«Studi Cassinati», anno 2026, n. 2
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ASSUNTA RICCI di Cassino (testimonianza):
«Quando sono partita con il treno nel lontano 1946, mese di febbraio, avevo appena tre anni. Ero troppo piccola per ricordare i dettagli di quel viaggio. Ricordo benissimo, però, la famiglia di Verona che amorevolmente mi accolse nella propria casa. Lì i coniugi Gomitolo-Paparella mi hanno accudito e coccolato come una figlia. Sono rimasta con loro fino all’età di tredici anni lontano dagli orrori post bellici che interessarono la città di Cassino. A Verona sono stata felice, circondata da attenzioni amorevoli e libera di giocare e andare a scuola (la migliore scuola della città, presso le suore comboniane). Con la mia seconda mamma Elisa e papà Ruggero, ho fatto anche la prima comunione. Mi portavano spesso a mare e in montagna e ho avuto modo di fare tante esperienze nuove e conoscere tante persone. Se oggi sono quello che sono lo devo alla mia seconda famiglia di Verona. Senza di loro non avrei potuto studiare, non avrei potuto fare tante esperienze che mi hanno arricchito e formato e dunque utili per la vita che ho condotto. Quando mi sono sposata siamo andati in viaggio di nozze a Verona dove i miei genitori adottivi ci hanno riservato una accoglienza straordinaria. Siamo rimasti in contatto con loro fino alla loro scomparsa. Eravamo in realtà una famiglia allargata. I miei figli avevano quattro nonni e quattro nonne!».
BENITO AMSDEM di Cassino (ricordi familiari):
Tra i bambini in partenza il 16 febbraio 1946, c’è anche Benito Amsdem. Non è più tra noi, ma nei suoi ricordi che ha lasciato ci sono tracce indelebili di quella grande esperienza umana. Primo di cinque figli, Benito, unitamente ad altri cinquanta bimbi di Cassino, fu ospite a Perugia, alloggiato presso Villa Urbani (dal 1991 acquisita al patrimonio comunale e oggi ospita la biblioteca pubblica). Tutte le domeniche le trascorreva alternativamente con la famiglia Ramelli o la famiglia Coletti. Entrambe le famiglie erano proprietarie di una importante impresa di autotrasporto. Di quel periodo Benito ricordava sempre l’affetto da cui era circondato, sottolineando con cura che «non gli veniva fatto mancare nulla», anche se era sempre presente la nostalgia della famiglia lasciata a Cassino.
GIUSEPPE GENTILE di Cassino (testimonianza in «Studi Cassinati», a. VII, n. 3 luglio-settembre 2007, pp. 161-163):
«Verso la fine della primavera 1946 a partire fummo io con altri due fratelli, Augusto e Salvatore, mentre i due più grandi restarono per aiutare mio padre nel suo lavoro e gli ultimi tre fratelli erano troppo piccoli perché mia madre se ne potesse staccare. Il viaggio in treno che fermò in tante stazioni, si concluse a Prato dove scendemmo in circa un centinaio per salire sui camion che presero destinazioni diverse. Il nostro camion si fermò dopo pochi chilometri in un paesino chiamato La Briglia, frazione del Comune di Vaiano in provincia di Prato posto lungo la valle del Bisenzio sulla statale per Bologna. Ci portarono in una scuola dove insieme alle autorità locali c’erano alcune famiglie in attesa e alle quali fummo affidati. La mia era formata da una coppia senza figli che abitava in una casetta a due piani ai margini della statale e viveva insieme ad una coppia di cognati con due figli più piccoli di me con i quali ho sempre mantenuto regolari rapporti fino alla loro scomparsa. Augusto e Salvatore furono affidati il primo ad una famiglia di operai, il secondo ad una famiglia di imprenditori che gestivano una fabbrica di filati in uno stabilimento all’ingresso del paesino chiamato Cartiera vecchia. Il breve periodo vissuto a La Briglia trascorse felicemente in famiglie che fecero del tutto per metterci a nostro agio e per farci dimenticare l’inferno dal quale venivamo. Il nostro soggiorno a La Briglia durò solo pochi mesi perché i nostri genitori verso la fine dell’estate vennero a riprenderci».
