﻿{"id":2700,"date":"2016-09-26T18:41:37","date_gmt":"2016-09-26T16:41:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cdsconlus.it\/?p=2700"},"modified":"2020-10-17T17:39:01","modified_gmt":"2020-10-17T15:39:01","slug":"febbraio-1944-missione-e-morte-a-cassino-del-medico-tedesco-artur-schoettle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cdsconlus.it\/index.php\/2016\/09\/26\/febbraio-1944-missione-e-morte-a-cassino-del-medico-tedesco-artur-schoettle\/","title":{"rendered":"Febbraio 1944: missione e morte a Cassino del medico tedesco Artur Schoettle*"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><div class=\"printfriendly pf-button  pf-alignleft\">\n                    <a href=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/index.php\/2016\/09\/26\/febbraio-1944-missione-e-morte-a-cassino-del-medico-tedesco-artur-schoettle\/?pfstyle=wp\" rel=\"nofollow\" onclick=\"\" title=\"Printer Friendly, PDF & Email\">\n                    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DEFINITIVA.1.png\" alt=\"Print Friendly, PDF & Email\" class=\"pf-button-img\" style=\"\"  \/>\n                    <\/a>\n                <\/div><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Studi Cassinati, anno 2009, n. 4<br \/>\n&gt;\u00a0<a href=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/2009-IX-n.4-ott-dic.pdf\" target=\"_blank\">Scarica l\u2019intero numero di \u00abStudi Cassinati\u00bb in pdf<\/a><br \/>\n&gt;\u00a0<a href=\"http:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/11_Schoettle-Studi-2009-4.pdf\" target=\"_blank\">Scarica l\u2019articolo in pdf<\/a><strong><br \/>\n<\/strong><span style=\"color: #fafafa;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>di Harald Schoettle<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>&#8220;Dr. med. Artur Schoettle: Sein Einsatz und Tod in Cassino im Februar 1944\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Circa cinque anni fa cominciai a raccogliere materiale per acquisire una documentazione la pi\u00f9 dettagliata possibile sulla vita di mio padre ed ebbi cos\u00ec la fortuna di poter consultare almeno nove persone fra quelle che lo avevano conosciuto. Tutto quello che sapevo fino ad allora lo avevo saputo dai racconti di mia madre dai quali, per\u00f2, mio padre appariva idealizzato. Quando, il 23 febbraio 1944, egli mor\u00ec in seguito agli avvenimenti bellici, avevo tre anni e mezzo. I miei fratelli, invece, avevano due anni l\u2019uno e otto mesi l\u2019altro e naturalmente non lo potevano ricordare. Per me, invece, visto anche che c\u2019erano molte fotografie della prima infanzia con lui, si \u00e8 creato un intreccio tra racconti e foto al punto da poter quasi affermare di averlo conosciuto realmente.<br \/>\nDopo la battaglia di Stalingrado mio padre fu chiamato alle armi \u2013 era il mese di febbraio del 1943 \u2013 e da allora ebbe il permesso di tornare a casa soltanto due volte.<br \/>\nIl primo ottobre 1943 gli alleati avevano occupato Napoli e durante l\u2019inverno avevano faticosamente respinte le truppe tedesche fino alla cosiddetta linea Gustav. La linea Gustav correva attraverso l\u2019Italia a met\u00e0 tra Napoli e Roma e con una strettoia fortificata molto forte presso Cassino, che doveva essere superata dagli alleati nella loro avanzata verso Roma attraverso la valle del Liri.<br \/>\nIl II e III battaglione della 3 Panzer-Grenadier-Division (PGD)1 sono sul Colle Abate, a circa 1,5 km a nord di Cassino e nord-est da Terelle, da dove il 15 febbraio 44 videro il bombardamento del monastero di Montecassino.