﻿{"id":2412,"date":"2016-09-23T21:35:00","date_gmt":"2016-09-23T19:35:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cdsconlus.it\/?p=2412"},"modified":"2020-05-08T23:00:03","modified_gmt":"2020-05-08T21:00:03","slug":"gli-sfollati-di-trocchio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cdsconlus.it\/index.php\/2016\/09\/23\/gli-sfollati-di-trocchio\/","title":{"rendered":"Gli sfollati di Trocchio"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong><div class=\"printfriendly pf-button  pf-alignleft\">\n                    <a href=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/index.php\/2016\/09\/23\/gli-sfollati-di-trocchio\/?pfstyle=wp\" rel=\"nofollow\" onclick=\"\" title=\"Printer Friendly, PDF & Email\">\n                    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DEFINITIVA.1.png\" alt=\"Print Friendly, PDF & Email\" class=\"pf-button-img\" style=\"\"  \/>\n                    <\/a>\n                <\/div><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Studi Cassinati, anno 2010, n. 4<br \/>\n&gt;<a href=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/2010-X-n.4-ott-dic.pdf\" target=\"_blank\">\u00a0Scarica l\u2019intero numero di \u00abStudi Cassinati\u00bb in pdf<\/a><br \/>\n&gt;\u00a0<a href=\"http:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/20_Arciero-Studi-2010-4.pdf\" target=\"_blank\">Scarica l\u2019articolo in pdf<\/a><strong><br \/>\n<\/strong><span style=\"color: #fafafa;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>di Anna Maria Arciero<\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\">La collina di monte Trocchio, in comune di Cervaro, per la sua posizione strategica, tra Montecassino e Montelungo, aveva rappresentato fin dall\u20198 settembre del \u201943, per i tedeschi, il baluardo da difendere e, per gli alleati, il traguardo da raggiungere. Per ambedue le forze ne era basilare il possesso. E per tale possesso le due forze nemiche si combatterono aspramente la notte del 15 gennaio 1943.<br \/>\nDal mattino seguente il crinale del monte fece da spartiacque non solo ai soldati \u2013 gli alleati impegnati a sminarne il versante orientale e i tedeschi a tenerne sotto mira, da Montecassino, la parte occidentale \u2013 ma anche al destino degli sfollati: quelli di S. Lucia mandati in Calabria, quelli di Foresta in \u201cAltitalia\u201d.<br \/>\nA S. Lucia, la contrada distesa sulla parte a oriente di Trocchio, la gente, ormai in mano ai \u201csalvatori\u201d, si sent\u00ec sollevata, quasi rinata dopo il tremendo martellamento della notte del 15.<\/p>\n<figure id=\"attachment_7881\" aria-describedby=\"caption-attachment-7881\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/2010-X-n.jpg\" target=\"_blank\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-7881 size-medium\" src=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/2010-X-n-300x280.jpg\" alt=\"Monte Trocchio visto da una postazione tedesca.\" width=\"300\" height=\"280\" srcset=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/2010-X-n-300x280.jpg 300w, https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/2010-X-n.jpg 499w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-7881\" class=\"wp-caption-text\">Monte Trocchio visto da una postazione tedesca.