﻿{"id":4561,"date":"2016-10-22T20:00:21","date_gmt":"2016-10-22T18:00:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cdsconlus.it\/?p=4561"},"modified":"2016-11-07T22:13:30","modified_gmt":"2016-11-07T21:13:30","slug":"la-battaglia-del-garigliano-del-1503-francesi-e-spagnoli-sul-suolo-italiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cdsconlus.it\/index.php\/2016\/10\/22\/la-battaglia-del-garigliano-del-1503-francesi-e-spagnoli-sul-suolo-italiano\/","title":{"rendered":"La battaglia del Garigliano del 1503 Francesi e Spagnoli sul suolo italiano"},"content":{"rendered":"<div class=\"printfriendly pf-button  pf-alignleft\">\n                    <a href=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/index.php\/2016\/10\/22\/la-battaglia-del-garigliano-del-1503-francesi-e-spagnoli-sul-suolo-italiano\/?pfstyle=wp\" rel=\"nofollow\" onclick=\"\" title=\"Printer Friendly, PDF & Email\">\n                    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DEFINITIVA.1.png\" alt=\"Print Friendly, PDF & Email\" class=\"pf-button-img\" style=\"\"  \/>\n                    <\/a>\n                <\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Studi Cassinati, anno 2003, n. 2<\/p>\n<p><strong>di Duilio Ruggiero<\/strong><\/p>\n<figure style=\"width: 383px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.cassino2000.com\/cdsc\/studi\/archivio\/n08\/immagini\/n08p09.gif\" width=\"383\" height=\"266\" border=\"0\" hspace=\"2\" vspace=\"2\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Francisco de Hollanda (c.1540): la scafa del Garigliano presso Traetto; la torre, sulla riva destra, \u00e8 rappresentata graficamente per la prima volta; fu demolita tra il 1828 e 1829 per dar posto al ponte pensile a catene<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La battaglia del Garigliano del 1503 costituisce l\u2019epilogo della guerra tra francesi e spagnuoli per la conquista dell\u2019Italia Meridionale, durata tre lunghi anni che ha seminato \u201cdistruzioni e tragedie in tutto il Regno di Napoli\u201d1<br \/>\nInoltre essa \u201cdoveva segnare l\u2019inizio della dominazione spagnuola sull\u2019\u2019Italia Meridionale con tutta una lunga serie di vicer\u00e9 avidi e corrotti il cui compito principale era quello di spogliare le gi\u00e0 misere popolazioni napoletane\u201d.2<br \/>\nQuesta battaglia con l\u2019assoggettamento alla Spagna del Regno di Napoli \u201cdetermin\u00f2 per oltre due secoli (1500-1734) le sorti politiche del Mezzogiorno\u201d.3<br \/>\n\u201cLa conferma del dominio spagnolo, che gi\u00e0 da tempo si era insediato sul continente, costitu\u00ec un ostacolo all\u2019indipendenza italiana, ben pi\u00f9 grave di quello che avrebbe potuto essere rappresentato dai francesi\u201d.4<br \/>\nIl 7 aprile 1498 moriva in Amboise, appena ventottenne, Carlo VIII, ultimo del ramo primogenito dei Valois, senza eredi diretti. Col nome di Luigi XII, gli succedeva il cugino e cognato, il duca d\u2019Orleans, di 36 anni, dotato di ambizioni smodate, che sin dal primo giorno dell\u2019assunzione al trono di Francia, estern\u00f2 le sue pretese sul napoletano ed anche sul ducato di Milano.<br \/>\nIn mira di queste mete, con molta abilit\u00e0 politica, cominci\u00f2 a cercare alleanze ed a concludere trattati con vari stati della Penisola.<br \/>\nTra la fine del secolo ed i primi anni del \u2018500, il Re di Francia con corruzioni ed intese, blandizie e promesse, minacce e crudelt\u00e0, favorito anche dalla vilt\u00e0 di alcuni principi italiani, nonch\u00e8 rivalit\u00e0 ed astio tra di loro, aveva stretto alleanza con diverse citt\u00e0 della Lombardia e del Piemonte. Fece anche una breve escursione in Italia.<br \/>\nL\u201911 novembre 1500 Luigi XII di Francia ed il re di Spagna Ferdinando II il Cattolico, avevano concluso un patto segreto (il trattato di Granata) confermato da papa Alessandro VI e dal conclave dei cardinali nell\u2019anno successivo per attaccare contemporaneamente e dividersi il Regno di Napoli. Ai francesi doveva essere attribuito la citt\u00e0 di Napoli, la Terra di Lavoro, gli Abruzzi e la met\u00e0 del reddito del Tavoliere delle Puglie con la conferma del titolo di Re di Napoli e di Gerusalemme, gi\u00e0 assunto tempo prima;il re di Spagna oltre quale re di Sicilia, gi\u00e0 da diverso tempo posseduto, doveva avere la Calabria, la Puglia e l\u2019altra met\u00e0 del Tavoliere delle Puglie oltre il titolo di duca di Calabria e di Puglia.<br \/>\nG\u00e0 nel 1502 Consalvo di Cordova era stato nominato vicer\u00e9 per Ferdinando il Cattolico e il duca di Nemours per Luigi XII.<br \/>\nIL re di Napoli Federico III d\u2019Aragona, ignorando queste intese, nella primavera del 1501, all\u2019arrivo dei francesi con un esercito di quindicimila uomini, chiese l\u2019aiuto degli spagnuoli consegnando agli stessi anche alcune fortezze della Calabria. Egli era imparentato strettamente con Ferdinando II il Cattolico e sperava nel suo aiuto contro gli invasori francesi.