Area archeologica di Aquinum. Terme centrali*


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Studi Cassinati, anno 2013, n. 3

di Giuseppe Ceraudo, Alessandra Albiero, Chiara Fernandez, Giovanni Murro, Valentina Petrucci, Giuseppe Romagnoli, Agnese Ugolini, Valentino Vitale

047-01-1Sin dal 1998, il sito dell’abbandonata città di Aquinum è stato oggetto di indagini aereo-topografiche, geofisiche e di scavo archeologico, condotte sul campo da un gruppo di lavoro composto da docenti, ricercatori e studenti dell’Università del Salento, in particolare dal Laboratorio di Topografia Antica e Fotogrammetria del dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento. Tali indagini, supportate da un meticoloso lavoro di foto interpretazione delle immagini aeree, dalle prospezioni geofisiche e dall’avvio, a patire dal 2005, di un mirato programma di ricognizione aerea del territorio a bassa quota, hanno portato alla ricostruzione dell’impianto urbano di Aquinum (fig. 1).
A partire dai dati acquisiti attraverso tali indagini e grazie al contributo del Comune di Castrocielo, dal 2009 al 2013 ad Aquinum sono state condotte cinque campagne di scavo archeologico che hanno consentito di raggiungere rilevanti risultati. L’interesse delle ricerche, quindi, si è concentrato nel settore della città che fino a quel momento non aveva restituito particolari elementi utili per il riconoscimento di monumenti e per la definizione degli spazi urbani.
Il settore oggetto della ricerca archeologica è disposto su una superficie pianeggiante estesa per quasi 8 ettari, di proprietà del Comune di Castrocielo; essa si trova all’interno del perimetro urbano della città romana, a nord della Via Latina e ad est del c.d. edificio absidato e del teatro, da cui dista circa 150 metri e dai quali era separato dal cosiddetto Cardo Maximus (via Montana) che grosso modo aveva l’andamento dell’attuale Via Vicinale (Civita Vetere).
047-01-2Lo scavo del livello superficiale del terreno umificato, effettuato con mezzo meccanico, ha subito permesso di evidenziare, a circa 30 centimetri di profondità rispetto all’attuale piano di campagna, le creste di numerose strutture murarie sepolte e rasate. Nel primo saggio, indagato per una superficie di circa 70 mq. (fig. 2), è stata portata alla luce una struttura muraria in opera reticolata orientata Est-Ovest, interessata da interventi di spoliazione iniziati in epoca medioevale. Nella zona a Sud del muro sono, inoltre, venuti alla luce elementi lapidei della crepidine o del marciapiede pertinenti ad un asse viario con medesimo orientamento (il primo asse parallelo a Nord della Via Latina), dato confermato dalle prospezioni magnetometriche. Nel secondo saggio esplorativo, realizzato a Nord/Nord-Est rispetto al primo e che interessa ad oggi uno spazio di circa 5000 mq. (fig. 3), sono state riportate in luce strutture murarie pertinenti a diversi ambienti riconducibili ad un imponente edificio termale di carattere pubblico: le Terme Centrali di Aquinum, databili a partire dal I sec d.C. (fig. 4).
Al momento sono stati riconosciuti diversi ambienti. Uno di questi, in particolare, era pavimentato con mosaici a bicromia bianconera (fig. 5), che accanto al motivo del fiore a quattro petali, proponeva, in alcuni punti della cornice esterna, figurazioni più complesse che rappresentavano, all’interno di specchiature regolari, animali marini. Questo vano del complesso doveva probabilmente essere una delle stanze principali, date le sue dimensioni (10 x 12 m.) e la presenza del pavimento di un’iscrizione musiva (fig. 6); si ipotizza, quindi che fosse posto in prossimità dell’ingresso principale dell’edificio, ancora da portare in luce ma da collocarsi, verosimilmente, lungo la prima strada parallela ad Est della Via Montana (oggi Civita Vetere). Tale ambiente è stato riconosciuto come frigidarium delle terme. Il pavimento mostra nella sua porzione centrale uno pseudo-emblema quadrato bordato da una doppia fascia di tessere nere, con al centro un motivo ad esagoni neri su fondo bianco. Sotto il pavimento correva l’impianto di distribuzione dell’acqua. Connesso a quest’ultimo, proprio nella parte centrale, può essere ricostruita una piccola vasca originariamente rivestita in marmo, interpretabile come fontana o bacino lustrale.
047-01-3Merita particolare attenzione, come già accennato, la presenza dell’iscrizione musiva collocata all’interno di una tabula ansata con l’attestazione di due notabili locali: Plotius Albanus e Mevius Festus. Entrambi i personaggi (ma forse ne potevano essere nominati altri due nella parte purtroppo distrutta) devono essere legati all’ambiente/edificio connesso al mosaico. Forse magistrati promotori o restauratori di un ambiente. Il mosaico, dal punto di vista tipologico, è inquadrabile nel I sec. d.C.
