﻿{"id":2853,"date":"2016-09-27T21:47:34","date_gmt":"2016-09-27T19:47:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cdsconlus.it\/?p=2853"},"modified":"2020-10-17T21:51:11","modified_gmt":"2020-10-17T19:51:11","slug":"quando-i-bastimenti-partivano-da-aquino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cdsconlus.it\/index.php\/2016\/09\/27\/quando-i-bastimenti-partivano-da-aquino\/","title":{"rendered":"Quando i bastimenti partivano da Aquino"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><div class=\"printfriendly pf-button  pf-alignleft\">\n                    <a href=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/index.php\/2016\/09\/27\/quando-i-bastimenti-partivano-da-aquino\/?pfstyle=wp\" rel=\"nofollow\" onclick=\"\" title=\"Printer Friendly, PDF & Email\">\n                    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DEFINITIVA.1.png\" alt=\"Print Friendly, PDF & Email\" class=\"pf-button-img\" style=\"\"  \/>\n                    <\/a>\n                <\/div><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Studi Cassinati, anno 2009, n. 2<br \/>\n&gt;\u00a0<a href=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/2009-IX-n.2-apr-giu.pdf\" target=\"_blank\">Scarica l\u2019intero numero di \u00abStudi Cassinati\u00bb in pdf<\/a><br \/>\n&gt;\u00a0<a href=\"http:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/11_Jadecola-Studi-2009-2.pdf\" target=\"_blank\">Scarica l\u2019articolo in pdf<\/a><strong><br \/>\n<\/strong><span style=\"color: #fafafa;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>di Costantino Jadecola<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.cassino2000.com\/cdsc\/studi\/archivio\/n31\/immagini\/n31p1110.gif\" alt=\"\" align=\"left\" border=\"0\" hspace=\"3\" vspace=\"1\" \/>Di sicuro non furono i primi aquinati in assoluto a sbarcare negli Stati Uniti d\u2019America. Probabilmente, per\u00f2, furono i primi e, se non proprio i primi, tra i primi a vivere quell\u2019esperienza all\u2019alba del XX secolo1.<br \/>\nEra, infatti, l\u201911 giugno del 1900 quando Carmine Di Brango, 13 anni, Carlo Capozzella, 26, e Giuseppe Cerasi, 23, tutti e due sposati, Angelo Ricci, 21, scapolo, Domenica Magnapera, 40, e Angela Iadecola, 36, entrambe coniugate, giunsero a New York a bordo della Neustria, la nave che li aveva imbarcati a Napoli forse venticinque, trenta giorni prima.<br \/>\nPer due di essi, Capozzella e Ricci, la destinazione \u00e8 Utica2 dove ad attenderli dovrebbero esserci, rispettivamente, Giuseppe Patriarca ed un non meglio identificato Ciccone (forse Dionisio), entrambi indicati come \u201crelative\u201d, ovvero parenti; per Di Brango e Magnapera la destinazione \u00e8, invece, Hoboken3 ma non si conoscono i \u201creferenti\u201d. Per gli altri due, infine, mancano ulteriori riferimenti. Anzi, nel registro originale il rigo relativo a Cerasi \u00e8 addirittura percorso da un frego per tutta la sua lunghezza.<br \/>\nDi ci\u00f2 e di altro probabilmente non ne avremmo saputo mai niente se la fondazione intitolata ad Ellis Island, The Statue of Liberty-Ellis Island Foundation, Inc., non avesse preso l\u2019iniziativa di trascrivere in un archivio elettronico i nomi dei milioni di persone che erano appunto transitate per Ellis Island4. Cosicch\u00e9, proprio dalle ricerche compiute in questo archivio sulla base di cognomi notoriamente aquinati5 \u00e8 stato possibile accertare che tra il 1900 ed il 1926 furono diverse centinaia, forse oltre settecento, ma si tratta di una cifra approssimativa per difetto, i cittadini di Aquino, la cui popolazione negli anni in questione non superava le tremila unit\u00e0, che andarono a cercare fortuna nel nuovo mondo. E non erano certo i primi se \u00e8 vero che altri aquinati erano gi\u00e0 ad attendere i primi concittadini giunti agli albori del nuovo secolo a conferma che il fenomeno migratorio, dopo aver interessato inizialmente il nord Italia si spost\u00f2 poi al sud dove la figura dell\u2019emigrante con tutti i suoi poveri averi stipati in una valigia di cartone tenuta chiusa da uno spago o addirittura in un fagotto fin\u00ec col simboleggiare l\u2019emigrazione stessa e, in particolare, il meridione.