GIOVANNI CIMINO di Cervaro («L’Unità» 23 febbraio 1946):
«Nella stazione di Bologna si ripetono altri momenti commoventi: mentre le donne dell’UDI distribuiscono ghirbe piene di latte, biscotti, frutta, pane e marmellata, un uomo dai lineamenti del viso tesi e dai gesti nervosi si avvicina ai finestrini del treno cercando freneticamente qualcuno. All’improvviso si blocca, i suoi occhi si riempiono di gioia e con gesti affettuosi protende le braccia verso un bimbo che immediatamente si rifugia nel caldo abbraccio di suo padre. L’uomo si chiama Cimino Lindoro, di Cervaro, sfollato a Bassano del Grappa, e stava ritornando a casa quando ha saputo del treno. Si è avvicinato sperando che almeno uno dei figli fosse proprio lì, presente. Infatti ha trovato oltre al figlio Giovanni anche un nipote. Li abbraccia entrambi e benedice chi ha organizzato tale viaggio. Quando tenta di consegnare dei soldi al figlio qualcuno gli spiega che non sono necessari, ma lui replica dicendo con orgoglio “per comprare i quaderni perché lui sa leggere”».
MALTA PESATURO e il fratellino ALESSANDRO di Cassino (ricordi familiari):
ROSA PESATURO (e due fratellini) di Cassino (ricordi familiari):
Malta Pesaturo, proveniva da una numerosa famiglia, erano sei figli, molto conosciuta nel quartiere Colosseo. Qui viveva nelle baracche appena costruite nel dopoguerra. Con Malta a partire fu anche il fratello più piccolo, Alessandro. I genitori prima della partenza si raccomandarono affinché non fossero separati. E fu così. Vennero ospitati presso una famiglia di Bovolone in provincia di Verona. Qui rimasero ospiti per tre anni frequentando le scuole del paese insieme a tutti i bimbi di quella comunità. Anche qui i ricordi sono pieni di affetto e riconoscenza per la famiglia ospitante che, oltre ad accogliere Malta e il fratellino Alessandro, inviavano periodicamente pacchi viveri e vestiario alla famiglia rimasta a Cassino. Altri due fratelli e la sorella Rosa, nel corso del 1946, partirono anch’essi per essere ospitati presso una famiglia benestante di Prato.
DONATO MAZZOLA e i fratelli CESIDIO e ROCCO di Cassino (ricordi familiari):
LUISA MAZZOLA di Cassino (ricordi familiari):

Donato Mazzola ha fatto la stessa esperienza di Malta Pesaturo: il destino ha voluto che nella vita si incontrassero per costruire insieme una bella famiglia, lavorando insieme con la qualifica di infermiere presso l’Ospedale civile di Cassino. All’epoca della partenza aveva sei anni. Partì con i fratelli più grandi Cesidio e Rocco. Arrivarono a Legnano e da qui a Milano. La mamma aveva sussurrato parole lapidarie nel giustificare l’amarezza del distacco dai figli: «qui i nostri figli morirebbero, dunque lasciamoli andare, almeno hanno una opportunità di salvezza». Dai ricordi di Donato scomparso da qualche anno: «arrivati a Milano fummo affidati ad una famiglia. Una famiglia che mi apparve subito sempre triste. Venni a sapere che il figlio partigiano era stato ucciso in combattimento. Dopo qualche tempo fummo affidati a una nuova famiglia. Una signora bella e sempre elegante. Avevano una piccola industria di biciclette ed io abitavo con loro in una villa con bellissimo giardino. Speravano di potermi adottare ma, al rientro a casa, mio padre rifiutò». Diversamente da Donato e i fratelli, la sorella Luisa fu portata a Poggibonsi. Qui fu ospite di una famiglia al cui affetto rimarrà legata per tutta la vita, andandola a trovare ogni anno d’estate per passare insieme le vacanze.
