﻿{"id":2551,"date":"2016-09-24T22:18:39","date_gmt":"2016-09-24T20:18:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cdsconlus.it\/?p=2551"},"modified":"2020-05-10T15:10:47","modified_gmt":"2020-05-10T13:10:47","slug":"lultimo-libro-di-filippo-carcione-sulla-storia-religiosa-di-pontecorvo-osservazioni-critiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cdsconlus.it\/index.php\/2016\/09\/24\/lultimo-libro-di-filippo-carcione-sulla-storia-religiosa-di-pontecorvo-osservazioni-critiche\/","title":{"rendered":"L\u2019ultimo libro di Filippo Carcione sulla storia religiosa di Pontecorvo: osservazioni critiche."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><div class=\"printfriendly pf-button  pf-alignleft\">\n                    <a href=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/index.php\/2016\/09\/24\/lultimo-libro-di-filippo-carcione-sulla-storia-religiosa-di-pontecorvo-osservazioni-critiche\/?pfstyle=wp\" rel=\"nofollow\" onclick=\"\" title=\"Printer Friendly, PDF & Email\">\n                    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DEFINITIVA.1.png\" alt=\"Print Friendly, PDF & Email\" class=\"pf-button-img\" style=\"\"  \/>\n                    <\/a>\n                <\/div><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Studi Cassinati, anno 2010, n. 2<br \/>\n&gt;\u00a0<a href=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/2010-X-n.2-apr-giu.pdf\" target=\"_blank\">Scarica l\u2019intero numero di \u00abStudi Cassinati\u00bb in pdf<\/a><br \/>\n&gt;\u00a0<a href=\"http:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/15_Nicosia-Studi-2010-2.pdf\" target=\"_blank\">Scarica l\u2019articolo in pdf<\/a><strong><br \/>\n<\/strong><span style=\"color: #fafafa;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>di Angelo Nicosia<\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\">A marzo 2010 \u00e8 stato presentato a Pontecorvo il primo volume della collana \u201cPercorsi di storia ecclesiastica in provincia di Frosinone\u201d con titolo \u201cCulto, pastorale e uomini di Chiesa nella storia religiosa di Pontecorvo\u201d a cura di Filippo Carcione, stampato a Roccasecca da \u201cArte Stampa Editore\u201d a dicembre 2009. Alla pubblicazione del volume \u201cha concorso con i propri fondi l\u2019Universit\u00e0 di Cassino Dipartimento di Scienze Umane e Sociali\u201d. Il volume contiene sette saggi conformati alla tematica indicata nel titolo, alcuni dei quali meritano una necessaria riflessione anche per gli indirizzi e per gli obiettivi che la collana intenderebbe privilegiare, tra i quali, come viene indicato nella \u201cPrefazione\u201d a firma dell\u2019editore, l\u2019approfondimento agiografico, la ricostruzione topografica \u2026 e la promozione della bibliografia locale in genere poco nota nei circuiti della comunit\u00e0 accademica\u201d.<br \/>\nIl primo saggio \u00e8 di F. Carcione: Il culto di san Grimoaldo e la genesi agiografica dell\u2019Apparitio Johannis Baptistae a Pontecorvo. Molto sinteticamente ricordo che l\u2019Apparitio racconta di un avvenimento della prima met\u00e0 del secolo XII il cui protagonista \u00e8 un contadino della contrada Melfi di Pontecorvo, chiamato Giovanni Mele, il quale, attirato dalle lusinghe del demonio, sta per soccombere nelle acque del fiume Liri quando viene salvato dall\u2019intervento miracoloso di S. Giovanni Battista. Il Battista esorta il contadino a rivolgersi al \u201csanto\u201d arciprete Grimoaldo affinch\u00e9 la sua apparizione venga ricordata con l\u2019edificazione di una chiesa sul posto. In et\u00e0 moderna il fatto viene annualmente ricordato nella seconda domenica del mese di maggio in occasione dei festeggiamenti del patrono, appunto S. Giovanni Battista, con una processione che alle prime luci dell\u2019alba parte dal paese per raggiungere la chiesa extraurbana sita nei pressi del luogo dell\u2019apparizione, per poi far ritorno alla fine della mattinata. Alla manifestazione religiosa \u00e8 associato un pittoresco rituale pseudopagano che attira curiosit\u00e0 e interesse da parte degli studiosi di tradizioni popolari.