﻿{"id":3223,"date":"2016-09-30T10:47:40","date_gmt":"2016-09-30T08:47:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cdsconlus.it\/?p=3223"},"modified":"2016-11-07T20:36:19","modified_gmt":"2016-11-07T19:36:19","slug":"le-province-ditalia-e-la-provincia-di-cassino-storia-di-tanti-fallimenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cdsconlus.it\/index.php\/2016\/09\/30\/le-province-ditalia-e-la-provincia-di-cassino-storia-di-tanti-fallimenti\/","title":{"rendered":"Le province d\u2019Italia e la provincia di Cassino &#8211; Storia di tanti fallimenti*"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><div class=\"printfriendly pf-button  pf-alignleft\">\n                    <a href=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/index.php\/2016\/09\/30\/le-province-ditalia-e-la-provincia-di-cassino-storia-di-tanti-fallimenti\/?pfstyle=wp\" rel=\"nofollow\" onclick=\"\" title=\"Printer Friendly, PDF & Email\">\n                    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DEFINITIVA.1.png\" alt=\"Print Friendly, PDF & Email\" class=\"pf-button-img\" style=\"\"  \/>\n                    <\/a>\n                <\/div><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Studi Cassinati, anno 2007, n. 4<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>di Gaetano De Angelis Curtis<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attualmente il territorio italiano risulta diviso amministrativamente in venti regioni (di cui quindici a statuto ordinario previste dalla Costituzione o da successive leggi costituzionali, come il Molise, separato dall\u2019Abruzzo nel 1963, e cinque a statuto speciale), e 110 province (compresa la Val d\u2019Aosta e quelle attivate recentemente in Sardegna).<br \/>\nAl momento della proclamazione del Regno d\u2019Italia (17 marzo 1861) il territorio italiano era ripartito in 59 province1.<br \/>\nCon la vittoriosa conclusione della III guerra d\u2019indipendenza del 1866, che comport\u00f2 l\u2019annessione del Veneto, del Friuli e della restante parte della Lombardia, vennero create nove nuove province, salite a dieci dopo la breccia di Porta Pia del 20 settembre 1870 e la definizione della \u201cquestione romana\u201d, con la costituzione della circoscrizione amministrativa della capitale italiana, coincidente con l\u2019intero territorio dell\u2019allora regione Lazio2.<br \/>\nLe annessioni territoriali successive alla prima guerra mondiale e l\u2019ampio movimento di ridefinizione territoriale operato dal fascismo in tre fasi, determinarono la costituzione di ventinove nuove province che portarono, con l\u2019unico caso di soppressione di un ente amministrativo compiuto dal regime, quello di Caserta-Terra di Lavoro nel 1927, il numero complessivo a 943.<br \/>\nIl primo gennaio 1948, al momento dell\u2019entrata in vigore della Costituzione repubblicana, l\u2019Italia risultava suddivisa in 92 province. Sebbene si fosse giunti alla ricostituzione della provincia di Caserta4, la diminuzione del numero di circoscrizioni era dovuta alle perdite territoriali sancite dall\u2019entrata in vigore del trattato di pace stipulato nella Conferenza di Parigi del 15 settembre 1947. Se quella di Udine e la parte occidentale di quella di Gorizia (con la citt\u00e0 divisa in due) vennero restituite dagli anglo-americani alla sovranit\u00e0 italiana, la restante parte della ex Venezia Giulia fu annessa alla Jugoslavia, decretando la scomparsa delle province di Trieste, Zara, Fiume e Pola. Per Trieste venne costituita una entit\u00e0 territoriale indipendente, suddivisa in una zona \u201cA\u201d e in una zona \u201cB\u201d, denominata Territorio libero di Trieste. A seguito della stipula del \u201cmemorandum Londra\u201d del 5 ottobre 1954, la zona \u201cA\u201d ritornava sotto sovranit\u00e0 italiana, per cui venne ricostituita la provincia di Trieste, i cui confini furono definitivamente fissati con il Trattato di Osimo del 10 novembre 1975.<br \/>\nNegli anni della cosiddetta \u2018prima repubblica\u2019 (fino al 1994) le province di nuova istituzione furono nove, complessivamente salite a 1035.<br \/>\nNel corso dell\u2019ultimo lustro sono state create altre sette province, di cui quattro di istituzione regionale in Sardegna6 (che per\u00f2 sono solo amministrative con un proprio consiglio provinciale ma mancano degli uffici statali previsti nei capoluoghi di provincia, come la prefettura ecc.) e tre nel 20047. Dunque il numero complessivo \u00e8 ora pari a 110.<br \/>\nAlcuni caratteri delle province italiane:<br \/>\n&#8211; la denominazione delle province, per la quasi totalit\u00e0, si identifica con quella del capoluogo. Le cinque province istituite con denominazione geografica, nel corso degli anni l\u2019hanno abbandonata preferendo compendiarsi con il capoluogo8, e in un solo caso, anche se del tutto specifico e particolare, \u00e8 avvenuto il contrario (da Aosta a Valle d\u2019Aosta). Oggi si assiste ad una inversione di tendenza perch\u00e9 ben tre circoscrizioni, di recente istituzione, hanno adottato un riferimento territoriale: Verbano-Cusio-Ossola, Medio Campidano e Ogliastra. C\u2019\u00e8 anche un esempio di soluzione mista, capoluogo-territorio, rappresentato da Monza e Brianza;<br \/>\n&#8211; solo sette province fanno riferimento a pi\u00f9 di