Intervista ai Cassino


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Studi Cassinati, anno 2013, n. 1/2

di Piero Ianniello

046-06Nel numero 4 del 20081 ci eravamo occupati delle espressioni artistiche che trattano di Cassino o del cassinate, anche se l’argomento andrebbe ora aggiornato perché man mano si viene a conoscenza di nuove opere in cui le nostre terre sono rappresentate.
In quell’articolo avevamo preso in esame anche una band musicale americana, chiamata appunto Cassino. Di quel gruppo musicale, in quel momento non si possedevano che pochissime informazioni reperite su internet e l’unico contatto era un disco, Sound of salvation, pubblicato nel 2007.
Ci eravamo lasciati con la possibilità di saperne di più, contattando direttamente i musicisti. Ci sono voluti quasi cinque anni, ma alla fine ci siamo riusciti! E contrariamente a quanto supposto nel 2008, il nome del gruppo musicale, Cassino, deriva proprio da Montecassino!
È bene però prima reintrodurre l’argomento, con una breve presentazione dei Cassino e dei loro dischi.
In Alabama esiste una band musicale che si chiama Cassino. Basta questo per incuriosire e mettere su un loro cd. Sound of salvation colpisce subito per l’atmosfera di light folk che pervade tutte le canzoni. I Cassino sono un duo, Nick Torres e Tyler Odom, tutti e due chitarristi, tutti e due provenienti da un’esperienza un po’ più rock con la band Northstar. Il sound dei Cassino è invece molto più acustico, basato essenzialmente sulle due chitarre e caratterizzato da testi che almeno nel primo album (Sound of salvation del 2007) sono incentrati su temi religiosi e cattolici. Col secondo disco, Kingprince del 2009, il suono delle chitarre si fa ancora più marcato, i testi lasciano gli univoci percorsi cattolici, e il sound sembra riecheggiare stili di un certo vecchio folk blues americano. Ascoltare The ice factory per credere, per ritrovare richiami a grandi nomi della musica americana, seppur nell’originalità delle corde dei chitarristi e della voce di Torres. Sound ricostruito anche grazie all’aggiunta di parti di armonica, di banjo e finanche di organo. Nel 2011 è uscito The weight of bother, un EP composto dal rifacimento di vari brani pubblicati in precedenza, con versioni a volte più ricercate. Un disco più elettronico di quelli precedenti, con atmosfere a tratti più soffuse, che forse segna una nuova tappa del percorso di ricerca dei Cassino, in cui resta comunque immutata la grande attenzione ai testi, ben noti alla critica musicale statunitense (sito web: http://www.myspace.com/cassinoband; e facebook: http://www.facebook.com/pages/CASSINO/108489632003).
Cos’hanno a che fare i Cassino con l’Italia? Poco o nulla, a giudicare dalla loro musica. E la scelta del nome, la spiega Nick Torres nell’intervista che ci ha concesso:
– La vostra musica è comunemente chiamata folk music, in italiano verrebbe definita musica popolare, che è qualcosa di completamente differente dal pop. Pensi che folk sia la giusta definizione per la vostra musica?
Penso che usiamo gli stessi strumenti della folk music, così finiamo per confonderci con il folk. La definizione originale di “folk” è musica che è passata di persona in persona, qualcosa di più di una semplice tradizione orale. È un raccontare storie attraverso la musica, il più delle volte storie incentrate su uno specifico argomento. Ma i Cassino non fanno questo. Tecnicamente, se qualcuno canta una canzone di Justin Timberlake (cantante pop, ndt) ad un bambino, e quel bambino canterà la stessa canzone al proprio figlio, allora si può dire che si tratta di musica folk. Con noi non succede, almeno per il momento! Per la nostra musica, parlerei semplicemente di musica americana, o qualcosa del genere!
– Quali sono le vostre passate esperienze? Avete suonato con band diverse prima di formare i Cassino?
