Un edificio da preservare: le «Cantine Petrarcone»


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«Studi Cassinati», anno 2022, n. 2
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di Alberto Mangiante

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Foto del 1950 (circa): nel cerchio è segnata la posizione delle «Cantine Petrarcone».

Al di fuori del Parco archeologico della Casinum romana, in quella stradina che partendo dalla Casilina va ad innestarsi su via Campo di Porro, attualmente dedicata ad Angelo Pantoni, si trova un vecchio edificio salvatosi in parte dai bombardamenti del 1944 e noto comunemente come le «Cantine Petrarcone», dal nome dei vecchi proprietari che vi avevano i depositi e le attrezzature per la produzione vinicola.

Attualmente l’edificio è in rovina ma mostra ancora tutta la sua bellezza e il suo fascino. Forse edificato tra il XIII e il XIV secolo, periodo legato agli Abati commendatari di Montecassino, potrebbe essere raffigurato nel dipinto di Mazzaroppi conservato nella chiesa della Badia delle SS. Flora e Lucilla ad Arezzo. Infatti, nel quadro sono rappresentati i santi Benedetto e Scolastica e tra di loro i monumenti della vecchia Casinum.

Foto del 1945: sul fondo è visibile l’edificio (Collezione privata Alberto Mangiante).

Inoltre, da questo edificio potrebbe provenire il mensolone a forma di leone, a firma di uno scultore alatrense, conservato presso il Museo archeologico di Cassino. Prima dei bombardamenti del 1944 la struttura mostrava ancora un piano superiore.

Segnato sul Catastale di Cassino al mappale n. 484 e con una superfice coperta di 221 mq, l’edificio si presenta oggi con una vasta aula divisa in centro da un lungo arco ribassato, poggiante su due pilastri quadrati, mentre altri due archi più piccoli lo collegano ai muri perimetrali in opera reticolata. Parte del soffitto, inoltre, è crollato per il bombardamento e per la scarsa manutenzione del manufatto.

Abbandonato per decenni alle intemperie, ai furti – il prof. Antonio Giannetti già a suo tempo denunciò la scomparsa di alcuni frammenti marmorei – e rovinato dalla crescita di una vegetazione foltissima, verso la metà degli anni Novanta tutto l’edificio è stato acquisito dalla Soprintendenza Archeologica, ma ad oggi il suo stato di conservazione non sembra migliorato, probabilmente anche a causa dei pochi finanziamenti e della poca sinergia tra gli Enti pubblici.

Tranne la chiusura dell’ingresso principale con delle tavole, finora non sono state previste opere minime che permettessero di preservare la struttura almeno dalle intemperie. Infatti, le infiltrazioni d’acqua, oltre a minare le volte superstiti, favoriscono la crescita della vegetazione che divora le mura con il rischio di crollo delle parti rimaste.

Il Parco archeologico di Casinum, compresa la zona circostante, sembra la “Cenerentola” delle aree archeologiche del Lazio. È sotto gli occhi di tutti l’abbandono e lo sporco che la fanno da padrone, complice anche la totale assenza di manutenzione degli Enti preposti (Comune, Soprintendenza, etc.) e di senso civico dei cittadini.

Interno dell’edificio: sul fondo il muro in opera reticolata.

Esterno delle «Cantine Petrarcone». con l’ingresso principale.

Interno dell’edificio: si può vedere una porzione del soffitto crollato.

Interno: parte delle strutture architettoniche ancora in piedi ricoperte da una folta vegetazione.

Al pari anche lo stato in cui versano il Ninfeo Ponari e il portico del Teatro di cui sono scomparse le basi. Così l’intera area, da come si presenta attualmente, non sembra essere in grado di attirare visitatori.

 Questa situazione diventa un controsenso se la confrontiamo con i “proclami” che ci propinano i politici, locali e nazionali – compreso il ministro Franceschini – sulla conservazione e valorizzazione dei nostri monumenti.

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