Alife: aperti al pubblico i resti dell’anfiteatro e del criptoportico


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Studi Cassinati, anno 2009, n. 2

di Ferdinando Corradini

Sabato 25 aprile sono stati aperti alla fruizione del pubblico i resti dell’anfiteatro e il criptoportico di Alife. Dell’esistenza di un anfiteatro in questa città si era avuta notizia fin dalla prima metà del Cinquecento, allorché l’umanista Mariangelo Accursio divulgò il testo di un’iscrizione lapidaria, da lui vista in “Allifis, dentro a S. Pietro”, in cui si faceva espresso riferimento a un notabile locale che offrì i giochi gladiatori, anzi, per la precisione, “trenta paia di gladiatori”, allorché fu eletto Decurione, e ventuno in un’altra occasione. Come si vede, anche nel passato si faceva politica tramite lo spettacolo. Dell’anfiteatro alifano si tornò a parlare nella metà degli anni settanta del Novecento, allorché si provvide a ristampare l’opera settecentesca di uno studioso locale. Ma fu a seguito di una circostanza casuale che si riuscì a identificare il sito preciso del monumento. Nel 1976 un cittadino alifano, dalla finestra della sua abitazione, che era posta esattamente sull’arena dell’anfiteatro, notò tra le erbe del terreno retrostante la sua casa le tracce evidenti di un semicerchio e informò della cosa gli studiosi locali. Si capì così che quel semicerchio evidenziato dall’erba non era altro che la traccia del sottostante muro perimetrale dell’anfiteatro nel quale il notabile alifano del periodo imperiale romano aveva offerto gli spettacoli gladiatori. Iniziò così l’iter burocratico, passato attraverso l’acquisizione dell’area da parte del Comune e la sottoposizione della stessa a vincolo da parte della Soprintendenza archeologica. Poi i lavori di scavo che, però, hanno potuto riportare alla luce soltanto una metà circa del monumento: l’altra metà si trova sotto una strada e alcuni fabbricati adibiti a case popolari.
Non meno significativa la vicenda del criptoportico, posto dentro le mura romane della città e che è simile a quelli di Suessa e Capua. Lo stesso, di cui si ignora la funzione originaria (forse costituiva la sostruzione di un sovrastante tempio) è stato utilizzato anche durante l’ultima guerra come rifugio dai bombardamenti aerei, tanto che ancora oggi è popolarmente conosciuto come “il ricovero”. Il materiale rinvenuto in occasione dei lavori di scavo sia dell’anfiteatro che del criptoportico è stato tanto ingente da far divenire insufficienti gli ambienti in cui è allocato il museo di Alife, per cui si è pensato di posizionare lo stesso nel castello normanno, che, però, necessita di notevoli interventi di restauro, trovandosi allo stato di rudere. Notevole impegno l’amministrazione comunale sta profondendo anche per la salvaguardia delle mura romane della città, di cui si conservano ampi tratti insieme con le porte originarie.
Altri notevoli impegni attendono, quindi, il prof. Alessandro Parisi, assessore al Patrimonio Storico Archeologico, che è stato il regista di tutta l’operazione. Per lunghi anni è stato docente in una scuola di Cassino. Ma i legami fra Cassino e Alife non sono costituiti soltanto dal prof. Parisi. Allorché le due città ebbero la cittadinanza romana, furono entrambe ascritte alla tribù teretina, come ha evidenziato il Salmon nel suo Il Sannio e i Sanniti, probabilmente ciò non fu dovuto al caso.

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