<br \/>\nQuando si accorse dell\u2019inganno era ormai troppo tardi e cerc\u00f2 di trattare la cessione dei suoi diritti con Luigi XII \u201cin compenso del Ducato d\u2019Angi\u00f2 e di trentamila scudi di rendita\u201d. I francesi vinsero facilmente la resistenza dell\u2019esercito di Federico d\u2019Aragona ed in brevissimo tempo s\u2019impadronirono di Aversa, Capua, Gaeta ed il 19 agosto occuparono Napoli.<br \/>\nPi\u00f9 difficoltosa fu l\u2019occupazione operata dagli spagnuoli. Nel 1502, quando i francesi e gli spagnuoli si erano appena impadroniti del regno napoletano, nacquero discordie tra le due nazioni sui confini delle terre occupate, per il possesso delle province non specificatamente mentovate nel trattato e sul possesso del Tavoliere delle Puglie. Nel giugno dello stesso anno cominciano le ostilit\u00e0 tra i due eserciti.<br \/>\nLe forze francesi erano comandate da Luigi d\u2019Armagnac, duca di Nemours; quelle spagnole dal generalissimo Consalvo di Cordova.5<br \/>\nLe operazioni belliche continuarono con alterne vicende sino al principio del 1503.<br \/>\nNello scontro avvenuto il 21 aprile del 1503 (alcuni storici vogliono che questa battaglia sia stata combattuta il 13 aprile 1503) al passo di Fiumesecco, tra Gioia e Seminara, la fanteria dell\u2019esercito spagnuolo venuto dalla Sicilia, al comando di Ferdinando d\u2019Andrades, sconfisse gli svizzeri al servizio dei francesi guidati da Robert Stuart d\u2019Aubigny.<br \/>\nAlla vittoria di Seminara in Calabria, segue quella pi\u00f9 notevole del 28 aprile successivo a Cerignola dove cadde anche il vicer\u00e9 francese, il duca di Nemours, e che apr\u00ec a Consalvo la via di Napoli dove entr\u00f2 il 16 maggio 1503.<br \/>\nDopo l\u2019occupazione di Napoli, Consalvo al fine di conquistare l\u2019intero regno, lasciato Pedro Navarra ad espugnare il Castelnuovo e il Castel dell\u2019Ovo, e dopo l\u2019occupazione di Capua e di Sessa ed avere inviato Prospero Colonna negli Abruzzi, insegue i nemici costretti ad abbandonare precipitosamente le province napoletane oltre il Garigliano e con il suo esercito il 1 luglio pone l\u2019assedio a Gaeta, dove si erano raccolti \u201cquasi tutti i resti dell\u2019esercito Francese\u201d, in attesa degli aiuti del suo sovrano.<br \/>\nGaeta era l\u2019unico baluardo sul versante tirrenico rimasto in mano ai francesi (sull\u2019Adriatico occupavano ancora Venosa). Questa fortezza dominava una delle vie di accesso al regno napoletano ed aveva la possibilit\u00e0 di essere facilmente rifornita via mare. I francesi oltre la fortezza occupavano tutto il retroterra ed i territori del ducato di Gaeta e della contea di Fondi (Itri, Traetto, Castelforte, Suio, Castellonorato, Rocca Guglielma).<br \/>\nNella fortezza di Gaeta infatti, all\u2019avvicinarsi di Consalvo erano stati ritirati tutti i soldati in precedenza distribuiti \u201ctra Gaeta, Fondi, Itri, Traetto, Roccaguglielma\u201d, circa quattrocento lance e quattromila fanti che si erano salvati dalla rotta di Napoli6 con numerosi signori italiani che parteggiavano per i francesi tra i quali il principe di Salerno, il principe di Bisignano ed il Duca di Traetto,7 il conte di Consa e molti altri baroni del Regno.<br \/>\nIl 6 agosto, via mare giungono a Gaeta tremila fanti col marchese di Saluzzo, nuovo vicer\u00e9 francese. Il re francese che non si era rassegnato alla perdita del napoletano ed alla umiliazione subita dai suoi soldati, aveva inviato in Italia un esercito forte di circa 25000 uomini e 40 cannoni, al comando di Luigi de La Tremouille.<br \/>\nDurante la marcia di avvicinamento al regno di Napoli, al de La Tremouille, che a Parma si era ammalato, successe il Marchese di Mantova Gian Francesco III Gonzaga, di trentasette anni, ma che aveva gi\u00e0 acquistato fama di grande condottiero.<\/p>\n<figure style=\"width: 250px\" class=\"wp-caption alignright\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.cassino2000.com\/cdsc\/studi\/archivio\/n08\/immagini\/n08p08.gif\" width=\"250\" height=\"360\" border=\"0\" hspace=\"2\" vspace=\"2\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">La Torre a mare, presso la foce del Garigliano, dopo il restauro fatto eseguire da Pietro Fedele tra il 1932 ed il 1933<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">I francesi che dopo la morte del papa Alessandro VI (18 agosto 1503) e la elezione del nuovo pontefice Pio III (22 settembre 1503) si erano fermati nei dintorni di Roma, il 26 settembre, seppur lentamente, riprendono la marcia verso il Sud.<br \/>\nConsalvo di Cordova che si era fermato a Castellone di Mola di Gaeta, poco lontano dalla fortezza, in una posizione strategicamente importantissima8, all\u2019avvicinarsi dei francesi tolse l\u2019assedio di Gaeta e si port\u00f2 col suo esercito al di l\u00e0 del Garigliano, da dove, dopo aver lascia to nella zona una parte del suo esercito (50 uomini d\u2019arme, 300 cavalieri leggeri e 500 fanti) al comando di due valenti capitani (Pedro de Paz, l\u2019eroe di Cerignola e Alfonso de Carvajal, vincitore di Seminara) si spost\u00f2 col resto delle sue truppe a S. Germano9 anche per contrastare i francesi che si avvicinavano per la via Casilina e la via Latina e che ancora occupavano l\u2019Abbazia di Montecassino, posizione dominante della zona.