﻿{"id":3815,"date":"2016-10-10T22:24:47","date_gmt":"2016-10-10T20:24:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cdsconlus.it\/?p=3815"},"modified":"2016-11-07T21:08:49","modified_gmt":"2016-11-07T20:08:49","slug":"giuseppe-poggi-e-la-ricostruzione-di-cassino-del-dopoguerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cdsconlus.it\/index.php\/2016\/10\/10\/giuseppe-poggi-e-la-ricostruzione-di-cassino-del-dopoguerra\/","title":{"rendered":"GIUSEPPE POGGI e la ricostruzione di Cassino del dopoguerra"},"content":{"rendered":"<div class=\"printfriendly pf-button  pf-alignleft\">\n                    <a href=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/index.php\/2016\/10\/10\/giuseppe-poggi-e-la-ricostruzione-di-cassino-del-dopoguerra\/?pfstyle=wp\" rel=\"nofollow\" onclick=\"\" title=\"Printer Friendly, PDF & Email\">\n                    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DEFINITIVA.1.png\" alt=\"Print Friendly, PDF & Email\" class=\"pf-button-img\" style=\"\"  \/>\n                    <\/a>\n                <\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Studi Cassinati, anno 2006, n. 1<\/p>\n<p><strong>di Giovanni Petrucci<\/strong><\/p>\n<figure style=\"width: 350px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.cassino2000.com\/cdsc\/studi\/archivio\/n18\/immagini\/foto-11.jpg\" width=\"350\" height=\"222\" border=\"0\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Giuseppe Poggi tra due assistenti a Montecassino<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La vita<\/strong><br \/>\nL\u2019arch. Giuseppe Poggi, anche se a Cassino visse solo per due lustri, viene ancora oggi ricordato, e giustamente, come uno dei tanti professionisti che hanno contribuito alla ricostruzione della citt\u00e0.<br \/>\nArriv\u00f2 qui con una folta schiera di funzionari del Genio Civile nel 1944, quando nel terreno indistinto di ruderi ancora fumanti si aprivano gli immensi crateri delle bombe colmi di acqua gialla stagnante.<br \/>\nA Cassino non era possibile vivere sia per mancanza di abitazioni, sia per la malaria, che mieteva impietosamente vittime e il personale trov\u00f2 ospitalit\u00e0 in S. Elia Fiumerapido. La contrasse ugualmente, ma si cur\u00f2 con l\u2019atebrin, il famoso chinino giallo americano, cedendo quello bianco del Monopolio di Stato Italiano a qualche abitante del paese.<br \/>\nApparteneva ad una nobile famiglia fiorentina, che vantava tra i suoi avi Enrico Poggi, magistrato, senatore del Regno e Ministro di Giustizia, che ebbe l\u2019onore di proclamare a Firenze i risultati del plebiscito; e Giuseppe Poggi, architetto ed urbanista, che diede assetto definitivo alla citt\u00e0 di Firenze dopo l\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia.<br \/>\nA San Remo fu allievo del Collegio di Don Orione; studi\u00f2 architettura a Firenze, ospite della zia Virginia Tango (Agar), una scrittrice impegnata, che rappresent\u00f2 l\u2019Italia ad uno dei primi congressi femministi d\u2019America. Da lei conobbe uomini eccezionali che contribuirono a rafforzare il suo carattere anticonformista e romantico.<br \/>\nNacque a Scarperia, in provincia di Firenze il 15 luglio 1903 e si spense il 24 febbraio del 1995 nella citt\u00e0 di Bologna, all\u2019et\u00e0 di novantuno anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La libera professione<\/strong><br \/>\nDal 1931 al 1944 esercit\u00f2 la libera professione a San Remo, Lucca, Urbino, Tagliacozzo, Ospedaletti, Ventimiglia e Roma.<br \/>\nNel 1932 si classific\u00f2 al secondo posto in un pubblico concorso a Napoli, per realizzare un rione popolare. Nel 1935 vinse il concorso per la costruzione dello stabilimento balneare Imperatrice di San Remo; ebbe quindi l\u2019incarico del progetto esecutivo e della direzione dei lavori. Esso prevedeva imponenti opere in mare e in terraferma, la costruzione di strade, la realizzazione di una penisoletta con ristorante, un casin\u00f2 con piscina coperta ed altri centri di particolare attrattiva. La citt\u00e0 doveva competere con la Costa Azzurra: quanto fu realizzato, frutto di un ingegno mirabile, resta a monumento del progettista.