﻿{"id":1140,"date":"2016-09-09T22:38:00","date_gmt":"2016-09-09T20:38:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cdsconlus.it\/?p=1140"},"modified":"2020-04-25T00:03:16","modified_gmt":"2020-04-24T22:03:16","slug":"militari-di-cervaro-nella-prima-guerra-mondiale-contadini-soldati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cdsconlus.it\/index.php\/2016\/09\/09\/militari-di-cervaro-nella-prima-guerra-mondiale-contadini-soldati\/","title":{"rendered":"Militari di Cervaro nella Prima guerra mondiale Contadini soldati"},"content":{"rendered":"<div class=\"art-postcontent clearfix\">\n<div class=\"art-article\">\n<div class=\"printfriendly pf-button  pf-alignleft\">\n                    <a href=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/index.php\/2016\/09\/09\/militari-di-cervaro-nella-prima-guerra-mondiale-contadini-soldati\/?pfstyle=wp\" rel=\"nofollow\" onclick=\"\" title=\"Printer Friendly, PDF & Email\">\n                    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DEFINITIVA.1.png\" alt=\"Print Friendly, PDF & Email\" class=\"pf-button-img\" style=\"\"  \/>\n                    <\/a>\n                <\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Studi Cassinati, anno 2015, n. 3<br \/>\n&gt; <a href=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/2015-XV-n.3-lug-sett.pdf\" target=\"_blank\">Scarica l\u2019intero numero di \u00abStudi Cassinati\u00bb in pdf<\/a><br \/>\n&gt; <a href=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/6_Arciero-2015-XV-n.3-lug-sett.pdf\" target=\"_blank\">Scarica l\u2019articolo in pdf<\/a><strong><br \/>\n<\/strong><span style=\"color: #fafafa;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>di Anna Maria Arciero<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"http:\/\/www.studicassinati.it\/db1\/jupgrade\/images\/stories\/055\/Foto-05.jpg\" alt=\"Foto-05\" \/>La prima guerra mondiale \u00e8 stata definita in vari modi: \u00abgrande guerra\u00bb, per l\u2019alto numero di partecipanti; \u00abguerra di massa\u00bb, perch\u00e9 scoppiata nell\u2019epoca della piena diffusione dell\u2019industria, delle elezioni di massa e degli eserciti di leva; \u00abguerra di movimento\u00bb come era nelle iniziali intenzioni del comando militare tedesco intenzionato a sconfiggere la Francia con una invasione a tempo di record, prima di dedicarsi ad est contro i Russi, ritenuti \u201clenti\u201d; \u00abguerra di posizione\u00bb come fu ribattezzata allorquando i due schieramenti iniziarono a fronteggiarsi nelle opposte trincee lungo il fiume Marna.<br \/>\nAnche sul fronte italo-austriaco la guerra fu \u00abdi posizione\u00bb, con le trincee schierate l\u2019una di fronte all\u2019altra sulle alte montagne del nord est dell\u2019arco alpino, con i soldati immersi per mesi e mesi nel fango putrido. Ma, dicono i libri di storia, la guerra italiana fu soprattutto \u00abguerra di contadini\u00bb chiamati alle armi per esser esposti alla carneficina del Carso.<br \/>\nA giudicare dai risultati delle mie indagini nella zona di monte Trocchio, cento anni fa unicamente localit\u00e0 a vocazione rurale, la definizione \u00e8 azzeccatissima: tutte le persone della mia et\u00e0 hanno avuto almeno un nonno soldato della prima guerra mondiale. Personalmente ne ho avuti due, ma solo di uno ho qualche notizia, perch\u00e9 non mi stanco mai, ora, di curiosare &#8211; ah, perch\u00e9 non l\u2019ho fatto quando erano ancora vivi! &#8211; domandare, scavare nei ricordi di qualche zia ancora vivente. Ma sono sempre scarsi i risultati: forse perch\u00e9 erano proprio loro, gli ex-combattenti, a non voler raccontare i particolari. Mi ha detto una mia coetanea che, da bambina, chiedeva spesso al nonno, Benedetto Sidonio, classe 1882, di narrare episodi di guerra; e il nonno raccontava ora un aneddoto, ora un\u2019avventura, un pericolo scampato mentre guidava i muli carichi di pezzi di artiglieria su per i monti del Carso &#8230; ma quando lei, nell\u2019ingenuit\u00e0 cruda propria dei piccoli, un giorno gli chiese. \u00abNonno, ma tu \u2026 quanti ne hai uccisi?