<br \/>\nL\u2019esercito francese dopo i rifornimenti di viveri ricevuti a Valmontone, durante la sua marcia \u201csaccheggi\u00f2 e depred\u00f2 le terre feudo di Colonna\u201d10.<br \/>\nRaggiunto Campolatro presso Pontecorvo il 12 ottobre, il 15 successivo attacca Roccasecca difesa da 1200 spagnuoli del colonnello Villalba, che resiste ai ripetuti assalti delle truppe guasconi e normanne appoggiate da una poderosa artiglieria, sino all\u2019arrivo di altri 2000 fanti spagnuoli guidati da Garcia di Paredes, l\u2019avanguardia che Consalvo aveva mandata sulle alture tra Melfa ed il Liri11 per parare una eventuale mossa dei nemici da Sora ed Atina, che costrinse gli assalitori a rinunciare ad ogni ulteriore attacco.<br \/>\nA seguito di ci\u00f2, rinunciando ad attaccare anche il campo spagnuolo di S. Germano, dopo due giorni di sosta in Aquino, il comandante francese si dirige verso Fondi e Traetto con l\u2019intenzione di attraversare il Garigliano nel luogo dove si trovava la Scafa.<br \/>\nIntanto Consalvo di Cordova che aveva ordinato a Fabrizio Colonna di impadronirsi con un colpo di mano di Montecassino, visto mancare la sorpresa, il 10 ottobre aveva fatto assaltare la rocca dai fanti spagnuoli di Pedro Navarro che annientarono il presidio francese di circa 150 uomini che vi era stato collocato da Piero dei Medici.<br \/>\nDopo questi episodi, Consalvo nel timore di essere attaccato alle spalle, mentre la \u201ccavalleria leggera di Fabrizio Colonna\u201d non dava tregua alla retroguardia francese, abbandona S. Germano e ripiega in fretta con il suo esercito in riva sinistra del Garigliano.<br \/>\nIl 23 ottobre 1503 Rocca d\u2019Evandro, difesa da Federico di Monteforte con 50 cavalieri e 100 fanti, venne conquistata da Fabrizio Colonna, al cui fianco combatteva anche Ettore Fieramosca.<br \/>\nGli spagnuoli in riva sinistra, nei punti di pi\u00f9 possibile attraversamento del fiume, apprestano alla svelta postazioni e trincee.<br \/>\nAlla fine di ottobre oltre a questi piccoli posti di trincee gli spagnuoli nel tratto terminale del fiume, pongono una forza consistente di fronte alla scafa di Traetto ed alla torre presso; la foce piazzano diverse bocche da fuoco piccole (falconetti) e pezzi vari di artiglieria minuta.<br \/>\nGli spagnuoli tutti ritirati nel territorio di Sessa, poco distante dal fiume avevano posto l\u2019acquartieramento della \u201cgran guardia\u201d, \u201cformata da duecento lanzichenecchi tedeschi, da duecento cavalli leggeri italiani e da cento ginetti spagnuoli\u201d12.<br \/>\nLa zona era pantanosa e resa ancora pi\u00f9 disagiata dalle piogge continue che avevano inondato gran parte della localit\u00e0. Arretrato di circa due-tre chilometri in precedenza nella localit\u00e0 Centura (forse l\u2019odierna Centore), era stato ritirato il grosso dell\u2019esercito.13 accampato \u201cin luogo elevato e naturalmente difeso, circondato da un larghissimo fossato pieno di acqua e rinforzato da opportune strutture difensive14\u201d. La localit\u00e0 era piena di fango e di acqua ed i soldati che non poterono alloggiarsi nei punti pi\u00f9 alti furono costretti a coprire il terreno con grandi fascine per formare i loro attendamenti.15<br \/>\nAlcuni ufficiali spagnuoli, per le difficolt\u00e0 del tempo inclemente e considerando l\u2019inferiorit\u00e0 numerica del loro esercito, avanzarono l\u2019idea di ritirarsi verso Capua e solo la fermezza di Consalvo valse a non muoversi e tenere le posizioni occupate.<br \/>\nMaggiore coraggio acquist\u00f2 Consalvo di Cordova con l\u2019arrivo di Bartolomeo d\u2019Alviano e degli altri Orsini con le loro compagnie.<br \/>\nL\u2019avanguardia francese appena raggiunto il corso inferiore del Garigliano, tenta di passare il fiume in vari punti, ma i reparti impegnati vengono sempre respinti dai tiratori italiani e spagnuoli che presidiano la riva sinistra. I vari tentativi si riducono quindi a piccole scaramucce.<br \/>\nIntanto al traghetto del Garigliano iniziarono la costruzione di \u201cun ponte di barche incatenate\u201d largo sei metri. Le operazioni di costruzione del ponte avvenivano sotto la protezione della propria artiglieria che colpiva gli avamposti spagnuoli al di l\u00e0 del fiume; questi, per proteggersi dai colpi di cannone, si erano riparati in apposite buche scavate quasi sulla riva e tentavano di impedire la realizzazione dell\u2019opera.<br \/>\nIl 5 novembre 1503 il ponte, ben saldo, era ultimato e mantenne la sua agibilit\u00e0 malgrado Consalvo avesse tentato di danneggiarlo lanciando contro di esso alla deriva nel fiume barche cariche di massi e galleggianti (brulotti) carichi di esplosivo.<br \/>\nL\u2019indomani, 6, alcuni reparti scelti di fanteria e 1500 cavalieri passarono il ponte ed occuparono l\u2019antistante riva sinistra del fiume, annientando i pochi soldati spagnuoli posti a guardia di essa.