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si cominciarono a vedere i soldati alleati che offrivano sigarette, cioccolate, biscotti e scatolette di carne e il<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">sorriso torn\u00f2 sul volto di tutti. Ormai il pericolo era scampato. Ma mio nonno, Pietro Arciero, che era stato in America e, come calcava lui, \u201cconosceva gli americani\u201d, ed aveva combattuto in trincea nella prima guerra mondiale, e quindi \u201cconosceva anche i tedeschi\u201d, sentenzi\u00f2 \u2013 e la frase \u00e8 rimasta famosa, quasi un aneddoto nella contrada \u2013: \u201cFinora ci sono stati i tedeschi e le nostre figlie sono state rispettate \u2026 ma i tedeschi sono freddi! Adesso sono arrivati gli americani \u2026 ma gli americani sono caldi! E se alle nostre figlie non portano rispetto? Le ragazze \u00e8 meglio che se ne vadano a Campozillone, verso Mignano. L\u00ec la guerra \u00e8 passata e mia sorella le ospiter\u00e0\u201d.<br \/>\nNel giro di ventiquattr\u2019ore fu organizzata la partenza, solo delle mamme con \u201cle figlie femmine\u201d e i bambini, per\u00f2, ch\u00e9 i padri rimasero a guardia della casa. Si avviarono a piedi, e molte a piedi scalzi, \u2013 le scarpe erano rimaste sotto le macerie \u2013, verso Mignano, ognuna con la sua \u201cmappatella\u201d di generi di prima necessit\u00e0, avvolte alla meglio in scialli e coperte e qualche soldo cucito in petto per le evenienze. Questi i nomi:<br \/>\n&#8211; Giuseppella Arciero con le figlie Maria, Leondina (vivente) e Angelina;<br \/>\n&#8211; Antonia Arciero con le figlie Angelina (vivente) e Rosina;<br \/>\n&#8211; Peppinella Arciero con le figlie Amelia, Maria, Lucia (vivente) e i figli Umberto e Guido;<br \/>\n&#8211; Fortunata Arciero con le figlie Maria e Giulia (vivente);<br \/>\n&#8211; Rosa Arciero con i bambini Ines ed Eugenio;<br \/>\n&#8211; Fortunato Arciero con le figlie Filomena e Lisa e il di lei marito Alberto Minchella;<br \/>\n&#8211; Pasquale Valente, Pallino per gli amici, fidanzato di una delle ragazze;<br \/>\n&#8211; Aldoro, Antonio, Angelantonio e Elia Sidonio, nipoti di Giuseppella e giovanottoni disposti a portare i bagagli. Angelantonio era sfuggito da circa un mese, con una fuga rocambolesca, ai lavori forzati dei tedeschi, su per Montecassino a scaricare casematte, e al ritorno nella sua contrada, Foresta, non aveva trovato pi\u00f9 la sua famiglia: moglie, due figlioletti e gli anziani genitori, gi\u00e0 sfollati, insieme a tutti gli abitanti, verso il Nord Italia. Cos\u00ec Angelantonio ebbe la famiglia dicotomizzata dallo sfollamento, giacch\u00e9 lui si trov\u00f2 al Sud e i suoi cari, di cui non sapeva nulla, al Nord. I suoi familiari, quindi, rientrano nella storia degli sfollati di Foresta.<br \/>\n&#8211; Mariuccia Minchella e la figlia Antonietta, madre e sorella di due ragazzi, Carmine e Domenico, che avevano trovato la morte il giorno prima , incappando in una mina sul monte finalmente libero dai tedeschi.<br \/>\nEra talmente straziante il pianto della povera mamma che i nostri sfollati non ebbero il coraggio di lamentarsi o piangere per la sorte che li costringeva a quella specie di esilio. Per strada si accod\u00f2 anche un gruppetto di uomini, convinti che forse quella era la migliore soluzione, \u201ctanto si trattava di una settimana!\u201d. Erano Angelo Lanni, Antonio Di Ponio, Orazio Di Ponio.<br \/>\nFurono raggiunti ben presto da un camion americano che li caric\u00f2, oltrepass\u00f2 Campozillone incurante delle grida \u201cFerma, ferma, siamo arrivati!\u201d e li fece scendere a Mignano, dove ancora funzionava un cannone cos\u00ec potente che le tegole del capannone, dove furono fatti sostare per qualche ora, tremavano ad ogni colpo sparato verso Cassino. Poi di nuovo sul camion fino ad Aversa, finalmente un pasto caldo nelle gavette, e di nuovo sul camion fino a Napoli.<br \/>\nQui dovettero scendere, uno alla volta, per essere \u201cpompati per lo spidocchiamento\u201d, nelle maniche, sul collo e dentro i pantaloni. \u201cC\u2019era da ridere \u2013 ricorda Angelina Arciero \u2013 ma fu una cosa santa\u201d.