Io ho suonato in una indie rock/emo band, chiamata Northstar. Abbiamo girato molto, fatto molti concerti cercando di riprodurre live i nostri dischi prodotti magnificamente. Ma non sempre ci siamo riusciti. Qualche volta era divertente, ma il più delle volte si beveva troppo. Troppi problemi …
– In che maniera l’esperienza Cassino è diversa dalle altre?
Ora posso ascoltarmi cantare! Cassino non è una band con egocentrismi. E se vuoi, è più un progetto che una vera band. Posso suonare da solo se necessario. E tutto ciò va alla radice di ciò che sto cercando di fare: scrivere buone e oneste canzoni, e far nascere ad altre persone la voglia di suonarle!
– Cassino potrebbe essere considerato la tappa finale del vostro percorso musicale?
Non credo proprio! Voglio imparare a suonare altri strumenti. Sarebbe bello essere capaci di comporre musica. Io ammiro profondamente la musica classica, è un modo incredibile con cui si veicolano emozioni, umori, o storie senza parole. Questa è la musica. Molte parole semplicemente inquinano la canzone, perché poi alla fine a nessuno frega un c… dei testi.
– I testi delle vostre canzoni sono incentrati sul cattolicesimo. È questa la vostra unica fonte di ispirazione?
Sono cresciuto cattolico, e questo credo emerga nelle mie canzoni. Il Cattolicesimo instilla il senso di colpa, e io non lo seguo più molto. Penso che l’ispirazione provenga da dovunque. Da tutti i libri che uno legge, le conversazioni che si hanno. La sfida è qualcosa a cui torno puntualmente nella mia vita, per qualche ragione oscura! Credo proprio che non farò molti soldi!
– C’è qualche cambiamento tra il primo disco (Sound of Salvation), il secondo (Kingprince) e l’ultimo (The weight of bother)?
Certo! Abbiamo ridotto un po’ la strumentazione in Kingprince e The weight of bother. Li abbiamo registrati in un appartamento, quindi non potevamo fare troppo rock! Sound of Salvation fu qualcosa che semplicemente mettemmo insieme. Non credo che a quel tempo avessimo veramente un sound a cui miravamo. Fu solo un manipolo di canzoni messe su un album. Kingprince  aveva un certo sound perché lo registrammo in un piccolo appartamento con due microfoni e un software. Fu un gran casino!
– Da chi è composto in maggioranza il vostro pubblico: giovani, meno giovani? Solo persone con un background cattolico o altre persone?
Per lo più giovani. Persone più adulte ascoltano la nostra musica, ma non vengono ai nostri concerti. Non li critico, neanche io vado ai concerti! Sono vecchio, lo so! Mi fanno male le orecchie! Il pubblico tuttavia non ha nulla a che vedere con la religione.
– Ho una domanda che mi tormenta da quando ho ascoltata per la prima volta la vostra musica: come avete scelto il nome Cassino?
Da Monte Cassino. Mi piaceva il modo in cui suona! Sa molto di “Pacino”!
– Cosa conosci di Cassino, la città italiana?
Mi piace molto la storia! So molto della battaglia per Monte Cassino, ma non so molto altro della città…
– E cosa conosci dell’Italia, in generale?
Mi piace il cibo! E poi molti italiani sono simpatici. Una cultura molto bella, mi piacerebbe andarci qualche volta!
– Scrivere una canzone sulla città di cui portate il nome! Potrebbe essere un’idea?
Non scrivo canzone simili, ma sono sicuro che se mi pagassero per stare lì sei mesi e scrivere una canzone, lo farei volentieri!!!!
– La vostra musica è molto diversa da quella che viene comunemente ascoltata in Italia. Conosci qualcosa della musica italiana?
Purtroppo non conosco niente della musica italiana. I miei nonni erano ispano-americani, per questo so qualcosa della musica spagnola. Sono sicuro che c’è molta buona musica in Italia. Sono interessato a conoscerla, sperando che non imiti certa orribile musica americana!
– Hai in programma di venire in Italia, magari per un concerto?
Ci spero!

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