<br \/>\nI reparti francesi, dopo aver occupato il campo della gran guardia non vanno oltre ed al sopraggiungere dei soldati spagnuoli (cavalli leggeri e gli uomini d\u2019arme italiani e spagnuoli) sono costretti ad arretrare, ma riescono a mantenere con gravi sacrifici una piccola testa di ponte in riva sinistra \u201cgrazie soprattutto alla loro artiglieria\u201d.<br \/>\nTra gli spagnuoli accorsi contro i francesi il primo reparto fu quello di Fabrizio Colonna che si distinse con i suoi cavalli leggeri.<br \/>\nIn questi combattimenti compie prodigi di valore il giovane francese Baiardo16.<br \/>\nConsalvo si \u00e8 limitato a contenere l\u2019attacco dei francesi che non hanno saputo sfruttare il loro successo iniziale, e non si impegna nemmeno a scacciare i nemici attestati di fronte al loro ponte perch\u00e9 ci\u00f2 avrebbe comportato il sacrificio di molti suoi soldati esposti alla formidabile artiglieria avversaria. Anzi, \u201csu consiglio di Garcia di Paredes, ritira anche i seicento fanti collocati presso la torre della foce del Garigliano\u201d, lasciandovi soltanto una dozzina di uomini, considerando la torre un semplice posto di osservatorio, ora che a causa delle continue piogge \u00e8 imposssibile qualsiasi azione da parte dei francesi in quel punto\u201d17.<br \/>\nSuccessivamente invece i francesi hanno costituito, oltre a quella di fronte al ponte, un\u2019altra piccola testa di ponte in riva sinistra, proprio alla torre a mare che hanno occupata dopo che il piccolo presidio spagnuolo lasciatavi da Consalvo l\u2019ha vigliaccamente abbandonata.18 Cercano di unire la due teste di ponte per farne una pi\u00f9 ampia e pi\u00f9 solida, ma ci\u00f2 non \u00e8 pi\u00f9 possibile perch\u00e9 le piogge insistenti hanno formato nella zona un enorme pantano che non permette alcuna manovra militare.<br \/>\nDalla loro testa di ponte sul traghetto i francesi compirono numerose scorrerie contro il campo spagnuolo ma senza ottenere alcun risultato. Essi praticamente erano padroni del corso inferiore del fiume. Ormai l\u2019esercito francese credeva di passare l\u2019inverno senza che nessuna operazione militare venisse intrapresa a causa della cattiva stagione.<br \/>\nLa dislocazione dei francesi sulla riva destra del Garigliano, in un primo tempo ha \u201cl\u2019accampamento principale col comando, gli svizzeri ed il meglio dei fanti guasconi e normanni\u201d19 presso i ruderi di Minturnae; \u201csei accampamenti lungo il corso inferiore del Garigliano\u201d20 con la loro superba cavalleria.<br \/>\nGli italiani che combattevano sotto le loro bandiere furono dislocati lontano dai corsi del Liri e del Garigliano, nei territori di Roccaguglielma21, Vallefredda22, e S. Andrea23, e ci\u00f2 col pretesto che dovevano proteggere il fianco e le spalle dello schieramento, il che indica chiaramente che i francesi intendono fare a meno del loro apporto nelle operazioni che si accingono ad intraprendere e che considerano favorevoli alla loro armi.<br \/>\nNel comando dell\u2019esercito francese era latente una forte animosit\u00e0 della nobilt\u00e0 transalpina nei confronti anche dei capi italiani.<br \/>\nDurante il periodo di sosta sul Garigliano diversi reparti di soldati italiani avevano abbandonato i francesi e si erano ritirati nelle proprie terre.<br \/>\nPer attutire in parte questo attrito, in precedenza, il re a fianco del Gonzaga aveva posto quale luogotenente generale il barone di Sandercavit oltre a tre consiglieri, il bailly di Digione, comandante delle milizie svizzere, il bailly di Caen ed il signor Duplessix, menomando cos\u00ec l\u2019unicit\u00e0 di decisioni necessarie in quel momento.<br \/>\nContinuando la tempesta \u201calternandosi la pioggia torrenziale alla grandine\u201d24 che provoc\u00f2 ulteriori allagamenti, il comandante francese arretr\u00f2 ulteriormente la sua cavalleria in parte nei pressi di Scauri e di Castelforte ed in parte ad oltre quindici chilometri dal fiume distribuendo molti suoi reparti in collina dall\u2019altezza di Rocca d\u2019Evandro a Roccaguglielma.<br \/>\nSono di fronte sul Garigliano i due eserciti pi\u00f9 potenti del momento. Combattono sul suolo italiano e gli italiani, gli uni contro gli altri, sono presenti nei due schieramenti ove militano anche condottieri della penisola fra i migliori del tempo.<br \/>\nDurante i circa due mesi (principio di novembre-fine dicembre) che gli eserciti spagnuolo e francese si fronteggiarono sul Garigliano, questo territorio ebbe a soffrire i flagelli della guerra e dopo quelli della peste.<br \/>\nParticolarmente colpite furono le popolazioni in riva destra del fiume, occupata dalle truppe francesi, che lontane dai centri di approvvigionamento, con esosit\u00e0 e soprusi, si procuravano il loro vettovagliamento a danno dei miseri abitanti della zona.<br \/>\nNon meno semplice \u00e8 per la zona di Sessa \u201cil dramma della popolazione in fuga, la paura, la scarsit\u00e0 di viveri per la mancanza di approvvigionamenti, i campi resi sterili dal continuo passaggio di animali ed uomini, oltre dalle razzie degli eserciti, la mancanza di grano, la distruzione degli affetti familiari sia nelle campagne che in citt\u00e0, la fame e le morti che si susseguono \u2018non per una sola causa\u2019 e la contemporanea \u2018strage sia di animali vaccini e ovini che di cortile\u2019\u201d25.