<br \/>\nL\u2019autore del saggio, Filippo Carcione dell\u2019Universit\u00e0 di Cassino, gi\u00e0 in passato a Pontecorvo, e mi pare in occasione della presentazione di un opuscoletto dell\u2019arciprete Luigi Casatelli (Camele non esiste. Due cittadini Pontecorvesi\u2026, Roccasecca, Tip. Casa Editrice Arte Stampa, 2008), aveva preannunziato, in parte anticipandone i contenuti, un suo scritto per dimostrare l\u2019\u201coriginalit\u00e0\u201d del documento dell\u2019Apparitio Johannis Baptistae a Pontecorvo e naturalmente di tutti gli annessi riferimenti. Questa sua promessa prendeva le mosse dalla contestazione da parte di diversi studiosi e di numerosi \u201cappassionati cultori\u201d delle tradizioni locali nei confronti della gerarchia ecclesiastica pontecorvese che aveva modificato il rituale dei festeggiamenti annuali in onore del patrono S. Giovanni Battista per orientare l\u2019interesse verso l\u2019aspetto \u201csacrale\u201d (ovvero per un \u201crecupero spirituale\u201d, come scrive il Carcione p. 15) dell\u2019ignaro protagonista della vicenda, Giovanni Mele (popolarmente \u201cCamele\u201d, nel senso di ingenuo, stupido, credulone), la cui stravagante statua veniva immessa all\u2019interno della chiesa-santuario del posto. In particolare la dimostrazione del Carcione era indirizzata, allora verbalmente, ma che poi doveva materializzarsi con il preannunziato scritto, alla specifica ricerca demo-etno-antropologica, che negli ultimi tempi \u00e8 stata riproposta da Marcella Delle Donne dell\u2019Universit\u00e0 La Sapienza di Roma (Camele, il Diavolo e il Santo. Uno sguardo antropologico, Napoli, Liguori Editore, 2008). Probabilmente la dimostrazione doveva essere anche una difesa solidale dell\u2019arciprete Casatelli per le osservazioni critiche indirizzate alla sua opera da parte di Alessandra Broccolini docente di Etnologia della stessa Universit\u00e0 romana (in La Lucerna, n. 8, ottobre 2008, p. 8). Mi pare indubitabile che il promesso scritto del Carcione debba considerarsi questo saggio inserito nel primo volume della collana sopra indicata dove interessa le pagine 9-46.<br \/>\nLa lettura del saggio, non necessariamente approfondita, permette di capire subito come l\u2019autore ha voluto impostare la sua confutazione secondo un principio propriamente dogmatico. Si d\u00e0 per provato che l\u2019Apparitio Johannis Baptistae, di cui naturalmente non esiste l\u2019originale, sia un documento genuino redatto nella seconda met\u00e0 del secolo XII da un vescovo di Aquino (un Guarino o un Reginaldo\/Rainaldo). Tale sicurezza deriverebbe dal fatto che nel documento \u00e8 menzionato un arciprete Grimoaldo vissuto tra XI e il XII sec., identificato con l\u2019omonimo S. Grimoaldus confessor, e che il testo \u00e8 stato accolto negli Acta Sanctorum: Iunii IV, 1707, pp. 798-803 e Septembris VIII, 1762, pp. 184-185. Quindi, fissato il paletto su questo assunto, l\u2019autore cerca di spiegare e convalidare la credibilit\u00e0 del documento e dell\u2019evento narrato.<br \/>\nIl saggio inizia con l\u2019individuazione della \u201cMemoria ecclesiastica dell\u2019arcipresbitero Grimoaldo\u201d a Pontecorvo (pp. 9-15). Poi, in assenza di una adeguata tradizione manoscritta, confessa che \u201cresta soltanto la lettura accurata del testo, al fine di scorgere nella narrazione stessa gli indizi confortanti per la determinazione delle circostanze che favorirono la genesi agiografica de apparitione\u201d (p. 19), cio\u00e8 del Sitz im Leben, dell\u2019ambiente\/contesto nel quale il documento \u00e8 nato ed \u00e8 stato usato. Seguono perci\u00f2 richiami ad eventi, situazioni e personaggi della storia di Pontecorvo, che l\u2019autore ritiene compatibili con il racconto dell\u2019Apparitio, senza rinunciare a riconoscere nei protagonisti dello stesso racconto un preciso ruolo di figure allegoriche del tempo (p. 22). La trattazione \u00e8 sapientemente organizzata, attraverso un linguaggio articolato con forte accento retorico, lungo percorsi \u201cnodali\u201d che si esplicitano anche attraverso rilevazioni dottrinali sottolineate dalla solennit\u00e0 dei vocaboli tedeschi e latini, non sempre decodificabili da tutti i comuni lettori; risulta perfino faticoso riportare all\u2019esperienza delle celebrazioni patronali la denominazione, usata dall\u2019autore del saggio, di \u201cfesta di S. Giovanni Appare\u201d (p. 16), per quella che a Pontecorvo \u00e8 conosciuta solo e semplicemente come \u201cfesta di S. Giovanni Battista\u201d. Tuttavia con una tale autorevolezza del discorso le pretese degli scettici, dei seguaci di un \u201carcheologico topos marxista\u201d e dei falsi storici verrebbero agevolmente superate e perfino \u201cl\u2019antropologia culturale , dunque, pane per i suoi denti\u201d, assicura l\u2019autore (p. 26).