<br \/>\nIl secondo battaglione, al quale apparteneva mio padre, viene impiegato il 19 febbraio alla stazione ferrovia di Cassino, cio\u00e8 un giorno dopo che questa era stata strappata dalle mani dei Maori di Nuova Zelanda (18.2.1944). Vengono occupati la stazione, il deposito delle locomotive, e il \u201cFelsennest\u201d [letteralmente, rocca o nascondiglio inaccessibile sulla roccia, probabilmente lo sperone roccioso delle Terme Varroniane, ndr] ad ovest, avamposti di combattimento vengono spostati in avanti fino al ponte sul Rapido gi\u00e0 devastato. In questi combattimenti sono caduti dalla parte tedesca 19 uomini, e 102 sono feriti2.<br \/>\nIl 18 febbraio 1944 gli alleati sono riusciti a spostare in avanti il fronte al nord di Cassino per ca. 4 km verso ovest per una lunghezza di ca. 10 km. In questo giorno la cima dell\u2019Albaneta e la \u201ctesta di serpente\u201d vengono prese dagli Americani ma riconquistate dai Tedeschi3. Anche all\u2019estremit\u00e0 meridionale del fronte gli inglesi il 18 febbraio sono riusciti a spostarlo di 2 o 4 km per una lunghezza di ca. 20 km, cosicch\u00e9 si trovano ad avere il Garigliano alla spalle. Ma lo scopo di farsi strada nella valle del Liri non fu raggiunto. Il bombardamento del monastero non li aveva portati pi\u00f9 vicino al loro obiettivo. Al contrario, perch\u00e9 adesso i paracadutisti tedeschi si erano appostati nelle rovine del monastero e si trovavano in una migliore posizione di osservazione e di difesa. Per questo gli alleati cambiarono la loro strategia e adesso volevano puntare direttamente sulla citt\u00e0 di Cassino e, nello stesso tempo, alla conquista di Montecassino.<br \/>\nIl II Battaglione della 3\u00aa Divisione di Fanteria meccanizzata il 19 febbraio \u201844 fu trasferito sulla strada che da Villa Santa Lucia va a sud verso la statale 6 in una zona che si estende per circa 2 km ad ovest di \u201cPhantom Ridge\u201d [la Cresta del Fantasma, ndr] che ancora il giorno precedente era fortemente contesa presso masseria Albaneta4.<br \/>\nIl motivo dello spostamento era dettato dal cambiamento della situazione perch\u00e9, dopo gli attacchi senza successo ai fianchi, la direzione degli alleati di colpo si dovette concentrare sulle posizioni chiave, cio\u00e8 Cassino e Montecassino. Le quote 374, 375 e 453 situate in direzione sud ovest da Montecassino sono ad una distanza di soli 1100 m. ca. dalla strada n. 6 e in quel momento si trovavano in mano tedesca. Ma la strada n. 6 era minacciata dal tiro aereo cosicch\u00e9 i movimenti di giorno erano pericolosi5.<br \/>\nIl 20 febbraio la divisione Baade della 90\u00aa divisione Panzer Grenadier fu sostituita dal terzo reggimento paracadutista sotto il comando del colonnello Heilmann. Si assunsero la difesa del settore Montecassino e Cassino, tra la strada n. 6, che viene da ovest e volge verso nord, ed il Colosseo. Al colonello Heilmann posizionato sul lato destra anche fu assegnato il comando sul secondo reggimento Panzer Grenadier 8 della terza divisione. Quindi il battaglione di mio padre fu appostato a sud di Cassino. Qui era esposto alla osservazione dal Monte Trocchio occupato dai Neozelandesi. Dopo giorni di relativa tranquillit\u00e0, ancora si trovavano in prima linea soprattutto davanti alla stazione ferroviaria di Cassino dove c\u2019era maggiore contesa. L\u2019unit\u00e0 medica era vicino alla zona del fronte di combattimento.