un toponimo. Di esse cinque hanno una doppia denominazione (Pesaro e Urbino, Massa-Carrara, Forl\u00ec-Cesena, Carbonia-Iglesias, Olbia-Tempio), ma come esempio di province bipolari vanno aggiunte anche Medio Campidano e Ogliastra con uffici dislocati, rispettivamente, a Sanluri e Villacidro, e a Lanusei e Tortol\u00ec. Invece due province hanno una tripla denominazione, di cui una in relazione ai nomi dei capoluoghi, Barletta-Andria-Trani, ed una al riferimento geografico, Verbano-Cusio-Ossola con quest\u2019ultima che risulta costituita attorno a tre luoghi fisici (la sponda piemontese del lago Maggiore, il lago d\u2019Orta e le Valli dell\u2019Ossola), con altrettanti poli economico-amministrativi, cio\u00e8 Verbania (il grande comune industriale derivante dalla fusione di quelli di Intra e Pallanza operata nel 1939), Omegna e Domodossola;<br \/>\n&#8211; la provincia pi\u00f9 estesa \u00e8 quella di Bolzano\/Bozen (7.399,97 kmq), la pi\u00f9 piccola quella di Trieste (211,82 kmq);<br \/>\n&#8211; la provincia con il maggior numero di comuni \u00e8 quella di Torino (250), con il minor numero quella di Trieste (6);<br \/>\n&#8211; tre province hanno pi\u00f9 di tre milioni di abitanti (Milano, Roma e Napoli), una pi\u00f9 di due milioni (Torino);<br \/>\n&#8211; la provincia meno popolata \u00e8 quella dell\u2019Ogliastra (58.389 abitanti), seguita da quella di Isernia (89.852 abitanti)9;<br \/>\n&#8211; due province sono bilingui (Bolzano-Alto Adige\/Bozen-S\u00fcdtirol e Aosta\/Aoste);<br \/>\n&#8211; due province sono autonome, con competenze di tipo regionale (Bolzano e Trento);<br \/>\n&#8211; nella Valle d\u2019Aosta le competenze provinciali vengono espletate dalla regione.<br \/>\nNel corso della XIV legislatura (quella terminata nella primavera 2006) sono state 87 le proposte che hanno interessato direttamente o indirettamente le province. Quelle indirette sono state undici, di cui tre riguardavano il mutamento della denominazione10, mentre quattro erano tese al riconoscimento dello statuto d\u2019autonomia provinciale per Bergamo, Treviso, Trieste e Pordenone, e due, diametralmente opposte, chiedevano la soppressione dello status giuridico sia di regione a statuto speciale che di provincia autonoma. Invece le richieste di istituzione di nuove province sono state 76, di cui quindici relative ai disegni poi converti in legge per le tre nuove circoscrizioni create (Monza e Brianza, Fermo, e Barletta-Andria-Trani) e 49 i progetti riguardanti nuovi enti11. Particolarmente interessanti sono le cinque richieste presentate come proposte di legge costituzionale che, se fossero state approvate, avrebbero scardinato due principi basilari su cui si poggia l\u2019istituto provinciale: la contiguit\u00e0 territoriale e l\u2019inglobamento in un\u2019unica regione. Ad esempio una considerava il tentativo di unificare amministrativamente cinquantasei isole minori italiane marittime, lacustri e lagunari, in una provincia autonoma con capoluogo Ischia12, un\u2019altra invece la costituzione di una provincia interregionale del Cilento Vallo di Diano di 110 comuni di cui 101 della Campania, 5 della Basilicata e 4 della Calabria, anche se poi ogni centro sarebbe rimasto nella regione di appartenenza.<br \/>\nAll\u2019interno dell\u2019odierna regione laziale, costruita a tavolino, si \u00e8 tentato, e si tenta tuttora, di ritagliare una nuova circoscrizione amministrativa, la sesta, che, secondo i vari promotori e sostenitori, dovrebbe avere come centro di riferimento Cassino (anche se oggi, con la formulazione delle ipotesi bipolari o tripolari, verrebbe affiancata, come centro amministrativo, da altre citt\u00e0).<br \/>\nLe varie proposte relative all\u2019istituzione di tale circoscrizione amministrativa che si sono venute a delineare nel corso di questi ultimi due secoli risultano essere una quindicina.<br \/>\nLa secolare aspirazione di Cassino<br \/>\nAll\u2019inizio del 1799 si \u00e8 registrato la prima, e finora, a distanza di sue secoli, unica circostanza in cui Cassino ha avuto un proprio territorio amministrativo di riferimento. Infatti con la riforma delle amministrazioni locali elaborata dal francese Fran\u00e7ois Bassal nei mesi della Repubblica Napoletana, oltre alla modifica della denominazione delle province, che assunsero quella tipicamente transalpina di \u201cDipartimenti\u201d seguita dal nome derivato dai corsi d\u2019acqua che scorrevano nelle rispettive circoscrizioni, si ebbe un rimescolamento territoriale di tutto il Mezzogiorno continentale. Fra le varie modifiche introdotte anche la circoscrizione di Terra di Lavoro risult\u00f2 profondamente rivisitata, riconoscendo una specifica autonomia amministrativa alla capitale Napoli e suddividendo la restante parte di territorio (a cui venivano aggiunte aree limitrofe) nel Dipartimento del Garigliano, con capoluogo San Germano (l\u2019allora Cassino) e in quello del Volturno, con capoluogo Capua. Qualche mese dopo la riforma Bassal, abolita dagli stessi francesi, venne sostituita da un nuovo provvedimento legislativo che, in sostanza, ripristinava, nella ripartizione territoriale delle circoscrizioni, la situazione antecedente. Nessun altra variazione sostanziale intercorse, poi, con il primo ritorno del re Ferdinando IV a Napoli, nel cosiddetto decennio dei \u201cnapoleonidi\u201d (Giuseppe Bonaparte e Giacchino Murat) e nel secondo ritorno dei Borbone.