Il contributo di Pasquale Cayro alla Statistica murattiana


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Studi Cassinati, anno 2015, n. 3
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di Marco Sbardella

Dello storico Pasquale Cayro1 è ben nota la feconda attività di studioso e ricercatore. Le pubblicazioni su Fregelle2, i lavori sulle città del Lazio3, la storia sulla diocesi di Aquino4, sono altrettante tappe di un percorso di approfondimento ancora oggi di notevole interesse per gli studiosi dell’area, anche per la puntuale capacità dello scrittore di analizzare e verificare fonti, oggi non più disponibili. Molto si è scritto su questo autore che visse a cavallo tra i secoli XVIII e XIX5, anche se manca ancora un’opera complessiva che descriva i profili di una personalità complessa ed eclettica da indagare in tutte le sue molteplici e diverse sfaccettature: archeologo, epigrafista, storico, letterato, polemista.
Uno degli aspetti poco noti e studiati della sua poliedrica personalità è quello relativo all’impegno politico e amministrativo. In effetti parallelamente ai suoi interessi culturali egli ebbe un ruolo significativo sia nei rapporti politico-istituzionali con le autorità provinciali e statali, sia nella gestione della cosa pubblica sangiovannese, che, quasi senza soluzione di continuità, tra i responsabili aveva annoverato membri della famiglia dello scrittore: già nel 1734, quando San Giovanni Incarico fu incorporata nel patrimonio privato di re Carlo III di Borbone, un esponente della famiglia Cayro, don Carlo, risulta essere Agente del regio erario, e poi, per sua rinuncia, il figlio Pietro, che ebbe l’amministrazione di San Giovanni Incarico e Pico preferendola a quella di Roccaguglielma6.
Da un’epigrafe7 incassata nella parte frontale della fontana di Ferdinando IV in piazza Falcone-Borsellino a San Giovanni Incarico si evince che nel 1777 il Cayro fosse «sindaco» del paese, e che realizzò insieme agli «eletti», la splendida costruzione, per impulso di Ferdinando IV. Anche successivamente lo storico sangiovannese ebbe incarichi amministrativi, come testimonia un manoscritto8 databile tra il gennaio 1811 e il settembre 18149, in cui il Cayro si presenta quale «Deputato del Decurionato del Comune di San Giovanni Incarico, Distretto di Sora». Tale relazione, trasmessa al Consiglio di Intendenza di Terra di Lavoro, faceva il punto sull’assetto territoriale sangiovannese a seguito di alcune rivendicazioni avanzate dalla comunità di Pico.
Di particolare interesse è invece la lettera indirizzata a Francesco Perrini, redattore della Statistica di Terra di Lavoro nel 1812, nella quale lo storico si presenta quale «incaricato» per rispondere alle questioni di “Topografia Fisica”, per i territori di S. Giovanni Incarico e Pico.
Come è noto, la nascita, nel Regno napoletano, di un servizio di Statistica, trasse origine dalla necessità del governo francese – in particolare Gioacchino Murat, che successe a Giuseppe Napoleone, e i suoi ministri – di acquisire un quadro chiaro della situazione del Regno e attivare una capillare indagine conoscitiva sullo stato naturale, demografico, fisico, economico e sociale del territorio, nella intenzione di avviare adeguati interventi di natura politica ed amministrativa. In effetti con l’estensione del Codice napoleonico alle province meridionali, si dispose la nomina in ogni Comune di un funzionario per la tenuta dell’Anagrafe civile, degli atti di nascita, morte, matrimoni e si stabilì che ogni anno dovesse essere censita la popolazione comunale. Quindi, sul modello di quanto fatto in Francia, dove venne istituito un Bureau de statistique, nel Regno di Napoli nel 1809 nacque l’Officina di statistica, diretta da Luca de Samuele Cagnazzi (1764-1852), arcidiacono di Altamura, poi professore di Economia politica nell’Università degli studi di Napoli. L’Officina aveva il compito di raccogliere i prospetti annuali della popolazione inviati dagli intendenti, e renderli disponibili per le autorità civili e militari.
Già nel 1806 a Napoli era sorta una Real Società d’incoraggiamento delle scienze naturali, che si prefiggeva lo scopo di studiare la storia naturale del Regno, mentre nel 1813 veniva istituita la Commissione per il Censimento della Città di Napoli, trasformata nel 1814 in Direzione del Censimento, con il compito di rilevare i movimenti della popolazione. Un primo questionario venne elaborato dalla Società d’incoraggiamento. Si componeva di quattordici quesiti che vertevano su: qualità e forma del suolo, meteorologia, quantità e qualità delle acque correnti, utilizzazione delle acque dei fiumi, torrenti, laghi, paludi e mezzi per disseccarle, acque piovane, produzioni, piante, insetti, animali selvatici, metodi di caccia e pesca10.
