Vincenzo Bove: monaco e pittore a Montecassino Opere inedite esposte alla Galleria Nazionale di Bitonto


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Studi Cassinati, anno 2012, n. 1

di Emilio Pistilli


14.jpgGrazie alla segnalazione dei Soci Domenico e Antonio Mariani veniamo a sapere dell’esistenza di due tele ottocentesche raffiguranti il monastero di Montecassino del pittore Vincenzo Bove. Le opere sono state esposte nella mostra “Paesaggi & paesaggi – Un dialogo fra pittori antichi e fotografi contemporanei” tenutasi a Bitonto dal 25 settembre al 29 novembre 2011, organizzata dalla Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici della Puglia, Galleria Nazionale della Puglia.
Dello stesso pittore conoscevamo un quadro raffigurante Montecassino conservato in abbazia, del quale, però, si sono perse le tracce. Le opere esposte a Bitonto riproducono una “Veduta di Montecassino” datata 1857 e un fatto di cronaca “Viaggiatori a Montecassino in difficoltà per la neve”, senza data, ma che ci ricorda la recente forte nevicata che nel febbraio scorso ha imbiancato l’abbazia e il suo monte.
Vincenzo Bove, o Bovio (Bitonto, 1808? – Montecassino,1889) nipote dell’abate di Montecassino Luigi Bovio da Bitonto (ab. 1821-1828)1, fu anch’egli monaco nella stessa abbazia e abate del monastero di S. Matteo di Castello, attualmente diruto sulle pendici di Monte Cairo. Apprendiamo notizie biografiche del personaggio e del suo casato dal catalogo della mostra di Bitonto (Grenzi, Foggia), scheda n. 9 di Nuccia Barbone Pugliese, direttrice della Galleria Nazionale della Puglia.
“… Si tratta di una personalità sconosciuta alla bibliografia artistica in quanto Bove non fece della pittura l’interes­se fondamentale della sua vita, ma la coltivò a livello dilettantistico, per la sua naturale propensione per le arti, giovandosi dell’edu­cazione ricevuta come rampollo di un no­bile casato e, pare, dell’insegnamento di Salvatore Fergola (Gervasio 1937, p. 66) […] Vincenzo, come figlio cadetto, abbracciò la carriera ecclesiastica. Giunse da Bitonto a Montecassino il 5 giugno 1820 presso lo zio Luigi – al secolo Francesco, figlio di Diego Bove e fratello di Ottavio —, abate del monastero benedettino dal 1821 al 1828. Nominato professo nel 1830, Vincenzo fu organista e maestro di cerimonia dei novizi; coltivò anche la pittura. Ordinato sacerdo­te dallo zio Luigi, subito dopo che questi fu consacrato vescovo di Melfi e Rapolla nel 1829, Vincenzo fu priore a Subiaco e a Santaseverina. Nel 1868 fece ritorno a Montecassino per una grave malattia e gli fu conferita la nomina di abate titolare del monastero di San Matteo de Castello o Servorum Dei, ubicato nei pressi di Mon­tecassino. Morì a Montecassino nel 1889 (Leccisotti, Pantoni 1976, p. 271)”.
Riguardo alle tele di nostro interesse la curatrice Nuccia Bar­bone Pugliese scrive: “Un paesaggio di composizione è pure Viag­giatori a Montecassino in difficoltà per la neve, eseguito con colori freddi e con una luce immobile. Il tema è stato probabilmente suggerito da un episodio realmente accadu­to nei pressi dell’abbazia di Montecassino, sommariamente rappresentata nello sfondo, verso cui sono diretti i viaggiatori incorsi in un incidente con il mulo che li trasportava e che, caduto o scivolato sulla neve, viene frustato poiché ha disarcionato la donna. La Veduta di Montecassino, che reca sul te­laio la data 1857, mostra un’inquadratura dell’abbazia dalla strada che, partendo dal borgo di San Germano, conduce al mona­stero benedettino. Tre pellegrini sostano in preghiera dinanzi alla grande croce lignea innalzata lungo la strada dove, più avanti, due monaci benedettini si apprestano a rag­giungere il convento. Il punto di vista ribas­sato fa risaltare la maestosità del complesso, parzialmente celato dalle chiome dei mae­stosi alberi ai margini della strada, rappre­sentato con una nitidezza micrografica che giunge a segnalare il profilo della cupola della chiesa del Guglielmelli e la cuspide del campanile. È probabile che il pittore abbia fatto uso di una veduta iconografica dell’ab­bazia, come quella, ad esempio, pubblicata da D’Onofrio e Pietrangeli e da questi data­ta alla seconda metà del Seicento (1969, fig. 105), o abbia attinto a disegni più recenti, legati agli interventi architettonici del com­plesso, ovvero al “censimento” del territorio di pertinenza dell’abbazia, come quelli di Marcello Guglielmelli (Tallini, Cardi in Montecassino 1994) custoditi presso il cenobio e purtroppo in gran parte distrutti dai bombardamenti del 1944”.
A Bitonto, paese d’origine della famiglia Bove (o Bovio, ma anche Bova), è conservato diverso materiale di interesse storico e artistico pertinente a Montecassino. Sarebbe il caso di organizzare una rassegna del periodo cassinese dei Bovio: ce lo suggeriscono la dott.ssa Nuccia Barbone Pugliese e la vice direttrice della galleria bitontina, dott.ssa Daniela De Bellis – che mi premuro di ringraziare vivamente per la loro squisita disponibilità verso le nostre richieste di informazioni e per la preziosa riproduzione fotografica delle tele di Vincenzo Bove –. Per quanto ci riguarda, noi del CDSC siamo fin da ora disponibili ad una stretta collaborazione con l’abbazia di Montecassino nel caso volesse raccogliere il suggerimento.

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