<br \/>\nAl momento dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia si eresse palatino di Cassino l\u2019abate di Montecassino, Simplicio Pappalettere. Sull\u2019onda della precedente esperienza, rinvigorita, forse, dall\u2019unica modifica riguardante le amministrazioni provinciali introdotta dalla dittatura garibaldina e riconosciuta poi dal nuovo governo sabaudo (la citt\u00e0 di Benevento che, assieme a Pontecorvo, era stata una enclave papalina nel Regno delle Due Sicilie, venne elevata a capoluogo di provincia) chiese alle autorit\u00e0 del tempo la creazione della provincia di Cassino e l\u2019istituzione del Tribunale. Per quest\u2019ultimo organo, sulla base della riforma dell\u2019ordinamento giudiziario, che giunse alla creazione di venti nuovi Tribunali definiti \u201ccircondariali\u201d, ed anche per effetto dell\u2019aumento dei processi dovuti al fenomeno del brigantaggio i quali rischiavano di bloccare l\u2019attivit\u00e0 del Tribunale della provincia, ubicato a Santa Maria Capua Vetere, si rese possibile l\u2019insediamento a Cassino. L\u2019aspirazione all\u2019elevazione a provincia non godette della stessa sorte del Tribunale anche a causa delle vicende personali di d. Simplicio che nel 1863 fu costretto da papa Pio IX a dimettersi da abate del cenobio cassinese e a soggiornare per pi\u00f9 di un lustro nel convento benedettino di S. Paolo fuori le mura a Roma, ancora capitale dello Stato pontificio.<br \/>\nNegli ultimi decenni dell\u2019Ottocento, anche se mancano prove documentali precise, fu l\u2019on. Federico Grossi (avvocato, parlamentare per un trentennio, amministratore locale per un quarantennio, presidente del Consiglio provinciale di Terra di Lavoro, sindaco di Arce) ad interessarsi alle aspirazioni di Cassino.<br \/>\nNel corso del ventennio fascista furono ben tre i tentativi che vennero operati affinch\u00e9 venisse definita la questione. Il primo venne promosso da uno dei gerarchi fascisti di Terra di Lavoro, Stefano De Simone, nel tentativo di salvare dalla soppressione la circoscrizione casertana, di salvaguardare le linee politiche fasciste e di conciliare i propositi mussoliniani di costruzione della regione laziale (fino ad allora coincidente con la sola provincia di Roma). Le proposte formulate nel corso della riunione del Direttorio provinciale fascista di Terra di Lavoro, tenutasi a Formia il 25 novembre 1926 (mantenimento, con ridimensionamento territoriale, della circoscrizione casertana, creazione di quella di Cassino, e l\u2019ipotesi di cessione del circondario di Nola a Napoli), furono respinte in toto da Mussolini (Caserta, come unico esempio di abolizione di circoscrizione amministrativa, scomparve con R.D. del 2 gennaio 1927, con il quale venivano istituite diciassette nuove province fra cui quelle di Viterbo, Rieti e Frosinone. Quest\u2019ultima risultava costituita con l\u2019aggregazione dei territori del cassinate e del sorano, mentre quelli formiano-gaetani venivano inglobati da Roma). Il secondo tentativo fu operato dal podest\u00e0 di Cassino, Caio Fuzio Pinchera, e dall\u2019abate di Montecassino, Gregorio Diamare, nel corso del 1927 quando gi\u00e0 le decisioni del duce e dei vertici fascisti erano divenute operanti. D. Gregorio nel corso del luglio si rec\u00f2 a Roma per perorare alcune richieste di Cassino, fra cui l\u2019istituzione della provincia, ma non riusc\u00ec ad incontrare personalmente Mussolini. Il terzo tentativo fu operato nel 1933 da un altro podest\u00e0 di Cassino, Emilio Di Giovanni, e da Gaetano Curtis, all\u2019epoca sostituto procuratore generale di Corte di Cassazione che da un decennio svolgeva le funzioni di capo della Procura del Re presso il Tribunale di Cassino. Il magistrato Curtis, originario di Cervaro, nel marzo 1933 pubblic\u00f2 un opuscolo dal titolo La circoscrizione giudiziaria e amministrativa di Cassino e del suo territorio e, nel corso dell\u2019anno successivo, un pi\u00f9 articolato studio dal titolo Il cambio della guardia nel tribunale di Cassino13, nei quali, senza mezzi termini, chiedeva al fascismo di rivedere le soluzioni adottate nel 1927 in modo da soddisfare il \u201clegittimo riconoscimento\u201d di Cassino. Le ridefinizioni territoriali derivanti dalla creazione della provincia di Littoria (Latina), che inizialmente si ipotizzava formata dalle sole aree della pianura pontina bonificate dal fascismo, avevano fatto sperare a Cassino di giungere al soddisfacimento delle proprie aspirazioni. Poi, per\u00f2, la circoscrizione di Littoria venne creata con l\u2019aggregazione anche del territorio dell\u2019ex Regno delle Due Sicilie fino al confine del Garigliano, per cui anche il tentativo di Curtis-Di Giovanni naufrag\u00f2.