Correva l’anno 1910. Malversazioni e peculati nel Comune di Pignataro Interamna.


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Studi Cassinati, anno 2014, n. 3
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di Francesco Di Giorgio

foto-06«Ill.mo Procuratore del Re,
è da tempo che il pubblico di Pignataro, sfiduciato pel contegno scorretto dei suoi Amministratori,
assiste allo sfacelo di tutti i pubblici servizi, ed è pure da gran tempo che tutta la nostra cittadinanza attende invano dalle Autorità tutorie un energico e doveroso intervento perché cessino una buona volta le prepotenze e gli abusi.
Rotto ormai ogni freno alla libidine di coloro che tengono quasi in feudo il nostro Comune, e d’altra parte sconfinata anche la pazienza dall’animo di tutti i concittadini, è necessario deporre ogni riguardo ed ogni infingimento, rivelando così lo scandalo criminoso ed assumendo tutta la responsabilità di una categorica e formale denunzia a carico del Sindaco Cav. Silvestri quale responsabile civile ed a carico degli eventuali colpevoli o complici di tutti i reati commessi in nome dell’Amministrazione comunale.
A parte gli intimi vincoli di parentela che intercedono fra tutti gli amministratori, v’è pure, fra alcuni di essi, un vincolo più grave, quello della solidarietà nel delitto a beneficio della clientela amministrativa e a danno di tutta la cittadinanza, vincolo che poté determinare in tanti anni il punto di contatto, il patto di fede, l’anello di saldo fra l’uno e l’altro degli inveterati arruffapopoli di Pignataro Interamna.
La camerilla amministrativa, o emerito Procuratore del Re, ha cominciato con l’impadronirsi delle terre demaniali la cui ripartizione avrebbe dovuto farsi fra i poveri secondo il criterio dell’Agente del Demanio.
E non solo il Cav. Silvestri ha permesso ciò, ma egli stesso, capo del paese, dopo avere usurpato le terre, si è reso reo di morosità per cui vi furono perfino atti di coazione e denunzia di decadenza dalla carica sindacale.
Ma, nonostante tali atti e tale denunzia e malgrado i pubblici attacchi fatti a mezzo della stampa, il Sindaco e i suoi accoliti hanno seguitato a detenere il suolo demaniale sottraendosi anche alla discussione in merito alla intimata decadenza del Sindaco per effetto della sua patente morosità.
Ma gli episodi delle prepotenze non si arrestano qui e tutti sanno come, nonostante vi fosse stato un divieto del Prefetto, si canonizzarono alcune terre espropriate a tal Giuseppe Cimati a beneficio del medico condotto Francesco Conti e per esso in nome della moglie Concetta Silvestri, sorella del Sindaco.
Ripartite così le terre del Demanio, non già a vantaggio dei poveri ma a vantaggio degli stessi Amministratori, si fece poi man bassa sull’erario del Comune in una maniera addirittura volgare sicché è facile a noi indicare alcune malversazioni salvo all’Autorità giudiziaria il diritto di indagare se vi sia addirittura il falso o il peculato.
Per esempio:
Esiste un mandato di lire 1000 approvato dalla Giunta il 17 giugno 1908 e segnato col n. 1257,39, di cui non appare alcuna giustificazione nelle opere pubbliche del nostro Comune.
Su tale mandato noi richiamiamo l’indagine del Procuratore del Re perché si dia conto alla cittadinanza delle 1000 lire in tal modo sottratte all’erario.
Esiste anche un altro mandato di lire 1000 per acquisto di mobilia per l’arredamento del Comune. Orbene noi siamo in grado d’informare l’ill.mo Procuratore del Re che tutta la mobilia in parola si riduce a niente più che due divani, due sedie, una poltrona, un tavolo, ed una cassapanca, tutta roba vecchia del valore complessivo di lire 150.
C’è dunque una differenza di lire 850 a danno del pubblico e intascata dal proprietario della mobilia vecchia il quale, si noti bene, era il primo assessore del Comune.
Non sembra che in tal fatto si riscontrino gli estremi della frode o del peculato?
E non basta!     …
stanziate lire 650 per gli arredi delle scuole di Stato, mentre è notorio che attualmente i maestri non ancora hanno preso servizio perché le scuole sono prive di qualche arredo indispensabile. Anche su questa somma di lire 650 è stato fatto, come si vede, un illecito profitto!