<br \/>\nDopo una notte trascorsa ammassati in uno stanzone, furono fatti salire su un treno per scendere alla stazione di Lagonegro, in Calabria. Il freddo e la neve facevano battere i denti e subito furono ospitati in una scuola, dove trascorsero la notte sulla paglia, ma almeno al riparo dalle intemperie. Al mattino nuovo trasferimento col camion. Stavolta la sistemazione era la definitiva: Latronico. C\u2019erano, a circa tre chilometri dal paese, in localit\u00e0 Bagni, delle abitazioni che venivano fittate dai bagnanti estivi, che le frequentavano essendo sede di terme sulfuree; e furono destinate a gruppi familiari. Angelina ricorda, con riconoscenza verso l\u2019amministrazione comunale preposta, che sua sorella Rosina era febbricitante e allora, con la mamma Antonia, furono ospitate prima in un albergo e successivamente presso un\u2019abitazione di persone gentili e generose. Anche Lucia ricorda la famiglia che ospit\u00f2 il suo gruppo familiare: la signora Pirroncelli e sua figlia Irma, che vantavano antenati anche nobili ed erano nobili di animo pur se non pi\u00f9 benestanti.<br \/>\nCominci\u00f2 per tutti i gruppi, che ricevevano dieci lire al giorno per il sostentamento, la difficile lotta per organizzarsi: mangiare e scaldarsi erano i bisogni pi\u00f9 impellenti. Molti non disdegnarono di uscire a elemosinare, altri di uscire nottetempo a rubare qualche cavolo cappuccio sepolto dalla neve nelle campagne o a divellere qualche palo nelle vigne \u2026; ma si dettero anche da fare: gli uomini lavorando come taglialegna o zappatori, le donne impastando il pane.<br \/>\nIn cambio ricevevano viveri e indumenti ed era vera e propria manna. Elia sfrutt\u00f2 la sua voce possente \u2013 aveva il soprannome di Lupone perch\u00e9 da sopra Monte Trocchio ululava talmente forte che lo sentivano nelle valli dintorno \u2013 e prese l\u2019abitudine di andare a cantare presso le abitazioni canzoni e stornelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cI dodici mesi\u201d, tipico canto della terra nat\u00eca, era il suo pezzo forte. Era cos\u00ec gradito che poi lo invitavano a pranzo e cos\u00ec lui rimediava un pasto caldo e decente, una ospitalit\u00e0 cordiale e \u2026 anche l\u2019ammirazione delle ragazze.<br \/>\nAdunando legna nei boschi, nottetempo, tutti i nostri sfollati trovarono cordiale amicizia presso la casa di Vincenzo e Vincenza Marzano, che abitavano in contrada Iannazzo. Vincenza, madre di cinque figli, quando faceva il pane, offriva pizza al forno ardente a tutti e ripeteva a tutti: \u201cDa quando faccio beneficenza a voi, la roba mi ricresce!\u201d. Aveva una figlia, Manuela, una brunetta gentile e carina, che fece innamorare Lupone, tanto che questi nel 1946 torner\u00e0 a sposarla. Manuela, oggi ottantatreenne, ricorda che la madre piuttosto toglieva ai loro figli, ma non dimenticava mai di fare offerte agli sfollati. E le nostre quattro superstiti, Lucia, Angelina, Giulia e Leondina, ancora la ricordano!<br \/>\nIn paese una sola persona possedeva la radio e Antonio Di Ponio si recava presso la sua abitazione per avere notizie del fronte, poi tornava a portarle a tutti: \u201cHanno bombardato Montecassino \u2026 hanno distrutto Cassino \u2026 il fronte \u00e8 fermo a Cassino \u2026 stanno ancora da noi \u2026!\u201d.<br \/>\nIl cuore si stringeva a tali notizie, tra dispiacere, ricordi, nostalgie \u2026 e non sapevano che quelli che non avevano sfollato ed erano rimasti a S. Lucia stavano bene, aiutati in tutti i sensi dagli alleati: viveri, assistenza medica, vestiario.