<br \/>\nIl flusso migratorio ebbe un suo costante andamento almeno fino al tempo della \u201cgrande guerra\u201d quando, per forza di cose, la sua interruzione divenne inevitabile. Accadde anzi che molti emigranti ripercorsero l\u2019Oceano in senso inverso per dare il proprio contributo alla difesa di quella che, nel bene e nel male, essi consideravano ancora la propria patria.<br \/>\nNel contesto della ricerca effettuata, l\u2019ultimo aquinate a raggiungere gli Stati Uniti prima del conflitto dovrebbe essere stato \u201cCostanso\u201d Capozzella, 27 anni, maritato, che vi sbarc\u00f2 dalla Principe di Udine il 9 luglio 1915. Era stato preceduto, qualche mese prima, il 27 aprile, da un gruppo di famiglia composto da Giovanna Giorgio (44), sposata, Domenico (15), Maria Antonia (12) ed Enrichetta (5) Ciccone che aveva viaggiato con la Regina d\u2019Italia ed i cui componenti andavano presumibilmente a raggiungere il rispettivo marito e padre, Nicola, che doveva essersi stabilito ad Utica; il 7 aprile, invece, era arrivato a New York con la Re d\u2019Italia un gruppo di sole donne di cui facevano parte Angela Antonucci Morelli (23), Maria Grazia Raso (21), Teresa (30), Maria (20) e Domenica (?) Venditti rispettivamente attese dal marito Michele Morelli, dal fratello Simone e, le ultime tre, dal fratello Angelantonio.<br \/>\nSe Florindo Traglia, 21 anni e scapolo, era sbarcato dalla Canada il 25 maggio 1915, il giorno dopo l\u2019entrata in guerra dell\u2019Italia contro l\u2019Austria-Ungheria &#8211; ad accoglierlo c\u2019era il fratello Francesco &#8211; il successivo arrivo riguarda Maria (20) e Libero (33) Venditti che giungono a New York il 19 giugno 1914 per ricongiungersi alla propria madre, Dorotea Rasi.<br \/>\nMaria e Libero, per\u00f2, diversamente da quasi tutti gli altri emigranti, il cui porto d\u2019imbarco \u00e8 quello di Napoli, che da Aquino si poteva \u201ctranquillamente\u201d raggiungere in treno, partono invece da Le Havre con la France. Lo stesso porto dal quale era anche partito qualche anno prima Tommaso Capraro che aveva 26 anni quando il 5 maggio 1910 era sbarcato a New York dalla Caroline, forse invogliato a quell\u2019esperienza dal fratello Francesco, emigrato non si sa quando e presumibilmente residente ad Utica.<br \/>\nNon sono, per\u00f2, gli unici casi d\u2019imbarchi da porti diversi da quello di Napoli: Giuseppe Grimaldi (55) parte da Rotterdam, nell\u2019Olanda meridionale, con la Campanello per giungere a destinazione il 9 settembre1911 e Guido Insardi (17) da Southampton, in Gran Bretagna, da dove con la Olympic arriva al di l\u00e0 dell\u2019oceano il 22 ottobre 1913. Ma c\u2019\u00e8 anche chi come Antonio Fusco (23), imbarcatosi a Palermo sulla Spartan Prince, arriva a destinazione il 13 settembre 1901 ma deve poi proseguire fino a Filadelfia per raggiungere il cugino Giuseppe Pellegrini, o come Giuseppe Capirci (24) che parte da \u201cGenoa\u201d con la Attivita e sbarca a New York il 4 maggio 1902.<br \/>\nAl termine delle ostilit\u00e0, i primi aquinati a varcare di nuovo l\u2019oceano sono Maria Giuseppa Petrilli, 30 anni, che, insieme ai figli Imerio (11), Matilde (9) ed Ines (6) Maturo, con la nave Madonna il 10 novembre 1919 raggiunge a New York la madre Rosa Fusco.