﻿{"id":4584,"date":"2016-10-22T22:46:40","date_gmt":"2016-10-22T20:46:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cdsconlus.it\/?p=4584"},"modified":"2016-11-07T22:30:37","modified_gmt":"2016-11-07T21:30:37","slug":"sulla-ricostruzione-postbellica-a-cassino-dagli-archivi-dellistitutos-autonomo-case-popolari-di-frosinone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cdsconlus.it\/index.php\/2016\/10\/22\/sulla-ricostruzione-postbellica-a-cassino-dagli-archivi-dellistitutos-autonomo-case-popolari-di-frosinone\/","title":{"rendered":"Sulla ricostruzione postbellica a Cassino: dagli archivi dell\u2019Istitutos Autonomo Case Popolari di Frosinone"},"content":{"rendered":"<div class=\"printfriendly pf-button  pf-alignleft\">\n                    <a href=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/index.php\/2016\/10\/22\/sulla-ricostruzione-postbellica-a-cassino-dagli-archivi-dellistitutos-autonomo-case-popolari-di-frosinone\/?pfstyle=wp\" rel=\"nofollow\" onclick=\"\" title=\"Printer Friendly, PDF & Email\">\n                    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.cdsconlus.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DEFINITIVA.1.png\" alt=\"Print Friendly, PDF & Email\" class=\"pf-button-img\" style=\"\"  \/>\n                    <\/a>\n                <\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Studi Cassinati, anno 2003, n. 1<\/p>\n<p><strong>di Assunta Pelliccio*<\/strong><\/p>\n<figure style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.cassino2000.com\/cdsc\/studi\/archivio\/n07\/immagini\/progetto-1.gif\" width=\"300\" height=\"176\" border=\"1\" hspace=\"2\" vspace=\"2\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Archivio IACP di Frosinone. Intervento di edilizia sonvenzionata nel lotto tra via Pascoli, via Verdi e via Rossini<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo studio diacronico e\/o sincronico di un edificio realizzato o di un progetto impone l\u2019individuazione e l\u2019analisi di almeno due linguaggi visuali: quello proprio dell\u2019architettura, costituito da un insieme di idee generali ed elementi ideali espressi mediante forme ed immagini oltre che di trattati e testimonianze scritte che istituzionalizzano regole e giudizi, ed il linguaggio tipico del singolo manufatto architettonico che esprime la volont\u00e0 del progettista di attribuire ai singoli elementi un valore spaziale per renderli un unicum significativo1.<br \/>\nCon queste premesse \u00e8 nato l\u2019interesse per gli interventi di edilizia sovvenzionata realizzati nella citt\u00e0 di Cassino nel secondo dopoguerra, subito dopo la totale distruzione del centro urbano antico e della soprastante abbazia di Montecassino.<br \/>\nEdifici semplici che risentono della fretta con cui si voleva ricostruire la citt\u00e0, completamente distrutta dai bombardamenti alleati; edifici la cui composizione morfologica sembra dettata da un\u2019ansia che travalica il mero volere progettuale e invade quasi la sfera emozionale ed emotiva, vero motore, probabilmente, della ricostruzione di Cassino e della sua abbazia.<br \/>\nDa un\u2019attenta analisi degli elaborati grafici originari2 degli interventi cassinati di edilizia economica popolare emerge che queste architetture sembrano riassumere il concetto vitruviano secondo cui, ab origine, le abitazioni, ossia gli edifici destinati al vivere quotidiano, per le loro caratteristiche funzionali, non possono essere considerati \u201cmonumenti\u201d attribuendo loro valenze artistiche ma il risultato di un lavoro artigiano, apprezzabile o meno che sia.<br \/>\nEppure lo studio dei dettagli di questi progetti e in generale di tutti i progetti di edilizia economico-popolare della ricostruzione post bellica a Cassino, in Italia ma anche nel resto d\u2019Europa, consente di tracciare un modello linguistico che trova maggiori valenze simboliche nei particolari, negli accessori, spesso non strettamente tettonici, come l\u2019uso dei mattoncini in cotto tipico dell\u2019architettura svedese e comunque nordica. Ricalcando il neobrutalismo britannico queste architetture percepiscono, inoltre, l\u2019esigenza di articolare gli elementi meccanici e strutturali per attribuire loro valenza espressiva, oltre alla volont\u00e0 di un uso semplice e schietto dei materiali utilizzati.