<br \/>\nDalla zona del Terelle mio padre e il suo infermiere Neubeck andarono [in macchina], attraverso Villa Santa Lucia e la statale n. 6, verso sud, fino all\u2019incrocio dove si dirama la strada Ausonia in direzione di Gaeta. Qui la strada 6 fa una curva a sinistra verso nord in direzione di Cassino. Esattamente all\u2019altezza della curva, a destra della strada, subito dopo la diramazione della strada Ausonia per Gaeta, era situato un edificio di due piani6. Questo \u00e8 il punto dove la linea ferroviaria e la strada 6 sono pi\u00f9 vicine a distanza di ca. 250 m. La biforcazione della strada \u00e8 ca. 300 m. a nord della ferrovia, vicino il Colosseo.<br \/>\nL\u00ec mio padre e il suo infermiere Neubeck arrivarono con il loro autoveicolo sanitario il 19.2.44 verso mezzanotte. La distanza percorsa \u00e8 ca. 15 km. Siccome lo spostamento era possibile soltanto dopo l\u2019inizio del buio, si pu\u00f3 presumere che siano stati in giro per ca. 4\/5 ore7.<br \/>\nNella lettera che scrisse l\u2019infermiere Neubeck a mia madre dopo la morte di mio padre, l\u2019edificio di due piani viene denominato come base. Fu il luogo dove, quattro giorni dopo, mor\u00ec mio padre. Questa base si trovava, come detto, vicino alla biforcazione Cassino Gaeta.<br \/>\nI portatori dei feriti pernottavano nella base, mio padre e Neubeck andavano in un fienile dove trovavano \u201cbuon cameratismo\u201d. Nella notte da domenica a lunedi avevano 3 ore per andare al comando di battaglione. Alla mattina del luned\u00ec trovarono una casa demolita con una cantina intatta dove andarono a ripararsi. Dal Monte Trocchio il nemico aveva buona visibilit\u00e0. Davanti a loro era il monastero di Montecassino. In questa area a sud ovest di Cassino dal 20 al 22 febbraio erano alla ricerca di un posto di medicazione per la cura dei feriti. Qui il nemico aveva la visuale libera. Il Monte Trocchio (424 m.) a est del fiume Gari \u00e8 a distanza di solo ca. 4 km, e in quel momento era occupato dai Neozelandesi.<br \/>\nMio padre mor\u00ec il 23.2.1944 verso le ore 18 per il cannoneggiamento sulla casa di due piani, che croll\u00f2 e seppell\u00ec i suoi camerati. Probabilmente l\u2019attacco fu effettuato con colpi di mortaio, collocati dietro il Monte Trocchio. Non vi furono grandi combattimenti quel giorno.<br \/>\nDa un libro su Montecassino sono venuto a sapere che il 23 febbraio a Cassino il sole tramonta alle 17:30. Quindi il cannoneggiamento dell\u2019edificio ebbe luogo al crepuscolo. Tutto il giorno aveva piovuto a dirotto. Poco dopo mezzogiorno ci furono temporali e in montagna nevicava. Alla data della morte di mio padre il secondo battaglione era subordinato al primo corpo dei paracadutista, noto anche come \u201cdiavoli verdi\u201d di Montecassino, e comandato dal tenente generale Richard Heidrich.<br \/>\nEstratti dalle lettere che ricevette mia madre dalla zona di combattimento di Cassino dopo la morte del suo marito.<br \/>\nIl 26 febbraio 1944 mia madre, allora domiciliata a Posen, [oggi Poznan in Polonia], ricevette con posta militare una lettera con una informazione di morte, scritta da Karl-Ernst Ble\u00df, Comandante del battaglione II.