<br \/>\nTempo dopo, il 29 dicembre 1919, \u00e8 la volta di Francesco Conte (42), sposato con Antonia Macciocchi e residente in via San Costanzo, di Tommaso Del Vecchio (34), marito di Lucia Macciocchi residente allo stesso indirizzo, e del loro figlio Amilcare Leonida (12) che viaggiano con la President Wilson. Francesco, che \u00e8 un lavoratore generico, ha come riferimento Hartford, la capitale del Connecticut, dove il cognato Raffaele Pisani abita al numero 545 di Front St.; gli altri due, invece, sono calzolai e sono anch\u2019essi diretti ad Hartford per raggiungere, per\u00f2, Libero, il proprio padre e nonno, il quale abita al numero 922 di New Britain Avenue.<br \/>\nSu quella stessa nave viaggiano anche Domenico Cochite (9), che ad Aquino ha lasciato il nonno Raffaele Frezza per raggiungere il padre Orazio che abita a Newark6, al numero 654 di Riopelle St., e Giuseppe (15), Domenico (14), Libero (49), Ruggiero (4) e Anna (3) Fortuna, i primi due cognati e gli altri tre nipoti di Bruno Fiore residente ad Herkimer7 in Man St. 125.<br \/>\nSe tra gli emigranti \u201ccensiti\u201d Giovanni Antona, 60 anni, sbarcato dalla Victoria il 18 dicembre 1901, \u00e8 l\u2019aquinate pi\u00f9 anziano a spostarsi negli Stati Uniti, Rosa Giorgio, di appena 3 mesi di vita, \u00e8, invece, la pi\u00f9 piccola: dai registri di Ellis Island risulta sbarcata il 6 aprile 1902 insieme ai genitori Antonio, 28 anni, e Loreta (29). C\u2019\u00e8 da aggiungere che in quel viaggio, compiuto a bordo della Neustria, la \u201ccomitiva\u201d di aquinati \u00e8 decisamente consistente: al di l\u00e0 dei Giorgio, infatti, ci sono anche Giuseppe Bonanni (37), Giuseppe Capuano (24), Giovanni (25) e Pietrantonio (31) De Marco, Antonio (33) e Giuseppe Cincerr\u00e8 (26), Pasquale Di Fiore (17), Luca Mattia (49), Carlo Donfrancesco (52), Celestino Mastrangelo (44) e Francesco Lupo (16).<br \/>\nMa non \u00e8 l\u2019unico caso di emigrazione di gruppo. Anzi, questo costituisce quasi un fenomeno ricorrente, anche se non mancano quelli che affrontano il viaggio da soli o, quanto meno, in coppia. Tra le altre, la comitiva pi\u00f9 numerosa in assoluto \u00e8 quella che giunse ad Ellis Island il 22 dicembre 1911 a bordo della Prinzess Irene: era composta da Libero Capuano (27 anni), Loreto Del Vecchio (39), Antonio (37), Francesca (6), Francesco (8), Libera (18), Pasquale (1), Raffaella (16) e Tommaso (4) Giorgio, Francesca (10), Giovanni (10 mesi), Libera (40) e Maria Rosa (16) Turchetta.<br \/>\nCome quella dei Giorgio e dei Turchetta ci sono molte altre situazioni che, sulla base dell\u2019imbarco sulla stessa nave, della medesima data di arrivo ad Ellis Island e naturalmente del comune cognome, inducono appunto a supporre il contestuale esodo di presumibili componenti lo stesso nucleo familiare: \u00e8, ad esempio, il caso dei Basilio &#8211; Rocco (40 anni), sposato con Carolina Petrilli, che, per\u00f2, rimane ad Aquino, e le figlie Clotilde (19), Antonia (18) e Dorotea (15) &#8211; che con la Conte Rosso sbarcano il 19 luglio 1923 o di Domenico (41), Marino (13) e Serafino (16) Mastrangelo, che sono imbarcati sulla Balilla e arrivano il 5 aprile 1902, o, ancora, di Francesco (50), Caterina (25) e Clorinda (7) Caprio, che viaggiano con la Principe di Piemonte e giungono a destinazione il 22 luglio 1909.