VINCENZO GIUSEPPONE di Cassino (ricordi familiari):
Anche la famiglia Giuseppone che da Cassino, a causa dei bombardamenti, fu costretta ad allontanarsi riparando nelle campagne di Fontana Liri, fece partire un proprio figlio, Vincenzo, di quattro anni, che fu ospite di una famiglia di Ravenna. Al ritorno andò ad abitare in una baracca che nel dopoguerra era stata costruita nel quartiere di S. Silvestro vecchio. Nel suo negozio di barbiere, questo il lavoro che fece in tutta la sua vita Vincenzo Giuseppone, il “bimbo del 1946”, parlava sempre con i suoi clienti di quella speciale esperienza di vita e della calda ed amorevole accoglienza ricevuta.
GIUSEPPINA e BENEDETTO EVANGELISTA di Pignataro (ricordi familiari):
Malgrado le difficoltà incontrate dal Comitato organizzativo locale di Cassino per l’assistenza all’infanzia (di cui facevano parte anche due pignataresi, Valentino e Giovanni Evangelista) nel convincere le famiglie del paese a far partire i loro figli, furono ben 42 i bambini che da Pignataro Interamna partirono. Molti andarono a Perugia. Altri, come i fratelli Giuseppina Evangelista, primogenita, e il più piccolo Benedetto, furono indirizzati a Massa Lombardo in provincia di Varese. Partirono con il secondo scaglione (maggio-settembre). Giunti alla stazione di Milano centrale furono portati nei luoghi di destinazione con mezzi militari. A Somma Lombardo i bambini incontrarono le famiglie nella piazza principale del paese alla presenza delle autorità comunali. Giuseppina non voleva separarsi dal fratellino, ma non fu possibile. Lei fu assegnata alla famiglia Elleno composta da genitori con tre figli: Vincenzina, Angelo e Luciano. Erano grandi e svolgevano il lavoro di tessitori. Benedetto andò presso la famiglia Castano composta da genitori con due figli adulti, Carlo e Mario titolari di una officina meccanica. Le abitazioni delle due famiglie erano abbastanza vicine e questo consentiva a Giuseppina e Benedetto di vedersi spesso. Dai ricordi di Giuseppina si evince l’impegno e l’amore profuso nell’accogliere i bambini del sud: «non mi lasciavano mai sola» raccontava. «In compagnia dei figli della signora Luigia mi portavano a fare lunghe passeggiate in bicicletta e mi cucivano tanti bei vestiti». Ebbero anche la visita di Giovanni il papà che da Pignataro, insieme ad altri genitori, furono portati al nord per verificare di persona come venivano curati e accolti i loro figli. Il gruppo dei genitori in visita ai loro figli fu accompagnato da Antonio Evangelista, anch’egli di Pignataro che viveva a Milano dove, per i suoi trascorsi resistenziali, aveva le giuste relazioni utili a proteggere diverse famiglie pignataresi che, non trovando lavoro nel loro paese, preferirono emigrare al nord. I rapporti tra le famiglie sono stati alimentati nel tempo da continue visite, soprattutto nei tanti momenti importanti della vita (matrimoni, feste patronali, nascita di figli ecc.).
A Lugo di Romagna (provincia di Ravenna):
I bimbi provenienti dal cassinate vi arrivano domenica 3 marzo 1946. Vengono portati in Comune per essere rifocillati con latte, cioccolato, bibite e panini. Prima del trasferimento presso le famiglie accoglienti si fermano presso quella che era stata la sede del Comando militare del II Corpo polacco dove vengono immortalati da una foto ricordo con i militari che avevano combattuto a Montecassino. Con loro tutte le autorità civili e religiose della città. Alle spalle della foto la scritta swetlica che in polacco significa «punto d’incontro» (FdG).
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