<br \/>\nNel secondo dopoguerra si apr\u00ec una nuova stagione di speranze. Ancora una volta i tentativi di istituzione della provincia si intrecciarono con la questione del Tribunale. L\u2019organo giudiziario, infatti, dopo le prime avvisaglie belliche, nel settembre del 1943 era stato trasferito a Pescosolido e poi a Sora, in cui continuava ad operare anche a guerra finita in quanto a Cassino mancavano edifici atti ad ospitare gli uffici (il Tribunale torn\u00f2 poi ad operare nella \u201ccitt\u00e0 martire\u201d dopo la costruzione del Palazzo di giustizia, solo il primo marzo 1949). Fu inizialmente Gaetano Di Biasio, prima commissario straordinario e poi sindaco della citt\u00e0, a riproporre la questione autonomistica di Cassino sulla base, oltre che delle antiche aspirazioni, anche del martirio morale e civile offerto nel corso dei cruenti mesi precedenti allo sfondamento della \u201cLinea Gustav\u201d. Definendola la \u201cprovincia della battaglia\u201d, al motto di \u201cuna croce, una voce\u201d e sostenuto dall\u2019\u201cAssociazione dei Comuni dalle Mainarde al mare\u201d e da un \u201cComitato per la ricostruzione\u201d, istituito tra la fine del 1944 e l\u2019inizio dell\u2019anno successivo, Di Biasio chiese che la circoscrizione amministrativa e quella giudiziaria trovassero in Cassino un unico punto di riferimento. Se da un lato sembravano poter agire a favore delle spinte di Cassino i precedenti della ricostituzione della provincia di Caserta e le ipotesi di soppressione di quella di Littoria14 e, per qualche tempo, anche di quella di Frosinone, dall\u2019altro canto rivendicazioni alternative o contrarie provenivano da Sora, Formia e Gaeta. Non a caso il primo tentativo organico di dare soluzione all\u2019istituzione di una provincia con capoluogo Cassino, depositato alla Camera dei Deputati il 6 dicembre 1956 come disegno di legge dall\u2019on. Angelucci ed altri (Ettore Viola, Vittorio Emanuele Marzotto, Giovanni L\u2019Eltore, Vincenzo Selvaggi e Carla Capponi Bentivegna, uno schieramento trasversale Dc-Pci-Monarchici-liberali), si caratterizza, oltre che per la presenza di nove comuni campani e sei molisani, per la mancata inclusione della citt\u00e0 di Sora e del suo territorio di riferimento, e di Gaeta.<br \/>\nDovettero passare poi quasi vent\u2019anni perch\u00e9 si riaprisse la questione istitutiva quando il 18 aprile 1984 l\u2019on. Angelo Picano deposit\u00f2 il suo disegno di legge, che, rispetto al precedente, riacquisiva Gaeta, ma che comunque continuava a ricomprendere due comuni campani.<br \/>\nA livello della Regione Lazio il 25 gennaio 1989 i consiglieri Danilo Collepardi e Pietro Vitelli avanzarono una proposta di istituzione di una circoscrizione amministrativa, mentre il 29 luglio 1998 Giuseppe Gentile si faceva promotore di un progetto di \u201cPromozione e coordinamento della iniziativa dei comuni per la istituzione della provincia degli Aurunci nel basso Lazio\u201d, sottoscritto da una ventina di altri parlamentari regionali.<br \/>\nNel corso della XIII legislatura (1996-2001) ben tre disegni di legge interessarono Cassino, di cui due depositati alla Camera dei Deputati ed uno nell\u2019altro ramo del Parlamento italiano. Si tratta della \u201cproposta di legge n. 2919\u201d sull\u2019\u201dIstituzione della provincia del Basso Lazio\u201d presentata da Alfonso Pecoraro Scanio\u201d il 20 dicembre 1996; della \u201cproposta di legge n. 3062\u201d sull\u2019\u201cIstituzione della provincia di Cassino\u201d presentata da Lucio Testa il 24 gennaio 1997; e, infine, del disegno di legge sull\u2019\u201cIstituzione della provincia del Lazio meridionale\u201d depositata il 16 luglio 1997 da Bruno Magliocchetti al Senato della Repubblica.<br \/>\nAltre tre proposte furono presentate nel corso della XIV legislatura (2001-2006). Il 9 luglio 2003 l\u2019on. Pecoraro Scanio reiter\u00f2 nelle stesse forme e con gli stessi identici contenuti il precedente progetto. Il 2 marzo 2004 tocc\u00f2 ad Oreste Tofani depositare in Senato la proposta di \u201cistituzione della provincia di Cassino-Formia-Sora\u201d, seguita a qualche giorno di distanza, dalla presentazione presso l\u2019altro ramo del Parlamento, di un identico progetto da parte di Giulio La Starza e Gianfranco Conte.<br \/>\nL\u2019ultima proposta, in ordine di tempo, \u00e8 quella presentata da Anna Teresa Formisano il 25 maggio 2006, uno dei primi atti della parlamentare dopo l\u2019elezione alla Camera dei Deputati.<br \/>\nA seconda dell\u2019ampiezza territoriale prospettata dalle varie ipotesi autonomistiche, esse possono essere classificate in cinque differenti gruppi, definendole come \u201cgrande Cassino\u201d (Pinchera-Grossi, Curtis-Di Giovanni), \u201cmedia Cassino\u201d (De Simone, Diamare, Di Biasio, Pecoraro Scanio, Magliocchetti, Tofani, La Starza-Conte), \u201cpiccola Cassino\u201d (Angelucci), \u201cesigua Cassino\u201d (Picano, Gentile), e \u201cminimale Cassino\u201d (Testa).<br \/>\nSulla questione della riorganizzazione territoriale ci sono due aspetti, uno concernente i rapporti tra Frosinone e Cassino, e l\u2019altro tra quest\u2019ultima e la regione Lazio, che meritano di essere posti in evidenza. Il primo deriva dalla constatazione che le varie proposte di istituzione della provincia di Cassino hanno sempre incluso, nell\u2019ambito del presunto territorio di amministrazione, esclusivamente le zone di estrazione campana. Cos\u00ec, quindi, tutte le ipotesi formulate non hanno mai riguardato richieste di aggregazione di aree al di l\u00e0 del vecchio confine borbonico-papalino, o addirittura, dopo il 1927, di soppressione della provincia di Frosinone, indirizzandosi invece, in quest\u2019ultimo caso, verso la ricerca di compensazioni o ridefinizioni territoriali. Insomma i vari progetti elaborati a Cassino sono sempre stati, come scriveva Gaetano Curtis nel 1934, \u201csenza perturbamento dei legittimi interessi delle regioni limitrofe\u201d15. In sostanza, continuava il magistrato di Cervaro, \u201cche Frosinone resti provincia o ingrandisca in qualunque modo, io non mi dolgo, anzi ne provo piacere, tanto pi\u00f9 che i suoi sono ben conciliabili con i nostri [di Cassino, n.d.r.] interessi \u2026 Pu\u00f3 essere la nostra amante o la nostra suocera, ma non la nostra moglie o la nostra madre; un rifugio di fortuna, non il nostro porto sicuro. Perci\u00f2 non pu\u00f3 pensare a ingrandire a scapito e col sacrificio di Cassino, e di tante altre citt\u00e0 sorelle, senza fare una speculazione al margine dell\u2019altrui rovina\u201d16.