﻿{"id":22538,"date":"2024-10-24T14:06:49","date_gmt":"2024-10-24T12:06:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cdsconlus.it\/?p=22538"},"modified":"2024-10-24T14:06:59","modified_gmt":"2024-10-24T12:06:59","slug":"fortunato-visocchi-le-sue-tormentate-vicissitudini-e-i-lasciti-testamentari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cdsconlus.it\/index.php\/2024\/10\/24\/fortunato-visocchi-le-sue-tormentate-vicissitudini-e-i-lasciti-testamentari\/","title":{"rendered":"FORTUNATO VISOCCHI, LE SUE TORMENTATE VICISSITUDINI E I LASCITI TESTAMENTARI*"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"printfriendly pf-button  pf-alignleft\">\n                    <a href=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/index.php\/2024\/10\/24\/fortunato-visocchi-le-sue-tormentate-vicissitudini-e-i-lasciti-testamentari\/?pfstyle=wp\" rel=\"nofollow\" onclick=\"\" title=\"Printer Friendly, PDF & Email\">\n                    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DEFINITIVA.1.png\" alt=\"Print Friendly, PDF & Email\" class=\"pf-button-img\" style=\"\"  \/>\n                    <\/a>\n                <\/div>\n\n\n\n<p>\u00abStudi Cassinati\u00bb, anno 2024, n. 3<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Studi-Cassinati-2024_3-NUOVO.pdf\">&gt; Scarica l\u2019intero numero di \u00abStudi Cassinati\u00bb in pdf<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea.pdf\">> Scarica l\u2019articolo in pdf<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">di<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>Gaetano de Angelis-Curtis<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D<\/strong>al matrimonio tra Giacinto Felice Visocchi<sup>1<\/sup>, \u00abpatriota e letterato\u00bb nonch\u00e9 industriale di Atina, con Luisa Martini<sup>2<\/sup>, celebrato il 22 febbraio 1843, nacquero sei figli di cui cinque femmine e un maschio, Fortunato.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Quattro delle cinque femmine ebbero vita breve, se non brevissima. Lucia (1843-1867) dopo aver sposato Pietrangelo Vecchiarelli, mor\u00ec ventitreenne; cos\u00ec Laura (1845-1873) andata in sposa a Pietro Assinni, che si spense non ancor trentenne; Maria Rosalba (1848) scomparve appena nata e l\u2019ultima, Beatrice (1852-1856) visse solo quattro anni.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Rachele nata nel 1847, invece, ebbe vita tormentata (affetta da \u00abdemenza paranoide\u00bb) tanto da essere ricoverata prima in una casa di cura al Gianicolo a Roma e, dal 2 agosto 1920, a Viterbo. In quella struttura, come si evince da una lettera del 28 giugno 1927 scritta dal fratello Fortunato al cugino Giuseppe, trovava \u00abqualche conforto col pianoforte\u00bb. A causa del suo stato di salute psichica era il fratello Fortunato che si era occupato, fin dall\u2019inizio e in via bonaria, della gestione economica del suo patrimonio. Poi sul finire dell\u2019Ottocento, quando l\u2019asse ereditario della famiglia Visocchi non era stato ancora suddiviso, i fratelli del defunto Giacinto, e cio\u00e8 Pasquale, Alfonso e Francescantonio, si rivolsero al Tribunale di Cassino per chiedere l\u2019interdizione di Rachele. L\u2019organo giudiziario stabil\u00ec la costituzione di un \u00abConsiglio di famiglia\u00bb deputato alla gestione delle quote dei beni di cui Rachele risultava proprietaria. Quindi Pasquale, Alfonso e Francescantonio riuscirono a ottenere dal pretore di Atina l\u2019esclusione di Fortunato dagli \u00abufficii tutelari\u00bb e cos\u00ec nella composizione del \u00abConsiglio di famiglia\u00bb furono nominati come consulenti Paolo Emilio Mancini, \u00ablontanissimo parente\u00bb che \u00abda oltre venti anni [era] in rapporti ostili con la famiglia di costei\u00bb, e poi Silvio Palombo e Luigi Palombo. Allora il 31 ottobre 1896 Fortunato, tramite l\u2019avv. Loreto Di Fazio, cit\u00f2 in giudizio i consulenti al fine di giungere alla costituzione di un nuovo \u00abConsiglio di famiglia\u00bb che prevedesse la sua inclusione e il Tribunale di Cassino gli dette ragione. La prima riunione del nuovo \u00abConsiglio di famiglia\u00bb si tenne il 20 giugno 1897 nel corso della quale a Fortunato fu affidata la tutela dei beni della sorella non potendola assumere la madre Luisa Martini \u00absia per tarda et\u00e0 sia per grave e permanente infermit\u00e0\u00bb. A quest\u2019ultima, tuttavia, fu assegnata la funzione di consulente assieme a Luigi Palombo, Pietro Arcari e Pietrangelo Vecchiarelli (vedovo di Lucia Visocchi), mentre Silvio Palombo fu designato protutore<sup>3<\/sup>. Poi Rachele si spense il 27 febbraio 1929 nel capoluogo della Tuscia per \u00absetticemia influenzale\u00bb<sup>4<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>FORTUNATO E I SUOI TORMENTATI RAPPORTI FAMILIARI<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-1.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"731\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-1-731x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-22541\" style=\"width:170px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-1-731x1024.jpg 731w, https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-1-214x300.jpg 214w, https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-1-768x1076.jpg 768w, https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-1-640x897.jpg 640w, https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-1.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 731px) 100vw, 731px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019unico figlio maschio, Fortunato, era nato ad Atina il 19 settembre 1849 per poi morire quasi ottantatreenne a Firenze il 17 febbraio 1932. Nella richiesta di \u00abpermesso di porto d\u2019armi e di caccia\u00bb che trentunenne egli indirizz\u00f2 il 5 maggio 1881 al sotto prefetto di Sora, e che riporta il nulla osta del Comune di Atina \u00abanche in rapporto alla legge sulla istruzione obbligatoria\u00bb, risultano i seguenti connotati fisici: statura alta &#8211; fronte alta &#8211; capelli neri &#8211; occhi neri &#8211; naso aquilino.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia anche Fortunato ebbe una vita difficile a cominciare da un matrimonio naufragato nell\u2019arco di pochi mesi, coronato dalla nascita di un figlio che per\u00f2 scomparve appena ventenne, e poi dai rapporti deterioratisi con l\u2019ex moglie e con quasi tutti i componenti della famiglia paterna. Ambedue le situazioni determinarono l\u2019instaurarsi di contenziosi giudiziari proseguiti anche dopo la sua morte.