<br \/>\nTra gli altri casi di familiari richiamati negli Stati Uniti da parte di chi ha gi\u00e0 sperimentato il nuovo mondo, Pasquale Caprio (26) \u00e8 decisamente tra i pi\u00f9 solleciti. Arrivato in America con la Patria il 28 ottobre 1920 ospite, almeno all\u2019inizio, del fratello Ferdinando in Hudson St. 417 ad Hoboken, nel giro di un paio di anni, il primo dicembre 1922, \u00e8 infatti in grado di farsi raggiungere dalla moglie Elisabetta (21) Martini e dalla figlia Vincenzina, un anno e sei mesi, le quali giungono a New York con la Giuseppe Verdi ed hanno come compagni di viaggio la moglie ed il figlio di Tommaso Capraro, Carmela (27) Di Nella, ma forse Di Nallo, ed Agostino (2): un incontro non casuale visto che Tommaso, che al suo arrivo si era sistemato ad Utica, e Pasquale abitano ora ad Hoboken allo stesso indirizzo, il numero 416 di Jackson St.<br \/>\nAl di l\u00e0 dei dati reperibili nell\u2019archivio elettronico di Ellis Island, un\u2019altra fonte sullo stesso tema \u00e8 costituita dal registro dei passaporti del Circondario di Sora relativo all\u2019anno 1905, l\u2019unico di cui si ha traccia8, dal quale si ha notizia, innanzi tutto, che gli aquinati che quell\u2019anno richiesero il passaporto furono ben 63 su una popolazione che non superava le 2800 unit\u00e0 (il censimento del 1901 ne aveva registrate esattamente 2746). Ma da questo registro si ha soprattutto uno spaccato sociale dal quale emerge che ad andar via non sono solo contadini o braccianti, che costituiscono pur sempre la categoria pi\u00f9 consistente, ma anche ben cinque sarti (Tommaso Rocco Adorino, Filippo Mazzaroppi, Francesco A. Mattia, Giuseppe Sera e Vincenzo Tomasso9), tre calzolai (Paolo Iadecola, Giuseppe Iadecola, Giuseppe Ricci), un falegname (Giuseppe Pietrantuono) e addirittura una cameriera (Angela Di Ruzza).<br \/>\nGli Stati Uniti naturalmente non costituiscono l\u2019unica destinazione, anche se alle mete gi\u00e0 note si aggiunge Chicago (Nicola Rossi). Passaporti, infatti, vengono richiesti per il Canada, in particolare Montreal (Luca Mattia, Pasquale Pelagalli, Magno Tomasso), Buenos Aires (Raffaele Di Branco, Rocco Giuseppe Antonio Evangelista), Francoforte (il gi\u00e0 ricordato Vincenzo Tomasso) e Parigi (Rocco Tomasso)<br \/>\nIn conclusione, non \u00e8 difficile immaginare quale doveva essere lo stato d\u2019animo che accompagnava certe decisioni a dir poco epocali destinate a modificare contesti familiari immutati nel tempo, oltretutto in ambienti del tutto nuovi e per di pi\u00f9 al di l\u00e0 dell\u2019oceano, quando del mare stesso forse non si aveva cognizione alcuna. Tutt\u2019altro e pi\u00f9 grave disagio \u00e8 quello che si prova leggendo di minori (1\/21 anni) &#8211; ben oltre il 40 per cento degli emigranti presi in esame &#8211; che affrontarono talvolta da soli quella stessa avventurosa esperienza vissuta da Vita, la protagonista dell\u2019omonimo romanzo di Melania G. Mazzucco10, che a nove anni e senza una lira in tasca, insieme a Diamante, che di anni ne ha dodici e cui la madre gli aveva cucito dieci dollari nelle mutande, nel 1903 lasciano il loro paese, Tufo di Minturno, per raggiungere New York.<br \/>\nDel resto la disperazione pu\u00f2 spingere a questo e ad altro. Si trattava, in sostanza, di un salto nel buio che tanto poteva andar bene come poteva andar male. \u00c8 scontato, d\u2019altro canto, che il rimanere ad Aquino avrebbe privilegiato solo la seconda delle due ipotesi anche se non era pi\u00f9 il tempo dei \u201cbracciali\u201d, quello, cio\u00e8, di centocinquanta anni prima11. Una certa evoluzione c\u2019era stata ed una parte, seppur minima, della pur sempre prevalente classe contadina si era evoluta ed aveva anche incominciato ad assaporare il gusto del potere.<br \/>\nEra anche accaduto che alla modesta economia che restava essenzialmente agricola si era affiancata la cartiera realizzata intorno al 1843 da Gaetano Pelagalli, esponente della pi\u00f9 importante famiglia locale, nei pressi della chiesa della Madonna della Libera, non lontano da un antico mulino che, come sarebbe accaduto per la cartiera, sfruttava la forza idraulica prodotta dalla caduta delle acque della Forma.