<br \/>\nFin dall\u2019inizio, viceversa, la creazione della provincia di Frosinone ha avuto come perno di espansione territoriale quello a pi\u00f9 diretto contatto con il circondario ciociaro, rappresentato dall\u2019area pi\u00f9 settentrionale della storica provincia di \u201cTerra di Lavoro\u201d.<br \/>\nIl secondo aspetto da sottolineare \u00e8 dato dalla constatazione, a partire dal 1927 in poi, della chiara volont\u00e0 dell\u2019ipotetica provincia di Cassino di rimanere all\u2019interno dei confini tracciati dal fascismo per la regione Lazio.<br \/>\nIl libro di Giuseppe Gentile<br \/>\nLa recente pubblicazione del lavoro di Giuseppe Gentile Provincia di Cassino. Cinquant\u2019anni di proposte istitutive 1956-200617, non fa che completare ed integrare quanto finora svolto perch\u00e9 non si limita alle sole carte ufficiali, ai disegni di legge presentati presso gli apparati istituzionali italiani (Regione Lazio, Camera dei Deputati, Senato della Repubblica) ma riporta la testimonianza di un attore diretto e protagonista degli eventi del tempo. Proprio Gentile \u00e8 stato attore del tempo avendo militato con ruoli di primo piano nel partito di maggioranza relativa, la Democrazia Cristiana, di cui fu prima commissario e poi segretario provinciale ed avendo anch\u2019egli promosso un\u2019iniziativa di stampo regionale. Parimenti fu anche un testimone dei fatti del tempo che cita e riferisce con dovizia di particolari nel suo libro. Al di l\u00e0 dell\u2019ufficialit\u00e0, delle carte depositate presso gli organi istituzionali c\u2019\u00e8 sempre un dibattito che precede la presentazione, anche se molto spesso svolto a porte chiuse, all\u2019interno di gruppi decisionali composti da poche persone. Ecco dunque che lo svelare i retroscena che hanno indotto o che non hanno condotto a determinate soluzioni getta nuova luce e riesce a far comprendere meglio le questioni. Dunque il lavoro di Gentile, con tutto ci\u00f2 che viene svelato e riportato, assurge al tempo stesso a fonte documentaria.<br \/>\nProprio il ripercorrere la questione autonomistica, cos\u00ec come sviluppatasi dal 1799 in poi, mostra che le istanze provenienti da Cassino e dal suo territorio a partire dalla fine della seconda guerra mondiale non furono frutto del tempo o non maturarono in seguito alla drammatica, dolorosa, straziante e funesta situazione determinatasi in quegli anni con le distruzioni morali e fisiche perpetrate ai danni di questo territorio e patite da questa popolazione nel corso di nove terribili e lunghi mesi (dal primo bombardamento di Cassino del 10 settembre 1943 alla conquista di Montecassino da parte dei polacchi del gen. Anders il 18 maggio 1944, passando attraverso la distruzione totale dell\u2019ultra millenaria abbazia benedettina del 15 febbraio e della citt\u00e0 del 15 marzo). Ecco dunque che quelle istanze rappresentate da Gaetano Di Biasio con un pathos che solo egli riusciva a conferire alle sue richieste, erano delle istanze che provenivano da un tempo lontano, erano delle istanze che erano presenti e circolavano a Cassino e nel cassinate oramai da un secolo e mezzo e ciclicamente emergevano. Queste istanze vennero raccolte e ad esse venne data dignit\u00e0 parlamentare da Angelucci, da Picano, da Pecoraro Scanio, da Testa, da Magliocchetti, da Tofani, da La Starza e Conte, e recentissimamente, da Anna Teresa Formisano, e poi, in altro modo e in altra sede, da Giuseppe Gentile e Danilo Collepardi.<br \/>\nLe responsabilit\u00e0 dei vari fallimenti<br \/>\nPurtroppo va detto che la classe politica che ha rappresentato questo territorio nelle istituzioni italiane ha agito con una superficialit\u00e0 disarmante. Andando poi a scavare ancor di pi\u00f9, togliendo la patina dell\u2019ufficialit\u00e0, bisogna dire che la critica nei confronti di questa classe politica si fa ancora pi\u00f9 profonda. Infatti se le istanze, le richieste, le aspirazioni, le spinte autonomistiche degli abitanti di questo territorio erano presenti gi\u00e0 da decine e decine di anni, come minimo quella classe politica non \u00e8 riuscita a rappresentarle presso le istituzioni italiane. Ma l\u2019accusa si fa ancor pi\u00f9 dura, perch\u00e9 se la classe politica non avesse voluto tener conto di tali istanze, richieste, aspirazioni e spinte autonomistiche non avrebbe dovuto far nulla, non le avrebbe dovuto rappresentare, le avrebbe dovuto solo ignorare, mentre invece sono stati ben otto i disegni di legge depositati nei due rami del Parlamento italiano nel corso dell\u2019ultimo cinquantennio, senza contare le proposte regionali Gentile e Collepardi.