<\/p>\n\n\n\n<p>IL MATRIMONIO<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Le prime questioni conflittuali si aprirono immediatamente dopo il matrimonio che il 22 ottobre 1893 Fortunato aveva contratto con la ventenne Teresa Panfilia Visocchi<sup>5<\/sup> in quanto il \u00abmatrimonio non fu felice tanto che dopo soli otto mesi\u00bb i due si separarono<sup>6<\/sup>. Infatti il 22 luglio 1894 Teresa Panfilia abbandon\u00f2 il domicilio coniugale per tornare dai genitori. Secondo Fortunato, la moglie, dopo aver lasciato il tetto coniugale, si era rifiutata \u00abdi prestar parizione ai richiami e alle diffide fattele\u00bb dal marito \u00abper indurla a ripristinare secolui la convivenza coniugale\u00bb. Infatti nel tentativo di ricomporre il dissidio Fortunato aveva inviato a casa dei suoceri un amico comune, Silvio Palombo, ma n\u00e9 \u00abavvertimenti amorevoli\u00bb e n\u00e9 \u00abconsigli, esortazioni\u00bb erano riusciti a convincere la donna.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;Pochi giorni dopo, il 31 luglio, lo stesso Silvio Palombo scriveva a Fortunato (chiamandolo con il nome familiare di \u00abFortunatuccio\u00bb) per confidargli di essere convinto che i suoceri \u00abesercita[ssero]\u00bb uno \u00abspionaggio poliziesco\u00bb essendo riusciti ad avere dal personale di servizio informazioni confidenziali<sup>7<\/sup> nonch\u00e9 per informarlo di aver saputo che la famiglia della moglie aveva abbandonato il proposito di sporgere \u00abquerela per diffamazione\u00bb ma che comunque intendeva avviare la causa di separazione presso il Tribunale di Cassino.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi il 22 agosto 1894 nacque il figlio della coppia cui fu dato il nome di Giulio<sup>8<\/sup>, morto poi appena ventenne a Napoli nel Collegio della Nunziatella ilprimo febbraio 1914.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;Nel frattempo presso il Tribunale di Cassino era stata instaurata la causa di separazione. Il 25 febbraio 1895 l\u2019organo giudiziario riconobbe a Teresa Panfilia una \u00abpensione\u00bb o \u00abprestazione alimentare\u00bb provvisoria di L. 300 mensili nonch\u00e9 affid\u00f2 il figlioletto Giulio alle cure materne. Quindi il 25 marzo successivo si tenne un infruttuoso tentativo di conciliazione e il 27 novembre il Tribunale emise sentenza di separazione personale consensuale.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Fortunato decise di lasciare Atina a causa delle \u00abdenunzie, seccature e vessazioni\u00bb dovute a Teresa Panfilia, che avevano finito per provocare \u00abpubblico scandalo\u00bb tra i suoi concittadini. Dal primo ottobre 1894 si trasfer\u00ec a Roma dove si fece costruire un villino in Via Tevere n. 9 e l\u00ec risied\u00e9 fino alla fine del 1899. Quindi si stabil\u00ec per due anni a Parigi per poi far ritorno a Roma, dimorando sempre nello stabile di Via Tevere.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Poi decise di tagliare anche gli ultimi legami con Atina. Infatti il 23 ottobre 1913 alien\u00f2 la sua \u00abcasa palazziata\u00bb (composta da tre piani fra terranei, solai e soprasolai) ubicata in piazza Garibaldi, vendendola al notaio Vincenzo Tutinelli per il prezzo di L. 40.000. Tuttavia, allo scopo di evitare un \u00abpossibile giudizio di lesione\u00bb, a distanza di un mese, il 27 novembre 1913, fu stipulato un altro atto di vendita. Il prezzo della compravendita fu elevato a L. 60.000, somma che il notaio Tutinelli si obbligava a pagare successivamente al \u00abgiudizio di purga\u00bb, cio\u00e8 dopo la cancellazione delle ipoteche iscritte sullo stabile acquistato. Infatti bisognava garantire il vincolo dotale emergente dall\u2019atto nuziale a favore di Teresa Panfilia, bench\u00e9 legalmente separata da Fortunato, stipulato dal notar Matronola il 24 settembre 1893. Cos\u00ec, in seguito a varie sentenze giudiziarie, la \u00abpensione alimentare\u00bb corrisposta da Fortunato a Teresa Panfilia si and\u00f2 arricchendo degli interessi maturati dalla vendita dell\u2019immobile di Atina<sup>9<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>&nbsp;<\/strong>Poi nel 1921 Fortunato trasfer\u00ec la sua residenza a Fiume (allora Stato libero sorto il 30 dicembre 1920 dopo il Trattato di Rapallo), dove compr\u00f2 un appartamento e acquis\u00ec la cittadinanza istriana. Il primo novembre 1921, difeso dall\u2019avv. Salvatore Bellasich, present\u00f2 al Tribunale civile e penale di Fiume una \u00abprocedura di divorzio\u00bb. L\u2019istanza di scioglimento di matrimonio era motivata dal fatto che, dopo otto mesi di matrimonio, era stato \u00ababbandonato infedelmente e senza giustificato motivo\u00bb dalla moglie. Il Tribunale di Fiume tratt\u00f2 la causa in assenza di Teresa Panfilia, bench\u00e9 \u00abregolarmente citata\u00bb in giudizio ma mai comparsa, e l\u201911 maggio 1922 emise la sentenza con cui dichiarava sciolto il matrimonio. Quando poi si giunse all\u2019annessione di Fiume all\u2019Italia (ufficialmente sancita con il Trattato di Roma del 27 gennaio 1924) tutti i cittadini fiumani assunsero la cittadinanza italiana. Quindi con R.D. 20 marzo 1924 n. 352 furono dichiarate esecutive nel Regno d\u2019Italia le sentenze di divorzio conseguite a Fiume. In sostanza Fortunato torn\u00f2 a essere un cittadino italiano con una sentenza di divorzio riconosciuta dal Regno d\u2019Italia. Nel frattempo aveva lasciato Fiume per trasferirsi a Firenze e nel maggio 1925 risultava abitare al pian terreno di uno stabile in Via della Scala n. 48. Quindi il 28 novembre 1925 acquist\u00f2 per L. 50.000, sempre nel capoluogo toscano, un \u00abquartiere\u00bb posto al primo piano di un immobile ubicato in piazza Oberdan n. 13 dove fiss\u00f2 il suo domicilio.<\/p>\n\n\n\n<p>LA SEPOLTURA DEL PADRE GIACINTO<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-2.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"650\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-2-650x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-22542\" style=\"width:143px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-2-650x1024.jpg 650w, https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-2-190x300.jpg 190w, https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-2-768x1210.jpg 768w, https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-2-975x1536.jpg 975w, https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-2-640x1008.jpg 640w, https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-2.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 650px) 100vw, 650px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Tracce dei conflittuali rapporti insorti tra Fortunato e la famiglia paterna si trovano anche in brevi ma significativi passi inseriti dallo stesso Fortunato nella prefazione intitolata <em>Cenni sulla vita di Giacinto Visocchi <\/em>che egli pose in apertura del volume <em>Dell\u2019arte e dello scrivere dell\u2019estetica<\/em> in cui aveva raccolto, \u00abin omaggio alla memoria del padre\u00bb, le <em>Lezioni dettate da Giacinto Visocchi in Napoli nell\u2019anno 1844<\/em>. In poche, concise ma significative frasi, stigmatizz\u00f2 la condotta tenuta dagli zii relativamente a due questioni e cio\u00e8 quella della sepoltura del padre e, in modo particolare, quella sulla gestione dell\u2019asse ereditario.