Inizialmente il questionario non ebbe grande successo, ma fu ripreso poi dal governo di Murat, cui si deve l’effettivo avvio della prima inchiesta ufficiale sul Regno di Napoli. Organizzatore della Statistica fu il citato Luca de Samuele Cagnazzi, che venne incaricato della direzione dell’Ufficio di Statistica dal ministro dell’Interno Giuseppe Zurlo11.
L’inchiesta prese l’avvio nel 1811, con circolare datata 15 maggio, che individuava per ogni provincia un redattore scelto tra i componenti delle Società di Agricoltura12 (tranne che a Napoli dove venne incaricato ufficialmente l’Istituto di incoraggiamento) e nominato dal ministro su proposta degli intendenti. I quesiti in ordine a cui si doveva rispondere si articolavano in quattro sezioni generali: Notizie relative allo stato fisico; Sussistenza e conservazione della popolazione; Notizie sull’economia rurale; Le manifatture.
Alla fine di maggio i questionari furono inviati in tutte le universitates del Regno, e venne assegnata ai redattori una gratifica13 per il lavoro da svolgere. I redattori furono Paolo Aquila (Abruzzo Citeriore), Giovanni Thaulero (Abruzzo Ulteriore 1°), Giuseppe Alferi Casorio (Abruzzo Ulteriore 2°), Giulio Girolamo Corbo (Basilicata), Francesco De Roberto (Calabria Citra), Giuseppe Grio (Calabria Ulteriore), Serafino Gatti (Capitanata), Vitangelo Bisceglia (Terra di Bari), Raffaele Pepe (Molise), Gennaro Guida (Principato Citra), Marcia De Leo (Principato Ulteriore), Reale istituto di Incoraggiamento (Napoli), Oronzo Gabriele Costa (Terra d’Otranto) e Francesco Perrini per Terra di Lavoro14. Il canonico Francesco Perrini15 era membro del Consiglio generale della Beneficenza della Provincia di Terra di Lavoro e socio corrispondente della Commissione di Agricoltura. Nel 1811 Gioacchino Murat lo aveva nominato Direttore generale della Statistica della Provincia di Terra di Lavoro. Oltre al nome del redattore Perrini, sono noti, per la provincia di Terra di Lavoro, anche i nomi di alcuni collaboratori locali tra i quali Nicola Pilla per Venafro, Francesco Antonio Notarianni di Lenola per il comprensorio di Gaeta, Vincenzo di Lorenzo per Sessa, Gennaro de Quattro per il circondario di Teano, il canonico e storico Michele Broccoli per Vairano, Fabrizio d’Amore per Roccamonfina, Michele Fusco per Mondragone, Filippo Duratorre di Castelforte, Francescantonio Notarianni di Lenola16. E, aggiungiamo, l’amministratore e storico Pasquale Cayro, per il territorio di San Giovanni Incarico e Pico.
Il lavoro dei redattori fu lungo e laborioso. Gli impedimenti e le difficoltà non mancarono, sia per la brevità del tempo assegnato sia per la mancanza di idonei strumenti di misurazione, e per la necessità di ricerche più approfondite. Nell’ottobre del 1812 fu pronta soltanto la stesura della prima Sezione della Statistica e ci vollero ancora tre anni per la terza Sezione. Le difficoltà della redazione, in ogni caso, appaiono confermate dal redattore per la provincia di Terra di Lavoro che lamentava uno scarso coinvolgimento della stessa Società Agraria chiamata a contribuire alla stesura dell’inchiesta17.
La Statistica voluta da Gioacchino Murat rappresenta una delle più importanti fonti per la conoscenza della realtà socio-economica, demografica, sanitaria, geografica e della storia fisica e naturale del Regno di Napoli agli inizi dell’80018, ma anche quelle locali, da cui quelle generali sono sintesi, benché poco note sono di grande interesse per la storia dei singoli territori.
Qui si presenta la Relazione fatta da Pasquale Cayro per il territorio di San Giovanni Incarico e Pico. Ci limitiamo a quella di Pico perché la parte relativa alla Universitas di San Giovanni Incarico è stata pubblicata da Angelo Nicosia nel 1991. Lo schema descrittivo è simile a quello utilizzato per San Giovanni Incarico (tranne che per il paragrafo “Meteore Elettriche” assente nella descrizione di Pico), evidentemente per il fatto che ricalcava il questionario trasmesso dal Ministero dell’interno a tutte le Province. Esso riguardava: Natura del suolo, Coste marittime, Acque, Sorgenti, Ruscelli e fiumi, Laghi e terre pantanose, Clima, Atmosfera, Pioggia, Temperatura, Prodotti spontanei minerali, Piante, Animali.