<br \/>\nL\u2019immagine che fuoriesce \u00e8 quella di una classe politica arruffona, incapace di seguire le strade fissate dal dettato costituzionale e dall\u2019apparato legislativo italiano. Una classe politica vogliosa solo di accreditarsi presso l\u2019opinione pubblica locale, pronta a sfruttare opportunit\u00e0 propagandistiche perch\u00e9 alla ricerca di consenso, alla ricerca del voto di preferenza, alla ricerca di affermazioni elettoralistiche pi\u00f9 che dare delle effettive soddisfazioni ad aspirazioni provenienti dal territorio. Altrimenti non si riescono a spiegare le motivazioni che sono state alla base di alcune azioni parlamentari come la presentazione di schemi di disegni di legge che non appaiono conformi alle norme e alle leggi vigenti, le quali prevedono un ben preciso iter da espletare. Come spiegare allora l\u2019inclusione, in alcuni progetti di costituzione della provincia, di comuni facenti parte di regioni limitrofe ben sapendo che le regioni sono state istituite dalla Costituzione repubblicana del 1948 e la modifica dei confini regionali, con lo spostamento di comuni da una regione ad un\u2019altra \u00e8 un processo che richiede un iter particolare, lungo e laborioso? Come spiegare la presentazione di due distinti disegni di legge da parte di altrettanti deputati, ambedue di maggioranza governativa, che nel merito sono profondamente diversi? Come spiegare l\u2019uso fatto presso l\u2019opinione pubblica della lettera dell\u2019allora presidente della Camera, Luciano Violante, come ricorda Giuseppe Gentile18? Anche quegli errori commessi nella compilazione dell\u2019elenco dei comuni facenti parte dell\u2019istituenda provincia che possono sembrare piccole imprecisioni denotano una mancanza di attenzione nei confronti del territorio19.<br \/>\nAl di l\u00e0 delle situazioni propagandistico-elettoralistiche, la questione dell\u2019istituzione della circoscrizione amministrativa del Lazio meridionale appare costellata da alcuni \u201ceventi sfortunati\u201d come la cancellazione della riforma Bassal del 1799, oppure l\u2019allontanamento di Simplicio Pappalettere da Montecassino, oppure l\u2019\u201celezione non elezione\u201d di Gaetano Di Biasio nella tornata elettorale del 18 aprile 1948. Ci sono state persone che hanno pagato sulla propria pelle la presa di posizione a favore di Cassino. Cos\u00ec, ad esempio, Pappalettere che con la sua lettera a Vittorio Emanuele II contenente richieste a favore della citt\u00e0 fu \u201cobbligato\u201d a dimettersi da abate di Montecassino e costretto a soggiornare a Roma fino al 1869, oppure Gaetano Curtis che venne allontanato dalla Regia Procura del Tribunale di Cassino con un fulmineo trasferimento a Reggio Emilia, preferendo, oramai sessantaseienne, il pensionamento.<br \/>\nAlcuni interrogativi<br \/>\nPer il futuro, sulla questione, rimangono due aspetti su cui ci si pu\u00f2 interrogare:<br \/>\nI) in un\u2019Italia in cui sono presenti e sono forti le spinte al decentramento (addirittura anche di tipo fiscale) che significa riportare i luoghi decisionali in periferia operando in senso diametralmente opposto a quanto fatto al momento dell\u2019Unificazione nazionale nel 1861 quando si disegn\u00f2 un\u2019Italia fortemente accentrata (e allora c\u2019erano molteplici e vitali motivi per spiegare l\u2019adozione di tale politica), dunque in un\u2019Italia in cui \u00e8 in atto un processo di devoluzione che significa dare autonomia, dare potere decisionale e di autogoverno ai vari territori nazionali, non sembra una contraddizione opporsi alla istituzione di nuove province? E se si dovesse obiettare che la creazione di nuove amministrazioni provinciali significhi solo aggravare il bilancio statale allora bisognerebbe che scomparissero tutte le province italiane e gli altri organi intermedi (comunit\u00e0 montane, circoscrizioni comunali ecc.) ed avere come enti di amministrazione locale solo i comuni e le regioni;<br \/>\nII) se veramente ci fosse la voglia di far emergere le aspirazioni alla creazione di una nuova circoscrizione amministrativa, attraverso le adesioni dei consigli comunali dei centri che intenderebbero aderirvi, o anche ipotizzando una pronunzia diretta da parte della popolazione locale attraverso il referendum, allora di fronte a tale ferma volont\u00e0 come farebbe un qualsivoglia governo di centro, di destra o di sinistra a non tenerla in considerazione, ad accantonarla, a cancellarla, a sopprimerla?<br \/>\nInfine un altro fattore che potr\u00e0 influenzare la richiesta di istituzione della sesta provincia del Lazio meridionale, bipolare o tripolare, \u00e8 rappresentato dalla questione della ridefinizione territoriale ed amministrativa di Roma-capitale e della sua provincia (citt\u00e0 metropolitana, governatorato, ecc.).<br \/>\nCos\u00ec come il suo motto ispiratore, parafrasando quello profondo coniato da Gaetano Di Biasio, dettato dalla tragicit\u00e0 delle vicende belliche, \u201cuna voce &#8211; una croce\u201d, ed adattato ad uso delle persone del III millennio, potrebbe divenire \u201cuna voce: dalle montagne alla foce\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">* Liberamente tratto da: De Angelis-Curtis Gaetano, Proposte di istituzione di una circoscrizione amministrativa: Cassino 1799-2006, Universit\u00e0 degli Studi di Cassino, Caramanica Editore 2006.