<br \/>\nDa un lato, quindi la ricerca di una valenza linguistica grafico\/architettonica3 per queste fabbriche; dall\u2019altro un tentativo di ricostruire storicamente un territorio, come quello cassinate, per restituire ai suoi abitanti l\u2019identit\u00e0 perduta del luogo, attraverso la lettura degli elaborati di progetto poich\u00e9 il disegno da sempre rappresenta uno \u00abstrumento unico e suggestivo, nato con l\u2019uomo\u2026\u00bb che \u00ab\u2026ci ha tramandato notizie di civilt\u00e0 scomparse, testimonianze di vita vissuta, di usi e costumi, che forse in nessun altro modo sarebbero stati cos\u00ec vividamente riconoscibili \u00bb4. Gli eventi bellici del secondo conflitto mondiale sono stati cos\u00ec incisivi per la citt\u00e0 di Cassino che sembrano avere interrotto l\u2019idea della continuit\u00e0 posta alla base della storiografia, per cui il passato ed il futuro formano un consecutivo sviluppo di eventi; un continuum storico, tra l\u2019altro, da sempre preservato dall\u2019abbazia benedettina di Montecassino, nonostante le alterne vicende di distruzione e ricostruzione nelle varie epoche, fulcro generatore e pianificatore della citt\u00e0 stessa e di molte altre citt\u00e0 della Terra di S. Benedetto5 nel basso Lazio.<\/p>\n<figure style=\"width: 250px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.cassino2000.com\/cdsc\/studi\/archivio\/n07\/immagini\/progetto-2.gif\" width=\"250\" height=\"376\" border=\"1\" hspace=\"2\" vspace=\"2\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Arcchivio IACP di Frosinone: via Verdi-intervento INA-Casa 1957<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Posta sulla linea difensiva tedesca Gustav6, la citt\u00e0 di Cassino, \u00e8 stata dunque totalmente rasa al suolo dai bombardamenti delle truppe Alleate, perdendo ogni traccia della sua struttura urbana.<br \/>\nIl piano di ricostruzione redatto ed approvato negli anni tra il 1947 ed il 1950, opera dell\u2019architetto Giuseppe Nicolosi, ha rafforzato la rottura con il passato abbandonando completamente l\u2019area di pertinenza del nucleo medioevale che si arroccava sulla mezza costa di Montecassino fino al manufatto difensivo detto Rocca Janula7, interessando l\u2019area a valle del centro storico, lungo due direttive di sviluppo individuate da due assi di collegamento preesistenti, nord-sud rappresentato dalla via Casilina ed un nuovo asse est-ovest.<br \/>\nLo studio delle vicende della \u201cTerra di S. Benedetto\u201d prebelliche8 e postbelliche, nelle sue varie manifestazioni, rappresenta in ogni modo, un tentativo di ricostruire una continuit\u00e0 storica andata perduta.<br \/>\nSe, infatti, la citt\u00e0 \u00e8 stata depauperata dei suoi monumenti e delle sue architetture \u00e8 necessario riscattare e restituire dignit\u00e0 agli edifici che oggi la costituiscono, soprattutto quelli di edilizia sovvenzionata che compongono gran parte del suo nuovo tessuto urbano e che, per le modalit\u00e0 di realizzazione e per l\u2019evoluzione che hanno subito nel tempo fino ai giorni d\u2019oggi, sovente non sono state considerate \u201carchitetture\u201d vere e proprie.<br \/>\nEppure esse testimoniano il dibattito culturale del momento ed individuano una precisa sintassi di linguaggio architettonico che risulta chiaramente leggibile attraverso l\u2019analisi di elaborati di questo tipo poich\u00e9 \u00abil disegno di progetto \u00e8 una parte probabilmente la pi\u00f9 significativa del pi\u00f9 vasto e generale insieme costituito dal disegno d\u2019architettura \u00bb9 .<br \/>\nSe si esaminano sommariamente questi elaborati sembrano quasi impersonali e privi della fase primigenia, quella in cui il progettista, attraverso schizzi preparatori a mano libera esprime la complessit\u00e0 ideologica dell\u2019idea che tenta di trasformare in organizzazione spaziale.