I guasti del fiume Rapido nel passato


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Studi Cassinati, anno 2009, n. 1

di Giovanni Petrucci

Il graduale impoverimento della portata del Rapido e l’utilizzo delle sue acque per l’irrigazione di terreni all’intorno del Cassinate hanno ridotto l’impetuosità della corrente, che un tempo in certe giornate era veemente. Il ricordo di essa non affiora più nemmeno nei periodi eccezionali delle piogge invernali, quando cresceva la piena e l’ululato rabbioso del fiume si levava dalle acque giallastre, facendosi sentire pauroso lungo il Corso Angelo Santilli di Sant’Elia Fiumerapido. Una volta non faceva dormire i Santeliani che dimoravano nelle case che affacciavano sulle Ripe. I nonni rievocavano le inondazioni che coprivano come un immenso lago la campagna dal Pantano al Ponte Nuovo fino a Cassino. Quando eravamo ragazzi, in certi giorni, non potevamo scendere in questa città a causa dell’acqua che al bivio era di oltre un metro. Anche nel dopoguerra poté rientrare una sera a S. Elia solo camion americano, un dodge, che aveva grandi ruote.
La pericolosità del Rapido era nota nell’antichità; il De Tummulillis che scriveva intorno al 1450 rilevava i disastri che esso causava con la sua irrefrenabile corsa.
I guasti maggiori si verificavano proprio a Cassino, visto che esso giungeva con tutta la sua violenza fino alla porta della città, situata a Nord, che si chiamava appunto Porta Rapido.
Il giorno 8 settembre del 1473 il Monastero, la Rocca Ianula e Cassino furono investiti da una eccezionale bufera, in seguito alla quale la città venne invasa dalle acque che scendevano non solo dalla Rocca, ma anche da quelle che straripavano dal letto del Rapido.
“Questa tempesta, con l’acqua che scendeva per il pendio sulla città di San Germano manifestò tutta la sua violenza. Dapprincipio fece cadere la campana della Rocca Ianula e se la portò come una piuma per il cielo e la ridusse in pezzi sulle rocce aspre ed irte di punte sotto la stessa Rocca; quindi si diresse sulla Chiesa di S. Germano e su quasi tutte le case dell’abitato: in gran parte le scoperchiò e ne investì le pareti con grossi chicchi di grandine, causando notevoli danni; inoltre trasportò per l’aria molte masserizie.
Il temporale e l’acqua che scendeva per il colle della Rocca Ianula defluì per i vicoli e le piazze della città tanto che a tutti sembrava di venire completamente sommersi. Così tutte le chiese e i piani terranei delle abitazioni della città si riempivano d’acqua che non aveva più l’uscita attraverso le aperture verso la periferia; il livello dell’acqua fu così alto nelle piazze che raggiunse oltre un metro di altezza e nello slargo di Porta Rapido ostruì l’apertura; quindi la corrente, non potendo uscire per essa, si riversò all’indietro per altre piazze e luoghi.
Se due uomini coraggiosi e robusti non si fossero spogliati e non avessero rotto tale porta Rapido che era rimasta ostruita, si sarebbero verificati altri danni più gravi per la città: tutti gli abitanti dei vani a livello stradale e dei primi piani dovevano essere trasportati in quelli superiori perché non annegassero. Inoltre molte vettovaglie che si trovavano nelle stesse abitazioni andarono in rovina e si dispersero […]”1.
Le alluvioni che si ripetevano sistematicamente ogni inverno, ed a volte erano disastrose, allagavano i locali costruiti più in basso delle strade, facevano uscire fuori le masserizie, danneggiavano i beni ivi esistenti, come è descritto nel passo riportato, ed andavano ad accumulare i detriti oltre i caseggiati, nelle terre coltivate.
Opportunamente l’Abate Bernardo IV Ferrajolo nell’anno 1585 diede l’incarico ad esperti di progettare un’opera per eliminare o limitare l’inconveniente: egli “risolse in tal modo il problema delle alluvioni e consentì un uso differenziato del prezioso liquido”2.
L’alveo, sicché, prima di Cassino, nell’ultima parte venne diviso in tre corsi di portata ridotta.
A questa tripartizione accenna il Gattola nella sua opera3.
Ma l’impetuosità non venne definitivamente domata, almeno in certi periodi. L’eco dei guasti trova conferma in uno studio piuttosto recente, nelle Osservazioni Fisiche di Terra di Lavoro di C. Notarangeli4: “Il suo alveo dall’origine fino a S. Germano è di bianco silice […] dalla coltura di que’ luoghi montuosi non da molto tempo introdotta, venendo la superficie smossa, i temporali ne precipitano tanta copia nel fiume, che ricoprendosi il letto, i Sangermanesi per evitare che le loro campagne non restino ingombrate da siffatta arena, e sommerse dall’acque, son costretti farne in ogni anno l’espurgo; non ostante questo, però, dalle ordinarie esperienze vassi talmente a rialzare il piano in faccia della città, che di già è a livello co’ primi appartamenti delle abitazioni; male cui converrebbe apportarvi rimedio sollecito.
Nel rimanente del suo alveo è ordinariamente limoso e […] con delle piante di salci lungo le rive […]”.
Nel 1838 dovette intervenire il Decurionato di S. Germano, in seguito ad un esposto di privati cittadini, i quali lamentavano che il Rapido aveva invaso le campagne, impaludandole e rendendole malsane; per questo motivo chiedevano che si ricostruissero gli argini. Discusse ampiamente di ciò rilevando inoltre che le alluvioni causavano la malaria e avevano arrecato danni anche alla consolare, la via Casilina, che attraversava la città:
“L’anno milleottocentotrentotto, il giorno 21 agosto riunito il Decurionato vi è intervenuto D. Mauro Pegazzani, a premura del quale venne invitato, per la volontaria dimissione del secondo eletto, e mancanza del Sindaco. D. Bernardo Iucci, D. Domenico Gentile, D. Giuseppe Petrarcone, D. Filippo Fiorentini, D. Ferdinando Manna, D. Filippo Mascioli,, D. Benedetto Cocchiara, D. Giuseppe Villa, D. Giuseppe D’Ambrosio, D. Paolo Gallozzi, D. Giulio Rubres, D. Deinardo Fusco.
In settimo luogo si è presentato l’altro officio del lodato superiore signor Sottointendente del Distretto dei 22 giugno passato, n. 1379, nel quale vedesi allegato una supplica di diversi naturali del Comune, con cui espongono a S. E. il Ministro Segretario di Stato dell’Interno li guasti arrecati dal fiume Vinio alle loro proprietà e dimandano la provvidenze per le arginazioni e ripari. Il Decurionato trova dovere unire a tali premure le sue, perché le acque di quel fiume, avendo abbandonato il vecchio letto, ed essendosi gittato nei terreni sottoposti, han fatto che non poco ne risentissero detti fondi notevole danno, le acque rimangono nei fossi e producono un’aria infettiva e malsana, non che rovinano la consolare che attraversa, la quale riporta maggiori danni.
Queste circostanze sonosi dimostrate ai Superiori con ragioni chiare ed evidenti e niuna disposizione si è data, conformemente il Decurionato risparmiandosene la ripetizione opina dichiarare che l’esposto è più che vero, che ne risentono danni i cittadini per i loro fondi e per la loro salute e l’Amministrazione di Ponti e Strade per la consolare. Ciò posto, volendosi dare il dovuto riparo è mestieri che si esegua subito e la spesa sia ripartita tra i possessori di fondi, tra il Comune e l’Amministrazione di Ponti e Strade in parti uguali.