<br \/>\nNel periodo di permanenza delle truppe spagnuole a Sessa, si svilupp\u00f2 una malattia contagiosa (indicata come peste) che caus\u00f2 molti morti tra i soldati e tra gli abitanti dell\u2019intero territorio.<br \/>\nIl 18 dicembre si aggiungono all\u2019esercito spagnuolo alcune lance spezzate e 100 artiglieri di Bartolomeo d\u2019Alviano oltre 2000 cavalieri (500 lance spezzate) e altri 2000 fanti degli Orsini. Del disciolto esercito di Cesare Borgia (il Valentino) confluiscono 150 lance e 1500 fanti. Ora l\u2019esercito spagnuolo comprendeva 900 lance spezzate (3600 cavalieri), 1000 cavalieri leggeri, 9000 fanti spagnuoli, 2000 picchieri tedeschi e 2000 fanti italiani26.<br \/>\nQuesti fatti indussero Consalvo all\u2019idea di passare da una \u201cguerra difensiva ad una guerra d\u2019attacco\u201d27.<br \/>\nBartolomeo d\u2019Alviano28 e Consalvo, spronati anche da due altri capitani italiani, il conte di S. Severina e Giovanni di Tufo, fecero predisporre segretamente in un casale presso Sessa, quindi lontano alcune miglia dal luogo destinato all\u2019impianto, un ponte \u201ccon botti e barche\u201d.<br \/>\nNella notte tra il 27 ed il 28 dicembre 1503, il materiale del ponte viene trasportato presso il fiume ed alle prime luci del giorno Bartolomeo d\u2019Alviano fece gettare il ponte nella zona di Suio. Il luogo dove gi\u00e0 nella notte i soldati spagnuoli hanno iniziato i lavori per l\u2019installazione del ponte sul Garigliano, posto ad oltre quattro miglia a monte di quello francese, ha \u201cle rive abbastanza incassate\u201d ed il fiume \u201cnon esce anche se in piena dal proprio alveo\u201d29, ed \u00e8 nascosto alla vista della rocca di Suio occupata dai francesi.<br \/>\nVerso le ore dieci l\u2019opera \u00e8 ultimata e immediatamente incominciano a passare i primi soldati con alla testa Bartolomeo d\u2019Alviano. L\u2019avanguardia, oltre alle forze personali del condottiero umbro (cento schioppettieri a piedi e alcune lance spezzate30) \u00e8 composta dai fanti spagnuoli di Pedro Navarra e di Garcia di Paredes (tremilacinquecento uomini scelti e provati)31.<br \/>\nFacevano parte dell\u2019avanguardia anche i fanti scelti che si erano distinti a Cerignola, quelli di Roccasecca col colonnello Villalba, l\u2019eroico difensore della rocca, i fanti di Rocca d\u2019Evandro e della Scafa di Traetto.<br \/>\nI primi soldati che hanno attraversato il ponte hanno constatato che la riva destra del fiume, la zona pianeggiante attigua e quella che sale fino alla rocca di Suio, sono sguarnite di vedette.<br \/>\nI soldati di Suio si accorgono del passaggio degli spagnuoli sul fiume solo quando questo \u00e8 gi\u00e0 avvenuto ed \u00e8 in pieno svolgimento l\u2019azione contro le loro posizioni.<br \/>\nDopo l\u2019avanguardia \u00e8 lo stesso Consalvo a passare il ponte col suo reparto personale (trenta uomini d\u2019arme) con duemila picchieri tedeschi e duecento cavalli leggeri agli ordini di Prospero Colonna32.<br \/>\nContemporaneamente al passaggio del fiume nella zona di Suio, Consalvo aveva ordinato alle truppe tenute in retroguardia, tra Mondragone e Carinola, di avvicinarsi al ponte dei francesi, al traghetto del Garigliano, ed assaltarlo.<br \/>\nConsalvo a protezione dei fianchi delle truppe che avanzavano, da un lato mand\u00f2 il capitano Gomez Coello con 300 fanti, e dall\u2019altro il capitano Escalada con altrettanti soldati.<br \/>\nAll\u2019avvicinarsi di Bartolomeo d\u2019Alviano, che in testa ai suoi soldati, impavido si inerpicava verso la rocca di Suio, i fanti normanni (trecento balestrieri) che la presidiavano e che con ritardo si erano accorti del passaggio dei nemici sul fiume, senza tirare un colpo e prima che venissero attaccati dagli spagnuoli, si diedero alla fuga33 e si diressero verso Castelforte.<\/p>\n<figure style=\"width: 250px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.cassino2000.com\/cdsc\/studi\/archivio\/n08\/immagini\/n08p10.gif\" width=\"250\" height=\"352\" border=\"0\" hspace=\"2\" vspace=\"2\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Montecassino: tomba monumentale di Piero de Medici (al lato dell&#8217;altare maggiore) perito tra le acque del Garigliano nella battaglia del 1503<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pusillanimit\u00e0 dei francesi che occupavano Suio e fuggirono senza essere nemmeno inseguiti, coinvolse anche il presidio di Castelforte (centocinquanta uomini d\u2019arme francesi ed altrettanti balestrieri a cavallo)\u201d34 cui giunse inaspettata la notizia con l\u2019arrivo dei fuggitivi, ai quali, dopo qualche esitazione, si unirono e coi quali senza combattere si ritirarono precipitosamente verso Traetto.<br \/>\nLe truppe dell\u2019Alviano, dopo occupato Castelforte, si diressero verso Traetto. Le sue avanguardie al sopraggiungere delle tenebre si fermarono nelle borgate di Castelforte a circa due miglia da Traetto (forse tra l\u2019Ausente e l\u2019attuale Grunuovo) mentre Consalvo passava la notte nell\u2019abitato di Castelforte35.