I convegni epigrafici della Valle di Comino chiudono i battenti per mancanza di fondi.


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2012-02.jpgSabato 12 maggio 2012. L’Associazione di promozione sociale Genesi, nella sala-convegni dell’Istituto Agrario di Alvito (ex Convento S. Nicola), ha presentato il volume contenente gli Atti dell’ottavo Convegno Epigrafico Cominese svoltosi nel Palazzo ducale di Atina il 28/29 maggio 2011. In tale occasione il presidente dell’Associazione Domenico Cedrone ha ripercorso il cammino di otto anni di studi epigrafici, evidenziando l’interesse che i convegni hanno suscitato nelle Università italiane e straniere e nelle Istituzioni culturali di altissimo livello internazionale. Ha ringraziato, poi, tutti gli studiosi che si sono avvicendati negli otto convegni e, in modo particolare, l’emerito Prof. Heikki Solin dell’Università di Helsinki, insigne epigrafista, che puntualmente ha onorato gli incontri con la sua presenza e con la cura degli Atti: i suoi studi si sono concentrati sulla città di Atina in epoca romana facendole un omaggio particolare.
A conclusione della relazione, il presidente Cedrone, suo malgrado, ha annunciato la chiusura di questi incontri per le note difficoltà economiche che il Paese sta attraversando.
A questo punto ha preso la parola il prof. Heikki Solin.
“Gentili signore, egregi signori, nuntio vobis malum magnum: habemus luctum.
La serie dei convegni dedicati all’epigrafia della Valle di Comino, che ha vissuto per otto anni, quest’anno è morta.
Ludovico Ariosto, alla fine della Satira III, introduce l’apologo della gazza. Questa, assai amata dal suo padrone che ne traeva diletto nei periodi di prosperità, quando sopraggiunse la siccità, senza alcun riguardo, né riconoscenza per i momenti di allegria che aveva donato, fu relegata all’ultimo posto nella distribuzione dell’acqua agli abitanti della fattoria, uomini e animali. La gazza, che era dotata di grande acume, si rese conto che, se avesse dovuto attendere il suo turno, sarebbe certamente morta di sete prima. Pertanto esclamò:
Guai! Io non gli son parente, né venuta
a fare il pozzo, né di più guadagno
gli son per esser mai ch’io gli sia suta;
veggio che dietro agli altri mi rimagno:
morrò di sete, quando non procacci

di trovar per mio scampo altro rigagno.

