﻿{"id":4564,"date":"2016-10-22T20:03:25","date_gmt":"2016-10-22T18:03:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cdsconlus.it\/?p=4564"},"modified":"2016-11-07T22:13:15","modified_gmt":"2016-11-07T21:13:15","slug":"caira-visite-pastorali-nella-chiesa-di-san-basilio-nei-secoli-xvi-xvii-xviii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cdsconlus.it\/index.php\/2016\/10\/22\/caira-visite-pastorali-nella-chiesa-di-san-basilio-nei-secoli-xvi-xvii-xviii\/","title":{"rendered":"Caira: visite pastorali nella chiesa di San Basilio nei secoli XVI \u2013 XVII \u2013 XVIII"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><div class=\"printfriendly pf-button  pf-alignleft\">\n                    <a href=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/index.php\/2016\/10\/22\/caira-visite-pastorali-nella-chiesa-di-san-basilio-nei-secoli-xvi-xvii-xviii\/?pfstyle=wp\" rel=\"nofollow\" onclick=\"\" title=\"Printer Friendly, PDF & Email\">\n                    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DEFINITIVA.1.png\" alt=\"Print Friendly, PDF & Email\" class=\"pf-button-img\" style=\"\"  \/>\n                    <\/a>\n                <\/div><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Studi Cassinati, anno 2003, n. 2<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>di Sergio Saragosa<\/strong><\/p>\n<figure style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.cassino2000.com\/cdsc\/studi\/archivio\/n08\/immagini\/n08p01.gif\" width=\"300\" height=\"440\" border=\"0\" hspace=\"2\" vspace=\"2\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Dal registro delle visite settembre 1570<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il \u201dCasale\u201d o la \u201cVilla\u201d di Caira, come la frazione di Cassino era denominata anticamente, ha ormai un\u2019et\u00e0 millenaria. La prima notizia della sua esistenza risale infatti all\u2019anno 1080, come viene riportato dal Gattola nel primo volume delle Accessiones1. Anche la Chiesa di S. Basilio, l\u2019unica sua chiesa, la cui costruzione fu sicuramente opera di una colonia greca stabilitasi nella zona, esisteva gi\u00e0 nell\u2019anno 1172, come risulta da un atto di vendita riportato nei Regesti, con data 14 del mese di Luglio2. Probabilmente fu edificata molto prima, cio\u00e8 quando quella comunit\u00e0 appena insediatasi, sent\u00ec il bisogno di riunirsi in un luogo sacro; e quindi anche essa si appresta a compiere i mille anni. Dalle descrizioni fatte dai protonotari che accompagnavano gli abati di Montecassino nelle loro visite e che redigevano le relazioni sui registri, si desumono molte ed interessanti notizie che riguardano non solo la chiesa, ma anche vicende del nostro paese e dei suoi abitanti.<br \/>\nNei registri conservati nell\u2019Archivio di Stato di Montecassino, sono riportati gli esiti delle visite effettuate dagli abati alla chiesa di S. Basilio il 4 gennaio 1532, il 12 febbraio 1562, il 17 settembre 1570, il 4 gennaio 1576, il 10 maggio 1581, il 4 gennaio 1583, il 1 giugno 1696, il 18 aprile 1703 e il 6 aprile 1718. Per i periodi successivi ho tralasciato di cercare altre notizie perch\u00e9 vi sono diversi documenti, relativi alla nostra chiesa, gi\u00e0 pubblicati.<br \/>\nNelle prime due visite menzionate, nella stessa relazione redatta dal protonotario, si fa riferimento alla chiesa di S. Basilio e a quella di S. Maria di Farignola (quella che esisteva nell\u2019attuale contrada Monacato) che vengono accomunate, e questo fatto conferma quanto da me gi\u00e0 sostenuto nel nostro Bollettino n. 1, Anno II, del marzo 2002, circa l\u2019esistenza dei due vicini Casali di Caira e Farignola, con le rispettive chiese. Per l\u2019anno 1532 viene annotato anche il nome del curato di S. Maria a Farignola, che era don Cristoforo Martino, mentre per il 1562 gi\u00e0 non si fa pi\u00f9 distinzione tra le due Chiese, riunite in quella di S. Basilio. Nella visita successiva (1576), la chiesa di Farignola non esiste pi\u00f9. Dagli atti dell\u2019Archivio di Stato di Caserta risulta che and\u00f2 distrutta, senza che ne sia spiegata la causa. Il casale di Farignola per\u00f2 esisteva ancora con questa denominazione nell\u2019anno 1700, come risulta dallo Stato d\u2019anime redatto in quella data dal curato dei due casali, don Benedetto Cioffo. Per quel che concerne la chiesa di Caira, nelle