I magistrati di Casinum


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Studi Cassinati, anno 2011, n. 4
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di Filippo Coarelli


L’illustre archeologo, nostro conterraneo, volge ancora una volta la sua attenzione alla storia della Casinum romana affrontando un tema che non è mai stato oggetto di uno studio sistematico e definitivo. Questo contributo è tratto dal volume Casinum Oppidum, Atti della giornata di studi su Cassino preromana e romana (Cassino 2004), Edizioni dell’Università degli Studi di Cassino, 2007, a cura di E. Polito, pp. 37-41 e lo pubblichiamo col benevolo consenso dell’Autore.


41-01.jpgLa nostra conoscenza delle istituzioni romane in Italia, nonostante secoli di studi, si puó considerare tuttora insoddisfacente. Le ricerche più recenti si sono incentrate prevalentemente su questioni di origini, su aspetti generali o su questioni di dettaglio, mentre continua a mancare una sintesi moderna ed aggiornata, che tenga conto di tutti gli aspetti del problema. È probabile che tale lacuna si spieghi con la difficoltà di raccogliere e mettere a frutto tutte le novità – in particolare epigrafiche – che si sono venute accumulando in più di un secolo, dopo il glorioso periodo di redazione dei grandi corpora e dei manuali istituzionali, ancora oggi basi fondamentali di riferimento.
L’ampiezza della materia e le accresciute esigenze scientifiche rendono forse impraticabile il compito per singoli studiosi, anche perché le sempre più numerose monografie su singoli centri e su singole aree, per il loro carattere per lo più archeologico, accantonano molto spesso i problemi di carattere istituzionale, o nel migliore dei casi si limitano a riproporre la vulgata corrente.
Sembra dunque urgente e non più procrastinabile l’esigenza di un riesame critico aggiornato – centro per centro, località per località – della documentazione disponibile, che, come sappiamo, si è enormemente arricchita nel secolo abbondante trascorso dalla redazione dei corpora in uso.
La Casinum romana costituisce un esempio paradigmatico della situazione che abbiamo delineata: a una vecchia, sintetica monografia1 si sono affiancati di recente alcuni studi di carattere archeologico2, mentre il numero piuttosto ampio di nuovi documenti epigrafici ha conosciuto (tranne casi particolari)3 solo un’edizione preliminare e scorretta ad opera di un cultore locale4. Non disponiamo ancora della nuova edizione del CIL X, cui lavora da tempo H. Solin5.
Tuttavia, un esame del nuovo materiale, in qualche modo edito, permette di ricostruire con un certo grado di attendibilità le linee generali della storia istituzionale della città, giungendo a conclusioni parzialmente diverse da quelle correnti.
Sappiamo poco o nulla della Casinum anteriore alla conquista romana del Lazio meridionale. Dopo il periodo protostorico (documentato principalmente da un’importante necropoli dell’età del ferro)6, l’area fu investita dall’espansione volsca: risale a questo periodo, a mio avviso (V secolo a. C.) la grandiosa cinta in opera poligonale che recinge l’abitato e l’acropoli. Nel corso del IV secolo a. C. la pressione sannita è documentata dalle fonti romane7: nonostante i dubbi più volte avanzati (ad esempio da Th. Mommsen)8, sembra accertato che tutta l’area a sud del Liri sia stata annessa per tempo dalla confederazione sannitica, come è documentato dai termini del trattato concluso con Roma intorno al 350 a. C.9. La cosa era chiara a un ottimo conoscitore della zona, come Varrone10.
La fondazione nel 312 a. C. della colonia latina di Interamna Lirenas11 costituisce un’evidente conseguenza della volontà romana di sorvegliare e contenere uno dei centri sanniti più rilevanti del basso Lazio, come conferma, oltre alla posizione del nuovo insediamento, il suo secondo nome di Sucasina12.