Detto ciò, volò via a cercare altrove posti dove vi fosse più rispetto per lei.
Il grazioso racconto è una metafora sulla cultura. Tutti sono buoni a celebrarla nei momenti favorevoli, in cui il surplus consente spese. Ma nei periodi di magra è la prima voce del bilancio ad essere tagliata. Ma allora, ci dobbiamo chiedere: “La cultura è un valore, oppure no?”. Un vostro ministro qualche tempo fa ha detto: “Di cultura non si vive, vado alla buvette a farmi un panino alla cultura, e comincio dalla Divina Commedia”. Ma qualcun altro ha detto: “Non di solo pane vive l’uomo”.
Nove anni fa, dopo alcune conversazioni con l’amico Domenico Cedrone, emerse l’esigenza di far conoscere ad un pubblico, che non fosse solo quello degli specialisti, il ricco patrimonio storico-epigrafico della Valle di Comino, la vasta zona della romana Atina. Senza ulteriori indugi, animato da un grande entusiasmo ed amore per la sua terra, Cedrone, vero genius loci, mise in moto una perfetta macchina organizzativa, che vedeva la nascita dell’associazione Genesi, come promotrice della crescita culturale locale. Dal 2004 Alvito, Atina, San Donato di Val di Comino hanno ospitato di volta in volta gli otto convegni consecutivi dal titolo: Le epigrafi della Valle di Comino. Vorrei sottoporre alla vostra attenzione quattro aspetti fondamentali conseguenti alla presenza in loco di una simile continuità:
1) fin dall’inizio gli argomenti proposti nei convegni non sono stati strettamente di natura epigrafica, ma si sono subito estesi a temi storici, archeologici e numismatici, come è naturale, perché ogni disciplina ha sempre strette relazioni con altri campi del sapere e ciò ha richiamato l’interesse di studiosi di vari àmbiti.
2) il livello delle relazioni è stato senza dubbio alto: sono sfilati, negli otto convegni tenuti in Val di Comino, illustri nomi della scienza storico-epigrafica e dell’antiquaria, come Mika Kajava, Marco Buonocore, Cesare Letta, studiosi di fama internazionale, che si sono dedicati alla ricerca sul patrimonio di questi luoghi perché sapevano che i loro studi non sarebbero stati messi in deposito, ma avrebbero avuto una sede aperta alla discussione e allo scambio proficuo proprio nei colloqui della Valle di Comino.
3) non solo i nomi famosi hanno trovato l’opportunità di far conoscere il loro lavoro, ma abbiamo, fin dall’inizio, potuto avvalerci dei contributi di giovani e anche meno giovani non necessariamente appartenenti alle cerchie accademiche e delle Soprintendenze, ma appassionati cultori della materia. Per lo più, i contributi da loro presentati sono stati di buon livello professionale. Va bene, lo ammetto, non tutti i contributi sono stati del livello desiderato, per cui ho dovuto, qua e là, bocciarne alcuni, ma pochi, nelle versioni scritte delle presentazioni tenute durante i convegni. Da parte mia, tenendo fede al ruolo che ricopro, ho cercato di garantire la qualità dei volumi della nostra serie, e talvolta è stato necessario essere severo: ho dovuto impedire la pubblicazione di testi non sufficientemente corredati di argomentazioni scientifiche. Questa scrematura ha garantito il rigore scientifico dei nostri volumi, che ora sono presenti in biblioteche specialistiche sia in Italia che all’estero. Attraverso di essi viaggia il nome dei Comuni della Valle e la loro storia.
Così i volumi si possono caratterizzare come una mescolanza di contributi, una caratteristica tipicamente italiana che mi piace molto e perché è segno di democrazia, e perché è segno di apertura degli studi. Non tutte le piccole comunità, come è questa della Valle di Comino, possono vantare la presenza sul loro territorio di una così ricca e lunga serie di pubblicazioni e ricerche. Questo dev’essere motivo di orgoglio, anche per la classe politica degli amministratori che si sono mostrati sensibili agli alti valori della conservazione e della conoscenza della storia patria. I nomi e le storie dei personaggi presentati nel corso dei colloqui svolti sarebbero stati sommersi dall’onda del fiume Lete. Grazie all’opera di Domenico Cedrone e dei suoi collaboratori, in particolare l’instancabile Lucia Rufo, questi nomi, queste storie hanno ancora una volta echeggiato sotto le alte volte dei palazzi che ci hanno ospitato.
4) abbiamo presto scavalcato i limiti geografici posti dalla Valle di Comino, sia verso est che verso ovest e anche verso sud e nord. Sono apparsi importanti articoli sulla regione al di là dei Monti della Meta, dedicati a centri come Aufidena (odierna Alfedena) o Aesernia (odierna Isernia), città importanti della quarta regio augustea. Per la zona occidentale siamo stati arricchiti dai contributi sul patrimonio del Cassinate ed Aquinate, per quella meridionale siamo scesi fino a Venafro e addirittura Pago Veiano, e a nord abbiamo raggiunto Ferentino. Così i volumi dei nostri convegni sono diventati un organo contenente studi sul patrimonio storico di un’area molto più vasta del previsto: ora coprendo la buona parte della Ciociaria e la regione limitrofa della Campania settentrionale. Questo ampliamento del programma è anche storicamente giustificabile, in quanto la zona segnata dal triangolo Cassino – Isernia – Venafro ha un comune denominatore nel fatto che faceva parte dell’antica terra sannita, alla quale pure Pago Veiano appartenne.
Ci spingevamo ormai ad ampliare, dopo il contesto geografico, anche quello cronologico, guardando ai secoli del primo Medioevo. Abbiamo tra l’altro fatto illustrare iscrizioni post-antiche della Ciociaria e del Sannio, talvolta con nuove fruttuose nozioni. Sembra però che tale ampliamento debba restare un pio desiderio, almeno fino a quando non si decida che stagnazione economica non debba significare anche stagnazione culturale.
Questo fatto – ma non solo esso – ci impegna a cercare di perseverare nella nostra intrapresa con tutte le forze. Permettete quindi di concludere il discorso con una raccomandazione a tutte le persone che hanno a cuore le sorti culturali di questa terra, in special modo agli amministratori comunali: non fate come il fattore descritto da Ariosto, che non lasciò abbeverare la gazza prediletta; si rischia che essa se ne voli altrove!”

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