relazioni vengono riportati i nomi di tutti i curati, che erano, per il 1562, don Mario Marsella e don Germano Cardinale, mentre per il 1570 ancora don Mario Marsella e don Antonio de Annunziata (?), che \u00e8 presente anche nel 1576 insieme a don Camillo de Gambacorta; nel 1581 i curati erano don Federico Cavaliere e don Cosimo Tartaglia, nel 1583 ancora gli stessi e nel 1696 curava le anime degli abitanti del casale di Caira don Benedetto Cioffo, per conto di don Giacomo Evangelista. Per il 1532 il nome \u00e8 illeggibile. Per la visita del 1703 il curato era don Giuseppe Carrozza, di anni 38, presente ancora nel 1718 e che fu parroco della gente di Caira per molti anni. In tutte le relazioni, comunque, viene sempre annotato il cattivo stato in cui la chiesa di S. Basilio si trovava e il fatto che i curati non risiedevano sul posto. Per quel che concerne il primo problema si rileva nelle annotazioni che il pavimento era dissestato, che dal tetto penetrava l\u2019acqua e che le pareti minacciavano di cadere. Molte volte gli abitanti del paese si fecero carico di fornire non solo il materiale occorrente per le riparazioni, ma anche le giornate lavorative, per renderla agibile. Alla fine del \u2018700 fu iniziata la costruzione di nuove e pi\u00f9 robuste mura attorno a quelle gi\u00e0 esistenti, ma verso la met\u00e0 del XIX secolo la chiesa ancora \u201cminacciava ruina\u201d. In seguito essa ebbe la definitiva sistemazione, ma la guerra con i bombardamenti e i cannoneggiamenti del \u201944 rimise tutto in discussione. Nell\u2019immediato dopoguerra fu di nuovo riedificata, ma nel novembre del 1962 il suo tetto croll\u00f2 sui fedeli che assistevano alla funzione serale, causando panico e feriti. Oggi finalmente il suo campanile svetta solenne, vigile e protettivo su tutte le case del paese. Sempre importantissimo, come risulta anche dalle richieste fatte ai vari abati durante le visite, \u00e8 stato in tutti i tempi per gli abitanti di Caira il bisogno di avere i sacerdoti residenti in paese. Questa condizione si \u00e8 verificata per\u00f2 solo poche volte nel passato e per brevi periodi, come avvenne per alcuni anni intorno alla met\u00e0 del XVII secolo con don Cosmo Nardone e, alla fine dello stesso secolo, con don Alessandro Nardone, altro curato originario del paese. Il 21 gennaio del 1668 gli abitanti di Caira dovettero addirittura sottoscrivere un atto notarile che li impegnava a fornire grano, olio per le lampade e altre cose, pur di avere sempre in paese il sacerdote. Il fatto era che date le condizioni della chiesa, la povert\u00e0 della gente e, a volte, anche il loro esiguo numero, non c\u2019era convenienza per gli economi-curati a risiedere sul posto. Ad essi infatti spettavano solo otto ducati per conto del titolare della chiesa di S. Basilio e sei o sette per conto del titolare di quella di S. Maria a Farignola. Troppo poco per vivere decentemente per un curato e questo era il motivo per cui la gente del paese si faceva carico di tante altre cose per invogliarli a risiedere sul posto.<br \/>\nDai documenti consultati risulta che la gente di Caira \u00e8 stata sempre buona, timorata di Dio, assidua alle funzioni, non dedita ad alcun vizio, che non lavorava la domenica e nei giorni di festa, che rispettava i digiuni comandati e che non commetteva delitti di alcun genere; rispettava i sacerdoti ed apprezzava che essi alla domenica, dopo la messa, insegnavano la dottrina cristiana ai fanciulli e alle fanciulle, con profitto. Una sola lamentela fu avanzata da Lucius de Nardone, durante la visita del 1 giugno 1696, e fu relativa al fatto che, secondo lui, il sacerdote don Benedetto Cioffo \u2026 \u201cmanga d\u2019avvertirci noi poveretti villici de\u2019 cose appartenenti alla cultura di buono cristiano, con che restiamo un poco scandalizzati di questo, perch\u00e9 rare volte nella quaresima ci si predica, e non vedemo altro ecclesiastico che l\u2019economo deputato in detto casale\u201d. Per il resto il curato faceva tutto molto bene. Il bisogno di avere un predicatore quaresimale era molto avvertito dagli abitanti di Caira, perch\u00e9 questa richiesta ricorre sovente anche nei documenti conservati nell\u2019Archivio di Stato di Caserta, dove ci sono atti dell\u2019amministrazione di S. Germano (Cassino), relativi allo stanziamento di piccole somme per il pagamento di questi predicatori, richiesti per varie volte durante la prima met\u00e0 dell\u2019ottocento.