L’istruzione e l’educazione letteraria a Sora e ad Aquino in età romana


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Studi Cassinati, anno 2011, n. 1
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di Stefania Patriarca


Prendo spunto da due nuove iscrizioni di Sora edite di recente nella rivista “Studi Cassinati”1 per un primo contatto con alcune attività educative nell’area della valle del Liri in età romana. Una delle due iscrizioni è da riferire ad un’urna cineraria mentre l’altra al cippo di una sepoltura ad inumazione di un certo Marcus Marcius Euphronius. La prima iscrizione sull’urna cineraria non è perfettamente leggibile anche a causa delle abrasioni sulla superficie iscritta, tuttavia se ne ricava il seguente testo: M(arci) Marcii M(arci) l(iberti) [1/2]ras[2] / Heracleotis grammatici / Agrippa et Euphronius lib(erti). Traduzione: (Ceneri) di Marco Marcio ‘—ras—’(?), liberto di Marco, grammatico di Heraclea, i liberti Agrippa ed Eufronio (dedicarono).
Si tratta quindi della tomba di un grammaticus, di cui purtroppo non si legge il cognomen, che era liberto di un certo Marcus Marcius. Le caratteristiche paleografiche, il formulario onomastico e la tipologia del supporto fanno datare il reperto tra la prima età augustea e la prima metà del I sec. d.C.
A far costruire e a dedicare il sepolcro furono altri due liberti, Agrippa ed Euphronius, dei quali pur essendo indicata la condizione di ex-schiavi, viene omessa l’indicazione del gentilizio del patronus evidentemente perché è lo stesso del dedicatario dell’epigrafe. Questi due liberti naturalmente erano ancora in vita quando dedicarono il cinerario al grammaticus, del quale forse erano stati allievi.
Sappiamo dalla seconda delle iscrizioni sopra citate, quella di Euphronius, e da un’altra pubblicata in passato, datata al I sec. d.C. e pure rinvenuta in quella zona2, di sicuro da riferire al nostro Agrippa, che quando anche i due menzionati dedicatari del cinerario dell’anonimo grammaticus morirono, essi preferirono la forma dell’inumazione per essere sepolti sicuramente nelle vicinanze. Poiché tutti e tre i personaggi, il grammaticus, Euphronius e Agrippa, sono liberti di M. Marcius e sono attestati epigraficamente nella stessa zona, si è pensato che essi abitassero o fossero collegati ad una qualche villa/azienda extraurbana del loro patrono, forse anch’essa da localizzare nell’area del rinvenimento delle tre epigrafi a nord di Sora. Si tratta di una zona dove transitava l’antichissima e importante via di comunicazione con l’entroterra appenninico.
È interessante notare come al secondo rigo dell’iscrizione dell’urna cineraria sia ben indicata la professione del defunto, grammaticus, con la specificazione della sua origine, Heracleotes, ovvero della città di Heraclea. Di città con tale nome (e nella variante Heraclia) ce ne erano almeno una quindicina, delle quali la maggior parte situate nel settore orientale del bacino del Mediterraneo, tra la Grecia, il Caspio e l’Egitto. A queste bisogna aggiungere le due in territorio italiano, quella in Lucania e quella in Sicilia, per delimitare un esteso ambito di cultura greca nel quale sicuramente va cercata la città di origine del nostro grammaticus, visto che gli elementi della sua onomastica personale sono di natura grecanica.
Si legge nel Dizionario epigrafico di antichità romane (ad v. Grammaticus): “Al grammatico era affidato l’insegnamento della lingua; era quindi superiore al maestro elementare […] I primi grammatici furono greci […] Presto però all’insegnamento della lingua greca si unì quello della latina, colla esatta lettura, specialmente dei poeti, collo studio a memoria e col commento letterario e oggettivo”.
Oltre a questa chiara testimonianza della presenza di un educatore di origine greca a Sora, vi è un’altra iscrizione riferibile all’antico territorio di Aquino romana che sembra attestare ancora l’esercizio di una simile professione nella nostra zona. Questa iscrizione ricorda un tale “Octavius L(uci) l(ibertus) Alexander magister graecus” (AE 1974, 234), pure di condizione libertina e dal cognomen greco. Dal primo editore del testo, Antonio Giannetti, questo viene genericamente associato ad un “magister grammaticae Graecus”3 e quindi il termine magister potrebbe essere considerato, seguendo le indicazioni della studiosa francese Sandrine Agusta-Boularot, sinonimo di grammaticus4. La stessa studiosa concorda con il citato Dizionario epigrafico, nel considerare tale professione in età romana come la seconda tappa dell’insegnamento dopo quella dell’insegnante della scuola primaria; inoltre, per sottolineare la rarità di tali attestazioni, avverte come le iscrizioni che fanno espresso riferimento ad un grammaticus sono in effetti poco numerose e vengono in grande parte da Roma. Nell’iscrizione aquinate si è voluto specificare che Alexander era un “magister graecus” probabilmente proprio per confermare la sua professione di insegnante, con l’aggiunta dell’aggettivo “graecus” per evitare confusione, dal momento che col termine “magister” si indicavano anche diverse cariche pubbliche: militari, civili e religiose.
Più in generale vorrei notare come in alcune antiche iscrizioni (e anche in questo caso sono soprattutto in quelle provenienti da Roma) dove appare il termine paedagogus, esso evidentemente anche qui è usato per esprimere il senso di maestro, di precettore, di educatore, termine che tuttavia non è attestato nella nostra zona. Vorrei inoltre ricordare, sempre in riferimento al settore dell’istruzione e dell’educazione, la fronte frammentaria di un sarcofago, del III sec. d.C., conservata nel Museo di Castro dei Volsci dove è ricordato un bambino morto a dieci anni, un certo “Artemisio alumno lib(erto)”5, e dove il termine alumnus solo apparentemente sembra doversi intendere nel senso di allievo, discepolo6.
Che ci sia stata comunque una differenza in età romana tra i tre tipi di professione, almeno riguardo ai compensi, sembra confermarlo il più tardo Edictum de pretiis dell’imperatore Diocleziano (284-305 d.C.) dove risultano stabiliti i seguenti stipendi massimi mensili: 50 denari per il paedagogus e per magister institutor litterarum e 200 denari per il grammaticus graecus sive latinus7.
Anche se i termini di grammaticus e di magister graecus delle nostre due epigrafi sembrano virtualmente “equivalenti” e potrebbero indicare genericamente un professore di lingua, latina o greca, i contesti testuali di essi e la loro collocazione cronologica ci inducono a considerare la lingua greca come quella insegnata dai nostri due personaggi. D’altra parte, come è noto, fino al II sec. d.C. la società romana continuò ad essere fortemente influenzata dalla cultura e dalla lingua greche. Un passo di Cicerone ci fa ben capire come la società romana si potesse distinguere in due ambiti, quello delle virtù di ascendenza propriamente romana, e quello della cultura inesorabilmente dipendente dall’istruzione greca (Cic. De orat. III, 34, 137: “si devono far risalire ai romani i valori, ai greci la cultura”). Della presenza a Roma di personaggi di origine greco-orientale, e soprattutto per la intraprendenza di schiavi e liberti, compreso i grammatici, si lamenta ferocemente Giovenale (III, 64-81). Da quanto esposto è probabile perciò che il nostro grammaticus sorano e il nostro magister aquinate istruissero i ragazzi leggendo e commentando soprattutto i testi letterari greci.
La presenza di questi due personaggi ci fa intendere come, nella nostra zona (in questo caso nell’Aquinate e nel Sorano), venisse apprezzata una formazione letteraria greca, almeno per il periodo che ci interessa in questa occasione, e cioè tra l’età augustea e il I sec. d.C., ma sicuramente anche da prima e dopo. A sentire questa esigenza del bilinguismo doveva di certo essere quella élite locale che rappresentava la classe dirigente cittadina, alla stessa che evidentemente la formazione bilingue serviva quando veniva chiamata ad occupare ruoli nelle strutture statali e quindi al di fuori della realtà municipale.
Sia Sora che Aquino appaiono essere città del Lazio meridionale di un qualche rilievo proprio a partire dalla metà del I sec. a.C., evidentemente come conseguenza della deduzione di colonie di veterani in ambedue i territori. A Sora infatti è stato notato che “la colonizzazione contribuì alla fusione delle tendenze artistiche, architettoniche e urbanistiche di diversa provenienza e tradizione […] oppure entrarono a far parte del pantheon locale culti orientali, forse introdotti dai veterani o dal ceto libertino, spesso di provenienza greca o asiatica”8. Lo stesso avvenne ad Aquino come testimoniano i numerosi nomi grecanici presenti nelle iscrizioni riferibili al periodo di grande splendore della città proprio dalla metà del I sec. a.C. a tutta l’età augustea9. D’altra parte anche la posizione geografica delle nostre due città, che da sempre aveva giocato un ruolo di un certo rilievo lungo i principali assi stradali delle comunicazioni nord-sud ed est-ovest, favorì gli scambi delle diverse realtà culturali.