Il momento decisivo dell’intervento romano nella zona coincide con la guerra contro Pirro, che vide i Sanniti schierati con quest’ultimo. Purtroppo, la perdita della seconda decade di Livio ci priva di quasi ogni informazione su questi avvenimenti: è tuttavia possibile, quanto meno, ricostruire le conseguenze di questa guerra sul piano dell’organizzazione territoriale, che conosce una radicale trasformazione nel corso del secondo quarto del III secolo a. C. L’area del basso Lazio (con Aquinum, Casinum e Atina), ma anche quella confinante del Sannio occidentale (con Venafrum ed Isernia) ci appare ormai integrata nell’ambito dell’ager Romanus13: la creazione di prefetture in quattro di questi centri (certamente da attribuire a questi anni) e di una colonia latina nel 263 ad Isernia, cioè nel punto più avanzato della conquista, e a protezione di questa, costituiscono documenti indiscutibili di questa nuova situazione.
Ignoriamo praticamente tutto del periodo successivo, fino alla fine della repubblica. Casinum è ricordata solo in occasione dell’avanzata di Annibale verso Roma nel 211 14, quando la città avrebbe opposto resistenza ai Cartaginesi, subendo come conseguenza la devastazione del suo territorio. In ogni caso, la presenza di praefecti iure dicundo è attestata da un paio di iscrizioni tardo-repubblicane15. Si tratta ormai, come ha mostrato J. Humbert16, non più di emissari del potere centrale, designati a Roma, ma di veri e propri magistrati, eletti localmente. La data di questi documenti, non posteriori alla metà del I secolo a. C., dimostra che Casinum conobbe un’evoluzione amministrativa del tutto analoga a quella, ad esempio, di Atina, che – secondo Cicerone17 – era ancora prefettura nel 54 a. C.18
Un documento importante relativo a questa fase, conosciuto dagli anni ’40, ma rimasto dopo la scoperta sostanzialmente inedito e poi scomparso nel corso del secondo conflitto mondiale, è sfuggito fino ad oggi all’attenzione degli studiosi.
Si tratta di un frammento di grande iscrizione su marmo, scoperto nello scavo del teatro di Casinum19 [Fig. 1], la cui importanza mi era subito apparsa evidente20, ma che solo ora è possibile utilizzare in pieno, grazie a un calco cartaceo21. Il testo, che era inciso su un blocco di marmo mutilo alle due estremità, si sviluppa su un’unica riga di lettere alte cm. 0,145 L’aspetto paleografico suggerisce una datazione agli ultimi anni dell’età repubblicana, come si deduce dagli apici aperti a coda di rondine, dalla traversa della R rettilinea, dall’assenza di assottigliamenti e ombreggiature, dai punti triangolari con il vertice in alto22. Si legge:

[p]at(ronus). praef[ecturae].

L’integrazione della seconda parola è inoppugnabile, e permette di risolvere l’aporia che risultava dalla restituzione precedente, [p]at(tronus).praef[ectus], con un’incongrua menzione del patronatus prima della carica 23.
Si tratta dunque di un patronus di Casinum, ciò che conferma la datazione dell’epigrafe ad età ancora tardo-repubblicana. In base ad altre considerazioni, che non è qui il caso di ripetere24, ho proposto di riconoscere, in questo documento, l’iscrizione dedicatoria del teatro della città (la cui prima fase, per motivi archeologici, va datata nel secondo quarto del I secolo a. C.) e di riconoscere, nel personaggio menzionato, Varrone, che fu molto probabilmente patrono della città in quegli anni.
Quest’ultima ipotesi si concilia con un altro dato, ricavabile da un’iscrizione pubblicata di recente25, che menziona, come patronus di Casinum il console del 43 a. C. (morto lo stesso anno) Q. Pedius M. f.26 [Fig. 2]. Il documento si puó datare esattamente tra il 45 e il 43, in base al titolo di proconsole attribuito al personaggio, che fu governatore della Hispania Citerioris tra il 47 e il 45, anno in cui celebrò il trionfo.
