In ricordo di Enzo Mattei


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Studi Cassinati, anno 2013, n. 3

di Antonio Grazio Ferraro*

047-09-1Il riferimento alla famiglia Mattei nella bufera della seconda guerra mondiale, testé pubblicato, nonché le celebrazioni appena iniziate per il 70° anniversario della distruzione di Cassino e del Cassinate, offrono l’occasione per proporre una breve rievocazione della figura di Enzo Mattei, già sindaco, con l’aggiunta del ricordo di un evento internazionale che lo vide protagonista in Giappone nell’agosto 1985 nell’ambito della Conferenza mondiale delle città martiri per la pace.
Tutti coloro che hanno visto il film storico della distruzione di Montecassino, con l’attore Ubaldo Lay, ricordano la scena filmata davanti al protone d’ingresso dell’Abbazia, sotto la scritta “PAX”, e quella marea di gente che, gridando e bussando forte, chiedeva di poter entrare nel Monastero. Gridavano ripetutamente: «Aprite … aprite …»1.
Al di là della finzione scenica quelle persone provenivano da tutte le contrade, obbligate a lasciare le grotte ed i vari nascondigli, per gli incessanti bombardamenti. Arrivarono a Montecassino in cerca di un rifugio, in cerca di pane, e certi di entrare in una casa, che nessuno mai avrebbe osato toccare. La calca davanti al portone aumentava e si faceva sempre più tumultuosa. Fra tutte queste persone, ricorderete di aver visto (nel film) una mamma che, sollevato in alto un bimbo, gridava e bussava. Quella donna era la signora Mattei, moglie di Alfredo Mattei, capostazione di Cassino e quel bimbo era Enzo Mattei.
047-09-2L’Abate Gregorio Diamare era seriamente preoccupato: prima perché l’accordo fatto con i tedeschi nello stabilire la zona di neutralità, non consentiva l’ingresso indiscriminato di civili (i tedeschi temevano infiltrazioni di spie alleate), secondo perché le scorte alimentari non erano sufficienti per quel migliaio di persone che erano davanti all’ingresso. L’Abate mosso da profonda compassione nel vedere il «suo popolo» che implorava, impartì l’ordine ai monaci di aprire il portone e tutti furono inghiottiti fra le mura del Monastero. Quante persone di questa marea si salvarono ed uscirono illese dopo il bombardamento? Non si saprà mai. La famiglia Mattei, di certo, si salvò tutta e da Montecassino emigrò per zone lontane.
Questa storia mi fu spesso confermata da Don Agostino, monaco di Montecassino, che al momento dei fatti, fu uno dei primi monaci che accorsero ad aprire il portone d’ingresso dell’Abbazia. Non si trattò solo di una interpretazione o addirittura di una finzione in un film, ma di un evento veramente accaduto e storicamente documentato.
Dopo il 1947 il capostazione Mattei riprese servizio a Cassino e la famiglia rientrò tutta. Enzo riprese gli studi, si laureò in giurisprudenza, vinse il concorso direttivo all’Inam e dopo la riforma passò alla U.s.l. Fr10 di Cassino dove ricoprì il grado di Direttore. Sposò la professoressa Licia Marrocco ed insieme formarono una bellissima famiglia. Eletto al Consiglio Comunale di Cassino, fu per due volte assessore e dal 1980 al 1987 ricoprì la carica di sindaco della città.
Lo ricordo perché, oltre che amico, fu un serio e preparato amministratore comunale e diede tutto se stesso per la famiglia, per il lavoro e per la città di Cassino. Ci lasciò troppo presto ed io, sempre memore della sua amicizia e della sua collaborazione amministrativa, lo voglio ricordare oggi come un «miracolato» di Montecassino, e lo segnalo a tutti come esempio di dedizione ed onestà politica. Non a caso la cittadinanza di Cassino, riconoscente, ha dedicato ad Enzo Mattei la scuola elementare di via Herold.
Un riconoscimento meritato ed oggettivamente giusto.

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La città di Cassino ad Hiroshima e Nagasaki (1945-1985)
diAntonio Grazio Ferraro*