<br \/>\nComunque, il problema di una sopravvivenza quanto meno appena dignitosa non era stato del tutto risolto cosicch\u00e9 quella ricerca di nuovi lidi per un futuro migliore si pose come alternativa irrinunciabile. Ci fu allora chi part\u00ec deciso a chiudere definitivamente con il passato. Chi si sottopose ad incredibili sacrifici per un rapido \u201carricchimento\u201d ed un altrettanto rapido ritorno: si racconta di un aquinate che, dopo aver vissuto per circa due anni in una stalla, i cui ospiti accudiva dopo la giornata lavorativa per ripagarsi l\u2019\u201cospitalit\u00e0\u201d, cibandosi esclusivamente di pane del giorno prima raccolto tra il vicinato e di latte, pot\u00e9 avere infine la soddisfazione di tornare ad Aquino con il portafoglio sufficientemente pieno per acquistare qualche tomolo di terra. E chi fece analoga scelta ma dopo anni e dopo aver accumulato ricchezze per quei tempi cospicue ed in grado, una volta tornato in paese, di consentirgli di poter acquistare consistenti propriet\u00e0.<br \/>\nOvviamente il fenomeno migratorio non si esaur\u00ec tra la seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento ed i primi decenni del secolo successivo quando i nostri emigranti del sud che arrivavano ad Ellis Island beneficiavano di una sub-catalogazione quanto alla provenienza: \u201citalian\u201d naturalmente ma \u201csouth\u201d, ovvero \u201citaliani del sud\u201d, segno che in \u201cAmerica\u201d non era ancora molto chiara quell\u2019unificazione nazionale avvenuta con l\u2019occupazione del Regno delle Due Sicilie da parte dei Piemontesi.<br \/>\nIl fenomeno, infatti, si ripropose in tutta la sua drammatica realt\u00e0 all\u2019indomani della Seconda guerra mondiale quando la miseria ebbe connotati apocalittici e l\u2019\u201cAmerica\u201d, forse anche per riparare in qualche modo alle offese inferte al nostro territorio e alla sua gente, apparve di nuovo come soluzione per buona parte dei molti problemi che si proponevano. Cosicch\u00e9, coi pacchi inviati dai parenti, dal governo americano arrivarono facilitazioni per chi fosse stato disposto ad andare a lavorare negli Stati Uniti. Ed il flusso migratorio riprese di nuovo estendendosi non solo alle altre Americhe (Canada, Argentina, Brasile, Venezuela), ma anche all\u2019Australia e, quanto agli stati europei, specialmente a Francia, Svizzera, Germania, Belgio e Gran Bretagna, per estinguersi quindi sul finire degli anni Sessanta anche nella previsione, solo in parte poi realizzatasi, di una industrializzazione del territorio di origine.<br \/>\nChe oggi le cose siano in qualche modo cambiate lo dimostra il fatto che la nostra Patria, ed Aquino stessa, da terra di emigranti \u00e8 diventata terra di immigrati: un fenomeno sociale di vastissima portata i cui protagonisti non possono non beneficiare di un grande rispetto per una coraggiosa ed avventurosa scelta di vita affrontata in condizioni talvolta inimmaginabili e talvolta aggravata dalla straziante nostalgia per il proprio paese.<br \/>\nTra le cose che conservo tra le pi\u00f9 care, c\u2019\u00e8 la lettera di un emigrante indirizzata ad una famiglia di Aquino, con la quale egli era in corrispondenza, che gli aveva comunicato sia la scomparsa di mia madre sia il furto di un\u2019antica statua della Madonna della Libera che durante la guerra era stata posta in salvo dai tedeschi a Subiaco e che solo da qualche mese era stata riportata ad Aquino. Quando tutto ci\u00f2 accadeva si era sul finire del 1977.