<br \/>\nLa voce del disastro francese si sparge rapidamente per tutta la zona e la popolazione, specialmente i contadini, che per tutto il tempo dell\u2019occupazione \u00e8 stata taglieggiata e vessata, per vendicarsi dei soprusi subiti, si prepara ad attaccare gli invasori.<br \/>\nDa Castelforte la notizia della manovra degli spagnuoli si diffonde per tutte le zone occupate dai francesi e giunge fino a Vallefredda, ad Ausonia, a Roccaguglielma e, nel pomeriggio del 28 dicembre, al campo francese posto tra i ruderi di Minturnae.<br \/>\nNell\u2019accampamento francese molti soldati erano ammalati e pochi quelli validi che il marchese di Saluzzo cerc\u00f2 di organizzare. I francesi tentarono di inviare verso Suio alcuni fanti e cavalieri, al comando del capitano Allegri, ma la maggior parte dell\u2019esercito era disseminata nei paesi vicini ed il comandante francese ritenendo impossibile fare giungere in tempo i suoi soldati per fronteggiare la situazione ritenne necessario ritirarsi rapidamente in Gaeta.<br \/>\nI francesi decidono di disfare il ponte sul Garigliano e salvare la loro artiglieria mettendola su barche e chiatte, mentre i pezzi di piccolo calibro (una ventina) vengono trainati dai pochi cavalli disponibili e posti in testa alle truppe in ritirata.<br \/>\nTre barche con undici cannoni non sono in grado di partire ed altre dieci alla foce del fiume vengono travolte dalle onde del mare in tempesta ed affondate con ben trecento uomini fra cui Piero dei Medici che col suo natante trasportava quattro pezzi di artiglieria36.<br \/>\nFurono lasciati al Garigliano la maggior parte delle preziose munizioni e nove pezzi grossi di artiglieria, con tutti i feriti e gli ammalati.<br \/>\nL\u2019Alviano che nella notte tra il 28 ed il 29 dicembre con le sue truppe (tremila fanti) rimaste all\u2019addiaccio nei pressi di Traetto, prima dell\u2019alba si porta in vista del campo nemico dopo aver riordinato i suoi reparti che restano in attesa di Consalvo, con una piccola scorta prosegue ulteriormente il cammino constatando che l\u2019accampamento francese \u00e8 stato abbandonato.<br \/>\nIl condottiero umbro si riporta indietro ed informa Consalvo, frattanto sopraggiunto, della situazione.<br \/>\nIl Gran Capitano decide di non dar tregua al nemico ed ordina di proseguire contro i francesi che si ritirano verso Mola. L\u2019avanguardia degli inseguitori spagnuoli era comandata da Prospero Colonna che con i suoi cavalli leggeri raggiunse i francesi a Scauri.<br \/>\nIl capitano genovese Bernardo Adorno dell\u2019esercito francese con i suoi soldati si ferm\u00f2 al ponte sul corso d\u2019acqua nei pressi di Scauri (forse il rio Capodacqua) e qui avvenne il primo scontro con gli spagnuoli. Il combattimento dur\u00f2 oltre due ore e questo valse a permettere di continuare la ritirata dei francesi con sufficiente ordine.<br \/>\nVari scontri avvennero tra i due eserciti sino al ponte di Mola, dove i francesi, considerando valido il sito, avevano deciso di fermarsi e opporre resistenza.<br \/>\nIntanto nei pressi di Mola, quasi prima dei francesi, era giunta anche la retroguardia spagnuola che, dopo aver sopraffatto l\u2019esiguo reparto di guardia al ponte francese del Garigliano ed averlo riattato, aveva passato il fiume dirigendosi velocemente verso questo paese.<br \/>\nProspero Colonna, imbaldanzito dal successo, con le sue schiere si avvicina al ponte di Mola dove \u00e8 raccolta una massa di quasi trecento uomini d\u2019arme francesi provenienti dal territorio di Traetto e dove sono piazzati alcuni pezzi di artiglieria. I francesi, prima respingono l\u2019attacco dei soldati di Prospero Colonna e poi con molti soldati accorsi, tra cui i picchieri della guardia del Re, travolgono l\u2019esigua schiera dell\u2019avanguardia spagnuola.<br \/>\nL\u2019arrivo di Alviano, con i suoi fanti dalla collina che punta su Castellone e di Consalvo con i suoi 2000 lanzi, valse ed arginare il pericolo incombente sugli spagnuoli, anche perch\u00e9 l\u2019esercito francese, demoralizzato e scompigliato \u201cnon \u00e8 capace di approfittare del momento favorevole\u201d37. Il marchese di Saluzzo, si affrett\u00f2 ad ordinare la ritirata dei suoi soldati verso Gaeta, il che avvenne in disordine e quasi in fuga.<br \/>\n\u201cUn capitano italiano, il genovese Bernardino Adorno\u201d, rimane a combattere sul ponte di Mola cercando di resistere il pi\u00f9 possibile e muore eroicamente per arginare l\u2019irruenza degli spagnuoli.<br \/>\nQualche giorno dopo i francesi si arrendono e con la conquista di Gaeta gli spagnuoli occupano l\u2019intero territorio del Regno di Napoli.<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\">1 G. Andrisani: prefazione a Due Studi Minturnesi, di L. Capuano, pag. 11.<br \/>\n2 M. Rasile, nelle note introduttive della stampa anastatica di P. Pieri, La Battaglia del Garigliano del 1503.<br \/>\n3 L. Capuano, Due Studi Minturnesi, premessa, pag. 19.<br \/>\n4 Storia del mondo moderno, della Cambridge University Press, Milano, Garzanti Ed., Vol\/I, Il Rinascimento (1493-1520) a cura di Geoerge Richard Potter, pp. 506-507, in nota 3 della Prefazione di G. Andrisani Due Studi Minturnesi, di L. Capuano.