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Scriveva Fortunato in chiusura di quella prefazione che dopo la morte del padre Giacinto, gli zii non avevano provveduto nemmeno a dargli una degna sepoltura, lamentando che non gli fu nemmeno possibile \u00abrecare un fiore\u00bb sulla tomba del padre \u00abche, ignota, oscura, non fu serbata al pianto dell\u2019anima\u00bb sua, della madre Luisa e delle sorelle<sup>10<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche nel carteggio intercorso tra Fortunato e l\u2019unico familiare con cui era rimasto in rapporto, il cugino Giuseppe<sup>11<\/sup>, sono presenti taluni aspetti relativi alla questione della sepoltura di Giacinto. Il 17 gennaio 1914, quando gi\u00e0 Fortunato viveva a Firenze, Giuseppe lo informava per lettera che stava ultimando la costruzione, a sue spese, andate anche al di l\u00e0 di quanto preventivato, di una cappella gentilizia nel Cimitero comunale. La sua intenzione non era solo quella di \u00abriporre degnamente le ceneri\u00bb dei suoi genitori nella cappella, \u00abmolto ampia\u00bb e \u00abben riuscita\u00bb, ma di collocarvi anche i resti degli altri congiunti dalla famiglia. Per tale motivo aveva fatto eseguire \u00abricerche ed investigazion\u00ee\u00bb sui \u00abparenti defunti da tempo remoto\u00bb e cos\u00ec aveva potuto \u00absapere da G. Domenico Elia, con abbastanza certezza, il luogo dove era stato seppellito Zio Giacinto\u00bb. Aveva pertanto fatto scavare, presenziando all\u2019operazione, nel luogo indicatogli. L\u00ec furono rinvenute \u00abben piccole quantit\u00e0 di ossa col relativo teschio\u00bb che, \u00abcon abbastanza certezza\u00bb, apparivano come i resti di Giacinto. Cos\u00ec Giuseppe chiedeva al cugino se non gli dispiacesse che, al fine di riunire \u00abdegnamente\u00bb i quattro fratelli della famiglia Visocchi cui anche loro appartenevano, quelle spoglie potessero essere conservate nella cappella in costruzione ponendole in una delle \u00abnicchie in marmo speciale\u00bb chiusa da una lastra sulla quale riportare una \u00absemplice epigrafe\u00bb assieme alle date di nascita e di morte. Poich\u00e9 i lavori della cappella erano in avanzata fase di ultimazione, Giuseppe prevedeva di effettuare il \u00abtrapasso di tutti i defunti\u00bb nel febbraio o marzo successivi<sup>12<\/sup>.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-3.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"834\" src=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-22543\" style=\"width:223px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-3.jpg 1024w, https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-3-300x244.jpg 300w, https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-3-768x626.jpg 768w, https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-3-640x521.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Quasi quindici anni dopo, il 14 novembre 1927, Giuseppe torn\u00f2 sulla questione della costruzione della cappella, un\u2019opera che aveva finito per dargli \u00abgrande conforto\u00bb perch\u00e9 sarebbe rimasta \u00abeternamente a testimoniare il bene che hanno fatto i nostri Maggiori\u00bb. Conferm\u00f2 che, \u00abcon l\u2019aiuto di Giandonnino Elia\u00bb, aveva provveduto a far traslare le spoglie di Giacinto nella cappella di famiglia, riposte in una nicchia di marmo.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-6.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"229\" src=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-6.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-22546\" style=\"width:322px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-6.jpg 1024w, https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-6-300x67.jpg 300w, https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-6-768x172.jpg 768w, https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-6-640x143.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Invece per la sepoltura di Luisa Martini, moglie di Giacinto, nel 1900, l\u2019anno successivo alla sua morte, Fortunato fece realizzare una tomba monumentale opera di M. Tripisciano di Roma, formata da una statua alata in metallo poggiata su un sarcofago in marmo avvolto in parte da un drappo, sempre in marmo. Qualche decennio pi\u00f9 tardi, il 7 gennaio 1932, a Fortunato giunse una lettera con cui lo si avvertiva che la tomba della madre aveva bisogno di riparazioni \u00abnecessarissime\u00bb ammontanti a L. 1.270.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-4-625x1024.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"625\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-4-625x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-22544\" style=\"width:162px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-4-625x1024.jpg 625w, https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-4-183x300.jpg 183w, https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-4-768x1259.jpg 768w, https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-4-937x1536.jpg 937w, https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-4-640x1049.jpg 640w, https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-4.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 625px) 100vw, 625px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche per Giulio, lo sfortunato figlio di Fortunato morto nel 1914, fu realizzata una tomba monumentale costituita da una statua di figura femminile in metallo che, con un mazzo di fiori nella mano sinistra, poggia teneramente su un sarcofago in marmo il quale, rialzato su due gradini, riporta al suo centro un medaglione raffigurante una figura giovanile. Lungo il primo gradino sono disposte le lettere in metallo che compongono nome, cognome e date di nascita e morte, nel secondo gradino la scritta \u00abGiovane colui che al cielo \u00e8 caro\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>LA GESTIONE DELL&#8217;ASSE EREDITARIO DELLA FAMIGLIA VISOCCHI<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-5.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"563\" src=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-5.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-22545\" style=\"width:163px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-5.jpg 1024w, https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-5-300x165.jpg 300w, https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-5-768x422.jpg 768w, https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-5-640x352.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre riassumendo alcune vicende del padre, nella prefazione <em>Cenni sulla vita di Giacinto Visocchi <\/em>Fortunato espresse brevemente altri malumori di natura economica.