Queste due città furono colpite dalla furia bellica della seconda guerra mondiale e sperimentarono le devastazioni della bomba atomica.
La delegazione ufficiale della città di Cassino per la partecipazione alle cerimonie del 40° della distruzione di Hiroshima, 6 agosto 1945, e Nagasaki, 9 agosto 1945, e, poi, per la partecipazione  all’Assemblea mondiale delle città martiri, era composta dal Sindaco dott. Enzo Mattei, dal dott. Antonio Grazio Ferraro, nella duplice veste di consigliere comunale e di consigliere provinciale e dall’avv. Giuseppe Carello. Il 1° agosto del 1985 partimmo per il Giappone e, dopo una trasvolata di 19 ore, arrivammo a Tokio dove, come rappresentanti della città di Cassino, ci fu riservata una accoglienza diversa da quella che le altre città ricevettero. Con Cassino furono presenti in Giappone, le città italiane di  Torino, Como, Sesto San Giovanni, Carpi, Pistoia e Marzabotto. Pernottammo tutti a Tokio e la mattina seguente con il treno veloce ci trasferimmo a Hiroshima.
L’accoglienza della autorità giapponesi fu meravigliosa per tutti, ma notai che tutti riservavano a noi di Cassino maggiori e particolari riguardi. Eravamo tre e ci furono assegnati tre interpreti ufficiali più una scorta molto simpatica di gheishe che parlavano italiano e sempre presenti nelle cerimonie ufficiali. Approfittammo del pomeriggio libero per visitare l’ospedale Maggiore, dove c’era un medico di Cassino dr. Pilato a studiare per la specializzazione sulla medicina nucleare.
Ci riferirono successivamente che solo la delegazione italiana aveva avuto il pensiero di visitare i malati e la gentilezza di portare agli stessi i fiori in omaggio. I giapponesi apprezzarono molto questo atto di cortesia e di solidarietà, la visita, peraltro, non fu in un ospedale ordinario, ma un luogo di ricovero di tutti gli esseri umani colpiti dalle radiazioni atomiche, ed anche di giovani figli di donne che avevano subito le radiazioni. Fu una visita indimenticabile anche perché era evidente l’effetto deleterio delle radiazioni negli uomini e nelle donne: deformazioni e lesioni cutanee indescrivibili, quelle stesse visibili nei documentari internazionali ma anche quelle mai documentate ufficialmente.
La mattina del 4 agosto ci fu l’apertura dei lavori dell’Assemblea Mondiale delle città martiri; dopo il saluto del sindaco delle città giapponesi – Takeshi Asaki, sindaco di Hiroshima e Hitoshi Moposhima, sindaco di Nagasaki, si procedette alla nomina del tavolo della Presidenza e della varie commissioni di lavoro. Il sindaco giapponese chiamò a presiedere l’assemblea il dott. Enzo Mattei, quale sindaco di Cassino, mentre l’avvocato Giuseppe Carello fu chiamato a presiedere la Commissione per gli affari giuridici ed io fui chiamato a presiedere la Commissione per la stesura della risoluzione finale da mandare ai governi ed all’Onu. Queste designazioni furono fatte dalle due città di Hiroshima e Nagasaki e valide per tutte e due le assemblee. Le dette designazioni, ancorché unilaterali, furono accettate dall’assemblea all’unanimità, ma non mancò che qualche dissapore serpeggiasse nella rimanente delegazione italiana. Infatti, fra l’altro, l’on. Cruicchi, sindaco di Marzabotto e il sindaco di Sesto San Giovanni borbottarono, non poco, e non si capacitavano perché Cassino! Perché non c’era stata una consultazione preventiva? E così via. Il sindaco di Hiroshima capì tutto e riprese la parola, spiegò i motivi della scelta di Cassino e non di altre città del mondo, esprimendo sin questi termini:
«Nel mondo, dopo la seconda guerra mondiale, molte sono le città chiamate Città Martiri, ma solo due, a pieno titolo possono chiamarsi così, la città di Cassino e tutto il Cassinate e la città di Hiroshima. Solo queste città subirono la distruzione totale (100%). Cassino distrutta dalla guerra tradizionale che durò circa nove mesi e Hiroshima distrutta totalmente dalla bomba nucleare in un solo attimo. Queste sono le motivazioni della mia scelta e non ci sono altre ragioni».
Dopo di ciò, ci chiamò e ci invitò a salire per prendere posto al tavolo della Presidenza e tutta l’Assemblea in piedi ad applaudire fino a quando Enzo Mattei prese il posto assegnatogli. Il saluto fra i due sindaci fu prima rispettoso ed alla moda orientale con grande inchini, poi all’italiana con un grande abbraccio, accompagnato da un applauso che durò qualche minuto.

* L’articolo è estrapolato dal volume: A. G. Ferraro, Cassino dalla distruzione della guerra alla rinascita nella pace, F. Ciolfi Editore, Cassino 2007, pp. 177-178 (sezione «Testimonianze»). Si ringrazia il dott. Ferraro per la concessione.
1 N.d.r.: il riferimento è al film Montecassino, tratto dal libro documento di d. Tommaso Leccisotti, uscito in prima nazionale il 20 novembre 1946 e successivamente riproposto con il titolo Montecassino nel cerchio di fuoco per la regia di Arturo Gemmiti. Tra il narrativo e il documentario racconta le vicende concernenti la distruzione dell’Abbazia e la scena cui si fa riferimento nel film ricostruisce gli avveni- menti realmente accaduti nella mattina del 5 febbraio 1944, cioè nove giorni prima della stessa di- struzione, quando, dopo un’intesa attività di artiglieria che aveva colpito le zone circostanti il mona- stero, alcune donne erano andate a bussare al portone badiale «piangendo imploravano asilo e anche minacciando. Il P. Abate per salvare vite umane [fece] aprire loro. Ma dietro a loro s’[era] riversata una quantità enorme di gente» che fu collocata lungo lo scalone, nella falegnameria, nelle sale della portineria, dello posta e nel corridoio della Curia (F. Avagliano, a cura di, Il bombardamento di Montecassino. Diario di guerra di E. Grossetti – M. Matronola, Miscellanea Cassinese, Montecassino 1997, pp. 79-80).

* L’articolo è estrapolato dal volume di A. G. Ferraro, Cassino dalla distruzione della guerra alla rinascita nella pace, F. Ciolfi Editore, Cassino 2007, pp.  253-254 (parte IV, «Celebrazioni e riconoscimenti alla “Città Martire”»). Si ringrazia il dott. Ferraro per la concessione.

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