San Giovanni Incarico 28 genn(aio) 18121

Pasquale Cayro Incaricato

Al Sig.
    Il sig. Francesco Perrini Redattore della Statistica di Terra di Lavoro Capua

Mi dà l’onore di rispondere alle questioni di Statistica proposte da S. Ecc.a il sig. Ministro dell’Interno su la Topografia Fisica, distintamente, e debolmente per S. Giovanni Incarico, e Pico riferisco quanto segue2:

(…)
Statistica pel Pico

La comune di Pico esiste su di un monticello in pendio verso mezzogiorno, ed è in aspetto ad una catena di monti, ai quali si unisce in continuazione fin’al territorio di Capodimele e confina ad Occidente con Pastena, a Settentrione con San Giovanni Incarico, ed ad Oriente con Pontecorvo. Il suo tenimento è in pochissima quantità in piano, e molto più in collina, ed in falda dei monti, e di questi è composto la maggiore estensione del suolo, potendosi riguardare l’intiero suo territorio in cinque mila tomoli circa. Due sono le contrade in piano, delle quali una col nome Pratola, o sia Fontana, e l’altra Strazapiana si chiama, delle quali la prima può riguardarsi dell’estensione di circa cento tomoli circondate da colline, e da falde di monti, e perciò sono basse, e di figura quasi triangolare, e le acque quando piove, scorrono da ponente ad oriente, introducendosi nel torrente appellato Cosa, o sia Aquosa, essendo a livello del mare circa mezzo quarto di un miglio. Nella contrada Starzapiana circa ottanta tomoli sono in piano, e consistente in una valle tra monti di figura quasi in parallelogrammo, cominciando da mezzogiorno, e termina verso settentrione, per dove scorrono sul principio le sue acque, quando piove, e quelle che nascono in tempo d’inverno formano il torrente suddetto, ed è a livello del mare forse più del mezzo quarto di un miglio, ed ha il suo principio in territorio di Lenola, e di Capodimele, e vi sono due rispettive caverne, nelle quali s’introducono le acque, e devono essere quelle che nascono a’ pie’ dei monti nella piana di Fondi.
Le colline verso Settentrione si uniscono con quelle di San Giovanni Incarico, ed è la loro direzzione da Occidente, ad Oriente, eccetto le falde della catena de’ monti, che sono in semicircolo, e fanno parte di esse, e riguardano non solo i detti due lati, ma ancora il Settentrione. La loro estensione è circa cinque cento tomoli, e sono queste a coni troncati, e quasi a coni ed in pendio, di diverse figure, e di loro natura cretose, e di poco fruttato, ed in alcune tomolate vi sono alberi piccoli di olmi con viti, e verdeggiano in tempo estivo, siccome anche le quercie disperse, che vi sono, perché vestite allora di frondi, e quella parte delle medesime seminata, nell’inverno neppur verdeggia, per esser il terreno infertile, lungi nella primavera fin presso le messi.
Sono sette colline stratificate, e confuse, di poca altezza, e larghezza; le acque quando piove scorrono per i loro canali nel fossato matrici, e parte nel detto torrente Cosa verso oriente.