<br \/>\n5 Conzalo Fernadez de Cordoba. Italianizzato Consalvo di Cordova, detto \u201cil Gran Capitano\u201d, nato a Montilla, presso Cordova il 1 settembre 1453 (alcuni storici datano la sua nascita il 16 marzo 1440) da Don Pedro Fern\u00e0ndez de Aguilar, morto a Granada il 2 dicembre 1515. Fu sepolto nella Chiesa di San Jerolamo unitamente alla consorte Maria Manriquez. Giovanissimo combatt\u00e9 contro i Mori ed i Portoghesi. Si distinse come semplice paggio al servizio dell\u2019Infante don Alfonso attirando anche la considerazione della Regina Isabella di Castiglia e la simpatia del Sovrano. Come luogotenente di Don Giovanni d\u2019Austria combattett\u00e9 i Barbareschi. Fu inviato due volte in Italia a combattere contro i francesi. La prima volta sub\u00ec la sconfitta di Seminara del 21 giugno 1495, ma compens\u00f2 questo sfortunato fatto d\u2019arme con la vittoria di Atella in Basilicata e contro d\u2019Aubigny in Calabria, al comando delle truppe veneziane e spagnole. Rientrato in Spagna combatt\u00e9 a Granata contro i ribelli Moriscos. Inviato nuovamente in Italia in seguito al trattato segreto di Granata, dopo aver espugnato il Castello di S. Giorgio a Cefalonia ed occupate le fortezze della Calabria combatt\u00e9 contro l\u2019esercito del re di Napoli Federico. Scoppiate le ostilit\u00e0 contro i francesi si rinchiuse in Barletta in attesa dei rinforzi. Quindi sconfisse i nemici prima a Seminara e poi a Cerignola. Conquistate Napoli, Capua ed Aversa, dopo la battaglia del Garigliano del 28 dicembre 1503, con la conquista di Gaeta complet\u00f2 l\u2019occupazione del Regno di Napoli. Poco onore gli fa il suo comportamento nei confronti del dodicenne Ferdinando, figlio del re di Napoli Federico, allorch\u00e9 dopo espugnata Manfredonia, alla occupazione di Taranto che si era arresa a condizione di lasciar libero il giovane principe aragonese, venendo meno al giuramento lo mand\u00f2 prigioniero in Spagna. Il re Ferdinando il Cattolico per le sue benemerenze lo nomin\u00f2 vicer\u00e9 del Regno di Napoli ed in riconoscenza \u201cgli diede in dono il Ducato di Sessa, la Baronia di Galluccio\u201d e le \u201cTerre di Teano, Carinola, Torrefrancolise, Roccamonfina, Marzano Appio, Marzanello, Pietra Vairano, Pietramelata e Caianello in Terra di Lavoro\u201d oltre a molte altre nelle regioni meridionali di Puglia e Calabria (Privilegio dato in Castelnuovo il 1 gennaio 1507, registrato nell\u2019Archivio dei Quinter. IX, al registro dei Priv. 2, fol. 3). Consalvo di Cordova Vicer\u00e9 del Regno di Napoli, si urt\u00f2 coi membri dei seggi sia per le continue richieste di denaro che per il suo carattere fiero e soldatesco che non si conciliava \u201ccon la feudalit\u00e0 locale riottosa ed insofferente\u201d. Coinvolto nel 1504-1505 in una speculazione col mercante catalano Paolo di Tolosa nell\u2019approvvigionamento dell\u2019annona, venne accusato di aspirare alla corona napoletana. La sua fama e notoriet\u00e0 insospett\u00ec il geloso sovrano spagnolo che gli ordin\u00f2 di tornare in Spagna. Consalvo lasci\u00f2 Napoli l\u201911 giugno 1507 ed il 14 s\u2019imbarc\u00f2 a Gaeta con lo stesso sovrano per rientrare in patria. Visse gli ultimi anni lontano dalla vita politica, deluso dall\u2019ingratitudine e si spense nel silenzio del suo ritiro dimenticato da tutti.<br \/>\n6 F. Guicciardini, La storia d\u2019Italia, libro VI, pag. 11.<br \/>\n7 P. Pieri, op. cit., pag. 3.<br \/>\n8 Ibid., pag. 8.<br \/>\n9 Ibid., pag. 7.<br \/>\n10 L. Capuano, op. cit., pag. 21.<br \/>\n11P. Pieri, op. cit., pag. 8.<br \/>\n12 P. Pieri, op. cit., pag. 20. Ginetti, cavalli di razza spagnola agili e snelli.<br \/>\n13 P. Pieri, op. cit., pag. 19.<br \/>\n14 L. Capuano, Due studi minturnesi ecc. op. cit., pag. 24.<br \/>\n15 F. Guicciardini, op. cit., Libro VI, pagg. 46-47.<br \/>\n16 Baiardo, soprannominato il \u201ccavaliere senza macchia e snnza paura\u201d. Pierre Terrail, signore di Bayard, castello di Bayard presso Grenoble, 1473 circa, Romagnano Sesia 1524. Si vuole che abbia difeso da solo il ponte del Garigliano contro duecento soldati spagnuoli: Sismondi, Storia delle Repubbliche Italiane nel Medioevo, vol. III, pag. 276, Trad. ital. dal francese, Prato, 1864.<br \/>\n17 P. Pieri, op. cit., pagg. 22-23.<br \/>\n18 Questi soldati, considerati traditori, furono sommariamente giustiziati dai compagni appena giunti nel campo spagnuolo, cronica general, pagg. 214-215, Giovio, pagg. 132-133.<br \/>\n19 P. Pieri, op. cit., pag. 19.<br \/>\n20 Ibid.<br \/>\n21 Roccaguglielma con Monticelli di Roccaguglielma e S. Pietro in Curolis, sono Esperia con Decr. 14. 11. 1867 n. 4057.<br \/>\n22 Vallefredda oggi \u00e8 comune autonomo col nome di Vallemaio.<br \/>\n23 S. Andrea \u00e8 S. Andrea Vallefredda con Decr. 14. 12. 1862 n. 1078 ed attualmente \u00e8 S. Andrea su Garigliano.<br \/>\n24 L. Capuano, op. cit., pag. 25.<br \/>\n25 La battaglia del Garigliano in uno scritto di Agostino Nifo, di Giampiero di Marco, ne Il Mensile Suessano, n. 108, novembre-dicembre 1002.