Esiste anche nel bilancio del 1909 una spesa di lire 100 per i funerali del carabiniere Dornetto. Noi invece siamo in grado di informare l’ill.mo Procuratore del Re che neanche un centesimo fu speso in proposito dal Comune di Pignataro.
Dove dunque è andata a finire quest’altra cifra aggravata sull’erario?
E finalmente, nello stesso bilancio nel 1909, si trovano stanziate lire 300 per le feste nazionali e lire 50 per la festa degli alberi, mentre nulla si è mai speso per dette feste.
Dove dunque sono andate a finire queste altre cifre del bilancio?
Ma a parte tutto ciò che costituisce un equivoco permanente della civica azienda dove ignoti ladri alleggeriscono impunemente le tasche del pubblico, è doveroso esporre all. mo Procuratore del Re una grave circostanza di fatto, ed è la seguente:
un tal Gaetano Mangiante, il quale era adibito presso il nostro Comune in qualità di cantoniere stradale, fu invitato dal Segretario comunale ad eseguire il lavoro di trebbiatura per conto del medesimo, e ciò per lo spazio di molti giorni. Dopo la trebbiatura, il Mangiante fu riassunto in servizio il 16 agosto 1910 percependo alla fine di detto mese l’intiero mensile tuttocchè avesse lavorato tanti giorni ad esclusivo profitto del segretario comunale.
Non ritiene il Signor Procuratore che da tal fatto si riscontrino gli estremi del peculato?
Così pure fu emesso regolare mandato a favore del cognato del Sindaco nella sua qualità di sorvegliante stradale mentre è noto a tutti come costui nel tempo stesso che percepiva il suo onorario se ne stava beatamente nella villeggiatura di Formia senza il relativo permesso del Consiglio.
E come tutto ciò non bastasse vi è perfino un mandato di lire 1680 a favore dal sindaco Cav. Silvestri per le spese di espropriazione della Casa comunale dove si vede che detto pagamento costituisce per lo meno una grave indelicatezza poiché il Cav. Silvestri, nella sua qualità di Sindaco, non avrebbe mai dovuto permettere la emissione di un mandato a proprio favore!
Tali sono , o illustre Rappresentante della Legge, i fatti specifici che noi possiamo denunziare e documentare dinanzi alla Signoria Vostra.
Ma al di fuori di tali fatti c’è tutto un indegno sistema di vessamento ai danni del pubblico e c’è tutto un indegno procedere a base di prepotenze e di favoritismi, per cui mentre sono angustiati tutti i cittadini indipendenti, sono poi beneficiati tutti coloro che sostengono la camerilla o che sono legati alle persone del Sindaco e del Segretario da noti vincoli di parentela.
Tra questi ultimi figura in prima linea il medico condotto Conti Francesco, fratello del segretario e due volte cognato del Sindaco, il quale percepisce lo stipendio complessivo di lire 3300 annue sotto diversi pretesti!
Ma dove è che noi richiamiamo l’attenzione del Magistrato, dopo l’accertamento dei fatti, è specialmente sul comodo andazzo delle trattative private per cui la nostra Amministrazione ha sperperato, ad occhi chiusi, moltissime migliaia di lire. A noi mancano in proposito le circostanze di fatto per denunziare i relativi reati, ma, sulla scorta dei reati precedenti, l’Ill.mo Procuratore del Re potrà indagare e vagliare secondo giustizia colpendo senza pietà i dilapidatori del pubblico erario i quali per lo spazio di oltre un decennio hanno immiserito le finanze del Comune calpestando ogni elementare principio di saggezza e di onestà amministrativa.
A meglio delucidare i fatti ed a fornire le prove dei reati commessi dall’Amministrazione comunale di Pignataro Interamna sotto la responsabilità civile del Sindaco Cav. Domenico Silvestri, noi ci dichiariamo fino da questo momento a completa disposizione dell’Autorità Giudiziaria il cui intervento è reso ormai indispensabile dopo la denunzia pubblica da noi formulata e che siamo pronti a ratificare.
Ill.mo Procuratore del Re, prima che si tenti qualsiasi illecito salvataggio, noi invochiamo la vostra sollecita e rigorosa inchiesta affinché non si dubiti più oltre che nel secolo della civiltà possano ancora esservi delle bande di speculatori e di parassiti i quali sfruttino le pubbliche cariche col pretesto del benessere sociale!
A voi, custode della legge, l’alto onore di assodare le responsabilità e di raggiungere i colpevoli anche se sono coverti dalle cariche più alte!