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Innanzi tutto fa risalire all\u2019ostilit\u00e0 del nonno Giuseppe<sup>13<\/sup> nei confronti del \u2018fidanzamento\u2019 dei suoi genitori, se la maggior parte del patrimonio di famiglia si concentr\u00f2 nelle mani del primo figlio maschio Pasquale, individuato nel testamento come erede dell\u2019intera quota \u00abdisponibile\u00bb e di quota parte della \u00ablegittima\u00bb dell\u2019asse ereditario. Scriveva infatti Fortunato che l\u2019unione del padre Giacinto con Luisa \u00abnon era andat[a] a sangue\u00bb al capofamiglia Giuseppe poich\u00e9 le famiglie dei due giovani sposi erano imparentate fra loro. Proprio il tentativo di contrastare il \u00abmaritaggio\u00bb, la cui celebrazione Fortunato colloca nel 1841 ma avvenuto in realt\u00e0 due anni pi\u00f9 tardi quando Giuseppe era gi\u00e0 morto, indusse il capofamiglia, seguendo pure il \u00abcostume ancor non spento de\u2019 tempi medioevali\u00bb, a concentrare la maggior parte del patrimonio familiare nelle mani di Pasquale<sup>14<\/sup>. Infatti alla scomparsa di Giuseppe Visocchi, che aveva avuto tredici figli di cui cinque premorti<sup>15<\/sup>, l\u2019eredit\u00e0 fu ripartita tra otto eredi (Pasquale, Giacinto, Filippo, Fortunato seniore, Alfonso, Francescantonio, Lucia e Rosalba), ma in quote diverse. Infatti con testamento del 9 aprile 1841, Giuseppe aveva lasciato la \u00abdisponibile al figliolo Pasquale\u00bb, all\u2019altro figlio Fortunato seniore aveva assegnato il \u00abpodere Casino con i due poderi annessi delle Forme e Donna Petronilla\u00bb, mentre a ognuno degli altri eredi and\u00f2 una quota della legittima. In sostanza a Pasquale, primo figlio maschio, erano andati nove sedicesimi dell\u2019eredit\u00e0, mentre a ognuno degli altri eredi un sedicesimo e a Fortunato seniore il podere denominato Casino. Poich\u00e9 all\u2019epoca della morte di Giuseppe alcuni figli erano ancora minori, la divisione dell\u2019asse ereditario non era stata resa legale se non per una delle figlie, Rosalba, che era gi\u00e0 sposata con Teodoro Mancini. Poi nel 1842 quando a breve distanza l\u2019uno dall\u2019altra morirono Filippoe Lucia, due figli di Giuseppe, i loro beni furono assegnati indivisi agli altri eredi<sup>16<\/sup>. In sostanza dal momento della scomparsa del capostipite Giuseppe, i beni pervenuti agli eredi erano stati \u00abamministrati in ogni cura a vantaggio comune\u00bb, cio\u00e8 senza divisione, e \u00abnon dissimile amministrazione fu fatta anche per molti anni dell\u2019eredit\u00e0\u00bb che era pervenuta da Gabriele Visocchi, fratello di Giuseppe, morto il 13 giugno 1864. Di conseguenza, poich\u00e9 la \u00abmeschinissima legittima lasciatagli dal padre non poteva bastare\u00bb, Giacinto per poter badare a se stesso e alla sua \u00abnascente famigliola\u00bb, fu costretto, fin da giovanissimo, ad attendere al lavoro svolgendo inizialmente quello di insegnante a Napoli. Tuttavia qualche anno pi\u00f9 tardi dovette intervenire in aiuto e soccorso proprio di Pasquale a causa di difficolt\u00e0 economiche che lo affliggevano e fattesi molto \u00abgravi, tanto da minacciare imminente rovina\u00bb. Infatti Pasquale aveva \u00abanimosamente fondata un\u2019industria da far carta\u00bb ad Atina ma \u00absi dibatteva in difficilissime vicende, che non bastava da solo a vincere\u00bb. Giacinto, quindi, corse \u00abin aiuto del fratello\u00bb tornando ad Atina per coadiuvarlo nella conduzione della fabbrica ma fu costretto a chiudere \u00abquello che aveva cos\u00ec bene incominciato\u00bb, cio\u00e8 la promettente scuola a Napoli. Secondo Fortunato fu proprio grazie all\u2019\u00abattivit\u00e0 incessante\u00bb profusa da Giacinto in fabbrica se la \u00abprosperit\u00e0 della famiglia, fu salva\u00bb. Tuttavia il soccorso prestato da Giacinto si risolse \u00aba spese della sanit\u00e0 sua\u00bb poich\u00e9 proprio il lavoro svolto per salvaguardare la cartiera, assieme alla \u00abpersecuzione\u00bb patita dalle autorit\u00e0 borboniche, portarono Giacinto a rendere \u00abl\u2019anima a Dio, in et\u00e0 di soli trentacinque anni\u00bb. Fortunato rimprover\u00f2 pure il disinteresse e il mancato aiuto degli zii alla vedova e ai piccoli orfani nonostante Giacinto, \u00aba chi osava osservargli che egli, con soverchio affaticarsi minava la sua esistenza e lo ammoniva di conservarsi a\u2019 suoi figli, rispondeva che, quando ei morisse, lasciava i suoi ai fratelli che avrebbero fatto le sue veci\u00bb. Tuttavia, concludeva Fortunato in modo lapidario, \u00abcos\u00ec non fu\u00bb<sup>17<\/sup>.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-7.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-7.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-22547\" style=\"width:267px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-7.jpg 1024w, https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-7-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-7-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-7-640x360.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto con i \u00abfrutti della propriet\u00e0 proporzionalmente ai diritti di ognuno\u00bb, cos\u00ec come \u00abdalla esazione dei crediti rispettivi, dalla vendita di altri fondi, e dall\u2019opera solerte degli amministratori\u00bb, cui cooper\u00f2 \u00abvalidissimamente\u00bb, finch\u00e9 visse, Giacinto, nonch\u00e9 \u00absingolarmente\u00bb Pasquale, fu possibile edificare e impiantare lo \u00abstabilimento e la industria della Cartiera sito in Atina alla contrada detta Pontenuovo\u00bb, acquistare nel 1849 un \u00abfondo denominato Pontenuovo in servizio principalmente dei Canali della Cartiera\u00bb e la \u00absuccursale di essa accanto al mulino Pontenuovo\u00bb. Quindi nel 1872 fu acquisita la met\u00e0 della Cartiera di Picinisco e fondo annesso<sup>18<\/sup>, mentre nel corso del 1880 e 1881 furono rilevati tredici ventiquattresimi del Mulino detto di Gallinaro in tenimento di Atina contrada Rosanisco e nel 1887 fu acquistato un fabbricato \u00abaddetto a uso di stabilimento tipografico\u00bb ubicato nel quartiere degli Spagnoli a Napoli.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-8.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"732\" src=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-8.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-22548\" style=\"width:232px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-8.jpg 1024w, https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-8-300x214.jpg 300w, https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-8-768x549.jpg 768w, https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-8-640x458.