<br \/>\n1 Agrigento (gi\u00e0 Girgenti), Alessandria, Ancona, Arezzo, Ascoli Piceno, Avellino, Bari, Benevento, Bergamo, Bologna, Brescia, Cagliari, Caltanissetta, Campobasso, Caserta, Catania, Catanzaro, Chieti, Como, Cosenza, Cremona, Cuneo, Ferrara, Firenze, Foggia, Forl\u00ec-Cesena (fino al 1992 Forl\u00ec), Genova, Grosseto, Imperia, L\u2019Aquila, Lecce, Livorno, Lucca, Macerata, Massa-Carrara, Messina, Milano, Modena, Napoli, Novara, Palermo, Parma, Pavia, Perugia, Pesaro e Urbino, Piacenza, Pisa, Potenza, Ravenna, Reggio Calabria, Reggio Emilia, Salerno, Sassari, Siena, Siracusa, Sondrio, Teramo, Torino e Trapani. Al momento della cessione della contea di Nizza (oltre che della Savoia) alla Francia, a seguito dei patti di Plombi\u00e8res, venne elevata a capoluogo di provincia, al posto della citt\u00e0 divenuta transalpina, quella di Porto Maurizio, che poi nel 1923 mut\u00f2 nome in Imperia quando il fascismo decret\u00f2 la fusione dei due comuni rivieraschi, divisi dal fiume Impero, di Porto Maurizio e Oneglia.<br \/>\n2 Belluno, Mantova, Padova, Rovigo, Treviso, Udine, Venezia, Verona, Vicenza e Roma.<br \/>\n3 Quattro province create nel 1923: La Spezia, Taranto, Trento e Trieste; tre nel 1924, Fiume, Pola e Zara; 17 nel 1927, Aosta, Bolzano, Enna (gi\u00e0 Castrogiovanni), Frosinone, Gorizia (gi\u00e0 abolita nel 1924 perch\u00e9 a maggioranza slava), Matera, Nuoro, Pescara, Pistoia, Ragusa, Rieti, Savona, Taranto, Terni, Varese, Vercelli e Viterbo; nel 1934-1935 Littoria (ora Latina) ed Asti.<br \/>\n4 Venne ripristinata con Decreto legislativo luogotenenziale n. 373 dell\u201911 giugno 1945.<br \/>\n5 Pordenone (1968), Isernia (1970), Oristano (1974), e, nel 1992, le province di Biella, Crotone, Lecco, Lodi, Rimini e Vibo Valentia sono state istituite, rispettivamente, con i decreti legislativi 6 marzo 1992, nn. 248, 249, 250, 251, 252, 253, quella di Prato con decreto legislativo 27 marzo 1992, n. 254, e quella di Verbano-Cusio-Ossola con decreto legislativo 30 aprile 1992, n.\u00a0277.<br \/>\n6 Carbonia-Iglesias, Medio Campidano, Ogliastra e Olbia-Tempio. La legge regionale n. 9 del 2001, e le integrazioni successive, hanno sancito una nuova ripartizione del territorio della Regione autonoma della Sardegna. Per effetto di tali disposizioni il numero delle circoscrizioni provinciali \u00e8 raddoppiato e, al tempo stesso, c\u2019\u00e8 stato un ampio movimento di ridefinizione dei confini provinciali. Le nuove province, attive dal maggio 2005, quando si sono tenute le prime elezioni locali, sono solo amministrative e, almeno per il momento, nelle citt\u00e0 capoluogo non vi hanno sede gli uffici statali previsti dal decentramento.<br \/>\n7 L. 11 giugno 2004 n. 146, \u00abIstituzione della provincia di Monza e della Brianza\u00bb (formata da 50 comuni tutti distaccati dalla provincia di Milano); L. 11 giugno 2004 n. 147, \u201cIstituzione della provincia di Fermo\u201d (formata da 40 comuni tutti distaccati dalla circoscrizione amministrativa di Ascoli Piceno); L. 11 giugno 2004 n. 148, \u201cIstituzione della provincia di Barletta-Andria-Trani\u201d formata da 10 comuni (sette distaccati dalla circoscrizione amministrativa di Bari e tre da quella di Foggia). La piena operativit\u00e0 della nuove circoscrizioni \u00e8 prevista a partire dal 2009.<br \/>\n8 Bari fino al 1931 denominata \u201cBari delle Puglie\u201d; L\u2019Aquila fino al 1939 denominata \u201cAquila degli Abruzzi\u201d; Udine fino al 1940 denominata \u201cprovincia del Friuli\u201d; Massa-Carrara fino al 1946 denominata provincia dell\u2019\u201cApuania\u201d; Taranto fino al 1951 denominata provincia dello \u201cIonio\u201d.<br \/>\n9 A parte i casi specifici, per le loro peculiarit\u00e0, rappresentati dalle quattro nuove circoscrizioni sarde (Ogliastra con 58.389 abitanti, Medio Campidano con 105.400, Carbonia-Iglesias con 131.890, e Olbia-Tempio con 138.334) sono ben 14 le province (Aosta, Biella, Crotone, Enna, Gorizia, Isernia, Lodi, Massa-Carrara, Oristano, Rieti, Sondrio, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli e Vibo Valentia) con una popolazione al di sotto della soglia di 200.000 abitanti, il limite fissato dall\u2019art. 21 del decreto legislativo 267\/2000 per la costituzione di nuovi enti amministrativi.<br \/>\n10 Se fossero state approvate da Catanzaro si sarebbe passato a provincia di Catanzaro e Lametia Terme, o da Monza e Brianza alla provincia di Monza, Desio, Seregno e Vimercate (addirittura quadripolare).<br \/>\n11 Oltre alle tre proposte riguardanti l\u2019area del Lazio meridionale i vari ddl hanno riguardato l\u2019istituzione della provncia nolana, Sibaritide-Pollino, Melfi, dei Castelli romani, Bassano del Grappa, Aversa, Sulmona, Valle Camonica, Avezzano, Crema, Etruria, Venezia orientale, Sala Consilina, Tigullio, Busto Arsizio, Cilento Vallo di Diano, Castrovillari, Nola, Basso Jonio, Melfi, Guidonia-Tivoli, Amalfitana-Sorrentina, Lametia Terme, Alba-Bra, Locri Siderno-Melito Porto San Salvo, vesuviana, Amalfi, della Piana Basso Jonio, Sala Consilina, ecc.