<br \/>\nCi fu anche la disgrazia di Pallino, il quale, avviatosi gi\u00e0 sofferente e malato di tubercolosi, a Latronico si aggrav\u00f2 e dovette ricoverarsi in sanatorio a Salerno, dove mor\u00ec qualche mese dopo.<br \/>\nLa fidanzata, Maria, eredit\u00f2 i suoi stivali e li us\u00f2 per andare in giro a chiedere l\u2019elemosina. Ricorda Leondina, una delle sfollate ancora viventi, che i calabresi furono sempre generosi, cordiali e caritatevoli con loro: pane, formaggio, salsicce, fagioli e vestiario erano i generi che i nostri \u201cpezzenti\u201d riportavano a casa.<br \/>\nFinalmente, un giorno di maggio, Antonio Di Ponio, il messaggero, port\u00f2 la notizia che gli alleati avevano respinto i tedeschi da Montecassino. Fu una gioia immensa per \u201cgli sfollati di Cassino\u201d \u2013 cos\u00ec erano chiamati \u2013, condivisa dagli abitanti di Latronico, che avevano preso a cuore il destino dei nostri. Si pens\u00f2 subito alla partenza ma, prudentemente, si decise di aspettare notizie di via libera sicura, per poi mandare in avanscoperta un gruppetto di impavidi: Angelantonio, perch\u00e9 ferroviere e quindi esperto per il viaggio, Umberto, perch\u00e9 fresco diplomato e quindi pi\u00f9 abile a districarsi con la lingua, Amelia, mia futura mamma e sorella di Umberto, ragazza energica che poteva badare maternamente agli uomini. Nel frattempo che si organizzava la partenza, il 13 giugno arriv\u00f2 a riprendersi la famiglia il marito di Fortunata, il quale, siccome era ferroviere in servizio a Cassino, aveva trovato il modo di organizzare il viaggio. Partirono il 21 giugno, ma viaggiando soffrirono il freddo, perch\u00e9 dovettero adattarsi su uno di quei treni merci con i convogli scoperti dotati di garitta per il frenatore, per\u00f2 questo operatore non c\u2019era; i nostri ardimentosi, sparsi a gruppetti per ogni vagone, si improvvisarono frenatori, per cui il treno ora arrancava, ora correva fulmineo. Ma, come Dio volle, riuscirono ad arrivare alla stazione di Cassino e di qui a S. Lucia di Trocchio. Lo spettacolo intorno era deprimente. Solo la gioia di ritrovarsi con i capifamiglia sani e salvi pot\u00e9 bilanciare la tristezza dello sfacelo circostante. E, nonostante lo sfacelo, trovarono i granai abbastanza pieni, ch\u00e9 il grano seminato nel novembre passato, impavidamente, sotto il pericolo delle cannonate alleate, era maturato incurante degli eventi bellici ed era stato appena mietuto dagli intraprendenti padri.<br \/>\nBen presto tornarono tutti gli altri \u2026 e la vita ricominci\u00f2 a S. Lucia.<br \/>\nVediamo ora cosa era successo a Foresta, sull\u2019altro versante di Trocchio, quello verso Cassino. Qui, in previsione della battaglia che sarebbe sicuramente avvenuta, \u2013 i soldati martellavano i civili con \u201cQui tutti kaputt!\u201d \u2013 molte famiglie furono sfollate dai tedeschi, che una sera di dicembre irruppero nel casolare sperduto tra le querce e dettero gli ordini: gli uomini forti, tra cui Angelantonio, da un lato, perch\u00e9 destinati a lavorare come manodopera per loro; donne, vecchi e bambini da un altro lato, da mettere in salvo verso Roma \u2013 e questo fa onore a quei soldati, ch\u00e9 in altri luoghi e in altri contesti i civili furono uccisi \u2013.per essere poi smistati, veri e propri pacchi postali, verso il Nord.