Q. Pedius era nipote di Cesare, che lo nominò erede nel suo testamento27. Il suo patronato è quindi da fissare, con tutta probabilità, tra il 45 e l’anno della morte, nel 43. Non è forse casuale che proprio in quegli anni Varrone, legatissimo a Pompeo, sia stato proscritto ed espropriato della sua villa a Casinum (che riottenne in seguito grazie all’intervento di Ottaviano)28. Sarebbe del tutto naturale, in quegli anni, la sua sostituzione con un patronus di fede cesariana.
Ignoriamo il momento esatto in cui la città divenne municipio. Parallelamente a quanto si riscontra in casi analoghi (come quello già ricordato di Atina) ciò dovette avvenire sotto Cesare, probabilmente nel 49 a. C.29 Una conferma di questa data si ricava con certezza da un’iscrizione di Hispellum30, in cui è menzionato un C. Alfius C. f. Lem(onia tribu) Ruf(us), IIvir quin[q(uennalis)] col(oniae) Iul(iae) Hispelli et IIvir / quinq(ennalis) in municipio suo Casini. Si tratta di uno dei primi magistrati della colonia triumvirale (e poi augustea) di Hispellum31. Trattandosi di un’iscrizione funeraria, la data della magistratura deve essere attribuita ad un periodo alquanto anteriore, e naturalmente bisognerà risalire di alcuni anni per la carica sostenuta a Casinum. Risulta così che in un momento non posteriore al periodo triumvirale o protoaugusteo quest’ultima città era certamente un municipio retto da duoviri. L’origine di questa situazione amministrativa nel periodo cesariano, probabilmente a partire dal 49 a. C., sembra così confermata. Questo anno costituisce dunque il discrimine tra la prefettura e il municipio.
Una tale soluzione sembrerebbe però revocata in dubbio da un piccolo nucleo di documenti, che dobbiamo ora esaminare. Si tratta di due iscrizioni che sembrano attestare la presenza nella città di quattuorviri32. La prima di esse, di età repubblicana, fu espunta da Degrassi dal novero delle iscrizioni casinati e attribuita ad Aquinum 33. Ma H. Solin 34 non ha avuto difficoltà a dimostrare che si trattava di un equivoco, dovuto alla confusione tra il nome di S. Germano (il vecchio nome di Cassino, indicato dai testimoni che, a partire dal XIV secolo avevano visto l’iscrizione, ora perduta) e Piedimonte S. Germano, cui erroneamente Degrassi attribuisce il documento35. Solin pensa che si tratti di un magistrato di Interamna, come anche nel caso della seconda iscrizione, proveniente da S. Angelo in Theodice, sulla riva sinistra del Gari, che secondo questo autore dividerebbe il territorio di Casinum da quello di Interamna.
Questa conclusione, che mi sembra comunque discutibile, non elimina il dato relativo all’altra iscrizione, proveniente certamente da Casinum. Trattandosi di un blocco riutilizzato in una chiesa medioevale, non è naturalmente da escludere la provenienza da   un luogo diverso: si tratta comunque di un’eventualità indimostrabile.
Un’altra, possibile soluzione del problema che pongono questi documenti si puó forse proporre sulla base di una terza iscrizione, anch’essa a prima vista sconcertante 36:
N. Savonio N. f. / pr. / Apsennia Q. f: Paulla / uxsor posuit.
Degrassi ha proposto di sciogliere la parola della seconda riga con pr(aefecto): tuttavia, come si è già notato37, si tratta di una soluzione poco credibile, poiché, praticamente senza eccezione, si tratta dell’abbreviazione per pr(aetor). Sembra inoltre da escludere che tale magistratura possa corrispondere al duovir di un municipio, mentre esistono numerose attestazioni in età repubblicana di praetores come magistrati di colonie, equivalenti in questo caso ai duoviri, e l’iscrizione di Casinum è certamente repubblicana.
Ora, la presenza di una colonia triumvirale a Casinum è stata proposta da tempo 38. Torneremo più avanti sull’argomento: per ora ci basta solo la constatazione che, in tal caso, si potrebbe giustificare anche la presenza di quattuorviri, soprattutto trattandosi di attestazioni databili, almeno in un caso, di età repubblicana. Sappiamo infatti che in alcune colonie militari è attestata la presenza di quattuorviri, che sembrano sostituire, probabilmente subito dopo la deduzione, le normali coppie di duoviri iure dicundo e aediles. Come è noto questo è il caso di Pompei 39.