Tanto per la verità e per la moralità.
Cassino, 18 novembre 1910
Firmato: ARTURO CONFORTI»
Il documento di cui sopra, nella sua stesura completa, compare sul giornale «Il Corriere della Campania» del 20 novembre 1910. Con esso prende il via una furiosa campagna scandalistica avente come obiettivo presunte attività illecite del Comune di Pignataro Interamna e della sua amministrazione.
All’epoca il periodico era diretto da Raffaele Valente scrittore, poeta, giornalista, seguace della corrente letteraria futurista, prima avanguardia storica italiana del Novecento, fondata da Filippo Tommaso Marinetti. Una delle opere pubblicate da Valente, porta la prefazione proprio di Marinetti unitamente a Domenico Oliva e Carlo Baccari.
Tutte le problematiche sollevate dalla denuncia di Arturo Conforti (alla fine della 2^ guerra mondiale, all’atto della liberazione, gli alleati lo nominarono sindaco del paese in sostituzione del podestà. Il padre di Arturo, Giovan Battista Conforti era già stato sindaco di Pignataro nei primi anni del secolo) e gli atti successivi che ne derivarono, coinvolsero nella vicenda a vario titolo l’Amministrazione provinciale di Caserta (cav. Luigi Aceto), la Prefettura di Caserta (i prefetti Tito Carnevali, Mario Rebucci e Alberto Pironti) e vari altri organi oltre che naturalmente la Procura del Re presso il Tribunale di Cassino (procuratore dott. cav. Vincenzo Noschese). Coinvolti furono anche:
Concetta Silvestri, sorella del sindaco di Pignataro Interamna;
Raffaele De Monaco, Alfonso Vettiglio, Domenico Fargnoli, assessori comunali;
Pasquale Caldarone (nel ventennio fascista podestà cui succede Giuseppe Passeretti), Gaetano De Monaco, Raffaele Tiseo, Domenico Tiseo, consiglieri comunali;
Luigi Longo, segretario comunale;
Carlo Gaia, commissario prefettizio;
Giovan Battista Conforti, già sindaco di Pignataro Interamna;
Giuseppe Cimati, proprietario terriero;
Francesco Conti, medico condotto;
Gaetano Mangiante, cantoniere stradale;
Chiarina Longo-Rotondo, maestra di Stato;
Annina Passaretti, Pietro Bellini, Luigi Di Nallo, Enrico Cocchiara insegnanti;
Gregorio Conti;
Achille Visocchi, deputato al Parlamento;
Alberto Casale, già deputato;
Luigi Barbella, giudice istruttore del Tribunale di Cassino.
Il filo conduttore della istanza che viene rivolta al procuratore del Re mette in rilievo una richiesta di grande spessore sociale ed economico oltre che di giustizia di fronte alla legge: l’usurpazione delle terre a danno dei contadini poveri ai quali veniva sottratto il diritto di accesso all’assegnazione delle terre demaniali e comunali.
In realtà fin dal 1874 nel Comune di Pignataro Interamna erano state canonizzate in maniera abnorme significative estensioni di terreno con l’impegno contrattuale del rinnovo ogni 29 anni (a questa clausola seguiva una postilla dal profumo vessatorio: infatti questa prevedeva, a ogni scadenza, la ricognizione delle terre da parte di un perito con spese a carico dei contadini, oneri che gli stessi non sempre potevano sopportare). Se ne deduce che per i contadini privi di ogni possibilità di investimento diventava alquanto difficile accedere alla proprietà della terra.
A tenere i contadini lontani dalla proprietà della terra ci avevano pensato anche diversi “galantuomini” giunti da Napoli per accaparrarsi le terre demaniali e comunali nonché ecclesiastiche che in virtù delle leggi eversive promulgate da Gioacchino Murat venivano messe all’asta. È in tali frangenti che arrivano a Pignataro diverse famiglie quali quelle dei Palmieri, Conforti, Morra, Forte, Pignatelli Cerchiara (Giuseppe M. Pignatelli principe di Cerchiara, ministro segretario di Stato del Regno delle Due Sicilie, per aver “acquistato” i beni della Rettoria di S. Giorgio ebbe notevoli contrasti con il cav. Giacinto Martucci commissario incaricato della divisione dei beni demaniali nella provincia di Napoli e nella provincia di Terra di Lavoro).