\u00bb il nonno fiss\u00f2 lo sguardo nel vuoto e non rispose. Forse i nostri nonni volevano cancellare quei ricordi, obnubilandone la memoria, o forse, poveri fanti che avevano fatto la guerra di trincea, esposti al freddo, agli spari, al gas, erano cos\u00ec umili da ritenersi solo semplici pedine in mano ai generali. E d\u2019altronde, loro, i generali, li spronavano ad avanzare, a combattere corpo a corpo \u201calla baionetta\u201d, a lanciarsi allo sbaraglio sotto il tiro nemico. Li spronavano s\u00ec, ma stando ben lontani dal pericolo. Lo dice la storiografia moderna, che ha cominciato da poco a togliere quell\u2019alone di enfasi dalla direzione di Cadorna e dalle gesta megalomani di D\u2019Annunzio.<br \/>\nFurono chiamati alle armi tutti gli uomini e i giovani nati fino al 1899 (i \u00abragazzi del \u201899\u00bb) ma vi presero parte anche giovanissimi della classe del 1900, partiti volontari quando si cerc\u00f2 la reazione alla disfatta di Caporetto o quando furono fatte promesse di ricompensa con la distribuzione di terra ai contadini. Dalle indagini condotte a S. Lucia di Cervaro \u00e8 emerso che una famiglia ebbe tutti e cinque i figli maschi in guerra: Gaetano, Francesco, Angelo, Carmine ed Antonio D\u2019Aguanno. Lo testimoniava sino a poco tempo fa una foto, ora introvabile, che immortalava i cinque fratelli in divisa militare. Un loro cugino, Antonio D\u2019Aguanno, invece si era fatto fotografare vicino a uno dei primi aerei e la sua foto campeggia orgogliosa in un salotto moderno dei suoi discendenti. Ho notizie anche di due cugini, originari di contrada Foresta, sulla costa ovest di monte Trocchio, Palmerino e Francesco Sidonio, i quali fin dal 1906 erano emigrati in Inghilterra. Francesco pare fosse partito pi\u00f9 per esentarsi dal fare il servizio militare che per cercare lavoro. Comunque l\u00ec apr\u00ec un negozio di gelati e caff\u00e8 e face affari d\u2019oro. Forse allo scoppio della guerra si sar\u00e0 fregato le mani: non solo si era risparmiato il servizio di leva, ma anche la chiamata alle armi! Invece nel 1918 il governo inglese lo chiam\u00f2: o combatteva per l\u2019Inghilterra o combatteva per l\u2019Italia. La stessa richiesta anche a Palmerino. Cos\u00ec i due cugini scelsero di venire sul fronte italiano. Si presentarono al distretto di Torino e furono inviati subito al fronte. Francesco, carattere strambo ed egocentrico, aveva in petto tutti i risparmi del suo lavoro: piuttosto che lasciarli alla moglie e ai figli, aveva preferito portarli con s\u00e9. Palmerino invece aveva in petto solo l\u2019amore per la moglie, Eugenia Tartaglia, che aveva fatto voto a S. Antonio di costruire una cappelletta votiva in suo onore se il marito fosse tornato sano e salvo dalla guerra. Cosa che avvenne. E la cappelletta, che porta la data del 1919, sta l\u00ec, in via Foresta, semplice, modesta, con la statuetta di gesso del Santo scortecciata dal tempo, a ricordare al passante stanco o distratto il ringraziamento genuino di una persona semplice che ha visto nel ritorno di suo marito sano e salvo dalla guerra un segno dell\u2019intervento e della protezione di Dio.