Si tratta, ovviamente, di una soluzione del tutto ipotetica, come ipotetico è anche il tentativo di attribuire ad altre città iscrizioni certamente (in un caso) e probabilmente (in un altro) provenienti da Casinum.
Dobbiamo ora affrontare il tema cruciale, già accennato più sopra: l’eventuale esistenza nella città di una colonia triumvirale. Si tratta di una vecchia ipotesi, avanzata da Mommsen 40, ampiamente argomentata da Pais 41, considerata ancora probabile da studiosi più recenti 42, ma poi accantonata senza discussione: nel recente volume di L. Keppie sulle colonie di veterani in Italia 43 il nome di Casinum non viene neppure menzionato, e tutta la discussione precedente sul tema viene semplicemente rimossa.
Si tratta a mio avviso di una dimenticanza (se di questo si tratta) ingiustificata: da una riconsiderazione dei documenti disponibili, la presenza di una colonia triumvirale a Casinum sembra infatti confermata.
Un primo dato intanto è evidente: mentre alla metà del I secolo a. C. la città è certamente un municipio retto da duoviri, in età medio-imperiale la sua natura di colonia è attestata al di là di ogni possibile dubbio 44. La data di tale cambiamento di statuto non è nota, ma comunque la cronologia delle iscrizioni che ce ne attestano l’esistenza non fornisce altro che un generico terminus post quem non. La soluzione recentemente proposta45, secondo la quale il passaggio sarebbe avvenuto in età imperiale è solo una possibilità teorica, che non ha a suo favore alcun elemento di prova.
Diversa è la situazione per quanto riguarda l’eventualità di una colonia triumvirale. Si è già visto in precedenza che la presenza di un pretore in età tardo-repubblicana costituisce un indizio rilevante a favore della precoce presenza di una colonia, e che la contemporanea attestazione di quattuorviri potrebbe, in via d’ipotesi, spiegarsi allo stesso modo.
In tale contesto va ricordato anche un passo del Liber coloniarum 46, già valorizzato da Mommsen 47: “Casinum oppidum: milites legionarii deduxerunt: iter populo non debetur:[nam] eidem militi ager eius in praecisura est adsignatus”. Lo scarso credito che in passato si attribuiva a questa fonte è stato di recente, almeno in parte, rivisto: è da ricordare, ad esempio, che un’analoga, e più esplicita, affermazione del Liber coloniarum a proposito della vicina Aquinum 48 è pienamente confermata da un’ampia documentazione.
Ma il dato decisivo è fornito da un’iscrizione da tempo valorizzata nel senso che qui interessa 49:
M. Papius M. f., L. Matrius L. f. / duoviri i(ure) d(icundo) / signum Concordiae ex c(onscriptorum) c(onsulto) restituendum / coeraverunt eidemq((ue) dedicarunt / et basim, gradum, aram sua pecunia / faciunda coer(averunt) eidemq(ue) probaver(unt) / a(nte) d(iem) IIII eid(us) oct(obres) Cn Domit(io), C. Asinio co(n)s(ulibus).
I duoviri in questione sono stati in genere identificati con la normale magistratura del municipio, attestata da altre iscrizioni. Ora, anche se la natura della città, di municipio retto da duoviri, non è dubbia, come abbiamo visto in precedenza, nel caso specifico sembra altrettanto evidente che si tratti di altro.
Come ha mostrato Ettore Pais50, l’occasione del restauro della statua di Concordia non è dubbia, come si ricava dalla data indicata con estrema precisione, e certo non a caso: si tratta infatti del celebre incontro di Brindisi tra Antonio e Ottaviano, che si concluse con un accordo dopo una fase di violente ostilità. Sappiamo che l’episodio ebbe luogo tra la fine di settembre e gli inizi di ottobre del 40 a. C.; quanto alla Concordia, essa allude evidentemente proprio all’accordo in questione.
