EDITORIALE


Print Friendly

Studi Cassinati, anno 2013, n. 1/2

Il «parlare visibile» di Cassino, i 150 anni della denominazione della città e il disinteresse delle istituzioni.
Questo numero di «Studi Cassinati», oltre a riportare qualche lieve modifica grafica nella copertina, così come si è provveduto a inserire una nuova rubrica (Recensioni bibliografiche, ovviamente aperta a tutti), esce in formato doppio, accorpando i numeri 1 e 2 del 2013. Essenzialmente lo scopo tendeva alla regolarizzazione  della pubblicazione nella sua cadenza periodica di stampa, anche se gli importanti avvenimenti che si sono susseguiti nella tarda primavera scorsa hanno determinato lo slittamento, seppur lieve, dei tempi prefissati. Nel pomeriggio di martedì 16 aprile scorso, ad esempio, si è avuto il ritorno nella «città martire» della cosiddetta statua «dell’eroe di Cassino» o «dell’atleta di Cassino», capolavoro del I secolo a.C. che ornava il Teatro dell’antica Casinum «raro esempio di statua-ritratto di un personaggio eminente». Rinvenuta nel 1936 e trasportata, due anni dopo, al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dal 1938 la statua è rimasta collocata nella città partenopea. Fu Emilio Pistilli, nella sua qualità di presidente del Centro Documentazione e Studi Cassinati, che per primo, nel maggio 2002, avanzò la richiesta della restituzione della statua e del ritorno nel suo luogo d’origine, da cui scaturì, nel mese successivo, anche una interrogazione parlamentare, tuttavia senza esito. Ora se la statua è di nuovo a Cassino, anche se per un periodo di tempo circoscritto e limitato a un anno, va ascritto a merito di una serie di persone che si sono impegnate alacremente per consentire tale importante avvenimento. In particolare, però, bisogna darne atto al Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, prof. Ciro Attaianese, cui devono andare i ringraziamenti di tutti coloro i quali amano questa terra per il lusinghiero risultato raggiunto. Al Rettore Attaianese va riconosciuto il merito di aver sapientemente fatto propria l’idea lanciata da Marino Fardelli, un’idea che poi ha fortemente, ostinatamente ed efficacemente perseguita abbinandola a un altro rilevante evento organizzato dall’Uniclam quale quello della 67ª edizione dei Campionati Nazionali Universitari, svoltisi tra Cassino, Atina, Sora, Gaeta, Piedimonte S. Germano, S. Elia Fiumerapido, S. Angelo in Formis e Cervaro dal 16 al 28 maggio 2013, con la statua divenuta «testimonial culturale» dei giochi. Dopo il prelevamento a Napoli e la collocazione nei locali del Museo Archeologico Nazionale «Gianfilippo Carettoni» di Cassino (in cui sarà visibile per un anno, mentre la copia è stata ubicata nell’atrio del Campus della Folcara dell’Università di Cassino), il 22 maggio 2013 si è tenuto un interessantissimo convegno sulla statua dal titolo «Il riposo del guerriero: la dimensione umana dello sport». Tuttavia in questo numero del bollettino non si troverà traccia della questione in quanto è intenzione del CDSC-Onlus raccogliere tutti gli studi già noti per aggiungervi gli importanti esiti raggiunti nel corso del convegno in modo da dar corso a una pubblicazione autonoma che riesca a offrire un quadro di sistematizzazione e più completo delle ricerche svolte e delle ipotesi avanzate.