<br \/>\nNel 1937 entr\u00f2 nella Scuola dell\u2019arch. Luigi Moretti, un professionista emergente della Roma del Ventennio e del Dopoguerra, insigne rappresentante dell\u2019architettura moderna (Casa della Giovent\u00f9 in Trastevere, Casa delle Armi, Casa del Girasole, Piazzale del Foro Italico a Roma; le case-albergo in Via Corridoni e il complesso edilizio di Corso Italia a Milano; il centro residenziale Watergrate a Washington, ecc.).<br \/>\nSeguendo il suo insegnamento, Poggi progett\u00f2 varie opere e soprattutto la Casa della G.I.L. ad Urbino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A Cassino<\/strong><br \/>\nNel 1944 entr\u00f2 nel Genio Civile e fu mandato a Cassino, dove ebbe l\u2019incarico di progettista e di direttore dei lavori di ricostruzione dell\u2019Abbazia di Montecassino, di soprintendenza ai piani di ricostruzione di edilizia popolare, di opere demaniali (chiese, dispensari antitubercolari, colonie solari, campi sportivi, ecc.). Ma non ebbe grande fortuna!<br \/>\nInizi\u00f2 con la dovuta attenzione l\u2019attivit\u00e0 di sgombero delle macerie accumulatesi nell\u2019area dell\u2019abbazia ed a porre le basi delle nuove strutture. A proposito dell\u2019attivit\u00e0 svolta qui, ricordiamo quanto diceva continuamente: nel ricostruire l\u2019opera sarebbe stato opportuno lasciarvi l\u2019impronta dell\u2019architettura moderna, con la partecipazione di qualche illustre luminare italiano, anche se in parti secondarie e non sostanziali, che non ne avrebbero assolutamente alterato l\u2019apparato strutturale esistente (come \u00e8 oggi la sala Nervi al Vaticano); i contemporanei, egli ripeteva, non dovevano essere semplicemente dei manovali, dei semplici esecutori, ma anche artefici veri, guidati da una mente illuminata. Montecassino, per\u00f2, a ragione, doveva essere ricostruita dov\u2019era, com\u2019era.<br \/>\nProgett\u00f2 il fabbricato Di Giovanni, che oggi fa da sfondo a piazza 15 Febbraio; le case popolari \u00abFraschetti\u00bb, concepite a misura d\u2019uomo e con una piccola superficie di verde per le esigenze di vita.<br \/>\nRicordiamo il rifacimento della Chiesa di S. Antonio, nel rispetto dello stile architettonico originario1, dalle linee semplici e sobrie, ai cui lavori fu in modo particolare attento, riponendo tutta la sua fiducia nelle capacit\u00e0 di mastro Filippo Fabrizio, lo stuccatore di S. Donato Valcomino. Sul retro svetta il campanile, eseguito su suo progetto, slanciato verso il cielo che supera quello preesistente basso e pesante; mirabilmente legato alle lesene della facciata, \u00e8 emblema di forza e di classica architettura moderna, in sano equilibrio con le linee della Chiesa, ma attende ancora il completamento di un bronzo di S. Benedetto alla sommit\u00e0 (come \u00e8 la Madonnina per Milano). E questo campanile, frutto di tanti ripensamenti e maturato lungamente, costituisce forse un esempio di compostezza nella composizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il piano di ricostruzione<\/strong><br \/>\nEgli originariamente sosteneva che la citt\u00e0 doveva venir ricostruita nella zona pianeggiante del Colosseo, risultante pi\u00f9 aperta e meno addossata al monte, che avrebbe dato la possibilit\u00e0 di ripetere gli schemi degli insediamenti romani, gi\u00e0 collaudati nell\u2019agro pontino; poi, rendendosi conto dell\u2019attaccamento dei profughi alla propria terra, dove in sostanza riconoscevano la loro esistenza, venne ad un compromesso: la nuova citt\u00e0 poteva essere ricostruita quasi integralmente dove era prima della distruzione, ma una sua piccola plaga, sotto la Rocca Ianula, doveva essere lasciata intatta con tutti i suoi ruderi, come Citt\u00e0 