I monti possono riguardarsi dell’estensione di tomoli quattromila trecento venti circa, e cominciando da quello Poti chiamato, il quale è isolato verso settentrione ed in parte quasi inaccessibile, ed a cono, si ha, che presso la sua cima verso mezzogiorno si unisce con altri, i quali tratto tratto s’inalzano girando per le loro contrade montuose per i Morroni di San Rocco, la Coronella, lo Faito, Vallevona fin al confine di Capodimele, e svoltando a lato della detta Starzapiana, dopo il nominato torrente Cosa, uniscono con quello col nome Castello, e Vaglie.
Sono tondeggianti, e bislunghi verso Settentrione, ed Oriente, ed a coni troncati sopra, eccetto alcune cime di essi, che vi sono a coni. Il monte Poti circa mezzo miglio è alto, e poco più quello Faito, e suole durarvi la neve alcune volte fino a sei giorni, ma per lo più meno, maggiormente in quei lati dominati dal sole. In alcuni loro ripiani e dove sono meno in pendio, si coltiva la terra in ogni due, o tre anni, ed ancorché la raccolta è fertile, non è però in tali siti ubertosa, come ne’ piani di buona qualità, dovendosi questa regolare secondo le staggioni, se piove, o senz’acqua ne’ mesi di Aprile e Maggio, ne’ qualii monti han bisogno di pioggia, onde per lo più sono infertili le raccolte. Questi monti sono verdeggianti in quelle tomolate, dove sono alberi d’olive verso le loro falde, perché sempre hanno le fronde e dove sono gl’elcini sul monte per l’istessa ragione, e per gli altri alberi di quercia, e piccoli arboscelli di carpini, ed orni, ed in altri simili, sono verdeggianti in tempo di primavera fino alla mettà circa di ottobre, è dove è seminato fin’alla messe e negli altri mesi oscuro appare tra il bianco, dove appariscono le pietre. Sono queste di loro struttura calcaree, stratificate, e confuse, che si uniscono di diverse grossezze, ed in diverse disposizioni. Una sola valle vi è, ed è quella che si è nominata Starzapiana, ma in poca quantità si appartiene a Pastena, e si dirigge da mezzo giorno a Settentrione, come si è scritto, né verso il mare, o lago scorrono le sue acque, bensì tra monti, e colline verso settentrione prima, e poi verso mezzogiorno pel torrente Cosa, e tra il monte Poti e quello del Comune di Pontecorvo, e quindi tra il suo Casale Sant’Oliva, e Monticelli sboccano sul Liri.

Natura del suolo

Il suolo non è granitoso, o sia di primaria origine, e formazione, né di secondaria, né vulcanico, bensì composto di argilla, o sia creta, di terra sciolta, e di pietra calcarea, e vi allignano le piante spontanee olmi, quercie, elcini, carpini, orni, piante di pera e mela selvaggie, ed altri arboscelli di diversi nomi. L’altezza del terreno ne’ monti è più, o meno di un palmo secondo il sito; nelle falde due, tre fin’ a cinque, e nelle colline più, e nel piano fin’ a venti circa, e dove meno.

