S. Elia Fiumerapido: da una pietra la storia della chiesa di S. Biagio


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Studi Cassinati, anno 2010, n. 3
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di Giovanni Petrucci


Nel 1967, quando a Sant’Elia Fiumerapido girarono La brigata del diavolo, per ragioni insite alla natura del film, la facciata della Casa Comunale, già ripristinata nell’immediato dopoguerra, venne bucherellata e annerita di fumo per imitare mitragliamenti aerei. Il Comune fu costretto a rifarla, perciò venne spicconata tutta e messa a nudo la muratura in pietrame; comparvero allora sopra il primo marcapiano un grande arco di mattoni.
Il terremoto del maggio 1984 arrecò seri danni alla stessa costruzione, che fu sgomberata e gli uffici restarono per diversi mesi sistemati in container sulla Villa Comunale. Qualche anno dopo furono eseguiti i lavori di riparazione; per questo motivo venne spicconata di nuovo tutta la facciata e si ebbero in questa occasione altre prove tangibili sulla primitive natura del fabbricato, quale chiesa di S. Biagio.
Durante l’esecuzione degli ultimi lavori, notai che tra la finestra e la porta del Circolo di Riunione originariamente vi era un’apertura, chiusa forse al tempo dell’acquisto dei ruderi della Chiesa da parte del Comune e intonacata: tra le pietre della muratura ne notai una lavorata dalla strana forma; pregai un operaio, il quale, resosi conto della sua importanza, me la diede molto volentieri. La portai a scuola, nel tempo libero la pulii accuratamente e su consiglio di un esperto la coprii di uno strato di vernice incolore con semplice funzione protettiva. Mi ripromettevo di donarla al Sindaco e trovare una idonea collocazione nel suo Gabinetto, ma il trasferimento me lo impedì. Ed è rimasta nella Presidenza della Scuola Media di Sant’Elia.
Ha la forma di un tronco di piramide rettangolare con la base più larga rivolta verso l’alto; le facce sono delicatamente incise con semplici disegni arabescati. Mi sembra un capitello di ispirazione bizantina: forse più che poggiare su una colonna, sormontava una lesena. È una sola pietra, ma questa potrebbe fornire a studiosi qualche elemento per lo studio dello stile della chiesa in parola.
Ricordo ancora che quell’operaio aveva trovato sotto il pavimento di uno dei locali del piano terra, alcune piccole tessere di coccio lavorate, che non volle darmi: non credo che facessero parte del pavimento, penso piuttosto a qualche rifinitura ornamentale.
Ed aggiungo, allo scopo di delineare, da parte di esperti, un disegno ipotetico di quella chiesa, un altro particolare, venuto fuori sempre a causa di quel terremoto, che documento con un’altra foto: l’ultimo locale verso piazza A. Riga, quello affrescato all’interno con una Madonna al centro della volta, dove era la barbieria di Mario Quaglieri, probabilmente è un corpo aggiunto. La muratura, infatti, terminava con blocchi di pietra di oltre 40 cm. di altezza, a quattro metri circa dall’attuale spigolo.
Inoltre, sotto il marcapiano, dallo spigolo su descritto e la risega dove si inizia la scritta MUNICIPIO, vi era un altro arco di mattoni, ben visibile nella fotografia; questo aveva esatta corrispondenza con l’altro esistente al primo piano.
Durante i lavori di ristrutturazione, nello scavo all’interno dei locali del Circolo, furono rinvenute le tessere citate, e nello stipite di un vano di una porta apparvero i resti di un affresco di un frate francescano.
Non si conosce la data della fondazione di tale Chiesa, ma certo era una delle più antiche del paese, forse proprio la prima, dopo quella di S. Elia Vecchio, in quanto di essa si parla in diversi documenti dei Regesti Bernardi I dal 1266 al 1275: probabilmente venne costruita dopo il trasferimento del castrum nella località dove adesso sorge il paese, agli inizi del secolo XI, con il ripopolamento delle terre di Sancto Helia per opera dell’abate Aligerno (948-985), proseguito poi dal successore Mansone (986-996).
La Chiesa di S. Maria la Nova è più recente, visto che se ne parla nel testamento di Leonardo Infante del 12501; mentre l’altra di S. Biagio negli anni citati era perfettamente funzionante.
Posso dire che essa era il cuore pulsante della vita del Castrum, visto che in vi si riuniva l’assemblea dei cittadini per discutere dei problemi che si presentavano2.
Inoltre costituiva il cimitero di S. Elia: infatti vi “erano nove sepolture, una per i poveri, una per ciascuna delle famiglie Tommolillo (che aveva per insegna un paio di forbici grandi), Chiuso, delli Colli, Cozzo e Vacca; inoltre una per i sacerdoti della chiesa, e un’altra d’incerta appartenenza”3.


1 Regesti Bernardi I Abbatis Casinensis fragmenta, ed. A. Caplet, Roma 1890: «In Sancto Helya. Pro Ecclesia Sancte Marie Nove». “Eodem die (f.231b) […] an. 1250, die 13 Iunii, ind. 8, regnante Federico imperatore […]. Leonardus […]«In primis Ecclesiam Sante Marie novam, quam meis sumptibus in proprio fundo construxi et labore multo quondam Gentilis fratris mei […]”.
2 Regesti Bernardi I, ibidem: d. n. 268 del 21 giugno 1271 “Riccardus cum infrascriptis testibus declarat quod universitate S. Eliae congregata in ecclesia, Archidiaconus Brunus […]”; d. n. 287 del 25 settembre 1271 “Landulfus iudex S. Eliae et Iohannes notarius eiusdem Casytri declarant quod congregata universi tate in ecclesia S. Blasii […]; d. n. 287 del 25settembre 1271: […] Iohannes de Roggerio in predicto Castro per Iohannem bosonem Cataldum Curie publice banniri fecit […].Iohannes.
3 Pantoni Angelo, Notizie Storiche, Sant’Elia Fiumerapido in Bollettino Diocesano n 1 gennaio – marzo 1966, p. 46.

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