SAN GERMANO E SORA IN TERRA DI LAVORO – Appunti di storia postale


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di Vito Mancini

41-07.jpgIn Napoli e Sicilia un regolare servizio delle poste, il ”cursus publicus”, ebbe corso sotto Carlo V (1519-1556). Le prime norme furono emanate dal viceré D. Parafan de Ribera nel 1559. Si sa per certo che fin dai tempi degli Aragonesi funzionava in Napoli e Sicilia con discreta regolarità un servizio dei corrieri che provvedevano a spese dello Stato al trasporto e al recapito di lettere, plichi e ordinanze sia all’interno dei paesi (cavallari) che per l’estero (corrieri). Esso funzionava durante la stagione estiva e gran parte della primavera e dell’autunno. Con la corrispondenza governativa era ammesso il trasporto delle lettere dei mercanti che stipulavano col ”Corriere Maggiore” particolari accordi. Questo servizio fu poi esteso ai privati cittadini, cosicché verso la fine del secolo XVI il servizio non costituì più un’impresa privata ma un servizio pubblico. Pressappoco alla stessa epoca risale l’uso dei procacci adibiti esclusivamente al trasporto delle merci. Sia le merci che le persone e le corrispondenze viaggiavano a dorso di mulo o cavallo poiché le condizioni delle strade raramente permettevano l’uso dei carri.
Le strade meglio costruite e più trafficate erano quelle di Napoli, quella che dalla capitale menava a Salerno e quella della Puglia. Allorché salì al trono, Carlo di Borbone si trovò a governare un paese quasi del tutto privo di strade di grande comunicazione a causa soprattutto della natura accidentata del terreno, montagnoso per i tre quarti della sua estensione. Durante due secoli di malgoverno gli spagnoli avevano lasciato in uno stato di completo abbandono le numerose strade risalenti al periodo romano, distrutte dal tempo e dalle acque, la cui azione disgregatrice era favorita dai dissennati disboscamenti. La sola zona che avvertiva un certo movimento era quella intorno alla capitale, mentre le province andavano alla rovina a causa soprattutto della rapacità dei feudatari. Di conseguenza questa grave mancanza faceva sentire il suo peso principalmente sull’economia del Paese. Prima dell’arrivo di Carlo di Borbone era rotabile a stento solo la strada che da Napoli, attraverso Capua e Fondi, raggiungeva lo Stato Pontificio, per il resto le vie di comunicazione consistevano in sentieri e mulattiere. Su queste strade, inoltre, gravava un fitta rete di balzelli, sotto forma di passi o pedaggi, che ostacolava il commercio ed era fonte di oppressioni, litigi e risse. L’avvento di Carlo di Borbone segnò quindi l’inizio di un’opera di rinnovamento che interessò principalmente il settore delle comunicazioni. Si dette inizio ad una più razionale costruzione delle strade principali della Puglia, degli Abruzzi e delle Calabrie, che entro il 1760 furono portate a termine rispettivamente fino a Bovino, Venafro ed Eboli.
Aperte le strade e rese alquanto libere e sicure le comunicazioni anche il servizio dei corrieri e dei ”procacci” migliorò. Furono istituiti due ripartimenti principali dei corrieri, quello per Roma e quello per le Calabrie, per ogni altro luogo del regno vi erano le staffette. Il trasporto delle lettere veniva dato in fitto ai tenenti. Procaccio era colui che trasportava merci e danaro dei privati e fondi del Governo a giorni ed orari fissi. Tenente o tenente di posta era colui che a capo della ”Tenenza”, porzione di territorio generalmente limitato alla provincia o al distretto, dietro corrispettivo incassava per conto del Fisco i proventi postali secondo tariffa. In alcuni luoghi quello delle lettere era unito al fitto del procaccio, in pochi altri si riscuotevano direttamente per conto del re. La staffetta, significativamente ”pronto a montare in sella”, alle dipendenze del mastro di posta e a cavallo, assicurava il servizio espresso.
Il 1747, Sovrintendente Generale dell’Ufficio del Corriere Maggiore il duca Antonio Montalto, fu emesso il ”Regolamento sopra la tassa da praticarsi nell’Officio di Corriere Maggiore del Regno di Napoli per lettere di Andata e venuta ad esso spettante”, il quale fissò in grana 3 la tassa per le lettere di mezzo foglio e un foglio, grana 4 per le lettere di un foglio e mezzo, grana 5 per due fogli e grana 8 ad oncia per i pieghi. Per le merci trasportate dal procaccio la tassa era di 1 grano a rotolo e per il danaro l’l%. Gli effetti delle nuove disposizioni si fecero ben presto sentire poiché nel 1748 le entrate del Corriere Maggiore furono di 83.816 ducati con un utile netto di 25.507 ducati.