<br \/>\nMentre il gruppo degli uomini fu scortato e trasportato fino a Cassino, per la stradina di Trocchio si avvi\u00f2 la triste processione degli sfollati. Questi i nomi che sono riuscita ad avere:<br \/>\n&#8211; Alberina Tortolano, moglie di Angelantonio Sidonio, con i figli Silvio e Adalgisa, i genitori Giuseppe Tortolano e Filomena Soave, le sorelle Margherita e Marietta; questo gruppo familiare si ferm\u00f2 a Roma perch\u00e9 Giuseppe vi lavorava come ferroviere;<br \/>\n&#8211; Benedetto Sidonio, con la moglie Angela e le figlie Eugenia, Genoveffa e Chiarina, che furono portati a Romanengo, provincia di Cremona;<br \/>\n&#8211; Vincenzo Sidonio, con la moglie Maria Giuseppa Arciero e i figli Pierino, Angelo, Attilio e Francesca; anche loro smistati a Romanengo, solo Francesca si trasfer\u00ec poi a Dongo, sul lago di Como, presso un congiunto che l\u00ec faceva il carabiniere;<br \/>\n&#8211; Mario Gaglione, ragazzino di otto anni, che si ritrov\u00f2, separato dalla famiglia, in Veneto, dove fu amato, cresciuto e accudito da una famiglia;<br \/>\n&#8211; Mafalda Sidonio;<br \/>\n&#8211; Elena Gaglione ;<br \/>\n&#8211; Concetta Valente, prossima a partorire (cosa che avvenne nella sosta a Ferentino) con i figli: Antonietta, Anna, Emilio Sacco e, appunto da Ferentino, Guerino, nome molto usato per i nati in tempo di guerra, che sostituiva l\u2019ormai inflazionato e detestato Benito;<br \/>\n&#8211; Carlo Girardi con la moglie Palma Valente e le figlie Maria, Linda e Antonietta;<br \/>\n&#8211; Rosina Porsilli, coi figli Antonio, Carmelina e Alberto, che furono fatti scendere a Padova, dove una famiglia di fornai si prese talmente cura di loro che quasi adott\u00f2 il piccolo Alberto, facendolo studiare fino ai diciotto anni.<br \/>\nAnche a Pastenelle, sulla Casilina ancor pi\u00f9 pericolosa, perch\u00e9 strada statale di transito incessante, quelli che non erano riusciti a nascondersi sui monti furono sfollati dai tedeschi verso Padova. Ecco alcuni nomi che gi\u00e0 stanno cadendo nell\u2019obl\u00eco:<br \/>\n&#8211; Benedetto Di Ponio con la sorella Annunziata e la mamma Lucrezia Angelosanto;<br \/>\n&#8211; Valente \u2026 e la moglie Giovanna Canale e famiglia.<br \/>\nCaricati su di un treno, ai primi di dicembre, ebbero come destinazione Padova. La sede era tanto pi\u00f9 lontana quanto prima avveniva lo sfollamento. Infatti i tedeschi si preoccupavano di liberare il campo di battaglia in tempo per le operazioni belliche che prevedevano sarebbero avvenute.<br \/>\nAlla fine di dicembre poi, furono caricate in fretta e furia alcune famiglie numerose con tante figlie:<br \/>\n&#8211; Vincenzo Gargano con la moglie Palma Marrocco, i figli Nicola e Antonio e le figlie Mariella, Rosa, Caterina e Pasqualina;<br \/>\n&#8211; Domencantonio Fargnoli con la moglie Annunziata Rosciardi, il figlio Valenti e le figlie Linda, Vincenza e Adelina.<br \/>\nQuest\u2019ultimo gruppo familiare era venuto dalla contrada Porchio a stabilirsi presso i parenti Gargano, sperando nella salvezza. Ma il destino aveva riservato per loro un\u2019atroce sorpresa.<br \/>\nGli ultimi sfollati di Pastenelle furono portati \u201cin salvo\u201d a Palestrina, in un casolare di campagna affollatissimo, tanto che dovettero sistemarsi in una specie di mansarda sopra un pollaio, sulla paglia, come bestie. Una notte furono allertati da strani rumori, come di faine entrate nel pollaio ad aggredire le galline. Ma non erano innocui animali predatori quelli che salirono di l\u00ec a poco la scala a pioli: erano marocchini, i famelici goumiers che avevano ricevuto dal generale Juin \u2013 come si \u00e8 sempr detto \u2013 il diritto di stupro e violenza, come premio al valore bellico. I padri invitarono le figlie a scappare, buttandosi da un finestrella, allo sbaraglio. Per fortuna sotto c\u2019era un mucchio di canestri e le ragazze si salvarono nella caduta e poi, via!, a correre a perdifiato per nascondersi tra il grano ancora verde ma gi\u00e0 abbastanza alto da nascondere le prede. Mariella Gargano, da poco scomparsa, mi raccont\u00f2 una volta che lei sentiva il suo cuore battere cos\u00ec forte da temere che i marocchini lo sentissero. Avvertiva il loro ansimare animalesco nella notte, agghiacciava nel sentire le grida e i lamenti delle \u201cprede stanate\u201d \u2026 Quando il pericolo pass\u00f2 \u2013 probabilmente erano scadute le quarantott\u2019ore di premio \u2013 si contarono due vittime nella famiglia dei parenti di Mariella.