\/Grenadier-Regiment (m) 8 (II battaglione dell\u20198\u00b0 reggimento di fanteria motorizzata)<br \/>\n\u201cStimata signora! Sono seduto qui di fronte al nemico nella mia trincea e, come comandante di Suo marito, ho l\u2019obbligo incredibilmente grave di informarLa che il mio migliore e pi\u00f9 bravo medico del battaglione che mai abbia avuto, il medico assistente Dott. Arthur Schoettle, il 23 febbraio 1944 verso le ore 18.00, presso Cassino, colpito in pieno dall\u2019artiglieria \u00e8 morto da eroe. Per lui la morte \u00e8 stata istantanea. Voglia Dio darLe la forza di sopportare e superare questo duro colpo del destino, in particolare per i tre ragazzi, ai quali teneva cos\u00ec tanto il mio medico e camerata. Lo so, egregia gentile signora, che \u00e8 difficile trovare consolazione al ricevere una cos\u00ec dura notizia, e dare conforto come soldato che ogni ora guarda la morte in faccia, anche perch\u00e9 la guerra gi\u00e0 ha gi\u00e0 causato perdite nella mia famiglia.<br \/>\nInnanzitutto posso assicurarLa che il secondo battaglione ed io in persona, sempre e per tutti gli aspetti, siamo a Sua disposizione se vuole rivolgersi con fiducia a noi.<br \/>\n\u201cGentile signora, adesso Le descriver\u00f2 come \u00e8 caduto Suo marito, cos\u00ec potr\u00e0 commemorarlo con orgoglio. Il 23 febbraio 1944 a sera Suo marito, si trovava in una casa dietro la linea del fronte e curava i soldati feriti da schegge di granata. Come di consueto, nella sua sollecitudine verso i feriti non si curava del fuoco dell\u2019artiglieria. L\u00ec lo colp\u00ec il destino imperscrutabile. Una nuova raffica di proiettili pesanti colp\u00ec la casa dove in quel momento si trovava con i suoi feriti, seppellendo lui e i suoi soldati sotto le schegge e le macerie della casa di due piani. Tra l\u2019ululare delle granate in arrivo, uno dei soldati sent\u00ec che il Dott. Schoettle voleva mettere in guardia gli altri camerati gridando \u201cattenzione\u201d. Purtroppo in quel momento ci fu il sacrificio della sua vita, come immediatamente dopo le esplosioni delle granate fu constatato dal commando di salvataggio sotto la direzione di un medico di stato maggiore. Quello mi inform\u00f2 che Suo marito e gli altri soldati trovarono una morte rapida e indolore. Tutto questo \u00e8 accaduto all\u2019improvviso in maniera ineluttabile\u201d.<br \/>\nIl 25 aprile 1944 il maresciallo maggiore di sanit\u00e0 Rudolf Neubeck scrisse la seguente lettera a mia madre:<br \/>\n\u201cCara signora Schoettle, ora certamente volete sapere qualcosa degli ultimi giorni ed ore del Suo caro marito. Mi scusi se nella mia lettera precedente non l\u2019ho fatto. Non volevo appesantire il Suo cuore, perch\u00e9 so che per Lei \u00e8 molto molto penoso. Adesso voglio mettere per iscritto gli ultimi giorni del Suo caro marito.<br \/>\n\u201cSabato 19 febbraio si and\u00f2 di nuovo in azione nell\u2019area di combattimento di Cassino; a mezzanotte andammo avanti con la nostra ambulanza. Sapevamo che Cassino sarebbe stata teatro di pesanti combattimenti, in quanto il nostro tragitto era stato accompagnato da fuoco di artiglieria pesante. Arrivati alla base, luogo del decesso del Suo caro marito, lasciammo indietro i barellieri. Rimasi solo con Suo marito. Dormimmo in un fienile fino al mattino successivo. Ma per non essere visti dal nemico potevamo avanzare soltanto di sera. Giunse la domenica, l\u2019ultima in cui potetti vedere il Suo caro marito. In quel granaio trovavamo buon cameratismo con un maresciallo maggiore bevendo qualche bicchiere di vino rosso. Con esso i nostri pensieri andarono alla patria, ai nostri cari. Il Suo caro marito parlava con piacere della sua moglie e, in particolare, molto dei suoi cari figli. Ci ha mostrato la sua famiglia per la quale