<br \/>\nDal resoconto della visita effettuata il 4 di gennaio del 1576, si viene a conoscenza purtroppo di un fatto riprovevole a danno di uno dei due parroci a cui era affidata la chiesa di S. Basilio ed \u00e8 relativo alla sua assenza dovuta al motivo che era \u201cabsentes et carceratus propter demerita\u201d. Il rappresentante del paese interrogato dall\u2019abate, alla fine gli chiede che si adoperi per far si che il suddetto curato, incarcerato, restituisca il calice rubato dalla chiesa di S. Basilio.<\/p>\n<figure style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.cassino2000.com\/cdsc\/studi\/archivio\/n08\/immagini\/n08p02.gif\" width=\"300\" height=\"194\" border=\"0\" hspace=\"2\" vspace=\"2\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">La chiesa-tenda che sostitu\u00ec S.Basilio dopo il crollo del tetto nel novembre 1962<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante le visite pastorali l\u2019abate, in compagnia di altri personaggi (nel 1696, tra gli altri, era presente l\u2019archivista don Erasmo Gattola), visitava la chiesa, si rendeva conto del modo di tenerla da parte del curato, pregava, visitava il cimitero annesso alla chiesa, interrogava i sacerdoti e poi chiamava almeno un uomo, quasi sempre un Procuratore dei beni della Chiesa, e una donna, spesso la \u201cmammana\u201d, cio\u00e8 la levatrice con licenza, per assicurarsi di come si comportavano i sacerdoti e per avere un riscontro a quanto da essi asserito. Dalla fine del XVII secolo in poi, i sacerdoti dovevano recarsi in curia, a S. Germano, il giorno successivo a quello della visita e venivano loro poste dall\u2019abate in genere 14 domande relative a tutto ci\u00f2 che riguardava la loro opera, l\u2019amministrazione della chiesa, il rapporto con la gente e diversi altri argomenti ancora, e se si scoprivano gravi mancanze a carico del sacerdote, costui incorreva in pene pecuniare e perfino nell\u2019allontanamento. Per tutto il periodo a cui si riferiscono i documenti analizzati, l\u2019abate effettuava le sue visite a Caira a cavallo. Quando l\u2019abate usciva dall\u2019abbazia per effettuare le visite parrocchiali, lungo il sentiero che scendeva fino alla citt\u00e0 di S. Germano venivano predisposte delle guardie armate in modo che una vedesse l\u2019altra e le campane di tutte le chiese suonavano a distesa per annunciare il grande e importante evento. Nei giorni precedenti, gruppi di servitori erano gi\u00e0 stati mandati nelle localit\u00e0 da visitare per predisporre con cura ogni cosa. I parrocchiani delle chiese da visitare erano tenuti a versare un contributo per sostenere le spese che la visita dell\u2019abate e del suo seguito comportava e se nasceva qualche imprevisto che impediva che questa fosse effettuata, il contributo doveva essere comunque versato. Nei secoli a cui facciamo riferimento queste visite costituivano sicuramente un avvenimento eccezionale e, prima, durante e dopo il loro avvento rappresentavano l\u2019argomento di conversazione degli abitanti, specialmente per quelli delle zone pi\u00f9 lontane e povere di abitanti, come era quella del Casale di Caira. Esse, inoltre, erano l\u2019occasione per avanzare all\u2019abate svariate richieste, per ottenere rivendicazioni, per notare cambiamenti nei costumi e nell\u2019avvicendarsi dei vari personaggi e, forse, per appropriarsi di nuove conoscenze. Naturalmente non era permesso a tutti di avvicinare l\u2019abate e il suo seguito, ma molte cose si potevano ottenere attraverso coloro che erano chiamati a conferire con lui. Le visite effettuate dopo il Concilio di Trento erano estremamente minuziose e, oltre alle cose gi\u00e0 dette, l\u2019abate analizzava anche tutti i paramenti sacri, l\u2019altare, i registri dei nati, dei morti e dei matrimoni, controllava se le lampade erano sempre accese, se era garantito il minimo di pulizia, consigliava l\u2019apertura di nuove finestre, specialmente in sagrestia per avere pi\u00f9 luce, ordinava ristrutturazioni, confermava nella loro carica di Procuratori coloro che curavano i beni e gli interessi della chiesa, se avevano agito oculatamente. Le visite pastorali non avevano una cadenza fissa e venivano effettuate nei periodi in cui la situazione politica del tempo era tranquilla e non scoppiavano guerre. In tempi difficili per l\u2019abbazia di Montecassino, infatti, le visite erano sospese perch\u00e9 vicende pi\u00f9 gravi occupavano l\u2019attenzione dell\u2019abate.