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">In sostanza non avendo provveduto alla suddivisione dell\u2019asse ereditario, anche la quota indivisa dei beni lasciati in eredit\u00e0 da Giacinto ai suoi discendenti venivano amministrati dai fratelli Alfonso, Pasquale e Francescantonio in modo comune, \u00abin una contabilit\u00e0 di famiglia\u00bb. I bilanci redatti dagli amministratori tenevano conto correttamente delle rendite e delle spese complessive ma, lamentava Fortunato, nella gestione i fratelli Visocchi \u00abprelevavano quello che loro occorreva senza distinguere la parte\u00bb che ricadeva su ciascuno degli eredi \u00abin rispondenza delle rispettive loro quote\u00bb e \u00absimil cosa\u00bb era fatta anche per gli utili. In sostanza le spese della cartiera e quelle di miglioria dei fondi rustici nonch\u00e9 le \u00abrendite\u00bb venivano suddivise in parti uguali tra gli eredi di Giacinto che per\u00f2 non detenevano le stesse quote di eredit\u00e0 in quanto con testamento del 19 settembre 1854, registrato il 9 novembre successivo, Giacinto aveva lasciato la disponibile e la legittima a Fortunato mentre alle quattro figlie in vita (Lucia, Laura, Rachele e Beatrice) era spettata la sola legittima e ci\u00f2 significava che Fortunato aveva ereditato i sei decimi dell\u2019intero asse mentre a ciascuna delle sorelle era andato un decimo<sup>19<\/sup>. Dunque il modo di amministrare i beni comuni aveva finito per penalizzare Fortunato che si sentiva danneggiato economicamente dalla gestione comune dei beni di famiglia. Chiese dunque che si giungesse alla divisione dell\u2019asse ereditario.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra zii e nipote si giunse a un primo accordo. Cos\u00ec, con atto notaio Errico Pagliari, rogato il 30 giugno 1890 nell\u2019abitazione atinate di Fortunato, in Piazza Garibaldi, alla sua presenza, quella della madre Luisa Martini, intervenuta in qualit\u00e0 di vedova e in rappresentanza della figlia Rachele, e dei fratelli Pasquale, Alfonso e Francescantonio,si pervenne alla divisione convenzionale dei beni del capofamiglia Giuseppe Visocchi assieme alla divisione delle propriet\u00e0 dell\u2019eredit\u00e0 di Gaetana Fasoli, vedova di Giuseppe, dell\u2019eredit\u00e0 di Rachele Fasoli vedova di Gabriele Visocchi (1790-1864) e dell\u2019eredit\u00e0 di Fortunato seniore (1823-1845).<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">In quella divisione convenzionale gli eredi ritennero di dover giungere alla ripartizione, secondo le rispettive quote, dei soli beni pervenuti loro tramite i lasciti testamentari e che risult\u00f2 pari a 2709\/10000 per Pasquale, 2708\/10000 per Alfonso, 2708\/10000 per Francescantonio. Le quote relative all\u2019asse ereditario di Giacinto (dopo la morte di due figlie e movimenti di acquisizione da parte di alcuni eredi delle loro quote nonch\u00e9 quella di spettanza di Luisa Martini) furono pari a 1575\/10000 per Fortunato e 300\/10000 per Rachele. Invece per espressa volont\u00e0 di tutti gli eredi rimasero indivise le propriet\u00e0 acquisite successivamente al 1841 e cio\u00e8 i due stabilimenti industriali (la cartiera di Atina e quella di Picinisco), il mulino di Gallinaro, l\u2019immobile in Napoli e il terreno Pontenuovo, beni che erano posseduti pariteticamente per un quarto ciascuno dai quattro fratelli Visocchi (Giacinto, Pasquale, Alfonso e Francescantonio).<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">A distanza di qualche tempo dalla divisione convenzionale del 30 giugno 1890 Fortunato, per\u00f2, dovette maturare l\u2019idea di voler giungere alla completa separazione delle propriet\u00e0 e chiese dunque agli zii di rilevare la sua quota e quella di Rachele, dietro pagamento di L. 193.500 per lui e L. 36.857 per la sorella, su un capitale netto dei beni che ammontava complessivamente a L. 1.221.567. Forse non avendo ricevuto dagli zii disponibilit\u00e0 alla ripartizione richiesta, il 13 agosto 1897 Fortunato si rivolse al Tribunale di Cassino avviando un giudizio di liquidazione. Poich\u00e9 anche la sorella Rachele vantava una quota di propriet\u00e0, \u00abfu costretto a chiamare in giudizio pure costei\u00bb che venne rappresentata, nelle prime fasi dibattimentali, dall\u2019avv. Filippo Cinquanta. Tuttavia la lite giudiziaria fu sospesa quasi subito in quanto i fratelli Alfonso, Pasquale e Francescantonio si resero disponibili a liquidare la quota richiesta da Fortunato, nonch\u00e9 a saldare anche la parte di spettanza di Rachele. Con successivi atti notarili del 1897 e del 1899, Fortunato rilev\u00f2 da Rachele le quote di propriet\u00e0 sui beni immobili di quest\u2019ultima attribuendole il denaro contante ricavato dalla liquidazione della Cartiera e di altri possedimenti.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">In definitiva proprio la gestione comune dei beni provenienti dall\u2019asse ereditario e di quelli acquisiti dopo il 1841 nonch\u00e9 le azioni intraprese da Pasquale, Alfonso e Francescantonio, come l\u2019atto con cui avevano provveduto a rilevare parte delle quote delle due sorelle decedute e della madre e che Fortunato potrebbe aver considerato, assieme ad altre vicende lesivo dei suoi interessi, nonch\u00e9 l\u2019ingerenza nella composizione del \u00abConsiglio di famiglia\u00bb con il tentativo di escluderlo dalla carica di tutore,avrebbero potuto ingenerargli quei sentimenti di avversione nei confronti degli zii e di alcuni cugini, andati aumentando nel corso degli anni.<\/p>\n\n\n\n<p>I RAPPORTI CON FRANCESCANTONIO E ACHILLE VISOCCHI E LE \u00abIDEE DI PERSECUZIONE\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">In sostanza i rapporti tra Fortunato e i componenti della famiglia del padre si vennero a guastare per motivi economici, ma in particolare si deteriorarono con lo zio Francescantonio e i suoi figli e fra essi, soprattutto, con Achille<sup>20<\/sup>. Allo zio attribu\u00ec gli ostacoli frapposti ai suoi tentativi di matrimonio quando era giovane, invece incolpava il cugino del fallimento del suo matrimonio con Teresa Panfilia. Cos\u00ec nel corso degli anni \u00abconcep\u00ec verso di lui una notevole avversione\u00bb finch\u00e9 il 3 maggio 1925 Fortunato sporse denuncia nei confronti di Achille, presentandola alla procura del re di Firenze. Scriveva che egli era stato \u00absempre vittima dell\u2019odio dei suoi cugini carnali, e specialmente del Sig. Achille Visocchi, Deputato, tanto che per cagion sua dovette divorziare\u00bb. Essendo Achille persona ricchissima, \u00abcon mezzi di cui tacere \u00e8 bello\u00bb, e, soprattutto, potente e influente, aveva facile gioco nell\u2019utilizzare agenti della questura in borghese che corrompevano il personale di ristoranti e pensioni ed esercenti venditori di generi alimentari che finivano per somministrargli delle pietanze nelle quali erano state aggiunte delle sostanze nocive. Pure i farmacisti venivano obbligati \u00abad alterare le medicine\u00bb che egli utilizzava per neutralizzare quei veleni somministratigli. Per Fortunato inizialmente gli alimenti avvelenati contenevano \u00abiodo\u00bb e quando li ingeriva gli cagionavano, come successo per ben tre volte, la bronchite. Poi si pass\u00f2 alla somministrazione del \u00absublimato corrosivo ed acido ossalico\u00bb quindi dell\u2019\u00abacido prussico\u00bb contro il quale non esistevano controveleni. Fortunato chiedeva che venisse ascoltato come testimone il dott. Enrico Periti, medico chirurgo presso l\u2019ospedale Santa Maria Nuova dove era stato ricoverato a causa dei veleni. Convocato, questi dichiar\u00f2 che circa tre mesi prima Fortunato era andato a casa sua portando in mano una tavoletta di cioccolata, acquistata