riteneva di essere stato sempre un padre premuroso. Fuori cadevano le granate e intorno a noi infuriava la guerra. Venne la sera e ci richiam\u00f2 il dovere. Verso le 19 ci mettemmo in cammino e dopo circa 3 ore arrivammo al posto di combattimento del battaglione. Durante il viaggio perdemmo di vista i nostri barellieri, perci\u00f2 rimasi solo con Suo marito. Un posto di soccorso della truppa non esisteva, il precedente era stato abbattuto. Cos\u00ec dovemmo cercare un altro luogo di soccorso. Ma questo lo potevamo fare solo di notte, perch\u00e9 il nemico era appostato sulle alture intorno a noi ed aveva una visuale molto chiara. Cercammo e cercammo per tutta la notte, ma la nostra fatica fu inutile. Venne l\u2019alba e il sole regalava i suoi primi raggi alla terra. Adesso bisognava affrettarsi per trovare un riparo. Scoprimmo una casa abbattuta e trovammo un piccolo bunker sotto i ruderi di questa casa. Qui dormimmo mentre le cannone tuonavano incessantemente. Davanti a noi l\u2019altura di Montecassino con l\u2019abbazia bombardata. Appena qualche giorno prima le campane di questa abbazia avevano lasciato risonare le loro voci, ma adesso dovevano tacere, tacere per sempre. Dormimmo tutto il giorno per essere in forze per la notte successiva. Era gi\u00e0 luned\u00ec il 21 febbraio 44. Lentamente faceva buio e ci avviammo per trovare finalmente un posto soccorso. Cercavamo ancora tutta la notte e alla fine in un piccolo boschetto trovammo un bunker abbandonato. Qui restammo e ci organizzammo. Cos\u00ec facemmo per tutto il giorno seguente (marted\u00ec il 22 febbraio). Alla sera del marted\u00ec mi avviai con Suo marito per cercare i nostri portaferiti. Li trovammo dopo una breve ricerca e insieme ritornammo al nostro bunker. A sera arriv\u00f2 la posta, il Suo caro marito ricevette diverse lettere e due piccoli pacchetti con biscotti e prosciutto d\u2019oca affumicato. Era molto contento, e pensava di scrivere il giorno successivo. Purtroppo non gli riusc\u00ec di farlo, perch\u00e9 quel giorno fu l\u2019ultimo della sua vita. Durante la notte ci fu molto lavoro per noi, e cos\u00ec fu giunse presto il mattino del 23 febbraio. Era tempo piovoso e le goccia di pioggia penetravano fino al nostro modesto alloggio di terra. Per diversi giorni non avevamo potuto lavarci, e quindi al mattino facemmo grande toletta. Dopo prendemmo il caff\u00e8, fatto dal nostro buon Karthe. Il Karthe era molto benvoluto da tutti noi, particolarmente dal suo caro marito. Lo chiamavano il maestro, egli si prese cura di suo marito con cibi, bevande, e tant\u2019altro. Dopo il caff\u00e8, il nostro caro medico assistente si mise in cammino a cercare un luogo di soccorso pi\u00f9 vantaggioso. Da questo cammino non torn\u00f2 mai pi\u00f9. Verso sera, alle ore 18, fu trovato morto l\u2019eroe nella casa dove qualche giorno prima avevamo trovato i camerati cos\u00ec gentili. Questa notizia colp\u00ec profondamente tutti noi che non potevamo credere che il nostro assistente medico fosse stato cos\u00ec duramente colpito dal destino.<br \/>\n\u201cCara signora Schoettle, i miei pensieri spesso andavano a Lei lontana, e questo mi faceva un male terribile. Ma non dovevamo perdere la testa, e dovevamo continuare a fare il nostro dovere. Per tutti noi il Suo caro marito, il buon medico assistente Dott. Schoettle non potr\u00e0 essere dimenticato. Cara signora Schoettle, purtroppo non potevamo sistemare la tomba del Suo caro marito, questo, particolarmente, dispiace a tutti noi. Se fosse stato possibile avremmo fatto di tutto, perch\u00e9 ci\u00f2 era dovuto al nostro caro medico assistente. Con questo ho descritto gli ultimi giorni del Suo caro marito, come avevo promesso. Dolori e sofferenze furono risparmiati al Suo caro marito, perch\u00e9 Dio gli riserv\u00f2 una morte rapida\u201d.