Invece due importanti questioni, tra le altre, trovano abbondante spazio nel bollettino. Una riguarda le dimissioni, improvvise, di dom Pietro Vittorelli da abate di Montecassino e da ordinario della diocesi e a cui vanno gli auguri di pronta guarigione. Un sincero ringraziamento va alla prof.ssa Adriana Letta, responsabile dell’ufficio comunicazioni sociali della Diocesi di Montecassino, che, pur tra i molteplici impegni prodotti dall’evento, ha trovato il tempo e il modo per redigere e poi fornirci la precisa, accurata e attenta nota qui pubblicata. Tale evento ha offerto l’occasione per ricordare un caso di precedente dimissione da abate di Montecassino, in particolare quello di don Simplicio Pappalettere, avvenuto il 25 maggio 1863. La collocazione temporale di quella vicenda storica, originatasi esattamente 150 anni fa, ne richiama un’altra, sebbene casualmente e di tutt’altra natura, che la precedette di soli due giorni. In sostanza la tempistica centocinquantenaria ricorre anche per un altro importante aspetto concernente Cassino, quello, cioè, relativo al cambiamento della sua denominazione. Infatti proprio un secolo e mezzo fa la città abbandonò il nome medievale di San Germano per assumere quello di Cassino. Fu il Consiglio comunale del tempo, svoltosi precisamente il 23 maggio 1863, dunque due giorni prima delle dimissioni di Pappalettere, che approvò il cambio totale di denominazione, sbarazzandosi del nome con cui fu conosciuta la città per circa un migliaio di anni.
Quella storica decisione, adottata con un deliberato qui riportato integralmente, è coronata, in questo numero del bollettino, da una serie di saggi che potrebbero essere definiti come il «visibile parlare» di Cassino: innanzi tutto una concisa, ma preziosa e pregevole, storia di Cassino ricostruita da una delle più eminenti personalità della cultura italiana, don Luigi Tosti, quindi le ipotesi sulla scelta del nome con doppia esse e dello stemma comunale a nove stelle e, infine, alcuni esempi di attestazione del nome della città in taluni ambiti (insegne commerciali e artigianali, presenza nel mondo letterario e musicale).
Spiace, infine, dover rilevare che la ricorrenza centocinquantenaria del cambio di denominazione sia trascorsa nel silenzio delle istituzioni di Cassino, anzi nel loro più totale disinteresse. Sebbene alle massime cariche amministrative cittadine fosse stata ricordata per tempo debito la ricorrenza, spingendosi anche ad avanzare l’ipotesi di celebrarla con una manifestazione, come si dice ora, «a costo zero», tramite la convocazione del Consiglio comunale da tenersi nello stesso giorno, a distanza di 150 anni, da quella storica data, al fine di provvedere a rileggere il deliberato del 1863 contenente una inusitatamente lunga relazione sulle motivazioni alla base del cambio di denominazione, nonché mostrandosi disponibili a fornire in copia le sei pagine di quella delibera, che non è più conservata presso l’archivio comunale in seguito alle distruzioni patite nel corso degli ultimi eventi bellici, in modo che potesse essere degnamente collocata in un qualche ambiente, in un qualche ufficio municipale, ebbene dai rappresentanti istituzionali di quella che oggi si fregia anche del titolo dibiasiano di «città martire» non si è avuto alcun riscontro alla sollecitazione inviata, solo informalmente si è manifestato che il mese di maggio si presentava troppo denso di appuntamenti e avvenimenti, a significare, evidentemente, di non poterne prevedere anche uno specificatamente dedicato alla questione. Certo nessuno intende questionare sulla concentrazione degli impegni, folti e talvolta anche sovrapposti, che un’Amministrazione è chiamata ad affrontare. Tuttavia non si può non rimarcare che un sindaco si spende, anche più volte nel corso dello scorso mese di maggio, nella promozione, tra gli studenti di alcuni istituti scolastici locali, del golf, lodevole iniziativa per incentivare l’attività di uno sport che, comunque, risulta praticabile con difficoltà e rimane pur sempre elitario, mentre, dall’altra parte, un’Amministrazione non trova il tempo per celebrare e ricordare una decisione adottata un secolo e mezzo fa da altri Consiglieri comunali con una scelta che ha finito per segnare la storia della città perché da qual momento fino ad oggi, dunque nel corso di questi ultimi 150 anni, essa è nota con il nome di Cassino e non più con quello di San Germano.

Gaetano de Angelis-Curtis

(16 Visualizzazioni)