Carlo VII aveva aperto le rotabili fino a Capua, Venafro, Caserta, Persano e Bovino. Ferdinando IV, succeduto al padre, non seppe approfittare in pieno del sostegno della classe politica illuminata che si era venuta formando sotto il governo paterno, così da consentirgli di portare a termine il cambiamento delle condizioni del regno, nondimeno cercò di condurre a termine le opere intraprese dal padre e a intensificare il traffico specialmente tra la costa e l’entroterra. Fu, pertanto, ultimata la strada tra Capua e Torrepontificia al confine con lo Stato della Chiesa (62 miglia), quella da Napoli a Venafro, Sulmona e Chieti (162 miglia), quella da Sora a Ceprano fino ad Arce e tutte quelle nelle vicinanze di Caserta. Furono prolungate le strade di Puglia fino a Lecce (234 miglia), la strada di Calabria da Persano a Lagonegro, la Napoli-Benevento (32 miglia) e molte altre, cosicché alla fine del 1792 su una superficie di circa 30mila miglia quadrate la rete stradale rotabile si estese per 1231 miglia circa. Sei le grandi strade: Napoli-Torrepontificia, Napoli-Teramo, Napoli-Campobasso, Napoli-Benevento e Napoli-Lecce con i due rami da Bovino a Foggia e Manfredonia e da Avellino a Melfi e Venosa.
Mancavano ovunque le strade interne, onde fu necessario bonificare e prosciugare numerose contrade sommerse da sempre da acque stagnanti, specialmente in Terra di Lavoro. Le strade erano costruite a schiena d’asino, munite di fosse laterali per il deflusso delle acque e fiancheggiate da colonnine portanti il numero delle miglia iniziando dalla capitale. La costruzione delle strade aveva accentrato tanto l’attenzione del governo da far passare in secondo piano tutte le altre questioni compreso il problema della posta.
Risalgono al 1° novembre del 1777 le istruzioni particolareggiate riguardanti il servizio dei corrieri e dei viaggiatori e le relative tariffe. Il 1778 furono rinnovati i contratti sia degli affittuari delle tenenze che dei procacci. Affittuario di tutte le tenenze abruzzesi troviamo Pasquale Fiore, della tenenza di Aquila Michele Rotondo e del procaccio Giuseppe Cibelli, della tenenza di Sora Domenico Santillo. Undici carlini a posta il prezzo di ogni pariglia di cavalli e cinque per un cavallo da sella; nei calessi quattro i carlini a posta e sei per una posta e mezza. Da Napoli a San Germano intercorrevano sette poste, quindi sette carlini, ossia sette grana, nove carlini per Sora e perciò nove grana.
Gli eventi del 1799 distolsero l’attenzione del Governo dalla cura dei problemi postali, cosicché il servizio dei corrieri e dei procacci andò avanti alla men peggio sia durante il periodo della Repubblica Partenopea, sia durante la successiva restaurazione borbonica. Riconquistata la capitale e riattivate le comunicazioni il Governo cercò di realizzare un vecchio (1793) progetto di restaurazione del servizio postale. Furono aperte molte strade rotabili tra cui quella da Caianello per San Germano, Sora e Tagliacozzo lunga 105 miglia. Tutti i proventi delle lettere in partenza da Napoli furono attribuiti all’erario. Miglioramenti furono realizzati anche nel ramo dei procacci.
Doppia era la spedizione settimanale dei corrieri per i quattro cammini principali (Puglia, Calabrie, Abruzzi e Fondi), che con le diramazioni subalterne abbracciavano tutto il regno. Il corriere degli Abruzzi partiva il sabato notte per essere a Popoli la sera della domenica e il lunedì mattina in Aquila, donde ripartiva il sabato notte per essere a Napoli il mercoledì sera. Quello che partiva il mercoledì alle due dopo mezzogiorno giungeva a Popoli il giovedì ”al giorno” per essere la sera in Aquila, donde ripartiva il sabato a mezzogiorno per essere la sera della domenica a Napoli. I corrieri consegnavano ai maestri di posta le valigie contenti le lettere dirette alle località site sui cammini traversi.