<br \/>\nQuali conseguenze ebbe la morte precoce del padre per i suoi tre piccoli figli?<br \/>\nMio padre ha visto il mio fratello pi\u00f9 piccolo solamente una volta, qualche settimana dopo la sua nascita. Per certo si pu\u00f3 supporre che i miei due fratelli avevano fatto le esperienze della loro prima infanzia in un altro contesto psicologico rispetto a me. Poco o per nulla hanno conosciuto il padre. Entrambi raccontano che mai ne hanno sentito la mancanza. Anche io, nella mia infanzia e giovent\u00f9, non ero cosciente di essere orfano di padre. Soltanto pi\u00f9 tardi mi resi conto che mi mancava, e che sempre avevo cercato un \u201cpadre sostitutivo\u201d. Per fortuna ci fu sempre un tale \u201cpadre sostitutivo\u201d per me, in particolare nel periodo quando ho vissuto per un anno con mio zio Richard, un fratello di mio padre, e dopo, quando passai quattro anni collegio vicino Stoccarda avendo educatori maschi. Come gi\u00e0 detto, di questo soltanto pi\u00f9 tardi mi resi conto.<br \/>\nLa guerra persa, la perdita di tutto il patrimonio, la fuga, e il padre perduto, con certamente ebbero importanti ripercussioni psichiche e mentali per lo sviluppo dei tre fratelli. Non vorrei entrare in dettaglio, perch\u00e9 certamente non sono competente ad analizzare gli effetti soprattutto della mancanza del padre. Su questo ci sono libri molto validi da leggere, di autori competenti.<br \/>\nPer ognuno dei tre fratelli la mancanza del padre aveva un influsso probabilmente di differente misura. Generalizzazioni in questo contesto certamente sono fuori luogo.<br \/>\nDopo il superamento di gravi ostacoli, finalmente ognuno dei fratelli \u201c\u00e8 diventato qualcuno\u201d. Tutti e tre hanno raggiunto la prosperit\u00e0. In questo certamente ha contribuito l\u2019immagine luminosa del padre, che non abbiamo conosciuto, \u00e8 vero, ma che dalla madre ci veniva mostrata come esempio da seguire.<br \/>\nCertamente la scelta della mia professione fu determinata dalla professione di mio padre. Anch\u2019io volevo divenire chirurgo. Soltanto pi\u00f9 tardi venni a sapere che mio padre non era chirurgo ma \u201csoltanto\u201d medico. Da quando fu destinato al fronte di guerra dovette preoccuparsi del primo aiuto ai feriti, e fu allora che di fatto assunse le funzioni di chirurgo in condizioni estremamente difficili. Il fatto che provavo un forte bisogno di documentare la vita di mio padre, gi\u00e0 fa vedere quale importanza egli ebbe per me, non avendo avuto esperienza cosciente di un vero padre, altrimenti \u00e8 probabile che non mi sarei impegnato cos\u00ec attivamente di quest\u2019argomento.<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\">N. B. &#8211; Le note sono del redattore ed hanno il solo scopo di integrare e, dove necessario, rettificare le indicazioni dell\u2019Autore alla luce delle pi\u00f9 recenti acquisizioni storiche sugli eventi che interessarono la Linea Gustav, che, tuttavia, necessitano di ulteriori approfondimenti da parte degli studiosi della materia. Il testo pervenutoci \u00e8 in lingua tedesca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">* Memoria fattaci pervenire dal figlio del medico Artur.