Sangermano 8 settembre 1838

Pel Sindaco e 2° eletto

Per copia conforme

Il Decurione Mauro Pegazzani Pel Decurione il Cancelliere Avv. Danesi”5
Nella perizia effettuata il 31 agosto 1838, di sei fogli con relazione, conteggio ed approvazione della Real Segreteria di Stato degli Affari Interni e lettera ministeriale del 30 gennaio 1839, è detto: “per spurgare e riabbassare il letto del fiume Loreto-Vilneo” venne prevista una spesa totale di 3000 ducati. In essa era evidenziato che il fiume aveva rotto gli argini, lasciando in secco il letto naturale e formandone un altro, e aveva trovato libero corso per le campagne; inoltre aveva coperto la strada consolare minacciando in pari tempo le fondazioni dei ponti e ponticelli6.
Alcuni anni dopo, sembra nel 1844, alcuni chierici di Sangermano inviarono una petizione direttamente all’Intendente della Provincia di Terra di Lavoro, lamentando gli stessi inconvenienti; che cioè le acque del Rapido avevano invaso le terre lasciando grandi quantità di rena, rendendole perciò improduttive; inoltre l’acqua stagnante arrecava grave minaccia con la malaria alle popolazioni circostanti:

“A.S.E
Al Signor Principe Capece Zurlo
Intendente della Provincia di Terra di Lavoro