Stimando utilissimo che la privativa delle poste e dei procacci fosse in mano allo Stato con editto del 28 febbraio 1806 Giuseppe Napoleone affidò al democratico Antonio Saliceti la Soprintendenza della posta delle lettere e del procaccio. Le lettere fino a tre fogli circolanti nell’ambito della città e della provincia furono tassate a grano 1, oltre i tre fogli a grana 2. Sollecito del bene pubblico, Giuseppe Napoleone dette altresì incarico all’Amministratore generale di approntare un piano per la ricostruzione di nuove vie di comunicazione tra le province e di vie traverse tra i comuni e di assicurare tra l’altro la regolarità della pubblica corrispondenza tra la capitale e le città viciniori in particolar modo le località di Terra di Lavoro. Il successore Gioacchino Murat promosse il riordinamento di tutta l’Amministrazione delle poste e dei procacci. Sulla corsa principale da Napoli per Capua ad Aquila all’altezza dell’osteria di Caianello il nuovo cammino traverso menava a San Germano (49 miglia) e a Sora (71 miglia). Ambedue le ”officine postali” furono conservate in amministrazione diretta. Esse erano in corrispondenza diretta con Capua sul cammino principale e con Arce, Isola e Arpino. Con decreto dell’11marzo 1809, modificato dall’altro del 7 maggio 1810, le tariffe per le lettere circolanti nell’interno del regno furono calcolate sulla distanza dal luogo di partenza alla direzione di posta di arrivo. Ferma restando la tariffa nell’ambito della città, nell’ambito della stessa provincia e fuori fino a 50 miglia la lettera semplice era tassata a 3 grana, quella di un foglio e mezzo a 5 grana, due fogli a 6 grana, i pieghi a 12 grana ad oncia, da 50 e fino a 100 miglia rispettivamente 5, 7, 9 e 16 grana, da 100 a 150 miglia 7, 9, 11 e 20 grana, oltre le 150 miglia 8, 10, 14 e 24 grana. San Germano, direzione di 2ª classe, declassata l’anno dopo a 3ª classe, rientrava nella prima distanza, Sora, direzione di 3ª classe, rientrava nella seconda distanza. Il primo semestre del 1811 il prodotto della direzione di San Germano fu di 52,82 ducati, quello di Sora di 44,78 ducati.
Ritornato sul trono Ferdinando di Borbone, abolito il ministero di Polizia alle cui dipendenze il Murat aveva posto l’Amministrazione postale, pose la stessa alle dirette dipendenze del ministro delle Finanze. Riunì i due regni di Napoli e Sicilia in un solo Regno delle Due Sicilie, assumendo il titolo di Ferdinando I. Nel 1818 ripartì il regno in quindici province, a capo di ciascuna di esse fu preposto un ”Intendente”. Capoluogo della provincia di Terra di Lavoro Caserta con cinque distretti, tra cui Sora, comune di 1ª classe, con quarantanove circondari, tra cui San Germano, comune di 2ª classe, e 1784 comuni. Un complesso di norme emesse dall’Amministrazione Generale delle Poste e Procacci, istituita il 25 marzo 1819, regolò tutto il servizio. Differenti tariffe furono emesse specialmente per le lettere destinate negli altri Stati italiani ed europei. Gli effetti trasportati dal procaccio per il cammino degli Abruzzi furono tassati fino a Capua a grana 3 al rotolo e a grana 6 fino a Venafro e le altre località fino ad Aquila. 60 grana l’importo per il trasporto per ogni centinaio di ducati fino alla distanza di 100 miglia, 80 grana da 100 a 200 miglia. Se assicurati gli effetti e il danaro erano ulteriormente tassati al 2%.
Il 22 aprile del 1845 un nuovo decreto fissò le tariffe, che per le lettere dirette nell’interno della città e del circondario prevedevano 1 grano fino a tre fogli, mentre quelle dirette fuori del circondario e nell’ambito della provincia fino a 50 miglia grana 2 per le lettere semplici, grana 3 per un foglio e mezzo, grana 4 per due fogli e grana 8 per i plichi, da 50 a 100 miglia rispettivamente 3, 4, 6 e 12, da 100 a 150 miglia 4, 6, 8 e 16, oltre le 150 miglia 5, 7, 10 e 20 grana. I giornali, i libri e le stampe 1/2 grano un foglio e 1 grano fino a tre fogli, 2 grana sino a sei fogli e 5 grana oltre i sei fogli.