<br \/>\nLui era Antonio Caprio che da Aquino era finito a Noranda, in Canada. E sebbene fossero ormai passati alcuni decenni dal distacco dalla propria terra, dove, comunque, di tanto in tanto tornava, il suo ricordo e l\u2019affetto per essa erano sempre vivi tant\u2019\u00e8 che bastarono quelle due notizie per fargli scrivere una lunga lettera di risposta: \u201cSono spiacente di sapere che \u00e8 stata rubata la statua della Madonna della Libera che era la Madonna che appartiene alla grande Chiesa millenaria. Io mi ricordo di tutto quello che era l\u00e0. La mia infanzia era sempre intorno alla Chiesa. Non per desiderio ma perch\u00e9 abitavo proprio alla sinistra del cancello per l\u2019ingresso alla propriet\u00e0 della cartiera. Anzi mi ricordo che tanti e tanti venivano a visitare l\u2019Arco di Marcantonio: io andavo ad aprire e dopo 50 metri l\u2019Arco era in vista. Ricevevo da 1, 2 fino a 5 soldi. Erano persone ben vestite e parlavano una lingua a me sconosciuta. Io ho sempre detto che era meglio prima. Oggi si \u00e8 arrivato che la casa di Dio \u00e8 come una cosa da nulla. Si ruba una cosa sacra ad un paese martoriato dalla guerra 1939-45. Questi barbari non dovrebbero esistere su questa terra. Sono certo che la statua si ritrover\u00e0 e la mano di Dio un giorno gli si poser\u00e0 sulla spalla.\u201d Quanto alla notizia del decesso di mia madre Adele, Antonio parte da lontano: \u201c\u2026 Non posso dimenticare tutti della famiglia Pelagalli. [Da essa] mio pap\u00e0 con la sua numerosa famiglia ebbe tutto il fabbisogno per vivere. Come pap\u00e0 era a sua disposizione lavorando sia per la produzione della carta che per i lavori in casa dei Pelagalli unito a mamm\u00e0. Anzi mamm\u00e0 era come padrona. Poi nel 1927 il bravissimo caro uomo che spesso lo ricordo costru\u00ec la centrale elettrica dove mio padre prese lavoro e l\u00e0 rimase tanto che non volle lasciarla neanche durante la guerra. Ebbe un brutto colpo quando la fecero saltare i tedeschi.<br \/>\n\u201cDunque la signora Adele quando mi feci la prima comunione lei mi fece ripassare tutti gli atti e le preghiere che servivano per la comunione. Io avevo 10 anni, era nel 1931. Mi fece un vestito nuovo, su misura. Se vi dovessi raccontare tutto ci vorrebbe una settimana. Pap\u00e0 e tutti noi di famiglia abitavamo in un appartamento che prima era ufficio nella cartiera ferma, che poi cominci\u00f2 come centrale. Io ero sempre con pap\u00e0 e ho assistito alla costruzione della stessa. Poi cominciammo a mettere la linea che portava la corrente alla casa dei Pelagalli, poi ai Capozzella, ai Bonanni, ecc. Avevo 12 anni, lavoravo come un negro, per\u00f2 ero appassionato.\u201d<br \/>\nScorci di ricordi fissati nella mente e nel cuore ed indelebili nel tempo. Grazie Antonio!<br \/>\nOggi, dei nostri lontani emigranti resta traccia nelle nuove generazioni le quali, per\u00f2, ormai fortemente inserite nella vita dei luoghi dove sono nate e cresciute, hanno di fatto dimenticato il luogo di origine dei loro antenati. N\u00e9, d\u2019altro canto, il luogo d\u2019origine ha mai pensato di alimentare certi rapporti. Cosicch\u00e9, al di l\u00e0 di situazioni note solo nei ristretti ambiti familiari, ma non sempre, chiedersi cosa ne \u00e8 dei figli, dei nipoti e dei pronipoti di quei moltissimi che un giorno fecero fagotto e lasciarono Aquino \u00e8 decisamente un curiosit\u00e0 destinata inevitabilmente a rimanere inappagata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1 Ad invogliargli a tali imprese era talvolta chi le aveva gi\u00e0 vissute ma molto pi\u00f9 spesso lo erano i cosiddetti \u201cagenti\u201d d\u2019emigrazione, generalmente soggetti senza scrupoli dediti a sfruttare disperazione ed ignoranza, ovvero \u201ctutta una fungaia di parassiti\u201d, come li definisce Francesco Saverio Nitti (La riforma sociale. Anno III, vol. VI), che ieri, come oggi del resto, non avevano il bench\u00e9 minimo ritegno nel compiere i loro affari truffaldini.