Sacra,<br \/>\nIl piano di ricostruzione, voluto dal Ministero dei LL. PP., venne eseguito in collaborazione con l\u2019Ing. Marcello De Sanctis \u201cper vero amore verso la citt\u00e0 martoriata e la sua infelice popolazione, oltre che per passione di tecnici e di artisti\u201d. In verit\u00e0 risente dell\u2019urgenza del momento \u2013 fu presentato il 25 maggio 1945 \u2013 quando Cassino era una landa bianca di macerie dall\u2019aria miasmatica; ma, a ben valutarlo, \u00e8 uno strumento urbanistico di ottimo livello e va tenuto nella giusta considerazione da chi voglia ripercorrere la storia della ricostruzione. In esso sono contemplati tutti gli aspetti che ancora oggi, dopo sessanta anni, appaiono vivi ed attuali e sono fonte di continui dibattiti.<br \/>\nSi ispirava agli studi degli urbanisti Agache, Auburtin e Redont, i quali alla fine della Prima Guerra Mondiale, in un\u2019analoga situazione, si erano posti gi\u00e0 il problema \u201cComment reconstruire nos cit\u00e9s d\u00e9truites\u201d.<br \/>\nEra studiata la natura dei terreni, tagliati in due dal Rapido e dal Gari e venivano presi in esame vari comprensori di paesi che gravitano sulla citt\u00e0 ed avrebbero avuto con essa stretti rapporti di interdipendenza: quello nord (con Terelle, Belmonte Castello, S. Elia ecc), quello est (con Cervaro, S. Vittore del Lazio, S. Ambrogio sul Garigliano, ecc.), quello sud (con Piedimonte S. Germano, Villa S. Lucia, Pignataro, ecc.).<br \/>\nVeniva previsto un notevole sviluppo industriale e commerciale verso tali comprensori con possibilit\u00e0 di espansione del nucleo urbano, che il successivo piano regolatore doveva prevedere secondo una realizzazione a \u201cmaglie larghe\u201d, con idonei servizi pubblici e un\u2019adeguata rete stradale da far capo alla stazione ferroviaria.<br \/>\nTenendo conto della \u201ceventuale istituzione della provincia\u201d, tale piano di ricostruzione disegnava tre quartieri: quello nord con nuclei estensivi, quello centrale con edifici comunali, di commercio, amministrativi ed altri, quello sud con possibilit\u00e0 di ampliamento verso la zona industriale.<br \/>\nL\u2019impostazione artistica riguardava il regolamento edilizio, la sistemazione della \u201ccitt\u00e0 sacra\u201d, la costruzione di un fondale della Via Casilina, la creazione di una zona verde con un laghetto, l\u2019alberamento, l\u2019allineamento delle strade.<br \/>\nLa parte pi\u00f9 interessante, secondo noi, \u00e8 quella inerente alla \u201ccitt\u00e0 sacra\u201d, da realizzarsi in base alla \u201cdecisione manifestata ufficialmente dalle competenti autorit\u00e0 di dichiarare inviolabili le macerie\u201d. Doveva sorgere sotto la Rocca Janula, nel quartiere nord: vi si intersecavano viali pedonali che si incrociavano in un punto centrale ed avevano in prospettiva lo scenario dei ruderi, sapientemente studiato. La sua \u201cattrazione pu\u00f3 abbinarsi a quella della ricostruenda Abbazia e a quella del bellissimo paesaggio2 e potrebbe favorire un certo sviluppo turistico\u201d. Tale citt\u00e0 sacra doveva essere lasciata intatta, quale monumento e monito per i contemporanei e per le generazioni future.<br \/>\nMa anche qui non ebbe l\u2019appoggio degli amministratori, che giustamente dovevano salvaguardare gli interessi dei proprietari delle distrutte abitazioni3.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A Bologna<\/strong><br \/>\nNel 1954 pass\u00f2 al Genio Civile di Bologna, dove gli furono affidate l\u2019edilizia demaniale e l\u2019edilizia popolare.<br \/>\nNel 1956 fu nella Sezione Urbanistica del Provveditorato Regionale alle OO. PP. della stessa citt\u00e0: qui ebbe il prestigioso incarico di Capo Reparto Addetto al Comitato di Studio del Piano Territoriale di Coordinamento. Con questa qualifica pot\u00e9 approfondire le problematiche che costituivano la sua passione.