Cervaro e i reali di Gran Bretagna.


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Studi Cassinati, anno 2014, n. 1

Si riporta  la richiesta avanzata dal Centro Documentazione e Studi Cassinati al sindaco e all’Amministrazione comunale di Cervaro:

Gent. Sig. Sindaco,
come riportato da numerosi mezzi d’informazione locali e nazionali, nel corso della recente visita a Roma della regina d’Inghilterra, Elisabetta II, parrebbe essere stata confermata la presenza, nel prossimo mese di maggio, del nipote, il principe Henry del Galles quarto in linea di successione al trono del Regno Unito, a Cassino e Montecassino in occasione delle manifestazioni del 70° anniversario della distruzione.
Come lei ben sa sul territorio della Città di Cervaro è presente una colonna in pietra con una iscrizione che recita così: «Questo sentiero fu percorso il ventiduesimo giorno del luglio 1944 da Sua Maestà il Re Giorgio VI in occasione della sua visita a Cassino». In sostanza il sovrano di Gran Bretagna, apprestandosi a visitare i luoghi dove la guerra con il suo carico di lutti, sofferenze e distruzioni si era fermata a lungo, il 22 luglio 1944 percorse la via Casilina e sostò in territorio di Cervaro. Tale evento fu dunque ricordato, a memoria delle generazioni future, erigendo e collocando la colonna di pietra.
In tal senso, dunque, ci si permette di suggerire alla sua amministrazione di produrre specifica, circostanziata e urgente richiesta alle autorità competenti (prefettura, ministero degli Interni, ministero degli Esteri, ambasciata di Gran Bretagna, ecc.), affinché il principe Henry del Galles, in occasione della sua visita a Cassino e Montecassino, compatibilmente con gli impegni e il rigido protocollo, possa raggiungere anche la stele commemorativa di Cervaro e ritornare negli stessi luoghi dove esattamente settant’anni or sono sostò il suo bisnonno, Giorgio VI.

 

2014-01-17In località Pastenelle (una volta chiamata, appropriatamente, Pastinelle) di Cervaro, a poco più di tre chilometri a sud di Cassino, lungo la via Casilina, all’altezza della biforcazione del tratto viario di collegamento per Foresta, si trova, quasi seminascosta, in abbandono e poco nota alla stessa popolazione locale, una colonna in pietra bianca che però porta in sé uno specifico e interessante significato storico.
Si tratta di una colonna di travertino formata da tre rocchi sovrapposti. I rocchi superiore e inferiore si presentano rastremati, rispettivamente, in alto e in basso e ognuno di essi ha un’altezza di cm. 101 (di cui 4 cm. di rastrematura). Il rocchio centrale, invece, è di cm. 102. Quest’ultimo, inoltre, presenta alla sua base una lacuna a mezzaluna di circa cm. 18 x 7 di altezza e 7 di profondità. L’altezza complessiva della colonna risulta essere di m. 3,04, mentre il diametro è di cm. 74 e, dunque, la circonferenza di m. 2,33. La colonna poggia su una doppia base circolare, una prima di m. 3,52 di raggio e una seconda di m. 2,60 cui si accede con uno scalino di cm. 13.
Nella parte alta della colonna rivolta sul lato Casilina, appare, in altorilievo, lo stemma reale mentre sotto è incisa una frase in inglese, le cui prime tre parole si trovano nel rocchio superiore e le restanti in quello intermedio. La stessa frase, ma in italiano, appare riportata nella parte alta della colonna lato strada per Foresta, le cui prime due parole si trovano nel rocchio superiore e la restante parte in quello intermedio. Ambedue le frasi si sviluppano su nove righe.
Lo stemma reale è ricompreso completamente nel rocchio superiore. Ai due lati presenta, a sinistra, un leone con corona e, a destra, un unicorno con collare e catena. Le zampe anteriori dei due animali reggono uno scudo centrale al di sopra del quale è posta una corona. Inoltre è circondato da una giarrettiera che riporta il motto in lingua francese «Honi soit qui mal y pense» («Sia vituperato chi ne pensa male», «Vergogna a chi pensa male») del Nobilissimo Ordine della Giarrettiera. Lo scudo è inquartato e nel primo e nel quarto quartiere riporta tre leoni o meglio tre leopardi di Inghilterra, nel secondo il leone rampante di Scozia e, nel terzo, l’arpa d’Irlanda. Al di sotto dello scudo c’è un cartiglio con una rosa, un trifoglio e un cardo innestati sullo stesso gambo, che riporta il motto, in francese, del Sovrano del Regno Unito «Dieu et mon droit» («Dio e il mio diritto»). La parola «Dieu» non appare più visibile, mentre «et mon» è sulla parte destra del cartiglio, invece «droit» è nella parte centrale, più in basso.
Sotto lo stemma reale è incisa la seguente frase:

 

THIS PATH WAS2014-01-17-2
WALKED ON THE
TWENTY SECOND
DAY OF JULY 1944
BY HIS MAJESTY
KING GEORGE VI
ON THE OCCASION
OF HIS VISIT TO
CASSINO

Sul retro la traduzione in italiano:
2014-01-17-1QUESTO SENTIERO
FU PERCORSO
IL VENTIDUESIMO GIORNO
DEL LUGLIO 1944
DA SUA MAESTA’
IL RE GIORGIO VI
IN OCCASIONE
DELLA SUA VISITA
A CASSINO

 

La colonna celebra un momento storico quando cioè re Giorgio VI (1895-1952) sovrano di Gran Bretagna dall’11 dicembre 1936 e a cui è succeduto l’attuale regina Elisabetta II, mentre ancora si combatteva in Italia, giunse su questo territorio a poco più di due mesi dallo sfondamento della «Linea Gustav».  C’è da presumere che il sovrano fosse giunto in Italia  e che intendesse portarsi in quei posti dove, per mesi, si erano duramente scontrati migliaia di uomini di mezzo mondo e che aveva chiesto un elevato tributo di sangue a tutti gli eserciti compreso quello britannico e dei dominions inglesi. Probabilmente re Giorgio proveniva in auto da sud, forse Napoli, percorrendo la via Casilina e verosimilmente non dovette raggiungere Cassino perché la città, o meglio quello che ne rimaneva, a soli due mesi dalla liberazione alleata era solo un cumulo di macerie altamente pericolose per la presenza dei numerosi ordigni inesplosi, di mine disseminate dai tedeschi, di crateri nelle cui acque stagnanti albergava la malaria ecc. Bisogna dunque ritenere che il sovrano inglese, giunto in prossimità di Cassino, sia stato fermato tre chilometri prima delle rovine, in località Pastenelle di Cervaro, lì dove si trovano i tre rocchi in travertino. Quel luogo, dunque, rappresenterebbe il punto massimo di avvicinamento del re alla città distrutta. Poi il sovrano salì su Monte Trocchio1, forse a «Santa Croce», passando probabilmente da Santa Lucia già sminata, per affacciarsi su quel campo di battaglia che aveva bloccato per mesi l’avanzata alleata e della visita reale se ne sarebbe persa ogni traccia e memoria se a ricordo non fosse stata eretta la colonna.

 

1 Su Monte Trocchio era già salito, il 28 maggio precedente, il primo ministro neozelandese Peter Fraser, mentre il 18 agosto successivo sarà la volta di quello inglese, Winston Churchill (N. Tasciotti, Montecassino 1944, Castelvecchi, Roma 2014, p. 230).

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