RECENSIONI BIBLIOGRAFICHE

«Studi Cassinati», anno 2026, n. 1

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M. DELL’OMO (a cura di), Pellegrini in costume popolare a Montecassino in 52 disegni ad acquerello (dal 1898 al 1909), Pubblicazioni Cassinesi, Montecassino 2025 (Immagini e storia del Lazio meridionale, 5), pp. 153, illustr. col. e b./n.; f.to cm. 27×27; ISBN 978-88-8256-955-6

Un nuovo pregevole volume che lo stimatissimo archivista di Montecassino d. Mariano Dell’Omo ha inteso far dono a studiosi e appassionati di storia del territorio. La corposa pubblicazione, veramente interessante e importante, contiene 52 disegni ad acquerello di pellegrini in costume popolare giunti a Montecassino nell’arco di un decennio compreso a cavallo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo.

Nel prestigioso Archivio di Montecassino è conservata una cartella contenente 52 disegni «dai colori squillanti e ancora perfettamente integri». Le tavole, acquarellate su cartoncino bianco (15×25 cm.), sono racchiuse in un fascicolo la cui copertina riporta solo l’indicazione di Costumi più notevoli di più pellegrini che hanno visitato Montecassino dal 1898 al 1909, null’altro, nessuna indicazione dell’autore. Per poter risalire a chi abbia materialmente e così finemente rappresentato pellegrini e pellegrine in visita a Montecassino, d. Mariano ha dovuto svolgere una ricerca del tutto particolare. Naturalmente non poteva essere che un religioso dimorante in abbazia in un arco di tempo compreso nel decennio indicato nel frontespizio e che dalla sua posizione privilegiata potesse assistere ai pellegrinaggi di umili fedeli del tempo, notando e memorizzando costumi, fogge, volti, aspetti poi abilmente riprodotti nei 52 disegni. Tuttavia anche la selezione del personale religioso presente a Montecassino tra il 1898 e il 1909 non è stata sufficiente per risalire all’autore dei disegni. Alla fine d. Mariano Dell’Omo si è dovuto cimentare in una indagine calligrafica (come gli esperti forensi) mettendo a confronto la grafia presente nel frontespizio della copertina e le didascalie riportate in calce alle tavole con un foglio conservato nell’Archivio privato di Montecassino nel quale è trascritto l’incipit del codice 25 dell’Archivio della SS. Trinità di Cava dei Tirreni, un manoscritto riprodotto sia con testo sia con miniature. Ebbene dal raffronto d. Mariano ha potuto constatare, senza ombra di dubbio, la rispondenza tra le due grafie e l’identica maniera di tratteggiare alcune lettere dell’alfabeto. Nel foglio il copista si sottoscriveva in calce in tal modo: «Copiò dall’originale esistente in Cava fr. Simplicio Sorrentino 31 dicembre 1887». Ecco dunque svelato l’autore. Dal Registro del Noviziato ad uso privato del R.mo P. Maestro dell’anno 1879 si apprende che fra Simplicio, al secolo Francesco, Sorrentino fosse un monaco converso, mentre da altri scritti si desume che svolgesse la funzione di sacrista e proprio il 1909 «sembra essere pure l’ultimo anno del suo ufficio di responsabile della sacrestia cassinese».

Le figure realizzate da fra Simplicio ritraggono fedeli in genere, pastori, contadini, contadine rappresentati a colori nei loro tipici vestiti indossati nei giorni di festa.

Ogni tavola riporta due o più figure, complessivamente 189, di cui 18 quelle maschili, 169 quelle femminili e persino due bambini. Tutti gli uomini portano cappelli e alcuni sono ritratti in giacche e gilet o con pastrani, con pipe o sigari accesi, con bastoni e c’è persino uno con un fucile. Nessuna delle donne è ritratta a capo scoperto, tutte hanno un copricapo dalle più svariate fogge, indossano lunghe gonne con sopravveste, una porta sulla testa una cannata, altre sette delle ceste colme, forse, di panni, due degli ombrelli e una ha in mano un canestro. Le figure, sia le maschili che le femminili, sono ritratte in posizione frontale, oppure di schiena e alcune anche lateralmente. Qualche tavola riporta anche dei particolari per evidenziare specifiche acconciature, cappelli ecc. Molte figure calzano le cioce.

I luoghi di estrazione fanno riferimento tutti, con un’unica eccezione, a paesi del centro Italia (alcuni più volte presenti) mentre due tavole non riportano indicazioni territoriali.

I primi due disegni sono dedicati a contadine, pastori e contadini di Montecassino e dintorni (S. Germano-Cassino) e quindi un altro a Caira.

Ventiquattro i Comuni allora campani: Arpino, Atina, Ausonia, Casalattico (due), Casalvieri, Castelforte (due), Castelnuovo Parano, Cervaro, Esperia, Fondi, Itri, Lenola, Minturno (tre), Pico, Pontecorvo, Rocca d’Evandro, Roccasecca, Sora (due), S. Andrea Vallefredda (oggi S. Andrea del Garigliano e Vallemaio), San Donato Val Comino (due), Terelle, Valleluce (S. Elia Fiumerapido), Vallerotonda, Villa Santa Lucia e dintorni, più Sessa Aurunca ancora oggi in Campania.

Otto i Comuni allora in provincia di Roma: Amaseno, Castro, Ceccano, Frosinone e Virtenza (campagna), Pofi di Castro (tre), Vallecorsa, Villa S. Stefano, più Terracina.

Diciotto i Comuni del Molise: Baranello, Campochiaro (due), Carpinone (due), Frosolone, Guardiamaggiore (?), Isernia, Longano (due), Macchiagodena (due), Miranda, Pesche, Pizzone, Pozzilli, Rionero Sannitico, Rocca Mandolfi, S. Angelo in Grotte, S. Paolo Matese, Sant’Agapito (due), Vinchiaturo.

Un solo Comune abruzzese è presente: Scanno.

L’unica eccezione è rappresentata dal disegno di una donna della Selva Nera (Germania) giunta a Montecassino con un pellegrinaggio tedesco il 15 aprile 1903.

L’omaggio di d. Mariano Dell’Omo non si esaurisce nella riproposizione dei disegni di fra Simplicio Sorrentino. Infatti l’Introduzione storica che ha curato è una carrellata di importanti e autorevoli personaggi in visita a Montecassino nel corso di un millennio e mezzo, tra pellegrinaggi e viaggi culturali, tra ammirazione e devozione, proprio «in preparazione al XV centenario della Fondazione di Montecassino luogo di pace (529-2029)». Inoltre d. Mariano ha provveduto a inserire anche una serie di fotografie inedite di pellegrini ripresi nel 1899 in vari ambienti dell’abbazia, di cui una risulta assolutamente straordinaria per la presenza di fedeli intenti, nel chiostro dei benefattori, a fare acquisti di prodotti di vario genere, di oggetti, di tessuti e panni stesi su fili legati alle colonne del porticato, venduti da mercanti del luogo (Gaetano de Angelis-Curtis).

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