<br \/>\nQuesti documenti sono interessanti perch\u00e9 annotano i nomi e i cognomi delle persone interrogate dagli abati ed \u00e8 possibile cos\u00ec confrontarli con quelli in uso oggi. Si \u00e8 potuto riscontrare ad esempio che nel \u2018500 erano in uso cognomi che non esistono pi\u00f9 non solo a Caira ma in tutta la zona del cassinate e altri, invece, come quello dei Fardelli e dei Velardo, che erano gi\u00e0 presenti a quel tempo nel nostro paese. Nell\u2019anno 1570 gli abitanti di Caira interrogati dall\u2019abate furono Joannis Paschalis e Pitti Velardi, nel 1576 i testimoni furono diversi e cio\u00e8 Pitty e Ciccus de G(B)elardo, Antonius Aloisej Paschalis, Santillus de Psico (?), Lionarde Colarium e G. Battista de Fasano, mentre nel 1583 tocc\u00f2 a Prosper Leonardi Fardelli, ad Alfonsius Benedicti Colarj, a Bernardinus de Vettorio, a G. Battista Leonardi Balie e ad Antonius Joannis Colarij. Nell\u2019anno 1696 risposero alle domande Lucius de Nardone e la \u201cmammana\u201d Violante, moglie di Giacomo Parosella.<br \/>\nI curati della chiesa di S. Basilio che, in genere, erano quelli della chiesa collegiata di S. Germano, si recavano a Caira solo la domenica, il lunedi e nei giorni di festa. Per tutte le altre incombenze la gente del paese doveva recarsi a S. Germano a chiamarli.<br \/>\n1 E. Gattola, Ad Historiam Abbatiae Cassinensis Accessiones, Venetiis, Coleti, 1734, I, pag. 186, 1\u00b0 privilegio del principe Giordano.<br \/>\n2 Regesto di S. Matteo de Castello &#8211; 1038-1172, Montecassino, 1914, n. 57, pag. 122.<\/p>\n<p class=\"bawpvc-ajax-counter\" data-id=\"4564\"> (245 Visualizzazioni)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Studi Cassinati, anno 2003, n. 2 di Sergio Saragosa Il \u201dCasale\u201d o la \u201cVilla\u201d di Caira, come la frazione di Cassino era denominata anticamente, ha ormai un\u2019et\u00e0 millenaria. La prima notizia della sua esistenza risale infatti all\u2019anno 1080, come viene riportato dal Gattola nel primo volume delle Accessiones1. Anche la Chiesa di S. Basilio, l\u2019unica sua chiesa, la cui costruzione fu sicuramente opera di una colonia greca stabilitasi nella zona, esisteva gi\u00e0 nell\u2019anno 1172, come risulta da un atto di vendita riportato nei Regesti, con data 14 del mese di Luglio2. 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La prima notizia della sua esistenza risale infatti all\u2019anno 1080, come viene riportato dal Gattola nel primo volume delle Accessiones1. Anche la Chiesa di S. Basilio, l\u2019unica sua chiesa, la cui costruzione fu sicuramente opera di una colonia greca stabilitasi nella zona, esisteva gi\u00e0 nell\u2019anno 1172, come risulta da un atto di vendita riportato nei Regesti, con data 14 del mese di Luglio2. Probabilmente fu edificata molto prima, cio\u00e8 quando quella comunit\u00e0 appena insediatasi, sent\u00ec il bisogno di riunirsi in un luogo sacro; e quindi anche essa si appresta a compiere i mille anni. Dalle descrizioni fatte dai protonotari che accompagnavano gli abati di Montecassino nelle loro visite e che redigevano le relazioni sui registri, si desumono molte ed interessanti notizie che&hellip;  Leggi tutto","og_url":"https:\/\/www.cdsconlus.it\/index.php\/2016\/10\/22\/caira-visite-pastorali-nella-chiesa-di-san-basilio-nei-secoli-xvi-xvii-xviii\/","og_site_name":"www.cdsconlus.it","article_published_time":"2016-10-22T18:03:25+00:00","article_modified_time":"2016-11-07T21:13:15+00:00","og_image":[{"url":"http:\/\/www.cassino2000.com\/cdsc\/studi\/archivio\/n08\/immagini\/n08p01.gif","type":"","width":"","height":""}],"author":"C.D.S.C","twitter_card":"summary_large_image","twitter_misc":{"Scritto da":"C.D.S.C","Tempo di lettura stimato":"10 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/www.cdsconlus.it\/index.php\/2016\/10\/22\/caira-visite-pastorali-nella-chiesa-di-san-basilio-nei-secoli-xvi-xvii-xviii\/","url":"https:\/\/www.cdsconlus.it\/index.php\/2016\/10\/22\/caira-visite-pastorali-nella-chiesa-di-san-basilio-nei-secoli-xvi-xvii-xviii\/","name":"Caira: visite pastorali nella chiesa di San Basilio nei secoli XVI \u2013 XVII \u2013 XVIII - 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