<br \/>\nIl prof. Harald Schoettle vive ad Amburgo; \u00e8 stato direttore del Dipartimento di Traumatologia dell\u2019ospedale nord-ovest di Francoforte; dal 2003 \u00e8 in pensione.<br \/>\n1 La 3. Panzer-Grenadier-Division (3. P.G.D.) era composta da due reggimenti di fanteria, Panzer-Grenadier-Regiment 8 e Panzer-Grenadier-Regiment 29, su tre battaglioni ciascuno, e da altre unit\u00e0. Come si evince dal testo successivo, il dott. Schoettle faceva parte del II battaglione del Panzer-Grenadier-Regiment 8.<br \/>\n2 Essendo ormai la zona di Monte Santa Croce tranquilla, il II battaglione del Panzergrenadier-Regiment 8 venne trasferito d\u2019urgenza a Cassino, ma non partecip\u00f2 ai combattimenti per la stazione, rimanendo di riserva.<br \/>\n3 Dal 7 al 10 febbraio fu la quota 593, il Calvario, a passare pi\u00f9 volte nelle mani di Americani e Tedeschi. Il 10 febbraio 1944, la quota 593 venne riconquistata definitivamente dai Tedeschi, che ne mantennero il possesso fino al 17 maggio 1944. La Masseria Albaneta non fu mai conquistata dagli Americani. Il 18 febbraio 1944 la quota 593 fu attaccata senza successo dagli Inglesi del battaglione Sussex (4\u00aa divisione indiana), che avevano sostituito gli Americani fin dal 12 febbraio.<br \/>\n4 Il \u201cPhantom Ridge\u201d sar\u00e0 sede di aspri combattimenti fra Tedeschi e Polacchi dall\u201911 al 17 maggio 1944. Forse l\u2019autore vuole dire che la strada da Terelle a Santa Lucia passava a circa due chilometri ad ovest da \u201cPhantom Ridge\u201d, in prossimit\u00e0 dell\u2019estrema linea di difesa tedesca.<br \/>\n5 Le quote 374, 375 e 453 sono a nord-ovest dell\u2019Abbazia, a picco sulla Casilina. In effetti la distanza dalla strada alla quota 453 \u00e8 di 1.100 metri in linea d\u2019aria.<br \/>\n6 l\u2019edificio di cui parla ora non \u00e8 pi\u00f9 esistente poich\u00e9, distrutto dai bombardamenti, al suo posto hanno costruito altri edifici. Prima della guerra era denominato \u201cil seminario\u201d, che, per\u00f2, a quell\u2019epoca pare non fosse pi\u00f9 utilizzato come tale; le sue origini dovrebbero risalire al sec. XVII, ma non disponiamo di documentazione che possa darci maggiori informazioni.<br \/>\n7 Va calcolato che il II battaglione dovette scendere fino ad Atina, risalire fino a Belmonte e di l\u00e0 prendere la strada per Terelle, quella che i Tedeschi chiamavano la \u201cNeuman weg\u201d.<\/p>\n<p class=\"bawpvc-ajax-counter\" data-id=\"2700\"> (237 Visualizzazioni)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>. Studi Cassinati, anno 2009, n. 4 &gt;\u00a0Scarica l\u2019intero numero di \u00abStudi Cassinati\u00bb in pdf &gt;\u00a0Scarica l\u2019articolo in pdf . di Harald Schoettle &#8220;Dr. med. Artur Schoettle: Sein Einsatz und Tod in Cassino im Februar 1944\u201d Circa cinque anni fa cominciai a raccogliere materiale per acquisire una documentazione la pi\u00f9 dettagliata possibile sulla vita di mio padre ed ebbi cos\u00ec la fortuna di poter consultare almeno nove persone fra quelle che lo avevano conosciuto. Tutto quello che sapevo fino ad allora lo avevo saputo dai racconti di mia madre dai quali, per\u00f2, mio padre appariva idealizzato. Quando, il 23 febbraio 1944, egli mor\u00ec in seguito agli avvenimenti bellici, avevo tre anni e mezzo. I miei fratelli, invece, avevano due anni l\u2019uno e otto mesi l\u2019altro e naturalmente non lo potevano ricordare. 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