Il fine ultimo delle quotizzazioni delle terre previste dalle leggi eversive era quello di formare un largo ceto di proprietari ripartendo le terre ai cittadini indigenti del Regno. Al contrario, per la maggior parte accadde, che a trarre vantaggio dalle quotizzazioni fu la borghesia terriera che controllava anche le Amministrazioni comunali e la vicenda dello scandalo qui riportato ne rappresenta un esempio illuminante.
Gli obiettivi dei francesi, al governo del Regno di Napoli, di far crescere un ceto medio borghese terriero fallirono, così, miseramente. Contribuivano a tale negativo risultato il fatto che i contadini non avevano adeguati mezzi finanziari per rispondere alle aste o, quantunque li avessero avuti, dovevano subire intralci burocratici colpevolmente frapposti per impedire l’affermarsi di categorie sociali nuove. Ciò appare testimoniato anche dai numerosi contenziosi che si svilupparono su tale materia.
Quelli che seguono, a dimostrazione di quanto sopra, sono capitoli di atti demaniali facenti parte dell’inventario di operazioni demaniali eseguite dal 1809/1810 fino al 1842/43 nel territorio dell’allora provincia Terra di Lavoro di cui Pignataro faceva parte (poi dal 1862 il Comune assunse la denominazione di Pignataro Interamna)1:
Atti: 1810-1817
Rettoria di Piumarola: atti relativi all’affitto della Rettoria di Piumarola di pertinenza dei Demani Reali, agli affittuari Giovannoni Domenico di Pignataro e Giuseppe D’Aguanno di S. Germano.
Atti: 1812-1814
«Pel compenso degli usi civici reclamato dal Comune sui fondi appartenenti al sig. Palmerino Di Monaco»: il Comune di Pignataro reclama il compenso dell’uso civico su alcune contrade che Palmerino Di Monaco ha comprato dal Monastero di Montecassino.
Atti:1812-1816
Divisione delle terre Fontanelle, Capocasino, Pratola, Pile, Riaine, S. Scolastica, Volpetta, Casarse, Piumarola ed altre: i Comuni di Piedimonte, Villa S.  Lucia e Pignataro domandano il compenso per gli usi civici esercitati sui territori denominati Fontanelle, Capocasino, Pratola, Pile Riaine, S. Scolastica, Volpetta, Casarse, Piumarola appartenenti al soppresso Monastero di Montecassino ed ora di proprietà dei sigg. Marchese Avena e Giuseppe Cavacece per acquisto fattone dallo Stato;
Ordinanza dell’intendente di Terra di Lavoro duca d’Alanno con la quale si riconoscono agli abitanti di Piedimonte, Villa S.L. e Pignataro in compenso degli usi essenziali esercitati nei territori di Pratola, il terzo del valore delle terre (25 ottobre 1812).
Atti: 1812-1858
Atti tra il Comune di Pignataro e l’amministrazione dei Reali demani per la divisione del fondo detto Collelungo appartenente all’ex Rettoria di S. Angelo:
– Ordinanza dell’Intendente della provincia Terra di Lavoro Duca d’Alanno, con la quale si assegna ai cittadini di Pignataro, in compenso degli usi civici esercitati sulla terra denominata Collelungo, il terzo del suo valore. Saranno conservati i coloni decennali (4 giugno 1812);
– Ordinanza dell’Intendente duca d’ Alanno con la quale si costituiscono le colonie perpetue, si approva la pianta, la misura e l’apprezzo eseguito dall’agrimensore Valentini e dai periti Ruscetti e Sacco, e si stabilisce che la pianta verrà conservata negli archivi del Comune «unitamente alla presente ordinanza per non confondersi in avvenire le proprietà, la misura e le confinazioni» (31 dicembre 1812).
Atti: 1810-1818
Carteggio per la divisione demaniale della tenuta Termini:
– Corrispondenza per la divisione della tenuta Termini di proprietà del principe Pignatelli-Cerchiara, a favore del Comune e della popolazione di Pignataro;
– Progetto di ordinanza per il distacco della terza parte a favore del Comune di Pignataro in compenso degli usi civici che quella popolazione esercita sulla tenuta Termini.
Atti: 1813-1860
Reintegra di 500 tomoli di terreno demaniale:
– Il Comune di Pignataro chiede all’Intendente di Terra di Lavoro la reintegra di 500 tomoli di terreno demaniale indebitamente usurpato a Francesco e Tommaso Evangelista ed altri.