<br \/>\n26 L. Capuano, op. cit., pag. 26.<br \/>\n27 Idem. Idem.<br \/>\n28 Bartolomeo d\u2019Alvizano, nacque a Todi nel 1455 ma fu allevato ad Alviano, comune in provincia di Terni, morto a Ghedi, Brescia il 7 ottobre 1515. Figlio di Francesco e di Isabella degli Atti. Ad Alviano \u201cinsieme con i fratelli maggiori Luigi (Aloisio) e Bernardino ebbe le cure della zia Millia Monaldeschi, moglie di Corrado d\u2019Alviano, fratello del padre Francesco\u201d. Sin da bambino dimostr\u00f2 predisposizione alle armi, ed all\u2019et\u00e0 di 14 anni come paggio segu\u00ec Napoleone Orsini sino alla sua sconfitta a Rimini nel 1469 combattendo contro Federico di Montefeltro. Quale condottiero inizi\u00f2 la sua carriera a servizio della lega pontificio-napoletana agli ordini di Federico di Montefeltro contro Firenze. Nel 1478 comand\u00f2 l\u2019artiglieria al seguito di Girolamo Riario. D\u2019Alviano respinge i Turchi di Maometto II e conquista per il re di Napoli Alfonso d\u2019Aragona il Castello d\u2019Otranto. Nel 1503 sotto Consalvo di Cordova contribu\u00ec alla conquista spagnuola del regno di Napoli e fu uno dei principali protagonisti della battaglia del Garigliano. Dopo questa vittoria divenne signore di molti possedimenti e insignito da Ferdinando il Cattolico del titolo di duca e conte. Poi combatt\u00e9 per la Repubblica di Venezia sino alla morte pur con varie interruzioni. Nel 1508 vinse nel Cadore le truppe dell\u2019imperatore Massimiliano, ma il 14 dicembre 1509 fu sconfitto ad Agnanello e fatto prigioniero dal re Luigi XII di Francia. In seguito alla alleanza tra Venezia ed i francesi venne liberato. Capitano generale dell\u2019esercito della Serenissima nel 1513 presso Vicenza fu sconfitto dagli spagnuoli e dai tedeschi guidati dal marchese di Pescara. Concorse efficacemente, nel 1515 a Marignano, alla vittoria del re di Francia Francesco I. Bartolomeo d\u2019Alviano fu uno dei maggiori condottieri del Rinascimento e si rivel\u00f2 anche ottimo architetto militare.<br \/>\n29 P. Pieri, op. cit., pag. 30. Secondo alcuni storici l\u2019idea della costruzione di questo ponte fu di Bartolomeo d\u2019Alviano che la propose a Consalvo il quale subito l\u2019\u2019accett\u00f2\u02dc.<br \/>\n30Lancia: unit\u00e0 tattica della cavalleria feudale. Secondo Pieri (nota 2, cap. I, op. cit. ) la Lancia francese di quel tempo comprendeva sei uomini (tutti a cavallo): l\u2019uomo d\u2019arme (o cavaliere armato di lancia e dotato d\u2019armatura pesante), uno scudiero (con corta daga), due balestrieri (o arcieri) a cavallo (cavalli leggeri);due garzoni o valletti con cavalli di ricambio. La lancia italiana, era invece forte di soli 4 uomini: l\u2019uomo d\u2019arme, il suo scudiero e 2 garzoni o valletti. La lancia spagnuola, generalmente comprendeva l\u2019uomo d\u2019arme, il garzone e qualche volta lo scudiero. Lancia spezzata, nome di antica milizia, designava i soldati scelti destinati a formare la guardia a cavallo di un sovrano o di un comandante.<br \/>\n31 P. Pieri, op. cit., pag. 45.<br \/>\n32 Ivi.<br \/>\n33 Sigismondo de\u2019 Conti, II, 329, nota 2 del cap. II della Battaglia del Garigliano di P. Pieri.<br \/>\n34 P. Pieri, op. cit., pag. 46.<br \/>\n35 In nota 5, cap. II dell\u2019op. cit. di P. Pieri \u00e8 detto \u201cin alcuni casali sotto Castelforte\u201d, ma cita una lettera di Prospero Colonna dove scrive che \u201cConsalvo \u2018con tutti gli altri\u2019 pass\u00f2 la notte a Castelforte\u201d.<br \/>\n36 P. Pieri, op. cit.. pagg. 48-49. L. Capuano, op. cit,. pag. 28.<br \/>\n37 P. Pieri, op. cit., pagg. 52-53.<\/p>\n<p class=\"bawpvc-ajax-counter\" data-id=\"4561\"> (2082 Visualizzazioni)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Studi Cassinati, anno 2003, n. 2 di Duilio Ruggiero La battaglia del Garigliano del 1503 costituisce l\u2019epilogo della guerra tra francesi e spagnuoli per la conquista dell\u2019Italia Meridionale, durata tre lunghi anni che ha seminato \u201cdistruzioni e tragedie in tutto il Regno di Napoli\u201d1 Inoltre essa \u201cdoveva segnare l\u2019inizio della dominazione spagnuola sull\u2019\u2019Italia Meridionale con tutta una lunga serie di vicer\u00e9 avidi e corrotti il cui compito principale era quello di spogliare le gi\u00e0 misere popolazioni napoletane\u201d.2 Questa battaglia con l\u2019assoggettamento alla Spagna del Regno di Napoli \u201cdetermin\u00f2 per oltre due secoli (1500-1734) le sorti politiche del Mezzogiorno\u201d.3 \u201cLa conferma del dominio spagnolo, che gi\u00e0 da tempo si era insediato sul continente, costitu\u00ec un ostacolo all\u2019indipendenza italiana, ben pi\u00f9 grave di quello che avrebbe potuto essere rappresentato dai francesi\u201d.4 Il 7 aprile 1498 moriva in Amboise, appena ventottenne, Carlo VIII, ultimo del ramo primogenito dei Valois, senza eredi diretti.&hellip;<\/p>\n<p> <a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/index.php\/2016\/10\/22\/la-battaglia-del-garigliano-del-1503-francesi-e-spagnoli-sul-suolo-italiano\/\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v24.5 - 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