<br \/>\n12 Isola di S. Giulio, Isola Madre, Isola Superiore, Isola Bella, Isolino Virginia, Isola dei cipressi, Isola del Garda, Isola Polvese, Isola Maggiore, Torcello, Burano, S. Francesco del deserto, S. Erasmo, Murano, Le Vignole, S. Michele, S. Giorgio Maggiore, La Giudecca, Lido, S. Servolo, S. Clemente, Gorgona, Capraia, Isola d\u2019Elba, Pianosa, Montecristo, Isola del Giglio, Giannutri, Palmaria, Ponza, Zannone, Palmarola, Ventotene, Capri, Ischia, Procida, Isola San Domino, Favignana, Levanzo, Marettino, Pantelleria, Ustica, Salina, Lipari, Stromboli, Panarea, Filicudi, Alicudi, Vulcano, Lampedusa, Linosa, La Maddalena, Isola di Caprera, Budelli, Asinara e Carloforte (San Pietro).<br \/>\n13 L\u2019\u201cimproprio titolo\u201d che venne dato alla pubblicazione, come spiega lo stesso magistrato di Cervaro nello studio dedicato al suo paese d\u2019origine, serviva \u201cper cansare ogni parvenza di irriverente censura agli ordinamenti amministrativi Fascisti\u201d; De Angelis-Curtis Gaetano (a cura di), Gaetano Curtis tra impegno giudiziario e tutela del territorio, Caramanica editore, Marina di Minturno 1999, p. 246.<br \/>\n14 Nel clima di epurazione del tempo Littoria, \u201cfascista persino nel suo etimo, era la provincia pi\u00f9 a rischio\u201d; Folchi Annibale, La fine di Littoria 1943-1945, Regione Lazio, Iger, Roma 1996, p. 297.<br \/>\n15 Solo nell\u2019immediato secondo dopoguerra la creazione della provincia di Cassino venne considerata nell\u2019ottica di una redistribuzione territoriale che prevedeva l\u2019abolizione di quella pontina soprattutto perch\u00e9 Littoria-Latina e la sua circoscrizione amministrativa erano frutto dell\u2019iniziativa politico-amministrativa di quel fascismo sconfitto e debellato.<br \/>\n16 De Angelis-Curtis Gaetano (a cura di), Gaetano Curtis \u2026 cit., p. 169.<br \/>\n17 Vd. la cronaca della presentazione a pag. 245 di questo numero di Studi Cassinati.<br \/>\n18 Gentile Giuseppe, Provincia di Cassino. Cinquant\u2019anni di proposte istitutive 1956-2006, Centro Documentazione e Studi Cassinati Onlus, Cassino 2007, p. 64.<br \/>\n19 Nella proposta Picano risulta mancante Vallerotonda, mentre in quella di La Starza-Conte appaiono omessi addirittura tre comuni: San Giorgio a Liri, San Giovanni Incarico e Villa Latina.<\/p>\n<p class=\"bawpvc-ajax-counter\" data-id=\"3223\"> (1728 Visualizzazioni)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>. Studi Cassinati, anno 2007, n. 4 di Gaetano De Angelis Curtis Attualmente il territorio italiano risulta diviso amministrativamente in venti regioni (di cui quindici a statuto ordinario previste dalla Costituzione o da successive leggi costituzionali, come il Molise, separato dall\u2019Abruzzo nel 1963, e cinque a statuto speciale), e 110 province (compresa la Val d\u2019Aosta e quelle attivate recentemente in Sardegna). Al momento della proclamazione del Regno d\u2019Italia (17 marzo 1861) il territorio italiano era ripartito in 59 province1. Con la vittoriosa conclusione della III guerra d\u2019indipendenza del 1866, che comport\u00f2 l\u2019annessione del Veneto, del Friuli e della restante parte della Lombardia, vennero create nove nuove province, salite a dieci dopo la breccia di Porta Pia del 20 settembre 1870 e la definizione della \u201cquestione romana\u201d, con la costituzione della circoscrizione amministrativa della capitale italiana, coincidente con l\u2019intero territorio dell\u2019allora regione Lazio2. Le annessioni territoriali successive alla prima guerra mondiale&hellip;<\/p>\n<p> <a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/index.php\/2016\/09\/30\/le-province-ditalia-e-la-provincia-di-cassino-storia-di-tanti-fallimenti\/\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v24.5 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Le province d\u2019Italia e la provincia di Cassino - Storia di tanti fallimenti* - www.cdsconlus.it<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/index.php\/2016\/09\/30\/le-province-ditalia-e-la-provincia-di-cassino-storia-di-tanti-fallimenti\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Le province d\u2019Italia e la provincia di Cassino - Storia di tanti fallimenti* - www.cdsconlus.it\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\". 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Studi Cassinati, anno 2007, n. 4 di Gaetano De Angelis Curtis Attualmente il territorio italiano risulta diviso amministrativamente in venti regioni (di cui quindici a statuto ordinario previste dalla Costituzione o da successive leggi costituzionali, come il Molise, separato dall\u2019Abruzzo nel 1963, e cinque a statuto speciale), e 110 province (compresa la Val d\u2019Aosta e quelle attivate recentemente in Sardegna). Al momento della proclamazione del Regno d\u2019Italia (17 marzo 1861) il territorio italiano era ripartito in 59 province1. Con la vittoriosa conclusione della III guerra d\u2019indipendenza del 1866, che comport\u00f2 l\u2019annessione del Veneto, del Friuli e della restante parte della Lombardia, vennero create nove nuove province, salite a dieci dopo la breccia di Porta Pia del 20 settembre 1870 e la definizione della \u201cquestione romana\u201d, con la costituzione della circoscrizione amministrativa della capitale italiana, coincidente con l\u2019intero territorio dell\u2019allora regione Lazio2. 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