Atti: 1826-1847
«Divisione demaniale della tenuta detta Collelungo, parte della ex Rettoria di S. Angelo in Theodice di proprietà del V. Educandato di Miracolo» (Primo Educandato Regina Isabella di Borbone):
– Gli amministratori di Pignataro chiedono, all’Intendente di provincia Terra di Lavoro, la divisione dell’ex feudo denominato Colle lungo, che apparteneva un tempo al Monastero di Montecassino, quindi al Demanio, e poi al Primo Educandato Regina Isabella di Borbone.
Atti: 1836
Ordinanza relativa alle tenute di Pioppito, Colle della Corte, Selva del Campo e Facciano:
– Il Sindaco di Pignataro comunica all’Intendente di Terra di Lavoro, delegato della divisione dei Demani, che nel territorio si trovano quattro tenute ex feudali sulle quali i naturali hanno sempre esercitato gli usi civici. Se ne chiede la liquidazione;
– Ordinanza dell’Intendente alle parti, per la fissazione della causa.
Atti: 1862-1868
Ruolo di colonie perpetue:
– «Stato nominativo delle terre Demaniali appartenenti al Comune di Pignataro Interamna occupate ed usurpate dai privati, che ora si propongono sottoporsi alla prestazione di un canone annuale a favore del Comune» (3 luglio 1864);
– «Ruolo delle colonie perpetue del Comune di Pignataro Interamna», contenente anche la risoluzione sovrana di approvazione del ruolo stesso (25 settembre 1864);
– Verbali del Consiglio Comunale di approvazione del ruolo delle colonie perpetue e fissazione del canone annuale da pagarsi da parte dei coloni;
– «Stato delle terre usurpate dai cittadini di Pignataro Interamna non compreso nel ruolo delle colonie del 3 luglio 1864, superiormente approvato, perché nella compilazione del ruolo di verifica fatta dall’agente demaniale, dichiararono gli occupatori di volerle reintegrare al Comune» (10 ottobre 1865);
– Reclamo dei quotisti demaniali del Comune di Pignataro Interamna circa il pagamento della fondiaria su tutta la tenuta demaniale.
Atti: 1862-1869
«Rivendica del Demanio Collelungo contro l’Educandato Isabella di Borbone»:
– Il Comune di Pignataro Interamna rivendica l’esercizio di usi civici nel fondo chiamato Collelungo, di proprietà prima del Monastero di Montecassino, poi del Real Demanio, in seguito dell’Educandato Isabella di Borbone e infine del sig. Domenico Silvestri.
Atti: 1863-1872
Quotizzazione delle terre demaniali in Pignataro Interamna:
– Operazioni di quotizzazione del fondo demaniale Termini di proprietà del Comune di Pignataro a beneficio dei cittadini poveri, con fissazione dei canoni e le condizioni dell’enfiteusi;
– Riconoscimento delle colonie perpetue;
– Verifica delle usurpazioni con verbale di verifica delle stesse.
Atti: 1898-1919
Pignataro Interamna – Affari vari;
– Delibera del R. Commissario che autorizza la vendita di terreni comunali e stabilisce le modalità per l’affranco delle quote;
– Verbale di misurazione e circoscrizione delle terre “salde” appartenenti al Comune di Pignataro;
– Riconoscimento delle quote comunali;
– Rinunzie e discarico dei canoni,
– Rinnovazione ruolo colonie perpetue. Rinnovazione di canoni demaniali;
– Nomina di una commissione per la verifica di occupazioni sulla strada di Ravano;
– Spese per operazioni demaniali.
I capitoli su richiamati, sia pure in maniera sommaria ed incompleta, danno già l’idea del clima che si respirava all’epoca nel Comune di Pignataro Interamna, sia dal punto di vista economico sociale che dal punto di vista politico amministrativo.
La situazione era dunque particolarmente difficile sia per la presenza di molti contadini poveri, sia per le difficoltà ad affermare in maniera corretta i principi ispiratori delle leggi emanate dai francesi al potere a Napoli. La situazione si aggravò ancora di più con l’Unità d’Italia allorquando, in mancanza di una vera riforma agraria, promessa ma non realizzata, molti cittadini pignataresi furono costretti, come tanti altri cittadini meridionali, a emigrare nei paesi dell’America latina (Argentina, Brasile, Cile, Uruguay). A questa prima ondata migratoria ne seguì un’altra nel 1884 anno in cui si trasferì, questa volta verso l’America del nord e in Venezuela, circa il 18% della popolazione. Seguiranno altri significativi flussi migratori negli anni ‘20 verso le Americhe (Canada e Stati Uniti) e ancora all’indomani dell’ultima guerra, ancora verso gli USA, l’Australia e verso le nazioni europee (Svizzera, Francia, Belgio).