Sappiamo con certezza che l’incontro fu richiesto, e quasi imposto, dai veterani dei due triumviri, già a partire dalla guerra di Modena, e poi nei mesi successivi51: si trattava ovviamente dei reduci di Filippi, gli stessi che furono dedotti nelle fondazioni triumvirali decise nel 41 a. C., cioè solo l’anno prima dell’iscrizione casinate.
Sarebbe difficile spiegare tale documento al di fuori del contesto così delineato: solo i magistrati di una colonia di veterani avrebbero avuto interesse ad intervenire con tale tempestività dopo la firma dell’accordo di Brindisi.
L’origine della colonia, attestata con certezza a Casinum in età imperiale è dunque da attribuire all’attività dei triumviri, analogamente ad altri casi attestati con sicurezza nel Lazio meridionale.

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1 G. Carettoni, Casinum, Roma 1940.
2 G. Ghini, M. Valenti, Museo e area archeologica. Cassino, Roma 1995.
3 M. Alassio, Seviri augustali da Cassino, in Studi di Storia antica in memoria di L. De Regibus, Genova 1969, pp. 211-216; M. Fora,Testimonianze epigrafiche sugli anfiteatri del Latium adiectum. I casi di Velitrae, Circei e Casinum, in Miscell. greca e rom. 16, Roma 1991, pp. 203-215; Id., Ummidia Quadratilla e il restauro del teatro di Cassino in una nuova lettura, in ZPE 94, 1992, pp. 269-273; Id., Epigrafia anfiteatrale dell’occidente romano IV. Regio Italiae I: Latium, Roma 1996, nn. 46 s., pp. 87 s.
4 A. Giannetti, in RAL 24, 1969, pp. 49-86; RAL 26, 1971, pp. 787-795=AE 1971, 97-116; RAL 28, 1973, pp. 472 s. = AE 1973, 176 s.
5 Tra le anticipazioni di questa nuova edizione già pubblicate non appaiono le iscrizioni di Casinum.
6 G. Carettoni, Sepolcreto dell’età del Ferro scoperto a Cassino, in Bull. Paletn. It. 67-68, 1958-59, pp. 166-204. Si vedano in proposito M. F. Cifarelli, Monte Puntiglio e il complesso votivo di Pietra Panetta, in Casinum Oppidum, Cassino 2007, pp. 17-36.
7 E. T. Salmon, Samnium and the Samnites, Cambridge 1967, pp. 26, 189 s., 194.
8 CIL X, p. 509.
9 Liv. VII 19, 4; Diod. XVI 45, 8. Salmon, op. cit., pp. 187-213; Fregellae 1, Roma 1998, pp. 29 ss.
10 Varro, l. l. VII, 28 s.
11 Liv. IX 28, 8.
12 Ibid.
13 M. Humbert, Municipium et civitas sine suffragio, Rome 1978, pp. 244-249; Fregellae 1, pp. 32 s.
14 Liv. XXVI 8 ss. Fregellae 1, p. 33.
15 CIL X 5194 = I 1544 = ILLRP 563; X 5193; cfr. anche X 5203 = I² 1545= ILLRP 564.
16 Humbert, op. cit. a nota 13, pp. 248 s.
17 Cic., Planc. 8; 19; 21.
18 Si è pensato anche a deduzioni sillane, sulla base di CIL X 5282 = I² 1547 = ILLRP 565, che menziona un liberto di C. Quinctius Valgus, il noto profittatore sillano: Cic., leg. agr. 3, 14. T. P. Wiseman, New Men, Oxford 1971, p. 46.
19 G. Carettoni, Esplorazione del teatro di Cassino, in NS 1939, p. 126, nota 156.
20 F. Coarelli, Varrone e il teatro di Casinum, in Ktema 17, 1992 (Hommage à E. Frézouls I), (pp. 87-108) 103 s., 107; Id., Varrone e Cassino, in Studi Cassinati, n. 4/2009 (pp. 247-251); Id., Il ritratto di Varrone: un tentativo di paradigma indiziario, in Splendida civitas nostra. Studi archeologici in onore di A. Frova, Roma 1995, pp. 269-280; cfr. id., Le mausolée de Varron à Casinum? Une hypothèse d’identification, in REL 75, 1997, pp. 92-112.