<br \/>\nQuasi del tutto scevri di applicazioni grafiche conducibili a normalizzazioni grafiche, questi disegni sembrano presentarsi solo come un complesso di dati tecnici ed economici necessari alla determinazione della forma, dimensione e caratteristiche costruttive organizzati per una immediata possibilit\u00e0 di attuazione. In nuce per\u00f2 essi esprimono la crisi del disegno \u201csancita\u201d dall\u2019avvento del Movimento Moderno e attualmente \u201csanata\u201d: \u00abcon la frammentaria pratica rappresentativa \u201cingegneresca\u201d, il disegno perde progressivamente non solo la propria autonomia, ma anche il proprio patrimonio normativo e, con essi, le radici originarie. Avviene cos\u00ec che con sempre maggiore frequenza il progetto di architettura, pur costituito da \u201cdisegni\u201d tende a ripararsi dietro una terminologia riduttiva: si parla cio\u00e8 di \u201ctavole\u201d, \u201cstudi\u201d, \u201celaborati\u201d o al pi\u00f9 di \u201crappresentazioni\u201d termine quest\u2019ultimo gi\u00e0 di per s\u00e9 carico di ambiguit\u00e0\u00bb10. \u00c8 ovvio che anche temporalmente, questi disegni di progetto sono lontani dalla concezione attuale di utilizzare degli standards progettuali di elevata qualit\u00e0 perch\u00e9 si d\u00e0 sempre pi\u00f9 importanza alla diffusione delle idee attraverso immagini di varia natura e il disegno, digitale o manuale che sia, ne rappresenta lo strumento di maggiore diffusione11.<\/p>\n<figure style=\"width: 250px\" class=\"wp-caption alignright\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.cassino2000.com\/cdsc\/studi\/archivio\/n07\/immagini\/progetto-3.gif\" width=\"250\" height=\"375\" border=\"1\" hspace=\"2\" vspace=\"2\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Arcchivio IACP di Frosinone: Rione Colosseo-intervento INA-Casa 1958<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da una lettura paradigmatica di questi elaborati e considerando le varie fabbriche come un anello di una \u201ccatena sintagmatica\u201d12 si percepisce come, proprio per queste rchitetture, il linguaggio grafico e quello architettonico che sovente si muovono su percorsi paralleli stabiliscono particolari eccezioni, definendo chiaramente alcuni punti di contatto: all\u2019inizio del secolo scorso infatti la dichiarazione del Congr\u00e9s Internationaux d\u2019Architecture Moderne &#8211; C.I.A.M.13 determina una serie di innovazioni nel linguaggio architettonico14 e partendo proprio dal presupposto del condizionamento in architettura dei problemi della vita politica ed economica, si spinge fortemente verso la razionalizzazione e standardizzazione della \u201cindustria edilizia\u201d.<br \/>\nUna standardizzazione che si concretizza attraverso l\u2019uso di forme regolari, simmetriche, quasi un ritorno al classicismo, ma che rappresenta un presupposto per aumentare la produzione di abitazioni e introdurre una produzione non pi\u00f9 artigianale ma di tipo industriale. Nel caso in esame il processo di standardizzazione \u00e8 molto spinto al punto che i progetti sono realizzati in maniera seriale anche se da mani di progettisti differenti. Si arriva addirittura a fornire agli organismi di competenza locale copie di elaborati progettuali realizzati in altre localit\u00e0 e da eseguire in modo identico.<br \/>\nSi pu\u00f3 senza dubbio affermare che il progetto e l\u2019edificazione di queste architetture sembrano percepire maggiormente questo nuovo linguaggio e non le esigenze costruttive, predisponendole ad essere esportate nelle varie nazioni, pur rimanendo \u201cuguali e diverse\u201d ma sempre identificabili.<br \/>\nNon deve stupire questo \u201cstraniamento\u201d dei progetti rispetto al tessuto urbano a cui sono destinati: la distruzione di quella che ancora oggi \u00e8 denominata Citt\u00e0 Martire, fu talmente completo da rendere inutile ogni tentativo di contestualizzazione delle nuove costruzioni.