poco prima, chiedendogli di farla analizzare per verificare se contenesse delle sostanze venefiche perch\u00e9 dopo averne mangiato un pezzettino aveva accusato dei malori. Fortunato gli raccont\u00f2, infatti, che \u00abda oltre 30 anni esiste[va] una organizzazione\u00bb che intendeva ucciderlo. Di fronte a tali dichiarazioni non ebbe dubbi nel ritenere di trovarsi di fronte a un \u00abparanoico affetto da delirio di persecuzione\u00bb. Lo sottopose a visita medica generale dalla quale risult\u00f2 che era \u00abmalato di cuore in uno stadio piuttosto avanzato\u00bb e che quei disturbi che egli attribuiva all\u2019avvelenamento derivavano invece dalla miocardite, di cui soffriva. Qualche giorno dopo Fortunato fu visitato dal dott. Valentino Vanni, medico fiscale, il quale certific\u00f2 \u00abdi averlo trovato affetto da arteriosclerosi con idee di persecuzione\u00bb e \u00abincipiente demenza senile\u00bb. Tuttavia attest\u00f2 che Fortunato appariva \u00abtranquillo, orientato\u00bb n\u00e9 mai aveva \u00abmanifestato propositi di suicidio o di minaccie\u00bb. In definitiva non riteneva che fosse il \u00abcaso di ricoverarlo d\u2019urgenza al Manicomio\u00bb di S. Salvi, se non dietro specifico ordine delle autorit\u00e0 giudiziarie. Anche il pretore fu dell\u2019avviso di non restringere Fortunato in una struttura psichiatrica ma che invece fosse \u00abconvenientemente sorvegliato\u00bb. Sulla base di tali atti il procuratore del re di Firenze dichiar\u00f2 \u00abnon doversi promuovere azione penale\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Fortunato present\u00f2 un ulteriore esposto alla Procura di Firenze il 29 ottobre 1929. Lamentava che da anni era \u00abspiato e insidiato nella vita da agenti i quali corrompevano gli esercenti e le sue donne a mezzo servizio, facendogli somministrare sostanze nocive\u00bb. In pi\u00f9 lamentava che da qualche tempo si verificava, con la connivenza del portiere del suo stabile e del pizzicagnolo attiguo, una \u00abdiuturna violazione del suo domicilio con chiavi false\u00bb. Negli ultimi giorni, a suo giudizio, era avvenuto un cambio di strategia poich\u00e9 gli \u00abagenti rimasero nell\u2019ombra\u00bb e fecero la loro comparsa i \u00abpreti\u00bb. Egli stesso aveva potuto vedere un prete con una borsa marrone posta sotto le ascelle il quale, accompagnato da un meccanico che aveva appena falsificato la chiave del suo appartamento, era salito sul tram per spiarlo. Pure la sua cameriera aveva tentato di avvelenarlo. Assunta in servizio il 23 settembre precedente, aveva fra i suoi compiti quello di provvedere a somministrargli una \u00abcerta dose di cicuta\u00bb. Tuttavia utilizzando degli stratagemmi cominci\u00f2 a fargli ingerire delle dosi leggere di acido prussico tanto che 2-3 volte fu in pericolo di vita per asfissia e conseguentemente fu costretto a licenziarla. Quindi il 28 ottobre si era recato alla pensione Savonarola, dove era gi\u00e0 stato altre volte, per mangiare perch\u00e9 l\u00ec gli \u00abavventori ritiravano da s\u00e9 gli alimenti dai piatti che giravano nelle tavole\u00bb. Purtroppo aveva constatato, \u00abcon sorpresa\u00bb, che tale \u00abbel sistema\u00bb era stato \u00ababolito\u00bb. Aveva finito per mangiare ugualmente ma riteneva di aver ingerito alimenti avvelenati in quanto risentiva dei \u00abfenomeni dell\u2019acido prussico\u00bb. Precisava di essersi dunque deciso a rivolgersi al procuratore in modo che, se fosse morto, il magistrato conoscesse la causa del decesso. Il procuratore trasmise l\u2019esposto al commissario competente il quale convoc\u00f2 e ascolt\u00f2 Fortunato che, per\u00f2, non riusc\u00ec a portare elementi concreti a carico delle persone di cui sospettava. Il funzionario di P.S. confermava il giudizio espresso con rapporto n. 6022 del 27 settembre dell\u2019anno precedente quando aveva prospettato l\u2019\u00abopportunit\u00e0 del ricovero in una casa di salute\u00bb. Quindi il 10 novembre il procuratore del re di Firenze, dichiar\u00f2, come nella precedente occasione, \u00abnon doversi promuovere azione penale\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>[Fine prima parte]<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-9.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"817\" height=\"164\" src=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-9.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-22549\" style=\"width:617px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-9.jpg 817w, https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-9-300x60.jpg 300w, https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-9-768x154.jpg 768w, https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/04-Dea-9-640x128.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 817px) 100vw, 817px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>*<\/sup> L\u2019articolo si configura come prosecuzione della ricerca confluita nel volume di G. de Angelis-Curtis, <em>Giacinto Visocchi e aspetti di vita politica ad Atina tra il 1848 e il 1860<\/em>, Arbor Sapientiae Editore, Roma 2018, presentato dalle prof.sse Silvana Casmirri e Giuliana Visocchi il 7 luglio 2018 ad Atina presso il \u00abPalazzo del Senatore\u00bb. Colgo l\u2019occasione per ringraziare vivamente per la cortese messa a disposizione di preziosi materiali d\u2019archivio gli avv. Daniele Bartolomucci e Giacomo Tutinelli, in particolare quest\u2019ultimo, attento, scrupoloso e acuto ricercatore capace di muoversi con capacit\u00e0, destrezza e competenza negli archivi pubblici e di famiglia e con il quale ho avuto la possibilit\u00e0 di condividere gli aspetti pi\u00f9 salienti della questione ricevendo utilissimi consigli e puntuali suggerimenti, pure nella trasferta fiorentina affrontata assieme. Dati, notizie, indicazioni, l\u00ec dove non diversamente specificato, sono stati estrapolati da documenti depositati presso l\u2019Archivio Storico Comunale di Firenze, Comune di Firenze, Atti Privati, CF 6606, CF 6609, CF 6740, CF 6741, CF 11143, CF 11144, CF 11145.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>1<\/sup> Nato ad Atina il 12 luglio 1819 da Giuseppe e Gaetana Fasoli, mor\u00ec l\u20198 ottobre 1854 a soli trentacinque anni. Dotato \u00abdi alto intelletto e di vera coltura\u00bb, a Napoli era entrato in contatto con vari intellettuali liberali (Francesco De Sanctis, Luigi Settembrini, ecc.) e apr\u00ec una scuola di letteratura. Quindi abbandon\u00f2 la capitale partenopea e fece ritorno ad Atina per coadiuvare i fratelli Pasquale (1817-1908), Alfonso (1831-1909) e Francescantonio (1834-1905) nella conduzione della cartiera di famiglia. Negli anni della reazione borbonica dopo il tentativo rivoluzionario del 1848, fu perseguitato dalla polizia, oggetto di vari mandati di cattura, processato presso la Gran Corte Criminale di Santa Maria Capua Vetere per aver pubblicato presso la tipografia di Montecassino un opuscolo intitolato <em>Catechismo giornaliero della Guardia Nazionale<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><sup>2<\/sup> Figlia di Lodovico e Flavia Ferrari, era nata il 2 febbraio 1822 e scomparve il 19 marzo 1899.