Proposta di istituzione del «Giorno della memoria»


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Studi Cassinati, anno 2016, n. 2

Di seguito la bozza della proposta di istituzione del «Giorno della memoria» presentata dalla prof.ssa Anna Maria Cicellini in qualità di componente del Direttivo dell’Associazione Docenti Europei (Asdoe) di Cassino e indirizzata al «Comitato70 e oltre» costituitosi  presso il Comune della «città martire» in occasione delle manifestazioni per il settantennale della distruzione.

       Al Presidente del «Comitato70 ed oltre»
Comune di Cassino

Si propone agli Organi competenti (Consiglio Regionale o Parlamento) la istituzione, e l’inserimento nel calendario scolastico (regionale o nazionale), del giorno 13 maggio quale «Giorno della memoria» per ricordare lo stupro di massa perpetrato, nella primavera del 1944, durante la seconda guerra mondiale, dalle truppe coloniali del C.E.F, nei confronti delle comunità civili del Lazio meridionale.
Il 13 maggio 1944 le truppe coloniali francesi, inquadrate nel C.E.F. (Corpo di spedizione francese), agli ordini del generale Alphonse Juin, furono le prime a “ sfondare” i capisaldi della Linea Gustav. Esse, specializzate nella guerra di montagna, erano state schierate, su richiesta dei Comandi alleati angloamericani, sul fianco sinistro della V Armata americana, sul fronte di Cassino, per espugnare la dorsale montuosa degli Aurunci e prendere, così, alle spalle il dispositivo di difesa tedesco. L’offensiva francese fu lanciata il 12 maggio 1944 ed in due giorni le truppe coloniali francesi, con un attacco difficile e rischioso condotto attraverso località impervie sui monti Aurunci ed Ausoni, aprirono ai mezzi corazzati la strada per Ceprano e Frosinone. Risalirono, poi, la provincia di Frosinone fino alla valle dell’ Amaseno e del Sacco, costringendo le truppe tedesche alla ritirata per evitare l’ accerchiamento.
L’obiettivo militare degli Alleati era stato raggiunto, ma il “costo” per le comunità civili dei territori del Basso Lazio attraversati dalle truppe coloniali francesi fu immane e tragico; un costo che attraversò e lacerò i corpi e le anime e che lese, nelle persone oltraggiate, divenute vittime, la dignità e la libertà dell’ umanità intera. Durante la loro travolgente avanzata le truppe coloniali francesi, composte soprattutto da marocchini ed algerini, per lunghissimi giorni, dal 15 maggio all’ inizio di giugno, compirono contro le popolazioni inermi delle province di Frosinone e di Latina azioni di efferata violenza: i “liberatori” si trasformarono in aguzzini. Fu perpetrato uno stupro di massa sistematico ed indiscriminato: donne ed uomini, giovani ed anziani, persino adolescenti e bambini furono vittime di violenze sessuali, spesso di gruppo, caratterizzate da una “furia” selvaggia ed animalesca ed accompagnate da omicidi, devastazioni e saccheggi. Persone oltraggiate, rese bottino di guerra da un disumano diritto di preda esercitato nei loro confronti soprattutto dai soldati marocchini. Fu un incubo di violenza gratuita, sfrenata ed incontrollata, un paesaggio “infernale”, quale è quello restituitoci e dalla documentazione archivistica delle fonti ufficiali e dalle innumerevoli testimonianze orali. Un paesaggio infernale in cui alla paura delle bombe, alla fame, alla povertà si aggiunse il terrore dello stupro di massa.
Le vittime di tale stupro furono numerosissime, come risulta dalle documentazioni raccolte, anche se è molto difficile stabilire con precisione il numero esatto delle violenze sessuali perpetrate sulla popolazione civile poiché molte donne e molti uomini tacquero per pudore o per vergogna. Tutto accadde in un contesto di sostanziale tolleranza dei comandanti e degli ufficiali francesi, che guidavano le truppe coloniali, e di incuranza dei Comandi angloamericani. Alcune voci autorevoli si espressero contro tali empietà, ma nulla cambiò e la tragedia si consumò inesorabilmente.
La vicenda è rimasta, poi, a lungo ignorata nel dopoguerra: non si è formata alcuna memoria “ufficiale” dell’avvenimento, che non è stato oggetto della dovuta attenzione da parte della storiografia ufficiale.
Sono stati giorni bui della nostra storia e noi abbiamo il dovere morale di rischiararne la verità, di ricordarli e di trasmetterne la memoria alle nuove generazioni, affinché, attraverso la conoscenza del passato, possano costruire un futuro in cui il rispetto della sacralità della persona ed il rispetto della dignità umana siano garanzia di autentica libertà ed epicentro di ogni progettualità.
Istituire, dunque, il «Giorno della memoria» per ricordare quel periodo buio della nostra storia significa offrire alle nuove generazioni una opportunità di educazione permanente alla legalità e ai valori fondanti di una società civile.
Il recupero della verità e la trasmissione della memoria di quei giorni sono anche, e soprattutto, un dovere morale nei confronti delle tante vittime che hanno potuto testimoniare e di tutte quelle che hanno, invece, taciuto e che non avranno mai nella storia né un nome né un volto.
Cassino 8 dicembre 2013

                              Prof.ssa Anna Maria Cicellini
Associazione Docenti Europei (Asdoe) – Cassino

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