<br \/>\n2 Citt\u00e0 dello stato di New York capoluogo della contea di Oneida che poteva contare all\u2019epoca su una prospera industria tessile.<br \/>\n3 Popolosa e cosmopolita citt\u00e0 del New Jersey situata sulla sponda destra del fiume Hudson, che la separa dall\u2019isola di Manhattan, dove, tra gli altri, ebbero i natali Frank Sinatra e l\u2019attore Leonardo Di Caprio.<br \/>\n4 Si tratta dell\u2019isola nelle acque di New York dove i nostri emigranti, dopo durissime settimane di viaggio in condizioni igieniche disastrose nelle fatiscenti terze classi di navi vecchie e malandate, con i ponti e le stive sovraffollate di persone ma adibite anche al trasporto di merci, venivano sottoposti a meticolosi, angosciosi e lunghi esami, sia medici che amministrativi, dal cui esito dipendeva l\u2019accesso negli Stati Uniti o il ritorno a casa<br \/>\n5 Tra le altre fonti ricordo l\u2019Appendice V del mio libro Il paese dei \u2018bracciali\u2019 (CDSC onlus, Cassino 2007) relativa al cosiddetto catasto \u201cmurattiano\u201d del 1812, e quella del libro di mons. Rocco Bonanni Ricerche per la storia di Aquino (P.A. Isola Editore, Alatri 1922) nella quale vengono riportati i nomi degli Aquinati coinvolti a vario titolo nelle tragiche vicende della Prima guerra mondiale.<br \/>\n6 \u00c8 la pi\u00f9 grande citt\u00e0 del New Jersey, capitale della contea di Essex.<br \/>\n7 \u00c8 la capitale di una contea dell\u2019area centro-orientale dello stato di New York.<br \/>\n8 \u00c8 custodito presso l\u2019Archivio di Stato di Frosinone. Ringrazio, per avermene fornito copia, il sempre disponibile Giuseppe Violetta da Arce.<br \/>\n9 Non si esclude che, sia per questo che per gli altri Tomasso di seguito citati, debba piuttosto trattarsi di Tomassi.<br \/>\n10 Melania G. Mazzucco, Vita. RCS libri. Milano, 2003.<br \/>\n11 Costantino Jadecola, Il paese dei \u201cbracciali\u201d.<\/p>\n<p class=\"bawpvc-ajax-counter\" data-id=\"2853\"> (530 Visualizzazioni)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>. Studi Cassinati, anno 2009, n. 2 &gt;\u00a0Scarica l\u2019intero numero di \u00abStudi Cassinati\u00bb in pdf &gt;\u00a0Scarica l\u2019articolo in pdf . di Costantino Jadecola Di sicuro non furono i primi aquinati in assoluto a sbarcare negli Stati Uniti d\u2019America. Probabilmente, per\u00f2, furono i primi e, se non proprio i primi, tra i primi a vivere quell\u2019esperienza all\u2019alba del XX secolo1. Era, infatti, l\u201911 giugno del 1900 quando Carmine Di Brango, 13 anni, Carlo Capozzella, 26, e Giuseppe Cerasi, 23, tutti e due sposati, Angelo Ricci, 21, scapolo, Domenica Magnapera, 40, e Angela Iadecola, 36, entrambe coniugate, giunsero a New York a bordo della Neustria, la nave che li aveva imbarcati a Napoli forse venticinque, trenta giorni prima. Per due di essi, Capozzella e Ricci, la destinazione \u00e8 Utica2 dove ad attenderli dovrebbero esserci, rispettivamente, Giuseppe Patriarca ed un non meglio identificato Ciccone (forse Dionisio), entrambi indicati come \u201crelative\u201d, ovvero parenti; per&hellip;<\/p>\n<p> <a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/index.php\/2016\/09\/27\/quando-i-bastimenti-partivano-da-aquino\/\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v24.5 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Quando i bastimenti partivano da Aquino - www.cdsconlus.it<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/index.php\/2016\/09\/27\/quando-i-bastimenti-partivano-da-aquino\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Quando i bastimenti partivano da Aquino - www.cdsconlus.it\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\". 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