Coste maritime

Il mare è lungi circa dodici miglia in linea retta, onde non vi sono baje, né porti, né altro che si richiede.

Acque

Fanno uso i Picani di acque piovane raccolte nelle cisterne di fabbriche, e di quelli di pozzi, che nascono fin’ a venti palmi circa sotto terra e se si purificassero, ne risulterebbe la parte terrea, e perché ognuno la tira fuori con cati, o colle funi legate a vasi di creta, sempre si può corrompere, maggiormente, quando si prende dal fondo.

Sorgenti

Vi scaturisce una sola fonte, che mai cessa, quantunque non sia copiosa d’acqua a pie’ del monte Vaglia, ed ha il nome di Sant’Angiolo ed è mal tenuta, la quale potrebbe meglio ritrovarsi e trasportarsi men di un miglio lungi, per esservi il pendio, fin sotto il Monticello, dove esiste la Comune.

Ruscelli, e fiumi

In tempo estivo non vi sono ruscelli, né vi è fiume, bensì il solo torrente nominato, ed in tempo di strabocchevoli piogge nella contrada Pratola, o sia Fontana reca danno in qualche terreno per trasportarvi pietre.

Laghi e terre pantanose

Non vi sono laghi, né terre pantanose.

Clima

Atmosfera

Il clima è temperato, ed in qualche grado freddo nell’inverno, e l’estate si gode del fresco, per esser la Comune dominata da venti. In qualche giorno vi è nebbia la quale dopo un pajo d’ore si dilegua. I tetti sono di colore naturale, né vi si osservino schieni, né musco, né vi sono cagioni, che possono rendere l’atmosfera umida. Le epidemie in alcuni anni avvengono per le acque in tempo estivo per lo più a contadini per dormire nell’aria scoperta ne’ loro terreni, eccetto però, quando sono generali in più Comuni per infezzione d’aria, essendo per lo più febbri putride. Vi sono alberi con frondi l’estate, che possono attrarre l’umido, ma le abitazioni sono sul monticello.

Pioggia

I mesi piovosi sono, settembre circa i venti, Ottobre, Novembre, ed altresì Marzo ed Aprile, e per i mesi di Dicembre, Gennajo, e Febrajo, nei quali per lo più i geli, e venti, e poche volte piove, per così dire, si possono computare per giorni ottanta circa, e per le poche volte che piove d’estate ad ore, per quattro giornate circa. E’ solito nevigarvi due o tre volte l’anno, e vi persiste la neve tre, o quattro giorni, fin’anche a sei, e su il monte più alto Poti, e presso Vallevona anche più.
L’altezza della pioggia non è misurata. Le rugiade sono più, o meno copiose nella primavera, e scarse nell’estate, e queste non possono decidere la raccolta un anno per l’altro, bensì le piogge nell’estate pel granodindia che le richiede, ed in primavera di volta in volta nel grano, biada, e spelta e i geli preggiudicano il grano, quando lo stelo ha fatto il nodo ed in alcuni anni infertili, si raccoglie poco più della semenza. Nelle prime acque autunnali, e nel mese di Marzo, ed Aprile per lo più si sentono i tuoni, e poche volte verso Occidente si vede balenare di notte, e rare volte Oriente è caduto qualche fulmine tra lo spazio di tre, o quattro anni circa nel territorio, ma non nel abitato. I tremuoti elettrici rarissimi né vi sono cagioni in questo suolo, che possono suscitare l’elettricismo atmosferico.

Temperatura

Il calore è temperato nell’estate, e non eccessivo, così parimenti il freddo nell’inverno, non potendo dimostrare i gradi per non averlo osservato nel termometro, e si rileva perché allignano nel suo suolo ogni sorta di alberi. Il grano si recide nella luna piena di Giugno, cioè circa venti del mese, ma su la montagna due o tre giorni dopo, e dell’orzo qualche giorno prima, ma non se ne fa uso. In tempo estivo l’aria acquista un grado di freschezza, la sera, e col fuoco può rendersi più o meno calda la temperatura attuale.

