Cassino: commemorate le vittime del bombardamento del 10 settembre 1943


Print Friendly
.
018.jpgCassino ha commemorato le vittime del primo bombardamento della città avvenuto il 10 settembre 1943: i caduti civili della Città Martire solo quel giorno superarono il centinaio; alla fine della guerra furono oltre duemila. La cerimonia di commemorazione, voluta alcuni anni fa dal CDSC onlus, Centro Documentazione e Studi Cassinati, ha avuto una prima fase in mattinata, alle ore 10.30, presso il monumento ai Caduti, dove il vice Sindaco, Avv. Luigi Montanelli, alla presenza delle delegazioni delle Associazioni combattentistiche con i loro labari e scortato dal picchetto delle guardie municipali con il gonfalone, ha deposto un fascio di fiori. Subito dopo il lugubre suono di una sirena ha diffuso il suo lamentoso segnale in ricordo delle sirene che, a partire dal quello sventurato 10 settembre 1943, quasi giornalmente avvisavano la popolazione di un imminente attacco aereo.

A dire il vero sabato 10 settembre 2011 la popolazione della città era del tutto assente, salvo una decina di persone. La causa di tale assenza potrebbe essere stata la concomitanza del mercato settimanale del sabato, ma ha certamente contribuito la scarsa attenzione dell’Amministrazione comunale, che non ha provveduto a diramare comunicati stampa ed ha affisso solo qualche manifesto all’ultima ora in luoghi poco frequentati dai cittadini. Nihil novi!
La commemorazione più significativa si è svolta nel pomeriggio, alle 17.30, presso la chiesa di S. Giovanni Battista con una messa solenne, voluta dai soci del CDSC, officiata dal parroco d. Antonio Colella con il prestigioso accompagnamento della Corale di S. Giovanni di Cassino. All’inizio del rito funebre ha preso la parola il Presidente CDSC, Dott. Gaetano De Angelis Curtis, per illustrare ai numerosi fedeli convenuti il significato dell’iniziativa e per rievocare brevemente gli eventi di quel tragico giorno. A seguire la Dott.ssa Guglielma Sammartino, del Direttivo CDSC, ha scandito uno per uno i nomi delle vittime di quel giorno, generando visibile commozione tra i presenti. In chiesa era presente il vicesindaco Avv. Montanelli con il Gonfalone, nonché gli ex sindaci Dott. Mario Alberigo ed il Dott. Antonio Grazio Ferraro.
Una cerimonia, dunque, che, pur nella sua semplicità, la Città Martire ha fatto sua, ma che gli amministratori politici hanno sempre stentato a considerare come un atto dovuto alla memoria dei suoi martiri ed alla popolazione di oggi, erede dei valori di pace e di libertà per i quali quei martiri hanno perso la vita.                                                               

                                                                                                                                        e. p.

Stralcio dall’intervento del Presidente CDSC, dott. Gaetano De Angelis Curtis, nel corso della cerimonia in S. Giovanni


Alle autorità civili, militari, religiose, al sig. vicesindaco avv. Luigi Montanelli, ai dott. Mario Alberigo e Antonio Grazio Ferraro già sindaci di Cassino, a tutti i presenti, porgo i saluti del Centro Documentazione e Studi Cassinati. Onore al Gonfalone della città «martire» di Cassino che si fregia della Medaglia d’oro al V.M.
Al parroco di S. Giovanni Battista, d. Antonio Colella, per averci ospitato in quest’occasione e al coro S. Giovanni Battista del maestro Fulvio Venditti, vanno i nostri sentiti ringraziamenti.
Il Centro Documentazione e Studi Cassinati, come da tradizione avviata da tempo, anche quest’anno intende ricordare quel 10 settembre 1943 che ha segnato l’inizio della tragedia di Cassino. Fino ad allora la guerra sicuramente era stata percepita ma da lontano e in particolare da quelle famiglie che erano in maggiore apprensione perché avevano i propri cari, figli, mariti, nei vari fronti di guerra sparsi in Europa e nord Africa o sui mari.
Solo due giorni dopo l’annuncio dell’armistizio, quando sembrava a gran parte delle persone così come dei soldati, che la guerra fosse finita, essa si presentò, dirompente e devastante, anche in questo nostro territorio. Un primo assaggio di quello che sarebbe toccato poi a tutto il territorio era stato compiuto con il bombardamento dell’aeroporto di Aquino nel luglio, poi il 10 settembre toccò a Cassino e via via a tutti i paesi dislocati lungo le linee difensive organizzata dai tedeschi (soprattutto la linea Gustav).
Da quel 10 settembre Cassino conobbe un crescendo di distruzione e di morte, bombardata quasi quotidianamente, finché si giunse all’epilogo del 15 marzo 1944, un mese esatto dopo la distruzione della millenaria abbazia di Montecassino, quando fu totalmente rasa al suolo.
Vogliamo ricordare questa sera le vittime di quel primo bombardamento del 10 settembre richiamandole nome per nome. Disponiamo solo di 67 nominativi su oltre cento che trovarono la morte in quel giorno. Ci sono intere famiglie distrutte quelle dei Rossi, Panaccione, De Cesare, tutti fratellini, e su tutti spicca il piccolissimo Antimo Luciano appena nato. Mancano ancora molti nominativi e molti di quelli in elenco sono incompleti nelle loro generalità. Le difficoltà nel reperire i nomi di chi scomparve quel giorno sono dovute anche a quei drammatici momenti e a quelli successivi. Molto spesso non fu possibile nemmeno intervenire per rimuovere le macerie e ritrovare i corpi a causa dei continui bombardamenti successivi.
Ricorda nel suo Diario Gaetano Di Biasio che immediatamente dopo il bombardamento si attivò per organizzare una colletta al fine di devolvere dei soldi alle famiglie che avevano subito pesanti danni dal quel bombardamento del 10 settembre. Il più generoso si dimostrò l’abate di Montecassino Gregorio Diamare. D. Gregorio non poteva nemmeno immaginare, né lui e né altri, cosa sarebbe successo nei giorni e nei mesi seguenti. Tentò in ogni modo di proteggere la popolazione di Cassino e dei paesi vicini, accogliendo numerosi profughi nel monastero, salvaguardandoli “da soprusi e angherie”, proteggendoli dai tedeschi, esortandoli a sfollare visti i pericoli. Nulla poté contro le decisioni assunte dal comando alleato. Rimase a Montecassino “con soli cinque padri e cinque fratelli nel sotterraneo” dell’abbazia, conducendo una “vita dura e di stenti per oltre cinque mesi”, fino alla distruzione del millenario monastero; per il suo “eroico comportamento” nel 1951 gli fu conferita la Medaglia d’oro al valor civile. Piace anche ricordare la coincidenza venutasi a determinare in quanto la riconsacrazione della basilica di Montecassino dopo la sua ricostruzione ebbe luogo il 24 ottobre 1964 ad opera di Sua Santità papa Paolo VI che nel pomeriggio di quella stessa giornata inaugurò e consacrò questa Chiesa di San Giovanni Battista.
Oltre a chi scomparve quel 10 settembre 1943 idealmente questa sera intendiamo ricordare tutte le vittime civili di Cassino e del cassinate perite nei successivi bombardamenti nel corso di quei lunghi nove mesi in cui il fronte di guerra sostò a Cassino, ma anche tutte quelle persone morte durante lo sfollamento e quelle morte anche dopo lo sfondamento della linea Gustav a causa degli ordigni inesplosi, delle mine, di malattie come la malaria, di malnutrizione ecc.

(187 Visualizzazioni)