. Bigante, San Pietro Apostolo a Cassino … cit.).

26 «Bollettino Diocesano», n. 1 gennaio-febbraio-marzo 1981, p. 51.

27 E. Pistilli, Le chiese di Cassino … cit., p. 173.

28 A. Letta, Riaperta al culto la chiesa di S. Pietro Ap., www.diocesisora.it/

29 Proveniva da S. Maria del Colle in Pescocostanzo; morì all’età di 49 anni.

30 Proveniva dalla parrocchia di S. Biagio in S. Ambrogio sul Garigliano; morì all’età di 57 anni.

31 Dal 6 ottobre 1966 cappellano dell’Ospedale «Gemma De Posis» di Cassino e poi anche cappellano del Cimitero di Cassino.

32 Rinunciò per dedicarsi all’insegnamento.

33 Proveniva da Trasacco (Aq). Resse la parrocchia per sette mesi dopo la partenza dei salesiani per passare poi alla parrocchia di S. Giovanni Battista in S. Angelo in Theodice.

34 Proveniva dalla parrocchia di S. Giovanni Battista in S. Angelo in Theodice.

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