Le condizioni di vita e di lavoro ai primi del Novecento erano conseguenza diretta di tutte le traversie economico-sociali attraversate nel secolo precedente. Questo spiega il clima entro cui si svolgeva la lotta politica locale e gli scandali che venivano agitati a torto o a ragione.
«I misfatti» denunciati da Arturo Conforti con l’esposto al procuratore del Re sono un piccolo esempio che testimonia del clima dell’epoca e delle condizioni di subalternità dei ceti meno abbienti di fronte ai “galantuomini” e alle loro propaggini amministrative locali.
Lo scandalo sollevato dal Conforti davanti alla Procura presso il Tribunale di Cassino ebbe anche una inchiesta parallela da parte del commissario prefettizio, Carlo Gaia, appositamente nominato dal prefetto di Caserta. I capi d’accusa dallo stesso commissario furono elevati da 35 a 37 a motivo della evidenza degli addebiti mossi cui ne seguivano altri scoperti attraverso le pieghe dell’attività amministrativa locale. Le usurpazioni delle terre demaniali, direttamente anche da parte degli amministratori comunali, erano parte integrante delle “attenzioni” del commissario. Il forte scandalo sollevato, e per molti giorni e mesi alimentato sulla stampa, non portò a conclusioni risolutive, né sul piano delle inchieste giudiziarie, né sul piano delle inchieste amministrative, meno che mai sul piano di una maggiore attenzione alle condizioni dei contadini poveri. La politica degli insabbiamenti, complice lo scorrere del tempo, era arte già conosciuta al tempo!
I lavoratori della terra per parte loro cercarono di difendersi come potevano. Per questo fu creata anche la «Cassa di prestanze agrarie Principe di Piemonte» di cui si è già trattato nel n. 4, anno XII, di «Studi Cassinati» (pp. 293-296). Il «Corriere della Campania» nel suo numero del 20 novembre 1910 così riportò la notizia: «si è costituita nel nostro Comune, in data del 14 corr. una società cooperativa di mutuo soccorso fra gli agricoltori e gli operai. Il sodalizio è già fiorente pel numero dei soci e si prevede il suo largo incremento, apportatore di civiltà e di benessere pel nostro paese. Già qualche “padre coscritto” vorrebbe gittare l’anatema alla nuova istituzione, ma noi auguriamo il pieno appoggio dei cittadini e dell’Autorità»2.
Anche questa iniziativa fu fatta fallire. Intanto arrivavano gli anni delle guerre espansioniste del fascismo, quindi il secondo conflitto mondiale e, con la fame imperante, molti pignataresi furono costretti a riprendere la via dell’emigrazione. Le difficili condizioni di vita e i soprusi perpetrati nel corso degli anni ai danni delle categorie più deboli hanno determinato che oggi Pignataro Interamna annovera più figli all’estero che in Patria.

LA SCOMPARSA DELL’AVV. FRANCO ASSANTE

La Redazione di «Studi Cassinati» e il Centro Documentazione e Studi Cassinati-Onlus esprimono il loro cordoglio per la scomparsa di Franco Assante, avvocato, figura di prestigio nel panorama nazionale e locale distintasi per il forte impegno politico, sociale e culturale profuso fino agli ultimi istanti.
Nato a S. Apollinare il 3 settembre 1923 si è spento a Cassino l’11 agosto 2014.
È stato Consigliere comunale di Cassino dal 1954 al 1983, Consigliere provinciale dal 1956 al 1965, segretario della Federazione comunista di Cassino dal 1957 al 1963. Si candidò più volte alla Camera dei Deputati nella lista del Pci (nelle elezioni nazionali del 1953 ottenne 4.619 preferenze, 9.511 in quelle del 1958 e 9.164 in quelle del 1963).
Fu poi eletto per due mandati parlamentari (V e VI legislatura): il 19 maggio 1968 con 15.557 preferenze e riconferma il 7 maggio 1972 con 27.316 voti. Alla Camera dei Deputati fece parte di varie commissioni (Affari costituzionali, Giustizia,  Bilancio e partecipazioni statali, Industria e commercio).

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