<br \/>\nVolgendo l\u2019attenzione in modo pi\u00f9 dettagliato agli elaborati che da sempre sono considerati essenziali per ogni progetto in particolare per i lotti edificati nelle aree centrali di Cassino e in particolare l\u2019area compresa tra Via Pascoli, Via Parini, per poi spostarsi nel rione Colosseo e Via Verdi, si possono individuare alcuni aspetti significativi.<br \/>\nL\u2019analisi delle planimetrie, che anche nel nostro caso \u00e8 l\u2019elaborato di base e di partenza, il vero momento decisivo di tutto il processo progettuale15 \u00e8 improntata da una volont\u00e0 compositiva vincolata da schemi distributivi prefissati16 con la divisione netta tra i reparti notturno e diurno, e con l\u2019uso di solo due tipologie edilizie17: la casa multipiano in linea con due alloggi per piano, continua ed isolata, e la casa a schiera ad uno o due piani.<br \/>\nEntrambi i tipi abitativi presentano nell\u2019organizzazione planimetrica una forte razionalizzazione dimensionale: i disimpegni, infatti, sono quasi inesistenti o ridotti al minimo.<br \/>\nIl proposito di queste architetture \u00e8 dunque nella ricerca stessa dell\u2019economicit\u00e0 che spesso si \u00e8 tradotta in una elementarizzazione e semplificazione dell\u2019impianto distributivo e architettonico con l\u2019uso di standard dimensionali a volte anche al di sotto del livello minimo accettabile.<\/p>\n<figure style=\"width: 250px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.cassino2000.com\/cdsc\/studi\/archivio\/n07\/immagini\/progetto-4.gif\" width=\"250\" height=\"365\" border=\"1\" hspace=\"2\" vspace=\"2\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">P.Carbonara, Architettura Pratica interveto INA Casa su progetto degli architetti Gatti e Nicolosi 1949<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proseguendo l\u2019esame degli elaborati e in particolare dei prospetti e delle sezioni si intuisce la sintassi di uno stile che si potrebbe ipotizzare come ispirato a quello dello stato assistenziale svedese: muri di mattoni, tetti a falde poco inclinati, finestre quasi quadrate con telai in legno e parapetti con assi verticali.<br \/>\nQuesti elementi sono rappresentati con la stessa sobriet\u00e0 con la quale essi sono stati pensati prima e realizzati poi, sebbene manchi talvolta una corrispondenza tra la simbologia utilizzata e la scala grafica di rappresentazione. Eppure sono proprio questi elaborati, intesi come disegni d\u2019architettura, a rappresentare il metalinguaggio rispetto al linguaggio proprio dell\u2019architettura poich\u00e9 definiscono \u00abun\u2019attivit\u00e0 che rimanda ad altro, designa altre cose ed \u00e8 in funzione dei vari interpreti: il committente, i tecnici, le maestranze. Cosicch\u00e9 il disegno architettonico va considerato un linguaggio, una comunicazione attraverso segni che determinano un comportamento\u00bb18.<br \/>\nSi tratta di segni quindi, segni cos\u00ec semplici ed elementari che attualmente non avrebbero alcuna applicazione, ma con cui \u00e8 stata possibile la ricostruzione, della citt\u00e0 di Cassino, e soprattutto \u00e8 stata restituita l\u2019indentit\u00e0 di un luogo e ricostruita la sua continuit\u00e0 storica.<br \/>\nUna ricostruzione dovuta a cause molto singolari e particolari, ma che pu\u00f3 essere ricondotta ad un movimento pi\u00f9 ampio della ricostruzione urbana e sociale che dal 1946 in poi interessa gran parte dell\u2019Europa19 e che si concretizza attraverso l\u2019applicazione di un apposito quadro legislativo e l\u2019emanazione di nuovi strumenti tecnici normativi che di volta in volta si sono resi necessari.<br \/>\nIn Italia, in particolare, nel secondo dopoguerra, si \u00e8 incrementata e qualificata l\u2019edilizia popolare20 sovrapponendo agli istituti che prima erano provinciali, un\u2019agenzia centrale INA-Casa, poi Gescal, incaricata di acquistare terreni e progettare e finanziare i lavori, utilizzando organismi periferici come stazioni appaltanti21.<br \/>\nCon questi interventi realizzati dapprima con finalit\u00e0 assistenziali e successivamente con la logica dell\u2019investimento e del profitto22, si sono edificate ampie parti di citt\u00e0 che risultano tra l\u2019altro, ormai perfettamente inserite nel contesto urbano, e le cui architetture realizzate, al di l\u00e0 di implicazioni estetiche o critiche, sono realizzazioni comunque interessanti e su cui riflettere23.