Prodotti spontanei minerali

Non vi sono minerali, eccetto che a’ pie’ del monticello, dov’esistono le abitazioni, cavano una specie di Arena di color celeste, e se ne servono per far calcina, per le fabbriche, e si sente esservi tramischiato il petrolio.

Piante

Si è scritto quali alberi spontanei vi nascono ed anche alcune erbe che possono servire per la medecina, come mi si diceva che vi siano, ma da me non osservate. Prima ritraevano denaro con far la manna con intaccar gli alberi degli orni, poi si è tralasciato per le avanie, che facevano gli affittuari.

Animali

Lupi, Lepri, Volpi, melogne, o siano tasci, che danneggiano l’agricoltura e la pastorizia, ed altresì topi, sorci campestri, e formiche, ed i primi possono ammazzarsi con schioppi, e con le tagliole, ed i secondi non si possono estirpare, ancorché si siano fatte l’esperienze. Non vi sono pesci, per non esservi fiumi né laghi, ed i volatili indigeni sono le piche, passeri, merli, starne, ed altri piccoli uccelletti di diversi nomi, e gl’emigranti sono le beccacce, tordi, quaglie, rondini, e upupupe, cucci, ravoli, che vengono di primavera, e partono di ottobre. Poco danno recano, le lepri con mangiare le frondi de’ seminati, e degli volatili le piche, i passeri, merli, starne, e piccoli uccelletti danneggiano, perché mangiano gli acini del grano, ed olive, e si possono estirpare collo schioppo e colle reti.

