UN SANTELIANO FRA I MARTIRI ITALIANI DI KUÇ IN ALBANIA


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di Benedetto Di Mambro

Tenente Rodolfo Violo, Medaglia d’Argento al Valore Militare, nato a  S. Elia Fiumerapido il 27 maggio 1914: Ufficiale della Compagnia Comando del 129° Reggimento ”Perugia”.


41-12.jpgIl 7 ottobre 1943, 32 ufficiali dell’ Esercito Italiano furono fucilati, per rappresaglia, dai tedeschi nel villaggio di Kuç in Albania. Fra questi il ventinovenne Tenente Rodolfo Violo di Sant’ Elia Fiumerapido, figlio del notaio santeliano Giuseppe Violo – Sindaco di Sant’Elia negli anni della Prima Guerra Mondiale –, e di Luisa Thomas di Vallerotonda, Ufficiale della Compagnia Comando del 129° Reggimento  “Perugia” nel 1943 in Albania. Una tragica vicenda ai più sconosciuta ma che come per altri efferati eccidi tedeschi ai danni di soldati italiani vale la pena raccontare.

La storia ha inizio il 9 settembre del 1943, all’indomani della firma dell’armistizio fra l’Italia e gli Alleati. Alle ore 11 di quella mattina, una colonna di autoblindo e cingolati tedeschi giunge alla fortezza italiana di Argirocastro (in albanese Gjirokastër), nell’entroterra montuoso dell’Albania e fu dato ordine ai soldati italiani di non lasciarla. Andata via la Divisione tedesca, il 14 settembre, nonostante le resistenze del Generale Chiminillo che voleva mantenere la parola data ai germanici, i soldati italiani lasciarono Argirocastro per raggiungere Porto Edda (Sarandë) dove ad attederli per il rimpatrio c’erano la motonave Salvore e le navi da trasporto Dubac e e Probitas che però il 24 settembre furono attaccate dai tedeschi e affondate. Il Reggimento italiano optò, allora, per il raggiungimento di Porto Palermo (Kavajë) passando per Borsh e Valona verso Kuç e i monti del Kurvelash.Il 29 settembre i tedeschi del I Battaglione Gebirgsjäger al comando del Maggiore Siegfried  Dodel sbarcarono a Porto Edda con conseguente sterminio degli Ufficiali italiani lì rimasti che i tedeschi battezzarono “operazione spaghetti”. Mentre il Battaglione tedesco di Dodel risaliva  verso Porto Palermo, la Divisione italiana “Perugia” si spezzò: alcuni rimasero a Borsh, altri presero la via delle montagne. La mattina del 3 ottobre giunse a Borsh una Compagania di tedeschi al comando del Maggiore Siegfried Dodel. Il Generale Chiminillo decise di arrendersi ma venne catturato assieme a tutti gli Ufficiali dello Stato Maggiore e ai reparti della “Perugia” fermi lì a Borsh. Il Generale Chiminillo e il Maggiore Bernardelli furono giustiziati al mattino del 4 ottobre con l’accusa di tradimento. Il giorno dopo tutti gli altri Ufficiali italiani, circa 130, furono anch’essi fucilati sulla spiaggia della Baia Limione, poco a nord di Porto Edda, zavorrati e gettati in mare.  Intanto i reparti del 129° Reggimento “Perugia” che avevano già lasciato Borsh, fra cui il Tenente Rodolfo Violo, puntarono verso il villaggio montano di Kuç ma lo trovarono dato alle fiamme dagli albanesi. Si decise quindi di andare a Vranisht, sui monti del vallone del fiume Shiushica e qui furono fatti oggetto di salve di mortai dai tedeschi decisi a portare a termine lo sterminio della “Perugia”. La sera del 5 ottobre 800 militari italiani furono fatti prigionieri dai tedeschi e portati a Kuç dove giunsero all’alba del 6 ottobre. La mattina del 7 ottobre, 32 Ufficiali italiani, fra cui il Tenente santeliano Rodolfo Violo, furono fatti scendere verso l’alveo del fiume Shiushica dove furono addossati alla scarpata inquadrati per quattro in ordine di grado e senza giubba militare e fucilati al petto da un plotone di esecuzione formato da otto soldati tedeschi disposti su due file. I moribondi furono finiti con un colpo di pistola alla nuca. Non fu concessa loro nessuna sepoltura. Solo diversi giorni dopo le salme furono gettate in tre  fosse comuni. Nell’aprile del 1962 i resti mortali dei martiri di Kuç furono riesumati, riportati in Italia e sepolti tra gli ignoti del Sacrario Militare dei Caduti d’Oltremare di Bari. Il 22 maggio 2009 a Kuç, in Albania, sul luogo dell’eccidio è stato innalzato un monumento alla memoria dei 32 Ufficiali caduti.

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