<br \/>\nNaturalmente lo scritto del Carcione non \u00e8 condivisibile e l\u2019unica osservazione che potrebbe essere accettata \u00e8 nella conclusione, laddove \u00e8 propenso \u201ca ritenere che l\u2019Apparitio Johannis Baptistae possa essere stata posta in allegato ai documenti prodotti per una canonizzazione dell\u2019arcipresbitero pontecorvese\u201d Grimoaldo (p. 33). Il problema, per\u00f2, \u00e8 concordare su quando (temporale) si present\u00f2 il problema di \u201clegalizzare\u201d questa canonizzazione e quando fu realmente redatto il documento dell\u2019Apparitio! L\u2019analisi sviluppata dallo studioso certo non \u00e8 n\u00e9 completa e n\u00e9 determinante per risolvere il problema nella sua sostanza. Sia ben chiaro, il lavoro \u00e8 condotto in maniera impeccabile, ben impostato e ricco di riferimenti, ma privilegia solo un aspetto del problema trascurandone altri ugualmente importanti. Ci\u00f2 che manca nel saggio del Carcione \u00e8 l\u2019analisi testuale del documento: un requisito assolutamente necessario per capire se effettivamente anche il contenuto formale \u00e8 coerente con la realt\u00e0 culturale del periodo storico rappresentato. Non basta che la narrazione dimostri \u201cl\u2019aderenza piuttosto immediata con gli eventi annunciati\u201d e non basta \u201cla forte sensazione che l\u2019arcaicit\u00e0 dichiarata sia autentica\u201d (p. 36) per sincronizzate temporalmente i diversi elementi intrinseci ed estrinseci della questione, se non solo soggettivamente. \u00c8 necessario invece un esame obiettivo e completo, che includa un corretto studio semantico ed etimologico del testo. Si tratta di una metodologia ormai entrata nell\u2019ordine delle cose gi\u00e0 da diversi secoli, sulla traccia di quella esemplare per i suoi tempi perseguita da Lorenzo Valla nel 1440 per la falsa \u201cDonazione di Costantino\u201d. Insomma accertare se anche la forma, la lingua, le espressioni, le inflessioni e i vocaboli usati nel nostro documento sono coerenti con il linguaggio e la pratica del XII secolo. L\u2019accurato allestimento letterario con \u201ceffetti speciali\u201d usato nel saggio non \u00e8 sufficiente per chiudere sic et simpliciter il discorso. \u00c8 come spiegare con profondit\u00e0 di espressione che la storia narrata nei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni \u00e8 perfettamente ambientata nell\u2019et\u00e0 del Seicento, senza tener conto che \u00e8 stata scritta ben due secoli dopo. Senza entrare nel merito dell\u2019\u201cantichit\u00e0\u201d del culto di S. Grimoaldo, che pure richiede di essere meglio dimostrata, si possono qui indicare dei percorsi credibili, in alternativa a quelli perseguiti dal Carcione, limitatamente alla collocazione storica del documento dell\u2019Apparitio e quindi del suo contenuto.<br \/>\nIn generale, nessuno ai nostri tempi pu\u00f2 pi\u00f9 credere alle apparizioni di santi o di demoni (non ne parla pi\u00f9 neanche la Chiesa ufficiale) e quelle presenti negli antichi racconti vengono interpretate come frutto della fantasia o della suggestione o dell\u2019artificio. Il racconto dell\u2019Apparitio pontecorvese veniva considerato un prodotto di questo genere gi\u00e0 da Pasquale Cayro, storico serio e scrupoloso e soprattutto di buona fede religiosa, vissuto a cavallo dei secoli XVIII-XIX, che seppur non ben gradito in questa circostanza dal Carcione (p. 26) lo \u00e8 senza riserve per altri studiosi del calibro di Theodor Mommsen1. La garanzia poi, richiamata dal Carcione, derivante dal \u201cfiltro accurato dei Bollandisti\u2026 con un\u2019acribia scientifica singolare per i tempi\u201d (pp. 18-19) nel pubblicare il documento negli Acta Sanctorum \u00e8 talmente insostenibile che non \u00e8 necessario spendere parole per ricordarlo. Ci\u00f2 vale anche per quel Martyrologium Romanun, invocato per una anacronistica \u201cauctoritas\u201d del cardinale Cesare Baronio (p. 33; ma qui per il culto di S. Grimoaldo), tanto che per ambedue i casi posso tranquillamente confermare una mia precedente significativa espressione (ricordata dal Carcione: p. 13) e cio\u00e8 che in queste opere si \u00e8 operata una vera e propria \u201cinfornata\u201d: magari in buona fede secondo i limiti imposti dall\u2019\u201cacribia scientifica\u201d del tempo.