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>3<\/sup> Le riunioni, nel corso delle quali il tutore provvedeva a presentare il \u00abresoconto annuale della tutela\u00bb, erano convocate dalla Pretura di Atina e vi partecipava anche il pretore. Esse si tennero il 23 giugno e il 19 luglio 1897, poi l\u201911 ottobre 1899. Successivamente Fortunato deposit\u00f2 i rendiconti della gestione annuale della tutela presso la Pretura di Atina spedendoli per raccomandata. Altre due riunioni si tennero il 30 novembre 1906 e il 27 dicembre 1907, l\u2019ultima il 14 gennaio 1917.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>4<\/sup> Il 2 marzo 1929 Giuseppe Visocchi, in una lettera al cugino Fortunato, si rammaricava dell\u2019\u00abannunzio\u00bb della \u00abdipartita\u00bb di Rachele la quale, pur essendo \u00absofferente da tanti anni\u00bb, \u00abera sempre una cara congiunta\u00bb, per poi lasciarsi andare al \u00abdolce ricordo dei tempi passati vissuti insieme\u00bb di \u00abquando la concordia della numerosa famiglia era l\u2019unico e pi\u00f9 grande conforto della vita\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><sup>5<\/sup> Teresa Panfilia Visocchi, figlia di Filippantonio, era nata ad Atina il primo marzo 1873.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>6<\/sup> Secondo una informativa anonima giunta il 13 marzo 1932 al Comune di Firenze, i contrasti che portarono alla separazione risiedevano n una lettera scritta da Filippo, il padre di Teresa Panfilia, a un signore di Aquino. Quest\u2019ultimo si era rivolto a Filippo per avere informazioni su Fortunato poich\u00e9 gli aveva chiesto in sposa sua figlia \u00abdella quale era innamoratissimo\u00bb. Nella risposta, Filippo \u00abdiede pessime informazioni\u00bb su Fortunato e il matrimonio con la ragazza di Aquino \u00aband\u00f2 a monte\u00bb. Poi Fortunato spos\u00f2 Teresa Panfilia. Qualche tempo dopo, quando a Fortunato giunsero da Aquino le \u00abinformazioni originali, avute dal padre della moglie\u00bb, iniziarono i dissapori tra i due coniugi. Per l\u2019anonimo estensore della lettera fu \u00abquesta la vera ragione\u00bb che dette avvio alla \u00abincompatibilit\u00e0 fra loro, e ne venne la separazione, la quale caus\u00f2 lo stato anormale\u00bb di Fortunato. Diversamente Fortunato, come scrisse in una lettera inviata il 26 febbraio 1926 al Comando di divisione aeronautica, addossava la colpa del naufragio del matrimonio al cugino Achille Visocchi.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>7<\/sup> Come prova gli rammentava della \u00absera della catastrofe\u00bb quando era tornato da Fortunato per riferirgli la risposta di \u00abd. Teresina\u00bb. A casa Fortunato aveva chiamato la \u00abserva\u00bb per porgerle alcune domande e anche Silvio Palombo pot\u00e9 saper che nel corso dei mesi di matrimonio tra i coniugi \u00abnon vi erano state mai vie di fatto ma solo degli screzi\u00bb. Quando poi quella sera stessa torn\u00f2 dai genitori di Teresa Panfilia, il padre gli rifer\u00ec della dichiarazione della \u00abserva\u00bb, ed egli rimase \u00abdi stucco\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>8<\/sup> In sede di separazione legale Fortunato accus\u00f2 Teresa Panfilia di aver violato la \u00abvolont\u00e0 sacra\u00bb di un padre nell\u2019\u00abimposizione del nome al proprio figliolo\u00bb scelto solo dall\u2019ex moglie e che, evidentemente, lui avrebbe voluto diverso.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>9 <\/sup>Il 3 gennaio 1914 l\u2019acquirente Tutinelli (difeso dall\u2019avv. Adelgiso Mancini) chiese al presidente del Tribunale di Cassino l\u2019apertura del giudizio di \u00abpurgazione\u00bb. Quindi con provvedimento di omologazione del 5 gennaio 1914 fu autorizzato a depositare provvisoriamente a garanzia della dote di Teresa Panfilia (difesa dall\u2019avv. Ettore Rocchi), coniuge di Fortunato (procuratore l\u2019avv. Alfredo Massari), la somma di L. 20.000 presso un istituto di credito. Al tempo stesso veniva dichiarava la decadenza di tutti i creditori non comparsi e la cancellazione delle iscrizioni ipotecarie di Orazio Visocchi (difeso dall\u2019avv. Raffaello Danese). Contro tale sentenza Fortunato produsse appello il 27 novembre 1914 ma la Corte di Appello di Napoli, con sentenza del 23 luglio 1915, conferm\u00f2 la sentenza del Tribunale di Cassino. Fortunato propose allora ricorso in Cassazione che per\u00f2 con sentenza del 7 dicembre 1916 lo rigett\u00f2. Il deposito di L. 20.000 all\u2019interesse del 5% annuo dava una rendita di L. 1.000 pagata in rate semestrali a Teresa Visocchi per conto di Fortunato Visocchi (il capitale sarebbe stato ritirato alla morte di Fortunato o dagli eredi nel caso di morte di Teresa). Invece la parte rimanente del prezzo dovuto dall\u2019acquirente Tutinelli (L. 40.000) fu investita nell\u2019acquisto di cartelle del Prestito nazionale con interessi del 5% pari a L. 2.000 annui, da intestarsi a Fortunato, proprietario con vincolo di usufrutto, e da corrispondere a Teresa Panfilia.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>10<\/sup> F. Visocchi, <em>Cenni sulla vita di Giacinto Visocchi<\/em>, prefazione a <em>Dell\u2019arte dello scrivere e dell\u2019estetica. Lezioni dettate da Giacinto Visocchi in Napoli nell\u2019anno 1844<\/em>, Societ\u00e0 Editrice Dante Alighieri, Roma 1901, p. 6.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>11<\/sup> Giuseppe Visocchi (1850-1930) figlio di Pasquale ed Elisabetta Tutinelli, unico sopravvissuto di altri sei figli della coppia, tutti morti in tenerissima et\u00e0, dopo essersi formato ad Arpino e laureato a Napoli, aveva sposato Celestina De Clemente ma dall\u2019unione non erano nati figli. Fu a lungo sindaco di Atina, dal 1894 al 1927, e poi podest\u00e0 fino alla sua morte. Nel corso della sua vita si dedic\u00f2 principalmente all\u2019attivit\u00e0 industriale e alla conduzione della Cartiera. Fu anche presidente della locale \u00abSociet\u00e0 operaia di mutuo soccorso\u00bb. Contribu\u00ec all\u2019ammodernamento della cittadina operando per la sistemazione di strade e vie, per l\u2019apertura di un mattatoio pubblico, per la costruzione di nuovi attraversamenti del fiume Mollarino, per l\u2019ampliamento del cimitero, cos\u00ec come Atina fu uno dei primi centri a dotarsi di illuminazione elettrica pubblica. Al fine di perseguire il miglioramento sociale si adoper\u00f2 per la istituzione di associazioni assistenziali e umanitarie (la \u00abSociet\u00e0 agraria di Mutuo soccorso\u00bb, la \u00abCongrega di Carit\u00e0\u00bb, la \u00abCassa agraria\u00bb). Fu munifico nei confronti dei suoi operai e della popolazione locale in genere e generosamente sostenne gli Enti assistenziali locali che, negli anni di guerra e anche successivamente, si occupavano degli orfani di guerra cos\u00ec come nel corso degli eventi bellici aveva provveduto all\u2019accoglienza dei cosiddetti \u00abprofughi di Caporetto\u00bb come vennero definite tutte quelle persone, oltre un milione di civili, che dalle province di Udine, Vicenza, Treviso, Belluno, Venezia erano fuggite con l\u2019avanzare dell\u2019Esercito austro-ungarico, sfollando verso la pianura padana e da l\u00ec inviate in molti Comuni di tutta Italia<sup>.