A Nord e a Sud del frigidarium sono state portate in luce due vasche quadrangolari per bagni in acqua fredda, con banchine in opera mista rivestite di intonaco. La vasca Sud conserva, ancora in situ, una parte consistente delle lastre marmoree che ne costituivano il rivestimento ed ha restituito numerosi intonaci dipinti oltre ad una testa in marmo raffigurante un Ercole barbato con leontè (fig. 7). Nell’ambito del complesso termale scavato, sono stati finora individuati due ingressi alla struttura collocati nel settore Nord e prospicienti una monumentale strada basolata (Via delle Terme), ben conservata e parallela alla Via Latina, che doveva limitare il lato settentrionale dell’isolato che attraverso gli scavi si sta portando alla luce. L’ingresso posto più ad Ovest immetteva in un corridoio con le pareti intonacate che si concludeva in un grande ambiente, caratterizzato da una pavimentazione musiva bicroma, bianco-nera, con raffigurazione geometrica a rombi e losanghe, parzialmente messa in luce (fig. 8).
Le indagini delle ultime campagne di scavo (2012/2013) hanno interessato principalmente il settore centrale delle terme e, oltre ad un tepidarium, hanno permesso di portare alla luce nuovi ambienti riscaldati. Il più grande è stato riconosciuto come calidarium; esso risulta delimitato da due vasche, di cui una semicircolare con tubuli fittili ancora in situ (fig. 9). È proseguita, inoltre, l’indagine di Via delle Terme, importate decumano orientato Est-Ovest, che delimita il complesso termale lungo il suo lato Nord, scoperto per una lunghezza complessiva di oltre 70 metri (fig. 10). Il tracciato risulta pressoché completamente conservato, fatta eccezione per alcune lacune dovute a fosse di spoliazione. Il basolato, in splendente calcare bianco di monte, era coperto da battuti che hanno restituito frammenti ceramici, monete, chiodi, placchette bronzee, ecc. L’analisi di questi materiali ha permesso di collocare le fasi della vita dei piani pavimentali tra la prima metà del III sec. e l’inizio del IV sec. d.C.
047-01-4Lungo il limite nord-occidentale dell’area di scavo sono stati messi in luce altri otto ambienti: il primo vano che si incontra da Est è un corridoio di servizio, che conserva parte della pavimentazione originale in mattoni sesquipedali e tegole fratte in laterizio. Una soglia di marmo segna il passaggio ad Ovest tra questo e un ambiente rettangolare con pareti rivestite di intonaco rosso. La pavimentazione è costituita da un mosaico con tessere bianche delimitate da una cornice di tessere nere. Il successivo vano con pavimento in mosaico e concrezioni calcaree sulla superficie, è stato identificato come natatio coperta o come vasca, forse da mettere in relazione con un secondo frigidarium, ancora da portare completamente alla luce. Essa è delimitata da murature in opera laterizia, foderate da intonaco rivestito da lastre di marmo. Gli strati di crollo hanno restituito numerose tessere di pasta vitrea colorata, probabile decorazione del soffitto. Addossata alla parete perimetrale Ovest della vasca, è stata rinvenuta una tomba a cassone in blocchi di riutilizzo in travertino locale. All’interno della tomba erano resti scheletrici pertinenti ad almeno tre individui. È stato, poi, messo in luce un ambiente, identificato con la splendida latrina delle terme (fig. 11), collocata in prossimità di un secondo ingresso, posto sul lato Nord. Lungo tre lati della latrina si conserva una canaletta adibita al deflusso delle acque bianche, costituita da blocchi in calcare sagomati, mentre al centro è visibile una vaschetta per le abluzioni. All’interno della canaletta per lo scarico delle acque nere sono stati rinvenuti i bancali in marmo. La pavimentazione della latrina è costituita da un mosaico figurato con tessere bianche e nere. Una bordura in tessere di ardesia inquadra una rappresentazione di “ambiente nilotico”. All’interno di un’imbarcazione è raffigurato l’amplesso tra un uomo e una donna, ai lati dei quali sono due pigmei. Il primo rappresentato nell’atto di condurre l’imbarcazione, il secondo nell’atto di cacciare. A destra della raffigurazione centrale sono visibili un coccodrillo e un volatile; a sinistra, in alto, è un secondo volatile, mentre in basso doveva essere un altro animale, non identificato, forse una tartaruga. Il mosaico può essere datato intorno alla metà del II sec. d.C.
In tutta l’area scavata, infine, sono state scoperte, nel corso delle cinque campagne di scavo, alcune sepolture (in totale sei), alcune di queste parzialmente sconvolte dai lavori agricoli di epoca moderna. Le tombe erano addossate ai muri dell’impianto termale, spesso agli angoli degli ambienti, e il fondo e la copertura erano costituiti da materiale di riutilizzo (tegole, mattoni, lastre di marmo, ecc.). La datazione del sepolcreto è da fissare in età tardo-antica o medioevale, forse in connessione con l’arrivo dei Longobardi ad Aquinum (fine sec. VI d. C.), quando l’edifico termale aveva già smesso di funzionare, era stato abbandonato e le sue strutture iniziavano ad essere riutilizzate per fini funerari.

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Bibliografia di riferimento
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Università del Salento
Laboratorio di Topografia antica e Fotogrammetria (LabTAF)
Direzione Scientifica: Giuseppe Ceraudo.
Coordinamento sullo scavo: Alessandra Albiero, Chiara Fernandez, Giovanni Murro, Valentina Petrucci, Giuseppe Romagnoli, Agnese Ugolini, Valentino Vitale.

* «Studi Cassinati» ha dedicato un primo servizio agli scavi di Aquinum in un articolo dal titolo Aquinum – Campagne di scavo 2009-2011 pubblicato nel n. 3, a. XI, luglio- settembre 2011 a cura del prof. Giuseppe Ceraudo, direttore degli scavi.

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