Affittuario dei servizi postali di tutti i cammini del regno Francesco Targiani, dal 12 febbraio 1849 comode vetture-corriere a due posti (corriere e viaggiatore) adatte a contenere anche le valigie delle lettere e dei plichi, partivano ogni giorno, domenica esclusa, alle due pomeridiane da Napoli per ciascun cammino. Il sabato invece la partenza avveniva ad un’ora di notte. Due le vetture da Napoli per Calvi, Caianello, Mignano, San Germano, La Melfa, Colle Fontana a Sora. Oltre questi legni corrieri una vettura a nove posti era disponibile per gli Abruzzi e la Puglia, una a quattro posti per le Calabrie e a sei posti per Fondi tutte in partenza il mercoledì e il sabato alle ore 7 a.m.
Vigeva all’epoca un sistema tariffario alquanto esoso e complicato non soltanto nel nostro Regno delle Due Sicilie. Tutti insieme i sistemi postali dei diversi Stati, aggravati dalle complicazioni derivanti dalla diversità delle monete, dei pesi e delle misure costituivano una remora per gli scambi epistolari, perciò l’apparizione del francobollo adesivo (1840) e le conseguenti riduzioni tariffarie, unitamente allo snellimento dell’organizzazione, contribuirono grandemente a rendere più spedito il pubblico servizio e frequenti le corrispondenze. Passò molto tempo prima che le nuove idee conquistassero i nostri governanti. Dobbiamo giungere al 1857 allorquando col decreto del 9 luglio e a datare dal 1° gennaio del 1858 entrò in vigore nei ”Domini al di qua del Faro” il nuovo ordinamento del servizio postale.
In breve, restando nel nostro ambito, il quadro delle partenze e degli arrivi della vetture corriere fissò in quindici ore la percorrenza del tratto Napoli-Sora. Il corriere partiva dalla capitale il martedì e il giovedì a mezzanotte e il sabato due ore più tardi per essere a San Germano alle 10,30 e a Sora l’indomani alle ore 3 pomeridiane. Ripartiva da Sora il giovedì, la domenica e il martedì successivi alle ore 9 d’Italia per essere a San Germano alle ore 13,25 e a Napoli alle ore 24. La partenza del sabato aveva luogo due ore dopo la mezzanotte per permettere ai corrieri e ai passeggeri di assistere alla messa nella cappella di Palazzo Gravina, sede della direzione generale delle poste. Al ritorno la messa si ascoltava in San Germano.
La buca delle lettere veniva chiusa due ore prima della partenza o del passaggio del corriere in modo che le valigie e i pacchi fossero pronti mezz’ora prima della partenza. Abbiamo accennato all’ora d’Italia poiché all’epoca nel nostro regno vigeva l’ora d’Italia diversa dalla nostra attuale cosiddetta di Francia. Le ore iniziavano a contarsi all’incirca al calar del sole secondo il sistema greco e romano, perciò, volendo ragguagliarle alle nostre attuali, dette alla francese o di Spagna, occorre posticiparle di quattro ore circa. Il nostro giorno, infatti, inizia alla mezzanotte mentre secondo il sistema romano il giorno iniziava all’incirca mezz’ora dopo il calar del sole.
La nuova tariffa postale fu resa uniforme per tutto il regno qualunque fosse stata la distanza per le lettere fino a due fogli, in ragione del peso per le lettere oltre i due fogli. Quelle dirette nell’ambito della città e del circondario erano tassate 1 grano se di un foglio, 1 grano e 1/2 se di un foglio e mezzo e 2 grana due fogli. Quelle dirette nell’ambito del regno 2 grana un foglio, 3 grana un foglio e mezzo, 4 grana due fogli, 8 grana i plichi per ogni oncia. Il pagamento era facoltativo, per cui se il pagamento lo si addebitava al destinatario la tassa aumentava della metà dell’importo.
Secondo l’ordinamento del 1858 San Germano con 8069 abitanti era ”officina” capoluogo di circondano nel distretto di Sora e Sora con 11,500 abitanti ”officina” capoluogo di distretto e circondario. Con la riorganizzazione dell’Amministrazione provinciale delle poste napoletane (6 gennaio 1861) San Germano, la cui denominazione solo nel 1863 (decreto n.1425 del 26 luglio) fu sostituita con Cassino, dal latino Casinum, e Sora furono classificate ”uffici primari”, Capua e Caserta ”direzioni locali”, Itri, Isola, Roccasecca e Tagliacozzo ”uffici secondari”.
Le tariffe di cui sopra, leggermente migliorate sulla falsariga di quelle previste dalla convenzione postale intervenuta tra le poste sarde e quelle siciliane, furono praticamente in vigore lungo tutto il periodo delle Province Napoletane (7 nov.1850) ed oltre fino all’ottobre del 1862, allorché la legge sulla riforma postale del 5 maggio 1862 unificò tutte le tariffe italiane.

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