Giornata di studi sull’arte a Montecassino


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Studi Cassinati, anno 2009, n. 2

di Chiara Mangiante

Venerdì 22 Maggio si è svolto a Cassino, presso l’Aula Magna della Facoltà di Ingegneria, la giornata di studi sul tema “Arte a Montecassino e nella Congregazione Cassinese tra Medioevo ed Età Moderna. Perduto, disperso e conservato”, organizzato dal Dipartimento di Filologia e Storia dell’Università degli Studi di Cassino con il coordinamento scientifico della Prof.ssa Giulia Orofino, la Prof.ssa Ivana Bruno e la Prof.ssa Patrizia Tosini.
Dopo i saluti del Prof.re Giovanni Betta, Preside della Facoltà di Ingegneria, del Prof.re Sebastiano Gentile, Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia e della Prof.ssa Silvana Casmirri, Direttrice del Dipartimento di Filologia e Storia, la Prof.ssa Orofino ha presentato la giornata di studi spiegandone il titolo, il tema e il periodo di studio preso in esame, ossia quello che va dalla fine del XIV secolo al primo trentennio del Seicento.
Gli interventi della mattina sono stati moderati dalla Prof.ssa Giordana Mariani Canova dell’Università degli Studi di Padova.
Il primo a prendere la parola è stato Dom Mariano dell’Omo, dell’Archivio dell’Abbazia di Montecassino che ha relazionato su “Montecassino agli inizi dell’Età Moderna: il tramonto di una magnifica eredità, l’alba di una nuova civiltà”, in cui ha posto l’attenzione sul patrimonio librario di Montecassino e sulla biblioteca dell’Abbazia in età moderna, che, nel 1588, era aperta a monaci e studiosi laici.
Il secondo intervento è stato della Prof.ssa Alessandra Perriccioli Saggese, della Seconda Università degli Studi di Napoli, con una relazione su “I libri corali miniati per l’Abbazia di Montecassino: il ruolo di Montecassino nella diffusione dei modelli iconografici e nella circolazione degli artisti”, in cui avanza alcune ipotesi sull’attribuzione di cinque corali cassinesi (1516-1519) ad un’artista spagnolo e sul luogo di produzione, identificato nello scrittorio del Monastero dei Santi Severino e Sossio a Napoli. Il monastero di Montecassino incominciò poi a produrre anche da solo i corali, come testimoniano le note di spesa per l’acquisto della carta, della cera e delle spese di viaggio pagate a Matteo di Terranova, il quale, quando arrivò a Perugia, usò il modello cassinese.
Il Prof.re Enrico Parlato, dell’Università degli Studi della Tuscia, ha invece relazionato sulla “Scultura rinascimentale a Montecassino”, illustrando i monumenti funebri di Piero dei Medici, opera di Antonio da Sangallo assistito da Matteo Quaranta (o della Cava), e di Guido Fieramosca, opera di Giovanni da Nola. I due monumenti, nel coro della Basilica del monastero, furono realizzati dagli anni Trenta del Cinquecento al 1559 e rappresentano un modello liturgico di tipo architettonico che ha un suo antenato mediceo nelle tombe di Leone X e Clemente VII.
Dopo una breve pausa ha preso la parola la Prof.ssa Ivana Bruno, dell’Università degli Studi di Cassino, con uno studio inedito riguardo “La tutela del patrimonio storico-artistico nell’Italia unita. Il caso dell’Abbazia benedettina di Montecassino”: nel 1866 il patrimonio e l’edificio monastico vennero posti sotto la tutela dello Stato. Nell’inventario della presa di possesso veniva elencato tutto il patrimonio di Montecassino con una descrizione dettagliata di tutti i beni. Si costituì la Soprintendenza del Monumento Nazionale di Montecassino, a capo della quale vi era l’abate. La soprintendenza godeva di grande autonomia nella tutela, nella conservazione e nel restauro. Nel 1907, con l’istituzione delle nuove soprintendenze, venne effettuata una catalogazione del patrimonio storico-artistico dell’Abbazia secondo la nuova normativa.
La Prof.ssa Teresa D’Urso, della Seconda Università degli Studi di Napoli, ha spiegato la produzione manoscritta e gli scambi tra i monasteri campani e quelli appartenenti alla Congregazione di Santa Giustina con una relazione dal titolo “La produzione dei libri di coro miniati per i monasteri campani nella congregazione di Santa Giustina”.
I lavori pomeridiani sono stati moderati dalla Prof.ssa Alessandra Perriccioli Saggese. Le relazioni della Prof.ssa Patrizia Tosini e della Dott.ssa Viviana Rosato, dell’Università degli Studi di Cassino, sul tema “Perduto, disperso, conservato. La pittura del secondo Cinquecento – Il caso di Marco Mazzaroppi”, mostravano l’opera del famoso pittore di San Germano che divenne un modello per le rappresentazioni di San Benedetto; nelle sue opere, infatti, sono sempre presenti alcuni elementi come la Fabbrica di Montecassino o il pastorale impugnato dal Santo, che corrisponde alla descrizione del Caravita del 1628.
Tornando alla produzione manoscritta, la Prof.ssa Giordana Mariani Canova con “I corali miniati della Congregazione di santa Giustina nel Quattrocento: progetto per un catalogo”, ha illustrato la rielaborazione dei corali nelle comunità venete per stabilire se si tratti di un caso isolato o di una rielaborazione visibile nelle altre comunità presenti nella Congragazione Cassinese.
Gli ultimi due interventi sono stati della Prof.ssa Federica Toniolo, dell’Università degli Studi di Padova, e della Prof.ssa Giusi Zanichelli, dell’Università degli Studi di Salerno.
La prima relazione, “La formazione del linguaggio moderno nei codici liturgici della Congregazione Cassinese: ricerche e ipotesi”, mostrava, tra i vari punti trattati, come alcuni cenobi si avvalsero dell’opera di artisti non del luogo per la loro produzione manoscritta. Esempi sono i monaci di San Pietro a Perugia che commissionarono dei nuovi corali a miniaturisti foresti già operanti a Montecassino, e il salterio per San Giorgio Maggiore a Venezia, datato agli anni Quaranta del Cinquecento, per il quale il cenobio si affida per la prima volta ad un’artista centrale, Jacopo Del Giallo, che firma anche l’opera.
Nella seconda relazione, “La memoria del Fondatore: immagini di San Benedetto in alcuni cicli di corali della Congregazione di santa Giustina”, sono stati trattati i problemi riguardanti l’iconografia di San Benedetto, dalle più antiche rappresentazioni della vita del santo nelle fonti scritte fino alla rielaborazione della narrazione delle immagini alla metà del XV secolo. Di questa nuova iconografia vengono portati ad esempio due codici, il primo è un codice di Piacenza conservato ora alla Morgan Library di New York, mentre il secondo, ora alla Biblioteca Comunale di Mantova, era forse destinato a un monastero a Bergamo. Non dovrebbero, però, essere i primi codici con questa iconografia, ma altri modelli da ricostruire.
La giornata di studi si è conclusa con un dibattito e domande ai relatori.

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