<br \/>\nTriste epilogo della salvezza da sfollati.<br \/>\nChi non era stato sfollato dai tedeschi fu sfollato dagli americani, ch\u00e9 anch\u2019essi volevano campo libero per le loro operazioni. Cos\u00ec al Sud finirono:<br \/>\n&#8211; Antonietta Coppola e famiglia, numerosa a tal punto che fu dislocata parte a Gioia Tauro e parte a Rosarno;<br \/>\n&#8211; Orazio Canale con i figli Carmine, Vincenzo, Clara e Pasqua, \u201csmistati\u201d a S. Croce Caterini, in Sicilia.<br \/>\nAncora sfollati dai tedeschi, alla fine di novembre del \u201943 e quindi, si potrebbe dire, in tutta calma, furono alcune famiglie di contrada Macerine, sempre nel Comune di Cervaro, nella pianura tra monte Trocchio e monte Porchio. Qui era situato un cannone tedesco che sparava verso Monte Lungo. Uno degli sfollati, Erasmo Roscilli, allora bambino, ricorda che i soldati lo avevano in simpatia e lo invitarono a sparare il primo colpo verso gli alleati, facendogli tirare una cordicella. Per fare campo libero, le famiglie:<br \/>\n&#8211; Francesco Roscilli, con la moglie Felicia Cistrone e i figli Stefano, Giovanni ed Erasmo;<br \/>\n&#8211; Luigi Roscilli, con la moglie Concetta Risi e i figli Raffaela, Benedetto, Esterina, Maria e Anna;<br \/>\n&#8211; Pietro Lanni e la moglie Benedetta Angelosanto; furono caricate su un treno e scaricati in provincia di Mantova, a Pegognaga. Trovarono accoglienza presso masserie in campagna, dove seppero farsi apprezzare come bovari gli uomini e come contadine le donne. Ma tornarono a casa solo nel luglio del\u201945, quando gli sfollati del Sud erano arrivati gi\u00e0 da un anno.<br \/>\nInterrogando i superstiti di questa \u201ctriste avventura\u201d che fu lo sfollamento, ho potuto constatare che la memoria di essi si sta perdendo. Bene ha fatto Studi Cassinati a sollecitarne un elenco. Anche gli sfollati sono vittime di guerra, hanno sofferto pene indicibili . E ognuno di loro avrebbe una storia da raccontare, storia di gente umile s\u00ec, ma pur sempre storia, che fa riflettere i fortunati che la guerra non l\u2019hanno vissuta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p class=\"bawpvc-ajax-counter\" data-id=\"2412\"> (551 Visualizzazioni)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>. Studi Cassinati, anno 2010, n. 4 &gt;\u00a0Scarica l\u2019intero numero di \u00abStudi Cassinati\u00bb in pdf &gt;\u00a0Scarica l\u2019articolo in pdf . di Anna Maria Arciero La collina di monte Trocchio, in comune di Cervaro, per la sua posizione strategica, tra Montecassino e Montelungo, aveva rappresentato fin dall\u20198 settembre del \u201943, per i tedeschi, il baluardo da difendere e, per gli alleati, il traguardo da raggiungere. Per ambedue le forze ne era basilare il possesso. E per tale possesso le due forze nemiche si combatterono aspramente la notte del 15 gennaio 1943. Dal mattino seguente il crinale del monte fece da spartiacque non solo ai soldati \u2013 gli alleati impegnati a sminarne il versante orientale e i tedeschi a tenerne sotto mira, da Montecassino, la parte occidentale \u2013 ma anche al destino degli sfollati: quelli di S. Lucia mandati in Calabria, quelli di Foresta in \u201cAltitalia\u201d. A S. 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