<br \/>\nNonostante che il Carcione affermi con apparente convinzione che \u201cla redazione agiografica dell\u2019Apparitio Johannis Baptistae esisteva molto prima del XVI-XVII secolo\u201d (p. 36), in realt\u00e0 la sua origine va ricercata probabilmente proprio in questo ultimo periodo. Ed \u00e8 egli stesso che paradossalmente orienta in tal senso quando scrive: \u201cTuttavia, il materiale documentario superstite e maggiormente autorevole, da cui non pu\u00f2 latitare neanche la speculazione pi\u00f9 scettica, si attesta ai secoli XVI-XVII\u2026\u201d (p. 11).<br \/>\nSorvoliamo pure sulla possibilit\u00e0 di una separazione cronologica dilatata tra una credenza popolare dell\u2019Apparizione e la redazione del documento che la descrive: infatti questa potrebbe benissimo essere la \u201cformalizzazione\u201d successiva dell\u2019altra (in tal senso nel saggio del Carcione traspare una qualche ambiguit\u00e0). La prima volta che \u00e8 rilevabile una \u201cpresenza pontecorvese\u201d dell\u2019Apparizione \u00e8 nella \u201cRelatio ad limina\u201d del 1592 dove \u00e8 registrata una chiesa di S. Giovanni in contrada Melfi \u201cedificata in memoria apparitionis B. Jo.is Baptistae\u201d2. Quindi, pur considerando un\u2019affinit\u00e0 temporale tra tradizione popolare e redazione del documento (opzione pi\u00f9 gradita all\u2019autore del saggio, anche se riferita al sec. XII), credo che sia possibile datarne l\u2019origine all\u2019ultimo ventennio del secolo XVI, e comunque tra il 1592, anno della citata \u201cRelatio ad limina\u201d, e il 1581, anno del sinodo pontecorvese del vescovo Flaminio Filonardi (1579-1608), il cui testo integrale venne pubblicato dal successore Giuseppe De Carolis nel 1738. Il Filonardi, che si era occupato dettagliatamente di tutti gli aspetti civili e religiosi della diocesi e si era molto applicato nel ricostruire la cronologia dei vescovi attraverso i documenti degli archivi locali, non parla affatto dell\u2019Apparitio, e certo non avrebbe potuto ignorare un evento e un documento cos\u00ec importanti per la storia religiosa di Pontecorvo3. Per non dilungarmi troppo credo possibile che si possa attribuire la redazione del nostro documento (con l\u2019invenzione della singolare storia che vi si narra) o a qualche esponente della curia vescovile di allora, se non allo stesso Filonardi, o al contemporaneo notaio Cinzio Pellegrini, il quale, su mandato delle autorit\u00e0 pontecorvesi, condusse una accurata ricerca presso l\u2019archivio di Montecassino dal 21 al 25 aprile 1578, riportando riassunti e trascrizioni di tutti gli antichi documenti relativi a Pontecorvo (Fig. 1). Si tratta, per gli ultimi due, degli unici personaggi noti del tempo che, per istruzione, per cultura e per confidenza con i materiali archivistici, potevano essere in grado di scrivere un romanzo storico credibile come l\u2019Apparitio, evocante quel passato contesto storico analizzato dal Carcione. L\u2019invenzione di un evento straordinario sarebbe motivata dal contesto sociale e politico locale di allora, desideroso di nobilitare e di arricchire la storia di Pontecorvo, quando la citt\u00e0 diviene nuova residenza del vescovo.