<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>12<\/sup> Secondo Torquato Vizzaccaro la cappella funeraria dei Visocchi in Atina fu realizzata dallo scultore Bartolomeo Ricci su progetto dell\u2019ing. Silvio Castrucci (T. Vizzaccaro, <em>Cassino<\/em>, S.E.L., Roma s.d., pp. 92-93). Bartolomeo Ricci, originario di Cassino, aveva realizzato anche il Monumento a Enrico Toti e assieme al fratello Luigi, \u00abscultore artigiano senza precedente formazione scolastica\u00bb, avevano eseguito le opere in bassorilievo che ornavano la Cripta di S. Benedetto in Montecassino (A. Pantoni, <em>Il grande fregio a figure della cripta di Montecassino: saggio d\u2019interpretazione<\/em>, Montecassino, s.d., p. 241, n. 14) e partecipato alla realizzazione del Monumento ai caduti a Cassino del primo dopoguerra.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>13<\/sup> Giuseppe Visocchi di Pietropaolo, nato nel 1785, aveva sposato Gaetana Fasoli dalla quale aveva avuto tredici figli. Scomparve il 21 settembre 1841.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>14<\/sup> Fortunato sembra invocare per lo zio Pasquale una sorta di applicazione dell\u2019istituto del maggiorascato o della primogenitura. Pure altri componenti della famiglia Visocchi si comportarono allo stesso modo attribuendo l\u2019intera quota di \u00abdisponibile\u00bb a un solo figlio mentre la \u00ablegittima\u00bb veniva suddivisa fra tutti gli eredi come avvenne per Giacinto con lo stesso Fortunato oppure per Orazio con Guglielmo, ma in questi casi si trattava dell\u2019unico figlio maschio contemplato nell\u2019asse ereditario.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>15<\/sup> Si trattava di Lucia (1810-1818), Luisa (1812-1817), Lucia (1818-1828), Donato (1821-1834), Lucia (1827-1828).<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>16<\/sup> Filippo (1825-1842), con testamento, aveva lasciato i suoi beni per met\u00e0 a Pasquale, Giacinto, Alfonso e Francescantonio e l\u2019altra met\u00e0 da dividersi in otto parti di cui sette a favore dei \u00abgermani\u00bb e delle \u00abgermane\u00bb e una a favore della madre Gaetana Fasoli. La quota di Lucia (1829-1842), morta minorenne, fu divisa fra i sei figli superstiti e la madre.<\/p>\n\n\n\n<p><sup>17<\/sup> F. Visocchi, <em>Cenni sulla vita<\/em> &#8230; cit., pp. 3, 6.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>18<\/sup> La cartiera era stata impiantata circa mezzo secolo prima dai fratelli Bartolomucci in localit\u00e0 Santa Lucia del \u00abBorgo Castellone\u00bb di Picinisco. Attorno al 1870 la Cartiera dava lavoro a una sessantina di maestranze, pariteticamente divisi tra uomini e donne, istruite da personale francese e aveva come direttore Lorenzo Montgolfier, proveniente dalla famiglia dell\u2019inventore dell\u2019aerostato. Nell\u2019opificio, formato da un edificio a tre piani cui si affiancavano delle unit\u00e0 abitative per uso degli operai, vi veniva prodotta, con macchinari tecnologicamente avanzati, una ventina di diversi tipi di carta per il cui smercio era stato acquistato un magazzino (fondaco) a Napoli. Il nuovo assetto societario della propriet\u00e0 fin\u00ec per avere ripercussioni positive sulla produzione tanto che tra il 1876 e il 1890 il numero degli operai sal\u00ec a 90 mentre la cartiera non riusciva \u00aba soddisfare tutte le richieste di mercato\u00bb. Tuttavia sul finire dell\u2019Ottocento, anche a causa delle nuove tecniche di lavorazione che richiedevano un \u00abradicale rinnovamento delle tecnologie\u00bb di produzione in seguito all\u2019introduzione di nuove materie prime come la pasta di legno e la cellulosa, portarono la Cartiera Bartolomucci a iniziare un \u00ablento ma inesorabile declino\u00bb. In quegli anni il numero di maestranze cal\u00f2 vertiginosamente, gli addetti si ridussero a solo 10 unit\u00e0, finch\u00e9 nel 1906 i Bartolomucci cedettero ai Visocchi l\u2019altra met\u00e0 dello stabilimento (A. Pelliccio, <em>La Cartiera Bartolomucci a Picinisco in due documenti ottocenteschi<\/em>, in \u00abStudi Cassinati\u00bb, a. V, n. 1, gennaio-marzo 2005, pp. 29-34).<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>19<\/sup> Quando mor\u00ec Beatrice nel 1856, la sua quota fu ripartita tra Fortunato (parti 6,20), Lucia, Laura e Rachele (ciascuna con parti 1,20) e la madre, Luisa Martini (parti 0,20).<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>20<\/sup> Achille Visocchi (Atina 6 aprile 1863 \u2013 Napoli 8 febbraio 1945), avvocato, industriale, per sette legislature consecutive fu eletto alla Camera dei Deputati, finch\u00e9 nel 1929 venne nominato senatore. Fu sottosegretario ai Lavori Pubblici nei due governi Salandra (1914-1916), al Tesoro nel gabinetto Orlando (1917-1919) e quindi ministro dell\u2019Agricoltura nel governo Nitti dal giugno 1919 fino alle dimissioni presentate nel marzo 1920.<\/p>\n<p class=\"bawpvc-ajax-counter\" data-id=\"22538\"> (297 Visualizzazioni)<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abStudi Cassinati\u00bb, anno 2024, n. 3 &gt; Scarica l\u2019intero numero di \u00abStudi Cassinati\u00bb in pdf > Scarica l\u2019articolo in pdf di Gaetano de Angelis-Curtis Dal matrimonio tra Giacinto Felice Visocchi1, \u00abpatriota e letterato\u00bb nonch\u00e9 industriale di Atina, con Luisa Martini2, celebrato il 22 febbraio 1843, nacquero sei figli di cui cinque femmine e un maschio, Fortunato. Quattro delle cinque femmine ebbero vita breve, se non brevissima. Lucia (1843-1867) dopo aver sposato Pietrangelo Vecchiarelli, mor\u00ec ventitreenne; cos\u00ec Laura (1845-1873) andata in sposa a Pietro Assinni, che si spense non ancor trentenne; Maria Rosalba (1848) scomparve appena nata e l\u2019ultima, Beatrice (1852-1856) visse solo quattro anni. Rachele nata nel 1847, invece, ebbe vita tormentata (affetta da \u00abdemenza paranoide\u00bb) tanto da essere ricoverata prima in una casa di cura al Gianicolo a Roma e, dal 2 agosto 1920, a Viterbo. 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Quattro delle cinque femmine ebbero vita breve, se non brevissima. Lucia (1843-1867) dopo aver sposato Pietrangelo Vecchiarelli, mor\u00ec ventitreenne; cos\u00ec Laura (1845-1873) andata in sposa a Pietro Assinni, che si spense non ancor trentenne; Maria Rosalba (1848) scomparve appena nata e l\u2019ultima, Beatrice (1852-1856) visse solo quattro anni. Rachele nata nel 1847, invece, ebbe vita tormentata (affetta da \u00abdemenza paranoide\u00bb) tanto da essere ricoverata prima in una casa di cura al Gianicolo a Roma e, dal 2 agosto 1920, a Viterbo. 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