L’ara di Iside di Fontana Liri


Print Friendly

 

Studi Cassinati, anno 2013, n. 4

di Marcello Ottaviani

4-02Chi si trova nella capitale italiana a percorre via dei Fori Imperiali, oggi isola pedonale, dando le spalle al Colosseo vede, sulla sinistra, alcuni pannelli in marmo bianco e nero, degli Anni Trenta del 1900, sui quali sono scandite le tappe della conquista da parte di Roma di vasti territori, sia ad Occidente, che ad Oriente: in questa direzione Egitto, Arabia, Grecia, Asia Minore, Siria, Mesopotamia, Armenia, fino al Regno dei Parti, diventarono colonie o Stati alleati di Roma.
Le conquiste romane in Oriente intensificarono enormemente gli scambi commerciali, culturali e religiosi.
Alcuni decenni fa si era soliti dire «La Cina è vicina!»1. Allora si diceva (forse) «L’Oriente è vicino!»: commercianti e soldati attraversavano il Mediterraneo portando in Italia nuovi prodotti, ricchezze, schiavi, idee e religioni. Nuove divinità orientali affiancarono quelle tradizionali, sia locali, che dell’Olimpo greco. Si diffondevano celermente le correnti dell’orfismo, del pitagorismo, del dionisismo2. Cominciarono a praticarsi i riti di Iside, Osiride, Mitra, Serapide, ecc. A Roma gli scavi archeologici hanno portato alla luce quattro mitrei importanti: di S. Clemente (II sec. a. C.), di Barberini (III sec. d. C.), del Circo Massimo (III sec.d. C.) e di Santa Prisca (III sec. d. C.). Sempre a Roma vi erano due tempi dedicati a Iside. Uno, importante, era ubicato lì dove ora sorge S. Stefano del Cacco, nella zona di S. Maria Sopra Minerva. Vi era collocata una statua della dea la cui identificazione con Iside è stata possibile grazie al particolare nodo delle vesti sul petto (fig. 2) e, oggi nota come «Madama Lucrezia», è posta all’angolo di Piazza S. Marco. L’altro tempio dedicato al culto isiaco si trovava invece alle pendici del Gianicolo, nei pressi di Villa Sciarra3.
La religione di Iside a Roma andò conquistando strati sempre più ampi di popolazione e si ritagliò uno spazio sempre più vasto tra i culti di importazione, tanto che il culto vi era attestato già nel II secolo avanti Cristo. Apuleio nelle Metamorfosi ci informa del culto della dea al tempo di Silla (I sec. a. C., 78-89 a. C.): «E perché non attendessi al servizio del suo culto confuso in mezzo alla folla, mi ammise al collegio dei suoi Pastofori … Mentre tutti gli obblighi di quel collegio antichissimo, fondato ai tempi di Silla …»4.
L’atteggiamento del potere di Roma nei confronti dei culti orientali fu discordante: contro di essi intervenne il Senato nel 58, 53, 50, e 48 a. C. per salvaguardare la religione e i costumi tradizionali. Fu vietata la costruzione di templi di divinità straniere nel pomoerium5 e nel 58 a. C. furono distrutte le are di Iside e di altri dei egizi sul Campidoglio. Cesare invece favorì le religioni orientali e decretò la costruzione di un tempio, fuori del pomoerium, per il culto di Iside e Serapide. Al contrario Augusto, Agrippa e Tiberio contrastarono i culti orientali, mentre la situazione cambiò con Claudio, Caligola e gli imperatori seguenti. Feroci persecuzioni subì la religione isiaca sotto il regno di Tiberio (14-37 d. C.).
Flavio Giuseppe a tal proposito ricorda il seguente episodio6: sotto il regno di Tiberio viveva a Roma un ricco esponente dell’ordine equestre, Decio Mundo. Questi si era perdutamente invaghito della ricca matrona Paolina, seguace della religione isiaca, ma invano riusciva ad arrivare a lei. Infine giunse a corrompere con forti somme di denaro alcuni sacerdoti di Iside i quali escogitarono il seguente stratagemma: convinsero la donna a recarsi da sola di notte al tempio, dove il dio Anubi le avrebbe fatto visita. La donna ubbidì, ma naturalmente fu Decio Mundo, travestito da Anubi, a trascorrere la notte con lei. La cosa si riseppe, il giovane Decio fu condannato all’esilio, i sacerdoti di Iside condannati a morte e crocifissi, i riti proibiti, il tempio distrutto e la statua della dea gettata nel Tevere.
La dea Iside, venerata anche come Pessinunzia, Minerva Cecropia, Venere di Pafo, Diana Dictinna, Proserpina Stigma, Cerere Attea, Giunone, Bellona, Ecate, Pannusia, veniva raffigurata come una donna bellissima, dai capelli lunghi ondulati, ricadenti sulle spalle; il capo era cinto da una ghirlanda di fiori e sulla fronte risplendeva luminoso il disco della luna, incorniciato da serpi; il disco lunare era sormontato da un fascio di spighe; la tunica era di un colore cangiante, cosparsa di stelle con al centro una mezzaluna; il manto nerissimo finiva in basso con un nodo particolarissimo. Nella mano destra stringeva un sistro, nella sinistra un vaso, sul cui manico si ergeva minacciosa la testa di un aspide7 (figg. 3-4).