<br \/>\nNel saggio del Carcione viene dato come \u201cabbastanza scontato\u201d che per l\u2019indulgenza accordata alla \u201cecclesia\u2026 Sancti Johannis Appari in Galdo Jerosolimitani\u201d dal papa Niccol\u00f2 IV con bolla del 1291, e quindi per il riconoscimento del \u201cSantuario di S. Giovanni Appare\u201d da parte dei vertici pontifici, sia stato usato il \u201cverbale dell\u2019Apparitio Johannis Baptistae\u201c (pp. 33-34). Naturalmente ci\u00f2 non \u00e8 possibile perch\u00e9 la bolla si riferisce all\u2019altra chiesa dell\u2019Ordine Gerosolimitano, che \u00e8 quella ancora esistente e officiata, e non a quella che sarebbe stata costruita per interposizione dell\u2019arciprete Grimoaldo secondo il racconto dell\u2019Apparitio. I resti di questa ultima esistono ancora oggi, a circa cento metri dalla precedente, sommersi dalle acque del bacino creato dopo il moderno sbarramento del fiume Liri. Proprio la presenza in loco delle due quasi omonime chiese (S. Giovanni Appare e S. Giovanni \u201cAppari in Galdo\u201d) d\u00e0 ragione alle osservazioni demologiche che vedono nella fondazione della nuova chiesa (quella della leggenda dell\u2019Apparizione) una tardiva e spiegabile \u201copposizione culturale all\u2019egemonia dei Cavalieri di Malta\u201d in quel territorio4. L\u2019esame autoptico delle murature della chiesa \u201cdell\u2019Apparizione\u201d = S. Giovanni Appare (eseguito durante un prosciugamento temporaneo delle acque) ha permesso di datarle ad una fase postmedievale, probabilmente allo stesso periodo in cui va collocata la redazione della nostra Apparitio alla fine del XVI secolo (Fig. 2). Al contrario l\u2019anteriorit\u00e0 dell\u2019altro edificio ecclesiale ex Ordine Gerosolimitano (poi Cavalieri di Malta), di S. Giovanni \u201cin Galdo\u201d, quello ancora in uso, \u00e8 confermata dalle indubbie caratteristiche medievali dei muri antichi sopravvissuti (purtroppo in parte occultati dalle deprecabili trasformazioni subite negli ultimi anni). Come si vede perfino l\u2019archeologia permette di aggiungere tasselli a favore delle tesi demo-etno-antropologiche e per la soluzione della vexata quaestio sulla collocazione cronologica dell\u2019Apparitio Johannis Baptistae. E tali considerazioni sono valide anche rinunciando a discutere del dubbio che solleva il termine \u201cAppari\u201d, associato al titolo della chiesa gerosolimitana nella bolla del 1291, e quindi della testimonianza pi\u00f9 antica dell\u2019evento: si tratta realmente di una forma linguistica collegabile all\u2019Apparizione?<br \/>\nIl secondo saggio presente nel volume della collana editoriale \u00e8 quello di Sabrina Pietrobono: Note di topografia cultuale nell\u2019agro pontecorvese medievale (pp. 47-70). Ho la sensazione che l\u2019autrice non padroneggi sufficientemente n\u00e9 con la storia medievale di Pontecorvo e n\u00e9 con la topografia del territorio. Le notizie imprecise ed approssimative si ripetono tanto numerose che sarebbe troppo lungo elencarle tutte. Mi limito quindi a segnalarne alcune presenti nelle prime pagine senza tener conto delle note. Pag. 48: Il \u201craduno\u201d dell\u2019esercito \u201cad Pontem-curvum\u201d durante la spedizione di Ludovico II nell\u2019866 non \u00e8 una \u201ctradizione\u201d ma deriva da un testo dei \u201cCapitularia Hludowici II\u201d accettati nei Monumenta Germaniae Historica (Legum II, 2); S. Oliva non \u00e8 una contrada ma \u00e8 il centro abitato dipendente da Pontecorvo e pertanto la villa romana \u201cdei Cecina-Suetria\u201d va localizzata in localit\u00e0 Crocella e alla sinistra della Forma Quesa e non alla destra. Pag. 49: Il preporre \u201ccirca\u201d e \u201cintorno al\u201d agli anni 1105 e 1463 priva del valore temporale assoluto le poche date precise della storia di Pontecorvo; non \u00e8 chiaro quali modelli di comparazione possano giustificare la definizione \u201cdi piccole dimensioni\u201d del \u201cnucleo castrale\u201d pontecorvese se lo sviluppo lineare delle poderose mura ancora esistenti, e quelle storicamente attestate, dimostrerebbero semmai un circuito piuttosto \u201cdi grandi dimensioni\u201d per un castello del IX secolo. Pag. 50: si legge che \u201cla cosiddetta Porta Nuova o Porta Pia\u201d fu costruita sui \u201cresti\u201d delle \u201cvecchie mura\u201d (sembra di capire che sia questa la relazione tra i due elementi!?), in realt\u00e0 questa Porta era posizionata fuori dalle mura e la sua costruzione non si data \u201ca seguito\u201d dei Moti del 1821 ma sicuramente a dopo quelli del 1831 e forse anche pi\u00f9 tardi; la Porta Romana non pu\u00f2 essere una \u201cposterula\u201d (associazione che qui appare per la prima volta), i ruderi di essa sono ancora esistenti e dimostrano