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">* Laboratorio di Rilievo, Analisi e Rappresentazione del Territorio &#8211; RADeT Dipartimento di Meccanica, Strutture, Ambiente e Territorio \u2013 DiMSAT Facolt\u00e0 di Ingegneria dell\u2019Universit\u00e0 di Cassino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1 Francesco STARACE, L\u2019esempio di Zeusi \u2013 Principi architettonici nell\u2019et\u00e0 antica, CUSL Editore 1986, pag. 161<br \/>\n2 La ricerca condotta presso l\u2019archivio dell\u2019Istituto Autonomo Case Popolari di Frosinone ha portato alla luce numerosi elaborati di progetto di edilizia sovvenzionata a Cassino, databili tra il 1947 ed il 1965 circa.<br \/>\n3 \u00abTra linguaggio architettonico e linguaggio grafico corrono spesso relazioni e percorsi notoriamente paralleli, talvolta divaricabili e perfino contrastanti\u00bb cfr. L. CORVAJA, A. GURGONE, Tra ragione e sentimento: disegni inediti di Luigi Moretti, in \u201cDisegnare\u201d Anno IV, n.6 pag. 7<br \/>\n4 Pasquale CARBONARA, Architettura Pratica, Utet Editore, vol.VI pag. 523.<br \/>\n5 Le cospicue donazioni costituite da concessioni territoriali da parte del duca di Benevento Gisolfo II e dei suoi successori come re Desiderio e Carlomagno, nel 744 d.C., delineano la \u201cTerra Sancti Benedticti\u201d, territorio di dominio temporale e spirituale dell\u2019Abbazia di Montecassino.<br \/>\n6 Per il controllo della citt\u00e0 di Roma e nel territorio tra Napoli e Roma l\u2019Armata tedesca individu\u00f2 tre linee difensive parallele distanti 12-18 chilometri le une dalle altre: la linea Reinhard, dalla foce del Garigliano fino all\u2019Adriatico lungo il fiume Sangro; la linea Gustav individuata e per la morfologia del territorio e perch\u00e9 rappresenta il punto di minore larghezza della penisola tra il Tirreno e l\u2019Adriatico, lungo il corso dei fiumi Rapido e Garigliano; e la linea Senger-Riegel.<br \/>\n7 La Rocca Janula \u00e8 una struttura difensiva costruita sul monte Janulo di Cassino. Voluta dall\u2019abate Aligerno in seguito alla sua investitura nel 949 con la funzione di un castrum militare ossia di acquartieramento delle truppe e materiale di difesa, a non molta distanza dal monastero. \u00c8 una costruzione a pianta quadrangolare che ben si adatta, per la sua perimetrazione alla conformazione dell\u2019altura su cui si colloca.<br \/>\n8 La ricostruzione storico-architettonica prebellica della citt\u00e0 rappresenta ormai da anni, uno degli aspetti fondamentali della ricerca condotta dal Laboratorio di Rilievo, Analisi e Documentazione del Territorio &#8211; RADeT della Facolt\u00e0 di Ingegneria di Cassino.<br \/>\n9 Livio SACCHI, L\u2019idea di rappresentazione, Edizioni Kappa, 1994, pag. 119.<br \/>\n10 Roberto DE RUBERTIS, Il disegno dell\u2019architettura, NIS editore, Roma 1994, pag. 189.<br \/>\n11 Livio SACCHI, op.cit.<br \/>\n12 La lettura paradigmatica valuta gli aspetti di analogie e difformit\u00e0 fra il segno scelto in una data opera da un autore e gli altri che pur non impiegati in quell\u2019occasione sono ad essi associabili per costruire un rapporto illuminante. L\u2019opera in esame viene considerata una \u201ccatena sintagmatica\u201d in modo da evitare unilateralit\u00e0 e incoerenze, o peggio arbitr\u00ee e fraintendimenti nei rilevamenti critici. Raffaele MORMONE, Architettura e critica, Edisu Editore, Napoli 1992.<br \/>\n13 La dichiarazione di La Sarraz del 1928 afferma al IV e V punto:<br \/>\n4. La produzione pi\u00f9 efficace deriva dalla razionalizzazione e dalla standardizzazione . la razionalizzazione e la standardizzazione agiscono direttamente sui metodi di lavoro sia dell\u2019architettura moderna concezione che dell\u2019industria edilizia realizzazione.