<br \/>\nPartecip\u00f2 a congressi di studio ed ebbe modo di far conoscere le sue idee contro una visione troppo convenzionale interessata ed acquiescente dell\u2019architettura degli anni \u201860. In tempi di sfrenata libert\u00e0 concessa a fortunati imprenditori e nel contempo magari progettisti, la sua voce si sperdeva nel deserto. Alcuni esponenti della cultura bolognese assentivano, ma non lo appoggiavano apertamente &#8230; Le sue idee restano affidate ad una trentina di pubblicazioni e ad articoli per riviste specializzate4.<br \/>\nFu collocato a riposo con la qualifica di Urbanista Superiore del Ministero; pot\u00e9 riprendere allora la libera professione in Emilia Romagna, in Liguria e nel Lazio. \u00c8 di questo periodo il progetto del piano regolatore comunale di Aquino (FR) e di Andora (SV). Il primo fu partico1armente impegnativo perch\u00e9 il territorio era vasto e ricco di ruderi romani e medioevali che egli voleva degnamente sistemare.<br \/>\nTradizionalista<br \/>\nNegli ultimi anni della sua vita proprio per l\u2019attaccamento alle fede e al Cristo, amato nell\u2019intimo, si trov\u00f2 attanagliato nella difesa della liturgia tradizionale, del latino della Chiesa contro il movimento ecumenico e il cambiamento. Fu un tradizionalista convinto, intollerante della chitarra, di certi canti, dei battimani che potessero turbare il raccoglimento interiore in luogo sacro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019architettura<\/strong><\/p>\n<figure style=\"width: 350px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.cassino2000.com\/cdsc\/studi\/archivio\/n18\/immagini\/foto-12.jpg\" width=\"350\" height=\"216\" border=\"0\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Montecassino 1945: gli scalpellini della ricostruzione. Sono riconoscibili da sinistra: Vincenzo Pinchera, Renato Guarini Benedetto Trotta, Alessandro Tramontano<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">A conclusione di queste note possiamo affermare che la concezione ispiratrice della sua architettura si individua nel serio impegno verso la correttezza, il buon gusto, il bello. Per lui l\u2019estetica trovava fondamento nell\u2019armonia, con un sentito ossequio e rispetto per l\u2019antico, quando questo \u00e8 presente nell\u2019impianto architettonico. Egli soleva ripetere che i nostri progenitori erano stati capaci di creare mirabili monumenti anche utilizzando materiali di altre epoche, ma avendo la massima cura nel rispettare le regole dell\u2019armonia tra il vecchio e il nuovo, verso l\u2019ambiente in cui l\u2019uomo vive; che molte volte oggi ci si imbatte nella ricerca dell\u2019eccezionale che non equivale a bellezza, e spiega d\u2019altra parte lo sgretolarsi dei valori che erano la forza del buon gusto. Per lui le linee-guida dell\u2019architettura si sostanziavano di supporti estremamente semplici: le strutture devono connaturarsi al paesaggio senza forzature e senza stravaganze. In questo la mente gli correva certamente a Roma, alle costruzioni del passato, essenziali nella loro classicit\u00e0. L\u2019aspirazione che contrassegnava le sue composizioni era tutta nella ricerca del naturale e del lineare: all\u2019osservatore era lasciato il compito di scoprire gli aspetti della bellezza della costruzione.<br \/>\nAngustiato e preoccupato dell\u2019ingerenza della politica nell\u2019edilizia e nell\u2019urbanistica, ripeteva che l\u2019architettura \u00e8 Scienza e Arte e andava ritenuta come un esercizio libero della professione, senza eccessive pastoie burocratiche e regolamenti troppo rigidi.<br \/>\n\u201cQuando uno muore restano le idee\u201d (Saviane) e quelle di Giuseppe Poggi appartengono agli amici, a coloro che lo hanno conosciuto, perch\u00e9 erano improntate a correttezza, a rettitudine, a onest\u00e0. Per esse non si pieg\u00f2, n\u00e9 si avvil\u00ec di restare isolato nella lotta, ed ha lasciato a noi testimonianza di come si pu\u00f3 e si deve vivere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il monumento alle vittime civili<\/strong><br \/>\nIl primo provvedimento richiesto dall\u2019Amministrazione Comunale di Cassino al Genio Civile fu quello di progettare un monumento provvisorio da costruire per le vittime civili della citt\u00e0. Ed egli ide\u00f2 la solita colonna troncata su un grande basamento piuttosto comune e semplice da realizzarsi.