che le sue dimensioni e le sue caratteristiche sono conformi ad una normale porta urbica. Pag. 51: La chiesa di \u201cS. Niceone\u201d \u00e8 in realt\u00e0 di S. Nicone (errore di refuso?). Pag. 52: Il Monte S. Anna non si trova \u201calle spalle della contrada S. Lucia\u201d, ma in tutt\u2019altra zona e alle spalle dell\u2019abitato di S. Oliva. Pag. 53: \u201cLoffredo Ridello\u201d \u00e8 generalmente corrispondente a Goffredo Ridello; Il Cayro con la denominazione di \u201cPiedipote del Pico\u201d naturalmente intende la localit\u00e0 (ancora esistente) o il \u201cBeneficio\u201d terriero associato o il determinante topografico e non il nome della chiesa scomparsa. Pagg. 53 e segg.: Da qui l\u2019autrice ripete la trattazione sul racconto dell\u2019Apparitio e, in maniera piuttosto confusa, sulle due chiese in contrada Melfi (S. Giovanni Appare e S. Giovanni dei Cavalieri di Malta), in perfetta sintonia con le riflessioni del Carcione, inserendo nel discorso, non si capisce bene a che ragione, un\u2019altra chiesa, di S. Giovanni Decollato, che sopravvive in un edificio recentemente restaurato all\u2019interno del paese. Poi, evidentemente affascinata dalle trasmissioni televisive sui \u201cmisteri\u201d e considerando la presenza dell\u2019Ordine Gerosolimitano e dei Cavalieri di Malta a Pontecorvo, l\u2019autrice va ad occuparsi della presenza dei Templari nel Lazio meridionale.<br \/>\nC\u2019\u00e8 infine da notare, nell\u2019ultimo saggio a firma dell\u2019arciprete Luigi Casatelli, l\u2019errore nella citazione di un celebre inno a Roma da un passo di Rutilio Namaziano, errore che si ripete due volte di seguito: \u201cferisti\u201d al posto di \u201cfecisti\u201d, che inverte il significato dei due concetti richiamati (p. 149). Si tratta sicuramente di un lapsus calami sfuggito sia all\u2019autore e sia al curatore del volume. Nello stesso saggio il Casatelli, da un lato, con apparente distacco, sembra escludere l\u2019assurda convinzione di una origine di Pontecorvo da Fregellae, dall\u2019altro aggiunge: \u201cquantunque alcuni aspetti particolari attendono ancora un\u2019esplorazione risolutiva\u201d (p. 150).<br \/>\nCredo che non vi sia alcuna possibilit\u00e0 per esplorare ci\u00f2 che non esiste, ma se il Casatelli ha qualche diversa prova in merito dovrebbe comunicarla se non altro a soddisfazione della professione di fede di qualche nostalgico di retroguardia. In realt\u00e0 il nostro autore non \u00e8 nuovo ad affermazioni di questo tenore, come dimostrano i diversi lussuosi volumi e volumetti che ha pubblicato di argomento storico, in genere riprendendo da altri autori, ai quali, ma anche alla \u201ctradizione popolare\u201d, poi riversa la responsabilit\u00e0 delle false notizie diffuse. Ricordo la fantasiosa localizzazione della \u201ccasa natale di S. Grimoaldo\u201d in un edificio del centro storico di Pontecorvo, situato all\u2019angolo tra Via dei Ferrari e Via Duomo, evidenziata da una vistosa lapide marmorea dove, tra i promotori dell\u2019iniziativa, ricorre al primo posto il nome del nostro intraprendente arciprete. Anche in questo caso la fantasia viene giustificata dalla testimonianza dell\u2019\u201cantica tradizione pontecorvese\u201d, come si legge nella stessa lapide.<br \/>\nLa pubblicazione di questo libro fa pensare anche a quelle umane debolezze \u201cdi posizione\u201d che qui si manifestano su un piano di agonismo istituzionale e relazionale quando si consideri che alla \u201crealizzazione\u201d dell\u2019iniziativa \u201cha concorso\u201d l\u2019Universit\u00e0 di Cassino e che vengono chiamati in causa ricercatori dell\u2019Universit\u00e0 di Roma. Questi ricercatori sicuramente non si sentiranno toccati pi\u00f9 di tanto per i giudizi, pi\u00f9 o meno critici, nei loro confronti e ne \u00e8 prova l\u2019intenzione di Marcella Delle Donne, consultata con l\u2019occasione, la quale ritiene pi\u00f9 che sufficiente quanto \u00e8 stato gi\u00e0 scritto in merito agli argomenti di nuovo evocati.