Ricordo di un artista cassinate d’adozione Dante D’Andrea: il pittore di un «mondo di sentimenti schietti e genuini»


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Studi Cassinati, anno 2015, n. 3

di Gaetano de Angelis-Curtis*

Foto-08Dante D’Andrea nacque a Napoli il primo ottobre 1924. La sua inclinazione per l’arte, in particolare per la pittura, si manifestò fin da giovanissimo per cui studiò presso l’Istituto d’Arte di Napoli e quindi, per un anno presso l’Accademia di Belle Arti di Roma e poi in quella della città partenopea.
Negli anni della sua formazione scolastica scoppiò la seconda guerra mondiale. Nella città partenopea continuò a vivere anche quando il capoluogo campano fu oggetto di pesanti bombardamenti aerei, ma soprattutto visse i drammatici momenti immediatamente successivi all’armistizio dell’8 settembre 1943, e, in particolare, le cosiddette «quattro giornate di Napoli» quando la popolazione si rese protagonista di uno dei primi episodi di insurrezione che portarono la città a liberarsi, senza il concorso di aiuti esterni, dall’occupazione tedesca. Nel giorno del suo diciannovesimo anno di età, appunto il primo ottobre, Dante D’Andrea si trovava in Piazza Mazzini per assistere, assieme a un gruppetto di persone (uomini, donne, bambini, anziani), alla ritirata degli ultimi reparti militari che stavano abbandonando la città. Da uno degli automezzi tedeschi venne lanciata una granata che una volta scoppiata provocò il ferimento o la morte di varie persone tra cui un bambino di sette anni, davanti agli occhi della madre e della sorellina. Dante D’Andrea fu colpito al volto. L’abbondante perdita di sangue e la perdita di coscienza lo fecero ritenere morto per cui fu ammucchiato con gli altri cadaveri in attesa di riconoscimento. Fu il fratello più grande, Marcello, che non vedendolo rientrare a casa lo andò a cercare e lo trovò ancora vivo tra quei cadaveri. La rottura del setto nasale e le profonde ferite al viso lo costrinsero subito dopo e negli anni successivi a una lunga serie di interventi di ricostruzione facciale. Soprattutto, però, subì gravi lesioni ai timpani dovute all’esplosione della granata che gli provocarono, nel corso degli anni, la perdita dell’udito.
La vicenda, quindi, segnò fortemente sul piano fisico e psichico Dante D’Andrea cambiandogli per sempre la vita. Il dolore e la drammatica esperienza vissuta lo avvicinarono ancora di più alla pittura poiché essa gli permetteva di esprimere le sue emozioni attraverso i disegni: i volti dei fanciulli e delle mamme cominciarono a riempire man mano i vuoti dei sorrisi e delle parole. Così dipingere i colori e le bellezze della sua Napoli e poi della terra di acquisizione finirono per compensare in qualche modo il suono della musica e delle canzoni che tanto amava e che non poteva più sentire.
Dopo aver effettuato studi di perfezionamento a Roma e Firenze, nel 1948 arrivò a Fondi dove restò per un decennio nel corso del quale maturò decisamente l’idea della pittura e soprattutto del disegno. A Fondi trovò un ambiente accogliente e culturalmente vivace e poté frequentare persone qualificate. Conobbe così Domenico Purificato e il critico d’arte Corrado Maltese che furono i primi ad accorgersi e a incentivare la sua naturale tendenza al disegno. Quindi nel 1960 si trasferì a Cassino dove, oltre a coltivare l’arte pittorica, svolse la sua attività professionale come insegnante di Disegno presso la Scuola Media «Diamare», fino alla scomparsa avvenuta nel 1989.