21 Il calco, conservato tra le carte di Carettoni, è stato consegnato da L. Fabbrini a M. Fora, che con grande gentilezza lo ha messo a mia disposizione. Poco tempo fa l’iscrizione è stata ritrovata al Museo di Cassino (ringrazio per l’informazione Alessandro Betori).
22 L’aspetto dell’iscrizione è del tutto analogo a quelle che menzionano prefetti, certamente ancora di età repubblicana (cfr. sopra, nota 15).
23 Ringrazio Umberto Laffi per avermi suggerito questa soluzione.
24 Coarelli, artt. citt. a nota 20.
25 Giannetti, RAL 1971, cit., p. 787, n. 1, tav. I, fig. 1 = AE 1971, 97.
26 RE XIX, Pedius 1, cc. 38-40.
27 Suet., Caes. 83, 2.
28 Cic., Phil. 2, 103 s. F. Della Corte, Varrone, 2a ed., Firenze 1970, pp. 121 s.
29 U. Laffi, Sull’organizzazione amministrativa dell’Italia dopo la guerra sociale, in Akten d.VI. Intern. Kongr. F. Griech. u. Latein. Epigr. (München 1972), 1973, pp. 37-53 = Studi di storia romana e di diritto, Roma 2001, pp. 123-131: soprattutto 123-131.
30 CIL XI 6624.
31 L. Keppie, Colonisation and veteran Settlement in Italy, 47-14 B. C., Rome 1983, pp. 177-179.
32 CIL X 5190 = I² 1542 = ILLRP 544: Cn. Agrius Cn. F. Pollio / L. Laufeius L. f. Apotheca / IIIIvirei iour(e) deic(undo); CIL X 5196: M. Lucceius m. f: IIIIvir i(ure) d(icundo) signum, aram ex s(senatus) c(onsulto) dedicavit.
33 A. Degrassi, Quattuorviri in colonie romane e in municipi retti da duoviri, in MAL 8, 2, 1949, (pp. 281-344) 300, nota 167 = Scritti vari di antichità I, Roma 1962, (pp. 99-177) 122, nota 167
34 H. Solin, L’epigrafia dei villaggi del Cassinate e Aquinate, in L’epigrafia del villaggio, Faenza 1993, p. 369.
35 S. Maria delle Cinque Torri: Carettoni, op. cit. a nota 1, pp. 74, 76.
36 CIL X 520 = I² 5203 = ILLRP 564.
37 Humbert, op. cit. p. 249, nota 183.
38 E. Pais, Dalle guerre puniche a Cesare Augusto I, Roma 1918, pp. 369-373; Id., Storia della colonizzazione di Roma antica I, Roma 1923, pp. 223 s.; E. Gabba, Esercito e società nella tarda repubblica romana, Firenze 1973, p. 464; Id., Appiano, bellorum civilium V, pp. LIX-LXVIII.
39 E. Lo Cascio, Pompei dalla città sannitica alla colonia sillana: le vicende istituzionali, in Les élites municipales de l’Italie péninsulaire des Gracques à Néeron, Actes de la table ronde de Clermont-Ferrand (1991), Naples-Rome 1996, (pp. 111-123) 112-116.
40 CIL X, p. 510.
41 Pais, cit. a nota 38.
42 Gabba, cit. a nota 38.
43 Keppie, op. cit.
44 CIL X 4860, 5198, 5200, 5796. Pais, Dalle guerre puniche, op. cit., p. 223.
45 M. Valenti, in op. cit. a nota 2, p. 20.
46 p. 231 L.
47 Cit. a nota 40.
48 Keppie, op. cit., pp. 137 s.
49 CIL X 5159 = ILS 3784 = ILLRP 562a.
50 Pais, op. cit. a nota 44.
51 Gabba, Esercito e società, op. cit., pp. 459 ss.; Keppie, op. cit., pp. 58 ss.

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