<br \/>\nAl contrario noi, che siamo territorialmente ed affettivamente sensibili all\u2019immagine della locale Universit\u00e0 cassinate, non possiamo \u201cchiudere gli occhi\u201d davanti ad un inopportuno invito al gioco di coloro con i quali vorremmo condividere idee e confrontarci con pari dignit\u00e0. Allora viene da chiedersi quale funzione si debba assegnare alla letteratura di \u201cpromozione\u201d e alla cosiddetta \u201cletteratura locale\u201d e che cosa quest\u2019ultima sia realmente.<br \/>\nRicordo quanto veniva scritto nell\u2019\u201cEditoriale\u201d del numero 1 (2006) dell\u2019\u201cAnnale di storia regionale\u201d dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Cassino: \u201cLa carenza di studi in grado di ricostruire con rigore scientifico e di problematizzare i diversi aspetti della storia regionale, all\u2019interno del pi\u00f9 ampio e articolato quadro di riferimento nazionale e talora anche internazionale\u2026 ha finito per lasciare ampi spazi all\u2019eruditismo, alle ricerche di campanile, agli storici d\u2019occasione che, sprovvisti delle conoscenze e del metodo necessari a fare della storia regionale un osservatorio e una chiave di lettura sulla e della storia nazionale, hanno spesso affastellato dati e documenti senza enucleare problemi o proporre ipotesi interpretative in grado di arricchire la riflessione storiografica\u201d. Seguono altre annotazioni dello stesso pesante tenore tutte rivolte, con chiare espressioni, alle ricerche di storia locale, alla letteratura locale. Devo riconoscere che c\u2019\u00e8 tanta verit\u00e0 in queste osservazioni, nello specifico rivolte alle ricerche di storia moderna e contemporanea, ma, pi\u00f9 in generale, non si pu\u00f2 negare che esistono, sebbene minoritarie, una letteratura locale seria e di buon valore scientifico e una \u201cletteratura universitaria\u201d mediocre. Naturalmente esprimo una mia personale convinzione che non saprei se coincide toto corde con le opinioni gi\u00e0 espresse in merito proprio in questa rivista nel 2006 (Studi Cassinati VI, 2 e 3, pp. 66-67 e 130)<br \/>\nSoprattutto negli ultimi due decenni la produzione libraria nei nostri paesi \u00e8 interessata da un tale ritmo ascendente che, nonostante ogni buon proposito, per la rapidit\u00e0 e la quantit\u00e0 delle emissioni \u00e8 praticamente impossibile essere presente in tutti i luoghi dove i libri vengono presentati. Se da una parte non pu\u00f2 che rallegrare questo segno tangibile dell\u2019interesse da e verso le nostre realt\u00e0 locali, dall\u2019altra dovrebbe, infatti, far riflettere sulla reale qualit\u00e0 dei contenuti che transitano attraverso questo ormai incontrollabile veicolo di informazione.<br \/>\nUn po\u2019 tutti vogliono scrivere il \u201cloro\u201d libro: il medico, il farmacista, l\u2019avvocato, il prete, lo studente appena laureato, l\u2019insegnante ed altri ancora. La maggior parte di questi libri si occupano di tematiche storiche, altre volte sono relazioni o memoriali pi\u00f9 o meno personali o raccolte di poesie. I primi di pi\u00f9, i secondi molto meno per il loro carattere intrinseco, trasmettono notizie \u201ca condizione\u201d, nel senso che vengono assimilate in maniera differenziata secondo la tipologia e la capacit\u00e0 di discernimento dei lettori. Oltre ai rischi indicati nel citato \u201cAnnale\u201d, le affermazioni contenute in questi libri possono essere credute tout court, dal lettore generico o dallo studente bisognoso di completare al pi\u00f9 presto gli studi, e quindi trasmettere e far consolidare notizie storiche infondate, assurde e inesistenti, con tutte le conseguenze che ne derivano. Non si pu\u00f2 nascondere che i libri pi\u00f9 a rischio siano quelli finanziati dagli enti pubblici, spesso conseguenza di amicizie personali o di affinit\u00e0 politiche: essi sfuggono a qualsiasi prudente controllo (che importa ad un pubblico amministratore o ad un politico?).<br \/>\nUn caso esemplare \u00e8 il libro finanziato dall\u2019amministrazione comunale di Esperia del 2004 nel quale viene furbescamente elusa la paternit\u00e0 nominale del manoscritto di un concittadino vissuto prima della seconda guerra mondiale che disgraziatamente non trova eredi per promuovere un\u2019azione legale contro il deplorevole plagio (Corriere del Sud Lazio VII, 31, 2005, p. 45).<br \/>\nIn conclusione bisogner\u00e0 pure chiedersi quale e quanta responsabilit\u00e0 ha l\u2019Universit\u00e0 in questa fabbrica di prodotti editoriali e pi\u00f9 in generale nell\u2019educazione culturale dei cittadini.