La sua principale caratteristica pittorica risiede nella linea breve e concisa capace di fermare immagini vive e piene di temperamento. I soggetti cui si rivolge principalmente fanno riferimento ai fanciulli e alle donne che diventano i principali inter- preti della sua arte. La spontaneità e l’anima dei soggetti che dipinge traspare immediatamente dalle sue tele rendendo il suo tratto ben riconoscibile. Nascono così le inimitabili immagini femminili, lo spensierato e illuminante sorriso di una ragazza, la pensosa e tenera attesa di una maternità o il segno della fatica sul volto delle popolane. Tutto si trasforma in stupore nell’agile e delicata mano dell’artista. A giudizio di Mario Lepore quella di D’Andrea è una «pittura rapida e fresca … tutta sincerità e senza preoccupazioni» con la quale traccia i suoi motivi prediletti rappresentati da «figure infantili, paesi dell’entroterra tirreno e spiagge, pesci, conchiglie». Come ebbe a scrivere Dino Ianniello le opere di D’Andrea stanno a dimostrare che l’artista possedeva «inconfondibili doti umane ed una sicura conoscenza della realtà». La sua «costante ed inesauribile ricerca» non si limitava alla «sola tecnica espressiva, ormai consolidata e certa» ma guardava «soprattutto ai contenuti umani e ai valori dell’animo». Infatti il «tema centrale della sua ricerca» è rappresentato dalla «figura umana» che risulta «calata in un contesto di passioni e moti d’animo» ben riprodotti attraverso il «ritmo della linea e l’incisività del segno», con alcuni dei volti raffigurati da D’Andrea che sono un «capolavoro di introspezione psicologica».
Dante D’Andrea ha tenuto moltissime personali: a Roma dal 25 novembre all’11 dicembre 1971, a Pontecorvo dall’11 al 19 dicembre 1982, a Rapallo dal 14 al 29 luglio 1984, a Pico dal 7 al 16 giugno 1986, ma anche Napoli, Milano, Firenze, Novara, Cefalù, Campobasso, L’Aquila, Atina, Lenola, Formia, Fiuggi, naturalmente Cassino e soprattutto Fondi, la città cui rimase sempre particolarmente legato e che elesse a «sede privilegiata della sua attività», con una mostra svoltasi dall’1 al 20 agosto 1987 e poi un’altra tenutasi dal 29 luglio al 7 agosto 1989 subito dopo la sua scomparsa. Nel 1980 espose al «Salon d’Autumne» di Parigi e alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna a Roma in occasione delle Olimpiadi Culturali della Gioventù. Fu anche disegnatore del quotidiano l’«Avanti», ha illustrato libri e ha pubblicato una cartella grafica dedicata al tema I bimbi ci guardano sulla teoria della «Quinta dimensione nel disegno infantile». È stato anche anche un apprezzato cesellatore e un abilissimo restauratore di tele.
Molti sono stati i critici d’arte, uomini illustri, che si sono occupati delle opere di Dante D’Andrea. Ad esempio Dante Troisi, Lucio Mastronardi, Fausto Cimara, Renato Civello, Franco Miele, Carlo Barbieri, Michele Prisco, Domenico Rea, Salvatore Quasimodo, Primo Levi, Giuseppe Marotta, Eugenio Montale, Eduardo De Filippo, Gioacchino Pellecchia e tanti altri. Hanno scritto di lui, fra gli altri, Giuseppe Neri: «D’Andrea è rimasto tenacemente legato alla sua fresca ispirazione. Le sue agili figure di contadini e di popolani e soprattutto quelle sue teste di adolescenti dai grandi occhi malinconici, ci svelano un artista intento a cogliere e a rappresentare, in chiave di lieve, sottile poesia, un mondo di sentimenti schietti e genuini. E schiettezza e semplicità ci sembrano appunto le sue doti migliori»; Primo Levi: «i suoi disegni testimoniano una sicura e consumata padronanza del mezzo espressivo, e la ‘pietas’ che è propria dell’uomo adulto e consapevole»; Domenico Rea: «Di pochi pittori, inoltre, come di D’Andrea si può dire che si trovi al centro di un mondo civilissimo e conosciutissimo, fra Cassino, Formia e Gaeta, tra mare e campagna, da cui sembrava non si potesse cavare più nulla, ma che il nostro artista ha fatto suo, ponendovi sopra un legittimo sigillo col suo stile inconfondibile»; Salvatore Quasimodo: «i disegni di D’Andrea so­no interessanti per l’entusiasmo e la non banale ingenuità dei soggetti, ma so­prat­tutto per la chiarezza del linguaggio figurativo».

* Si ringrazia la famiglia D’Andrea, in particolare Chiara, per aver messo a disposizione notizie, foto, opuscoli ecc.

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