<br \/>\nLe notizie pi\u00f9 dettagliate le ho di mio nonno Pietro Arciero, classe 1888, tramandate in famiglia come aneddoti, ma anche come segni emblematici della sua bont\u00e0, che evidentemente gli aveva fatto guadagnare la benevolenza divina. Nonno Pietro era emigrato in America nell\u2019aprile del 1912. Per una felice intuizione si era salvato dall\u2019imbarcarsi sul Titanic: a Napoli la sua nave era bloccata per un guasto e gli fu proposto di imbarcarsi con un piroscafo fino a Londra e poi proseguire il viaggio con il transatlantico pi\u00f9 grande e moderno del mondo, al suo primo viaggio. Ma nonno Pietro fatalisticamente ragion\u00f2 cos\u00ec: \u00abSe la mia nave si \u00e8 guastata, si vede che \u00e8 destino che io debba stare ancora un po\u2019 con la mia famiglia\u00bb. E part\u00ec quando il problema fu risolto. In America lavorava in una fabbrica di automobili, alla Ford, e si trovava bene. Ma allo scoppio della prima guerra mondiale il governo italiano, per incentivare il ritorno in patria degli emigrati, offr\u00ec il viaggio di ritorno gratis. E nonno Pietro, desideroso di rivedere la sua famiglia, e anche per la bramosia di risparmiare il costo del biglietto pi\u00f9 che per amor patrio, accett\u00f2 di andare a combattere. A Napoli fu fatto salire sul treno che doveva portarlo prima a Frosinone e poi al fronte. Giunto a Cassino \u2013 una delle ultime notizie affiorate nei ricordi di una mia zia \u2013 scese di nascosto dal treno e scapp\u00f2 a casa per riabbracciare i familiari e conoscere la figlioletta \u2013 mia futura mamma \u2013 che era nata mentre lui si trovava in America. Il giorno dopo, per\u00f2, da uomo d\u2019onore qual era, si present\u00f2 al distretto di Frosinone per adempiere al suo dovere. Fin\u00ec in una trincea, naturalmente, e quasi certamente ai confini della \u201cterra di nessuno\u201d, sull\u2019Isonzo. Ma anche l\u00ec, in trincea, si rese protagonista di un evento singolare. \u00c8 sempre la memoria storica che parla attraverso testimonianze orali tramandate. Nelle lunghe notti passate a far da sentinella, la trincea nemica era cos\u00ec vicina che nonno Pietro, uomo buono, umile uomo che sentiva l\u2019inutilit\u00e0 della guerra, cominci\u00f2 a parlare con la sentinella nemica che, anch\u2019essa umile essere umano, rispose all\u2019approccio vocale. Sembra di vederli, i due nemici, anzi sembra di sentirli. Un saluto timido \u2026 un nome: \u00ab\u201cIo, Pietro\u201d, \u201chei, Franz\u201d, \u201chei Pietro, tu Franz\u201d, \u201cio Franz, tu Pietro\u201d, \u201cmia moglie Peppinella\u201d, \u201c mein frau Gertrud\u201d, \u201cmein frau Peppinella\u201c, \u201c mia moglie Gertrud\u201d&#8230; \u00bb. E poi ogni notte una parola nuova, una notizia, una conoscenza \u2026 la luna, il fucile, le creature, la moglie, la fame \u2026 Si dovette certo arrivare ad un rapporto quasi amicale se l\u2019uno impar\u00f2 la lingua dell\u2019altro. Episodi di conversazione tra i fanti in trincee opposte se ne trovano anche nell\u2019interessante libro Un anno sull\u2019altipiano di Emilio Lussu, classe 1890 e quindi combattente, il quale racconta che, nel corso di un attacco nemico, gli austriaci gridavano in italiano ai nostri: \u00abBasta! Basta, bravi soldati! Non fatevi ammazzare cos\u00ec! Noi ci fermammo, un istante. Noi non sparavamo, essi non sparavano\u00bb. Su altri fronti, fra le trincee dirimpettaie si scambiavano i canti: al Bel Danubio blu dei tedeschi rispondevano i nostri con O sole mio; oppure si scambiavano saluti misti a corbellature \u2026 o un salutino con la mano mentre si radevano al mattino \u2026 o pane e vino in cambio di tabacco e acquavite. Mio nonno Pietro impar\u00f2 la lingua tedesca. E gli torner\u00e0 utile la conoscenza di questa lingua quando, nella seconda guerra mondiale, i tedeschi invaderanno la contrada di S. Lucia. Secondo me non spar\u00f2 mai contro quella direzione e nemmeno il suo amico contro di lui. In trincea stette 17 mesi, tra fango, freddo, neve, pidocchi, in quello stato d\u2019animo che Ungaretti descrive cos\u00ec bene: \u00abSi sta come d\u2019autunno sugli alberi le foglie\u00bb. Una volta, allorch\u00e9 allo sferrare di un attacco nemico non rimasero che in due, mio nono e un suo commilitone in preda alla paura si precipitarono gi\u00f9 per la montagna, cos\u00ec, allo sbaraglio. E si persero tra quei monti. Riuscirono a trovare la strada solo dopo otto giorni. Siccome quel suo compagno era il figlio di un comandante non si sentirono dire quello che ho letto recentemente sul libro di Aldo Cazzullo La guerra dei nostri nonni, e cio\u00e8: \u00abSe aveste fatto il vostro dovere, ora non sareste qui!\u00bb come apostrofavano i rigorosissimi generali quei fanti che si salvavano. Ebbero una licenza premio e furono spostati a Livorno, a lavorare in una nave.<br \/>\nCome si nota, nonno Pietro raccontava solo episodi non cruenti; le atrocit\u00e0 a cui certamente aveva assistito le aveva seppellite nel cuore, se non addirittura rimosse. Nella sua sensibilit\u00e0 di uomo poco colto ma buono, mio nonno aveva capito che l\u2019oblio, \u2013 inteso come la capacit\u00e0 di guardare avanti e il non preservare i motivi di rancore e di odio che generano una memoria ferita \u2013 \u00e8 fondamentale per poter costruire il futuro e generare un societ\u00e0 pi\u00f9 giusta.<br \/>\nOggi queste sensazioni, emozioni, esperienze vissute, ricordi trascritti sulla carta vogliono dire un sentito grazie ai nostri umili combattenti e, nello stesso tempo, dare un messaggio di pace e fratellanza e speranza.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p class=\"bawpvc-ajax-counter\" data-id=\"1140\"> (710 Visualizzazioni)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Studi Cassinati, anno 2015, n. 3 &gt; Scarica l\u2019intero numero di \u00abStudi Cassinati\u00bb in pdf &gt; Scarica l\u2019articolo in pdf . di Anna Maria Arciero La prima guerra mondiale \u00e8 stata definita in vari modi: \u00abgrande guerra\u00bb, per l\u2019alto numero di partecipanti; \u00abguerra di massa\u00bb, perch\u00e9 scoppiata nell\u2019epoca della piena diffusione dell\u2019industria, delle elezioni di massa e degli eserciti di leva; \u00abguerra di movimento\u00bb come era nelle iniziali intenzioni del comando militare tedesco intenzionato a sconfiggere la Francia con una invasione a tempo di record, prima di dedicarsi ad est contro i Russi, ritenuti \u201clenti\u201d; \u00abguerra di posizione\u00bb come fu ribattezzata allorquando i due schieramenti iniziarono a fronteggiarsi nelle opposte trincee lungo il fiume Marna. 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Anche sul fronte italo-austriaco la guerra fu \u00abdi posizione\u00bb, con le trincee schierate l\u2019una di fronte all\u2019altra sulle alte montagne del nord est dell\u2019arco alpino, con i soldati immersi per mesi e mesi nel&hellip;  Leggi tutto","og_url":"https:\/\/www.cdsconlus.it\/index.php\/2016\/09\/09\/militari-di-cervaro-nella-prima-guerra-mondiale-contadini-soldati\/","og_site_name":"www.cdsconlus.it","article_published_time":"2016-09-09T20:38:00+00:00","article_modified_time":"2020-04-24T22:03:16+00:00","og_image":[{"url":"http:\/\/www.studicassinati.it\/db1\/jupgrade\/images\/stories\/055\/Foto-05.jpg","type":"","width":"","height":""}],"author":"C.D.S.C","twitter_card":"summary_large_image","twitter_misc":{"Scritto da":"C.D.S.C","Tempo di lettura stimato":"8 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/www.cdsconlus.it\/index.php\/2016\/09\/09\/militari-di-cervaro-nella-prima-guerra-mondiale-contadini-soldati\/","url":"https:\/\/www.cdsconlus.it\/index.php\/2016\/09\/09\/militari-di-cervaro-nella-prima-guerra-mondiale-contadini-soldati\/","name":"Militari di Cervaro nella Prima guerra mondiale Contadini soldati - 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