Nel nostro territorio, inteso quello della Media Valle del Liri, furono i negotiatores del III secolo a. C. ad avere i primi contatti con l’Oriente8. Sono stati rinvenuti bolli greci di anfore vinarie a Fregellae, Arpino, Alba Fucens, Casamari-Cereatae (Pagliaro Murato). Persone influenti, come i proprietari di ricche ville, furono presi dalla mania dell’Oriente e presero ad importare usanze e riti esotici. «… il 44 a. C. è un anno molto importante per i culti orientali nella media Valle del Liri. Tornano infatti da Filippi i legionari sorani della IV legione e da allora si deve ritenere che abbia avuto un notevole impulso in Sora il culto di Iside …»9.
Oltre che a Sora, i culti di Iside sono accertati a Casamari, Veroli, Anagni, Aquino, Cassino, Atina e anche a Fontana Liri. In quest’ultimo comune, precisamente in  località San Paolo, nel 1948 fu rinvenuta una bellissima ara di Iside. La località di San Paolo, che non manca di riferimenti storico-archeologici, prende il nome da una chiesetta, appunto dedicata al santo evangelizzatore, ubicata ai margini della strada che da Arpino conduce a Fontana Liri (figg. 5-6). La chiesetta originaria fu abbattuta nel 1935 per far posto a quella odierna, edificata lì nei pressi e nel corso dei lavori di demolizione dalle fondamenta vennero fuori grossi blocchi di calcare: fondamenta di un edificio ancora più antico? (figg. 7-8). Inoltre nelle vicinanze di questa chiesa vi è una sorgente d’acqua che per secoli ha dissetato gli abitanti del luogo e che è chiamata «Fontana Isa», un toponimo che richiama fortemente la dea Iside, mentre nelle vicinanze del luogo del ritrovamento dell’ara furono rinvenuti grossi tegoloni. Infine la strada, che forse in parte ricalca il tracciato della Vitulina di Cicerone, passava nei pressi di questa chiesa, scendeva verso gli «Alloggi», sfiorava la zona dell’attuale campo sportivo (dove tempo fa fu scoperto un tratto di basolato forse interrato o distrutto), giungeva al laghetto «Solfatara» e quindi al ponticulus citato dallo scrittore arpinate. Nella zona del cosiddetto «Abbeveratoio», località Fontecupa, c’è un luogo, che si continua a chiamare «Costa Laterno»: richiama alla memoria il Laterium di Quinto, fratello minore di Marco Tullio Cicerone?
Ma torniamo a parlare dell’ara di Iside. Per il suo ritrovamento la testimonianza di Pasqualino Battista, abitante del luogo, è preziosa: «Nell’inverno del 1948 Giuseppe Di Rienzo, con piccone e pala, stava scavando, in un terreno di sua proprietà di fronte alla chiesa di San Paolo, un solco profondo per impiantare una vigna. Ad un tratto, ad una profondità di circa un metro, il piccone batté contro qualcosa di duro. Pensando che fosse una pietra, continuò a togliere la terra intorno, per liberarla. Si accorse però che era qualcosa di grosso e che da solo non poteva farcela. Chiamò allora Alfredo Giannetti (Alfredo di Pippo) che arrivò con i buoi. Venne fuori la “grossa preta”. Giuseppe Di Rienzo portò a casa l’ara che poi consegnò al sacerdote fontanese Vincenzo Battista». Il reperto archeologico in seguito fu consegnato dal sacerdote all’Abbazia di Casamari.
L’ara di Iside di Fontana Liri è costituita da un blocco di marmo bianco alto circa m. 0,90, lungo m. 0,60 e profondo m. 0,50.
Sulla faccia anteriore, impreziosita da simboli isiaci, quali la ghirlanda di rose, l’aspide, la cista con incisa la falce di luna (recipiente con coperchio contenente “le cose segrete” per le cerimonie) si legge la scritta «EX TESTAMENTO/ ABURENAE QUARTAE/ SACRA REDDITA»10 (vedi fig. 1).
Sulla faccia posteriore è rappresentata una pàtera umbilicata11 per funzioni rituali.
Sulla faccia laterale sinistra (fig. 9) è scolpito un sistro, strumento musicale usato nelle funzioni e nelle processioni sacre: «[Gli iniziati] con sistri di bronzo e di argento e persino d’oro facevano echeggiare un acuto tintinnìo …»12.
Sulla faccia laterale destra (fig. 10) è scolpita una situla (secchiello) contenente acqua votiva per le purificazioni. In Egitto l’acqua sacra era quella del Nilo.
Sono state avanzate diverse ipotesi sulla datazione dell’ara: la tesi più plausibile è che «… Aburena abbia voluto con il suo lascito riaffermare il culto di Iside dopo gli interventi ostili verificatisi in loco, probabilmente nel periodo di governo di Tiberio»13.
Nulla si sa del gentilizio Aburenus: ci basta supporre che la donna fosse ricca e che abbia voluto generosamente donare l’ara per ripristinare il culto di Iside.
Il comune di Fontana Liri ha un piccolo patrimonio archeologico in possesso di vari enti e di privati: penso che sia giunto il momento che le Autorità Comunali facciano luce su questo problema e che prendano gli opportuni provvedimenti.
Tornerà l’ara di Iside a Fontana Liri?