<br \/>\nForse pensando alla citt\u00e0 sacra del piano di ricostruzione non andato in porto, recuper\u00f2 i frantumi delle pietre lavorate rimasti sepolti con i bombardamenti e con essi decor\u00f2 una parete esterna della Casa Canonica della Chiesa di S. Antonio, che oggi resta quasi un unico monumento concreto e reale, la sola vera testimonianza dell\u2019apocalisse di Cassino dell\u2019inverno 1943-44.<br \/>\n2 In Nuovi sistemi di tutela \u00abattiva\u00bb del volto delle citta, Lecce, 1959, pubblicato nella rivista \u00abIngegneri Architetti Costruttori\u00bb, pag.12, scriveva: \u201cDifficilmente si pu\u00f3 trovare un\u2019altra zona in cui la natura sia stata come a Cassino tanto prodiga delle sue bellezze\u201d.<br \/>\n3 Costantino Jadecola, Mal\u2019aria, il secondo dopoguerra in provincia di Frosinone, Sora, 1998, \u201c&#8230; mentre si attende la revisione del piano di ricostruzione, affidata al solo ing. Nicolosi, v\u2019\u00e8 da dire, a titolo di cronaca, che due professionisti, l\u2019ing. Marcello De Sanctis e l\u2019architetto Giuseppe Poggi, redigono, per amore verso una citt\u00e0 martoriata e per passione di tecnici e di artisti, un loro piano di ricostruzione&#8230; \u201d.<br \/>\n4 Fra le prime citiamo Il quadernetto di Cacasenno, Montecassino, 1946; La logica bifronte, S. Elia Fiumerapido, 1948; Conoscenza, tutela e bonifica dell\u2019architetura d\u2019insieme, Bologna, 1958. Fra i secondi elenchiamo gli articoli risultanti da interventi in congressi dell\u2019Istituto Nazionale di Urbanistica, pubblicati nella rivista \u00abIngegneri Architetti Costruttori\u00bb: Nuovi sistemi di tutela \u00abattiva\u00bb del volto delle citta, Lecce, 1959; Proposte per il \u00abCodice dell\u2019urbanistica\u00bb, Bologna, 1960; Il problema di fondo dell\u2019urbanistica italiana, 1961; Nuova mentalit\u00e0 in urbanistica, 1963; Equivoci da chiarire al X Congresso I. N. U. di Firenze, 1964; Il \u00abDelenda Ccartago\u00bb in urbanistica, 1966; e pubblicati nella rivista Inareos: Urbanistica, tutta da rifare, 1973; Concorso ANIACAP-IN\/ARCH per nuove tipologie residenziali, 1973; Siamo gi\u00e0 agli \u00abauto da f\u00e9\u00bb, 1975.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1 Minchella d. Benedetto, Parrocchia di S. Antonio da Padova, Cassino, 2002: \u201cI lavori di ricostruzione furono affidati all\u2019Impresa Gravaldi, che gi\u00e0 lavorava a Montecassino, sotto la direzione dell\u2019architetto Giuseppe Poggi, che rispett\u00f2 lo stile architettonico anteguerra\u201d.<\/p>\n<p class=\"bawpvc-ajax-counter\" data-id=\"3815\"> (899 Visualizzazioni)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Studi Cassinati, anno 2006, n. 1 di Giovanni Petrucci La vita L\u2019arch. Giuseppe Poggi, anche se a Cassino visse solo per due lustri, viene ancora oggi ricordato, e giustamente, come uno dei tanti professionisti che hanno contribuito alla ricostruzione della citt\u00e0. Arriv\u00f2 qui con una folta schiera di funzionari del Genio Civile nel 1944, quando nel terreno indistinto di ruderi ancora fumanti si aprivano gli immensi crateri delle bombe colmi di acqua gialla stagnante. A Cassino non era possibile vivere sia per mancanza di abitazioni, sia per la malaria, che mieteva impietosamente vittime e il personale trov\u00f2 ospitalit\u00e0 in S. Elia Fiumerapido. La contrasse ugualmente, ma si cur\u00f2 con l\u2019atebrin, il famoso chinino giallo americano, cedendo quello bianco del Monopolio di Stato Italiano a qualche abitante del paese. 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