Pasquale Cayro Incaricato

1 San Giovanni Incarico, 17.02.1733 – ivi 4.05.1817.
2 In realtà il Cayro confondeva e sovrapponeva i siti di Fabrateria Nova presso San Giovanni Incarico in località La Civita, alla destra del Liri, e di Fregelle, a sinistra del fiume, e proponeva, incautamente, l’esistenza su basi filologiche della città di Lirio, divenuta poi, secondo l’autore, Fregelle.
3 P. Cayro, Discorso istorico di Anagni metropoli un tempo degli Ernici, Napoli, 1802; P. Cayro, Notizie storiche delle città del Lazio vecchio e nuovo, Napoli, 1816.
4 P. Cayro, Storia sacra e profana di Aquino e sua diocesi, Napoli, Vol. I, 1808; Vol. II, 1811.
5 M. Sbardella, Supplimento alla Storia di Aquino e sua Diocesi. Un manoscritto inedito di Pasquale Cayro (1733-1817). Una integrazione – continuazione della Storia sacra e profana di Aquino, e sua Diocesi, dell’illustre storico di S. Giovanni Incarico, in «Studi Cassinati», CDSC, a. II, n. 1, marzo 2002, pp. 3-24; Id., Una disputa storico – letteraria del 1816 sull’ubicazione dell’antica colonia di Fregelle, in «Latium», 18 (2001), pp. 89-102; Id., Vir litteratus a Th. Mommsen probatus, Paschalis Cayro, in «Latinitas», XXXXXI (2003), 3, pp. 293-298; Id., Pasquale Cayro. Un sangiovannese illustre, in «Lazio ieri e oggi», XXXIX (2003), 7, pp. 219-222; Id., Le narrative e riflessioni sulle invasioni francesi del Regno di Napoli nel 1799 e nel 1806 di Pasquale Cayro, a cura di Angelo Nicosia, in «Archivio storico per le province napoletane», Anno 127 (2009), pp. 237-294.
6 Cfr. P. Cayro, Storia sacra e profana… cit., Vol. I, 1808, p. 304.
7 Cfr. M. Sbardella, Pasquale Cayro autore dell’epigrafe borbonica di San Giovanni Incarico?, in «Civiltà Aurunca», a. XVII (apr./giu. 2001), n. 42, pp. 27-35.
8  Archivio di Stato di Frosinone, Commissariato Usi civici, Richiesta atti divisione demaniale Selva Matrice, b. 63.
9 A. Nicosia, Documenti storici di San Giovanni Incarico, in AA. VV., IV Sagra dell’Uva, San Giovanni Incarico, 1991, pp. 7-41.
10 G. Di Marco, Un inedito di Michele Broccoli. La statistica di Vairano, in «Il Sidicino», a. IX, n. 11 novembre 2012, pp. 4 – 5.
11 Eminente politico molisano, ricoprì la carica di Ministro dell’Interno durante il governo francese (1806-1815) e nel periodo dei moti del 1820.
12 Le Società di Agricoltura erano state istituite nel febbraio 1810 con il fine di migliorare la conduzione dell’agricoltura. Dopo appena due anni, con decreto 30 luglio 1812, divennero Società economiche, estendendo le loro attribuzioni alle manifatture e al commercio. Dopo la restaurazione anche questi istituti, come molte delle riforme risalenti al periodo del governo francese, furono conservati con decreto del 26 marzo 1817. Si trattava di veri e propri organi amministrativi periferici, una per ogni provincia, nati con l’obiettivo di diffondere le conoscenze e tecniche agronomiche e, più in generale, di fornire stimoli all’economia (cfr. W. Palmieri, I soci della società economica di Terra di Lavoro (1810-1860) in «Quaderno ISSM», n. 142, Napoli, 2009, pp. 1-36).
13  «Ai redattori viene assegnata una gratifica mensile di 25 ducati, di cui 10 per indennità di spese» (G. Di Marco, Un inedito di Michele Broccoli … cit., p. 4).
14 Cfr. V. Zacchino, La Statistica murattiana e il redattore del rapporto sulla terra d’Otranto, in «Brundisii Res», XIX 1987, pp. 139-146.
15 Originario di Capua, era nato il 18.12.1769. Era stato ordinato sacerdote il primo novembre 1793, quindi fu nominato maestro di eloquenza e aveva insegnato fino al 7.04.1797, data in cui fu promosso canonico diacono della Cattedrale di Capua. Nel 1799 fu coinvolto nei fatti rivoluzionari; fu inquisito nella Regia Corte di Capua per il presunto mancato pagamento di un debito, proprio nei mesi della rivoluzione. Arrestato ed esiliato, tornò in patria nel 1803, ove fu di nuovo nominato canonico nel 1806 con il ritorno dei Francesi; il 16.06.1809 divenne canonico presbitero e il 12.05.1813 Vicario generale capitolare. Mantenne la carica di Direttore generale della Statistica anche successivamente alla restaurazione borbonica. Morì a Curti l’8.05.1825 (cfr. L. Russo, La Famiglia D’Azzia di Capua e note biografiche su Alessandro D’Azzia 1774-1834, in «Rassegna Storica dei Comuni», a. XXXII, nn. 140-141, 2006, n. 19, p. 5).
16 Cfr. G. Di Marco, Un inedito di Michele Broccoli … cit., p. 4.
17 Ibidem.
18 La Statistica del Regno di Napoli nel 1811, a cura di Domenico Demarco, Roma, Accademia Nazionale dei Lincei, Voll. 4, 1988.
1 La Descrizione geografica e fisica del territorio di San Giovanni Incarico e Pico realizzata da Pasquale Cayro è conservata nella Biblioteca del Museo Provinciale Campano di Capua, Coll. Sala Topogr., scaff. 3, sport. 24, Reparto San Giovanni Incarico, palch. 2, n. 18).
2 Segue la Statistica per San Giovanni Incarico per la quale si veda A. Nicosia, San Giovanni Incarico. Ricerche di storia e topografia, S. Elia Fiumerapido 1991, p. 112.

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