1 S. Patriarca, Scoperte due nuove epigrafi a Sora, in Studi Cassinati, X, 3 (Luglio-Settembre 2010), pp. 160-163; Eadem, Epigrafi di Sora e altro: rettifiche necessarie, in Studi Cassinati, X, 4, p. 232.
2 H. Solin, Postille sorane ed atinati, in Epigraphica XLVI, 1984, p. 180 n. 2 e fig. 2: “V(ivus fecit) M(arcus) Marcius M(arci) l(ibertus) Agrippa”.
3 A. Giannetti, Epigrafi inedite del territorio di Aquinum, Fabrateria Nova e di altre località del Lazio, in RAL XXIX, 5-6 (Maggio-Giugno 1974), p. 329 n. 5.
4 S. Agusta-Boularot, Les références épigraphiques aux Grammatici et ??????????ì de l’Empire romain (Ier s. av. J.-C., IVe s. ap. J.-C.), in MEFRA, 106, 2, 1994, pp. 653-746.
5 G. R. Bellini, Museo Civico Archeologico di Castro dei Volsci, Frosinone 2001, pp. 7 e 21-22. Poiché la lastra marmorea fu rinvenuta riutilizzata come soglia di un edificio più tardo, potrebbe provenire anche da una località diversa.
6 Infatti il senso del termine è piuttosto vario, di patronato, di allevamento, di sudditanza, di subalternità, di parentela (figlio, figlio adottivo, nipote) cfr. Dizionario epigrafico di antichità romane, ad v. Alumnus. Tuttavia, riguardo al reperto, pur essendo stato rinvenuto riutilizzato in loco, non vi è alcuna prova sicura che sia di provenienza originaria locale.
7 Ved. il testo in S. Lauffer (a cura di), Diokletians Preisedikt, Berlino 1971.
8 A. Tanzilli, Sora. Museo della Media Valle del Liri. Guida alla sezione archeologica di età romana, Isola del Liri 2009, p. 29.
9 A. Nicosia, Aquino. Museo della Città e del Territorio, Roma 2006, pp. 9-10. L’importanza di Aquino nella tarda repubblica è confermata da Cicerone che lo definisce un “municipio popoloso” (Phil., II, 41).

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