<br \/>\nQuante tesi di laurea mediocri vengono premiate con il massimo del punteggio?<br \/>\nQuante tesi banali vengono poi pubblicate con la esaltante presentazione del professore dell&#8217;Universit\u00e0?<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\">1 P. Cayro, Replica ad un opuscolo contraddicente il vero, ed incontrastabile sito di Fregelli, Napoli 1816, pp. 74-88. \u201cVorrei\u2026 che si domandasse a\u2019 dotti Teologi, se i Demonj, da Dio discacciati dal Paradiso, e condannati perpetuamente a penare nell\u2019Inferno, se dopo la Legge di Grazia, han potuto a lor libert\u00e0 uscir da quelle pene infernali in sembiante umano, vestir abito, e proccurarsi tazza d\u2019argento, denari, ed altro per ingannare le anime de\u2019 Fedeli, ed impedir a questi la gloria del Paradiso\u201d (pp. 83-84). Al Cayro bisogna riconoscere il merito di aver abbozzato anche una lodevole analisi testuale del documento. Per i favorevoli apprezzamenti del Mommsen ved. CIL X, p. 531.<br \/>\n2 Archivio Segreto Vaticano, S. Congr. Concilii Relationes, Relationes ad limina di Aquino, b. 67A, f. 15r. Si tratta di una chiesa non di una cappella (\u201cdomus\u201d, \u201cecclesia\u201d ed \u201carcus\u201d sono i vocaboli usati nel testo degli AA.SS., Iunii IV, pp. 800 e 801.<br \/>\n3 Synodus Aquini, et Pontis Curvi ab illustrissimo, et reverendissimo domino D. Flaminio Filonardo\u2026 anno Domini MDLXXXI approbata, et confirmata ab illustrissimo, et reverendissimo domino D. Josepho De Carolis\u2026, Roma 1738. Qui S. Giovanni Battista \u00e8 registrato solo e semplicemente nei due elenchi delle festivit\u00e0 ufficiali della Chiesa Romana (pp. 29 e 33). Inoltre nel breve elenco dei vescovi di Aquino stilato dal Filonardi \u00e8 perfino assente il nome del vescovo Guarino connesso con l\u2019evento narrato nell\u2019Apparitio (pp. 268-270).<br \/>\n4 F. Romano, Camele e il Diavolo. La festa di S. Giovanni Battista a Pontecorvo, in La ricerca folklorica 17, 1988, pp. 90-91.<\/p>\n<p class=\"bawpvc-ajax-counter\" data-id=\"2551\"> (353 Visualizzazioni)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>. Studi Cassinati, anno 2010, n. 2 &gt;\u00a0Scarica l\u2019intero numero di \u00abStudi Cassinati\u00bb in pdf &gt;\u00a0Scarica l\u2019articolo in pdf . di Angelo Nicosia A marzo 2010 \u00e8 stato presentato a Pontecorvo il primo volume della collana \u201cPercorsi di storia ecclesiastica in provincia di Frosinone\u201d con titolo \u201cCulto, pastorale e uomini di Chiesa nella storia religiosa di Pontecorvo\u201d a cura di Filippo Carcione, stampato a Roccasecca da \u201cArte Stampa Editore\u201d a dicembre 2009. Alla pubblicazione del volume \u201cha concorso con i propri fondi l\u2019Universit\u00e0 di Cassino Dipartimento di Scienze Umane e Sociali\u201d. Il volume contiene sette saggi conformati alla tematica indicata nel titolo, alcuni dei quali meritano una necessaria riflessione anche per gli indirizzi e per gli obiettivi che la collana intenderebbe privilegiare, tra i quali, come viene indicato nella \u201cPrefazione\u201d a firma dell\u2019editore, l\u2019approfondimento agiografico, la ricostruzione topografica \u2026 e la promozione della bibliografia locale in genere poco nota nei&hellip;<\/p>\n<p> <a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/index.php\/2016\/09\/24\/lultimo-libro-di-filippo-carcione-sulla-storia-religiosa-di-pontecorvo-osservazioni-critiche\/\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v24.5 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>L\u2019ultimo libro di Filippo Carcione sulla storia religiosa di Pontecorvo: osservazioni critiche. - www.cdsconlus.it<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/index.php\/2016\/09\/24\/lultimo-libro-di-filippo-carcione-sulla-storia-religiosa-di-pontecorvo-osservazioni-critiche\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"L\u2019ultimo libro di Filippo Carcione sulla storia religiosa di Pontecorvo: osservazioni critiche. - www.cdsconlus.it\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\". 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