<br \/>\n5. La razionalizzazione e la standardizzazione reagiscono in tre modi: a. esigono dall\u2019architetto concezioni che comportano una semplificazione dei metodi di lavoro sul cantiere e nella fabbrica; b. significano, per le imprese edilizie, la riduzione delle organizzazioni di mestiere; portano a impiegare una mano d\u2019opera meno specializzata, inquadrata da elementi di alta capacit\u00e0 tecnica; c. si aspettano dal consumatore cio\u00e8 da colui che ordina la casa o che la abita una revisione delle proprie esigenze, nel senso di un adeguamento alle nuove condizioni della vita sociale. Un tale adeguamento si manifester\u00e0 mediante la riduzi0one di certi bisogni individuali ormai senza vere ragioni, e il beneficio di queste riduzioni favorir\u00e0 la pi\u00f9 ampia soddisfazione possibile dei bisogni attualmente repressi dalla grande massa.<br \/>\n14 Kenneth FRAMPTON, Storia dell\u2019architettura moderna, Zanichelli Editore Bologna, 1990, pag. 312.<br \/>\n15 Mario DOCCI, Manuale di disegno architettonico, Laterza, Roma-Bari, 1990, p.V.<br \/>\n16 Nel 1949 venivano fissati alcuni standard dimensionali per l\u2019edilizia sovvenzionata: 30-45-60-75-90 mq. Successivamente con l\u2019emanazione di ulteriori norme, come la legge 14.02.1963 n.60 che istituiva la GESCAL, furono ampliati i minimi dimensionali e aumentato il numero dei vani utili.<br \/>\n17 Interessante, infatti, risulta, per una diversa tipologia utilizzata, l\u2019intervento della cortina edilizia sul corso della Repubblica a Cassino, realizzato dagli architetti Giuseppe Nicolosi e Alberto Gatti nel 1951, un edificio per negozi, uffici ed abitazioni finanziato dall\u2019Istituto Nazionale Assicurazioni. Questo edificio prevede una sovrapposizione di alloggi simplex e duplex.<br \/>\n18 Renato DE FUSCO, Il progetto d\u2019architettura, Laterza Roma-Bari, 1984, pag.1.<br \/>\n19 Basti pensare che in Inghilterra nel 1946 \u00e8 emanata la New Towns Act che ha portato alla realizzazione di dieci New Towns sul modello della citt\u00e0-giardino di Letchworth.<br \/>\n20 L\u2019idea dell\u2019edilizia economica popolare nasce con al legge Luzzati nel 1902 che affida ad enti autonomi istituti provinciali per le case popolari, anzich\u00e9 amministrazioni locali come avviene in altri paesi europei, la realizzazione di porzioni del tessuto urbano. Questi enti ricevono fondi dal governo che utilizzano solo in minima parte nel progetto.<br \/>\n21 Leonardo BENEVOLO, Brescia S. Polo- Un quartiere di iniziativa pubblica, Morcelliana Editrice, Brescia, 1978, pag. 10.<br \/>\n22 Affidare ad istituti autonomi il compito di realizzare edilizia sovvenzionata ha limitato sempre pi\u00f9 l\u2019incidenza dell\u2019intervento pubblico e quindi gli organismi nominati hanno interpetrato il loro compito solo in senso produttivo secondo la logica dell\u2019investimento piuttosto che normativo disciplinare con l\u2019intervento pubblico una parte di citt\u00e0.<br \/>\n23 Vincenzo ESPOSITO, Laura LANDI a cura di, Qualit\u00e0 urbana: la fatica di un mosaico, Fondazione Giovanni Michelacci, La casa USHER editore, pag. 36<\/p>\n<p class=\"bawpvc-ajax-counter\" data-id=\"4584\"> (713 Visualizzazioni)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Studi Cassinati, anno 2003, n. 1 di Assunta Pelliccio* Lo studio diacronico e\/o sincronico di un edificio realizzato o di un progetto impone l\u2019individuazione e l\u2019analisi di almeno due linguaggi visuali: quello proprio dell\u2019architettura, costituito da un insieme di idee generali ed elementi ideali espressi mediante forme ed immagini oltre che di trattati e testimonianze scritte che istituzionalizzano regole e giudizi, ed il linguaggio tipico del singolo manufatto architettonico che esprime la volont\u00e0 del progettista di attribuire ai singoli elementi un valore spaziale per renderli un unicum significativo1. Con queste premesse \u00e8 nato l\u2019interesse per gli interventi di edilizia sovvenzionata realizzati nella citt\u00e0 di Cassino nel secondo dopoguerra, subito dopo la totale distruzione del centro urbano antico e della soprastante abbazia di Montecassino. 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