1 Nel 1967 fu prodotto con questo titolo anche un film, diretto da Marco Bellocchio.
2 Più tardi le idee del cristianesimo.
3 Filippo Coarelli, Roma. Guide Archeologiche, Mondadori, 2004, pp. 284-287.

4 Apuleio, Metamorfosi, XI, 30: «Ac ne sacris suis gregi cetero permixtus deservirem, in collegium me Pastophorum suorum … collegii vetustissimi et sub illis Syllae temporibus…».
5 Il «pomoerium» corrispondeva direttamente al tracciato del solco scavato da Romolo. Questa zona era il confine religioso della città.
6 Giuseppe Flavio, Antichità Giudaiche, 18,71-79 (ma anche Tacito, Annali,2, 85, 4; Svetonio, Tiberio, 36).

7 Apuleio, op. cit., XI, 3-4.
8 Per i particolari dei contatti tra negotiatores della Valle del Liri e Oriente, rimando a Marcello Rizzello, I culti orientali nella Media Valle del Liri, Sora, 1984.
9 Ivi, p. 13.

10 Traduzione libera: «Con il testamento di Aburena Quarta sono stati ripristinati i sacri riti».
11 Si tratta di un bassa ciotola o tazza priva di manici con un rigonfiamento al centro.
12 Apuleio, op. cit., XI, 10.
13 Marcello Rizzello, op. cit., p. 26.

(69 Visualizzazioni)