I sottoscritti cittadini del Comune di S. Germano rassegnano che il fiume Rapido, nelle ultime piogge, sotto l’argine al luogo detto La Madonna di Loreto, ha cagionato un guasto di grave conseguenza, disseminando gran quantità di arena nelle terre sottoposte, ove ha lasciato molta abbondanza di acqua, che tuttora impaluda e minaccia in ogni altra pioggia nuova inondazione.
Dappoiché è a temere che cotal danno non riparato ben presto, per mancanza di mezzi, a causa dell’aria mal sana che ne risulta arrechi gran nocumento alla salute degli abitanti nel mentovato Comune, supplicano fervidamente V. E. tanto premurosa del benessere dei sudditi di Sua Maestà -D. G.- che dia senza ritardo i necessari provvedimenti per ovviare opportunamente a spese della Provincia a tale infortunio.

E l’avranno a grazia singolarissima.

Francesco Saverio, arcidiacono,
Loreto Lena, primicerio,
Giuseppe Can. Mutale, parroco,
Crescenzo Lena, canonico,
Giuseppe Fiorenza, canonico,
Lorenzo Faveny, canonico,
Giuseppe Ponari, semicanonico
Domenico Antonio Fusco”7.

Gli stessi inconvenienti venivano lamentati anche dal De Foco che scriveva nel 1902:
“[…] È questo ramo che nei periodi piovosi, per la incapacità dell’alveo e l’angustia del ponte, si gonfia e straripa; e abbattendo i ripari, invade la strada provinciale, ne asporta il massicciato e danneggia i campi, e non è impossibile che sia causa anche di disgrazie; […] Al Vallone S. Silvestro […], che minaccia Cassino perpetuamente dalle spalle, […] si dovette in grandissima parte la terribile inondazione del 1893, nel quale [torrente], avendo trascinato dai monti dei grossi macigni e distrutto un ponte da poco costruito per la rettificazione della Via di Caira, si venne a formare con questi materiali una barriera sul suo letto. Allora abbatté i muri di cinta di parecchi orti e si gettò nell’interno della città, producendo gravissimi danni e perfino vittime umane […].
Era uno spettacolo spaventevole. L’acqua aveva invaso tutti i negozi, arrecando gravissimi danni.
E la scena era ancor più raccapricciante per le grida di aiuto che si levavano da ogni parte, e pel timore che si avessero a deplorare vittime umane […]. Allora un povero cenciaiolo di Sora, con evidente pericolo della sua vita, si avventurò a nuoto in quel torbido lago e […] cominciò coll’aprire un varco alle acque […]”8.
Allo stato attuale i danni da secoli lamentati, sono stati eliminati; e questo è dovuto al fatto che la portata delle acque, come è stato detto all’inizio, si è ridotta moltissimo e perché il letto nel dopoguerra è stato deviato in località Nocione, ad alcuni chilometri da Cassino.
E questo indovinato accorgimento ha eliminato anche da Cassino la nebbia, comunemente chiamata “la paesanella”, che vi regnava sovrana nei mesi freddi invernali.
Che i campi di Cassino fossero umidi e coperti da fastidiosa nebbia è noto fin dai tempi antichi. Silio Italico nel De Bello Punico, nel libro secondo, definisce “Nymphisque habitata Casini rura […]” e, nel quarto, “Et nebulosi rura Casini […]”.
Il Del Foco, nell’opera citata alla nota precedente, dice: le nebbie “[…] l’investono nella fredda stagione. Anche le guide di Montecassino si premurano di farci sapere che per tali nebbie si dovette togliere il Seminario Diocesano (che per antiche costituzioni doveva essere a Cassino), da quegli splendidi e grandiosi locali che vanno sotto il nome di Seminario al Colosseo, a tal uopo costruiti […]”9

1 A. De Tummulillis, Notabilia Temporum, Roma 1890, p. 207. Nel capitolo CCXXIII di tali “Notabilia Temporum” si legge che “[…] die VIII septembris […]” del 1400 il Monastero, la Rocca Ianula e Cassino furono investiti da una eccezionale “tempestate”, in seguito alla quale la città venne invasa dalle acque che scendevano non solo dalla Rocca Ianula, ma anche da quelle che fuoriuscivano dal letto del Rapido; allora “Que tempestas descendens per declivium super civitatem Sancti Germani fecit similiter; quia deposuit primo campanam Rocce Ianule et illam per aerem deportavit et confregit in scrupulosa saxa suptus ipsam roccam, deinde ecclesiam sancti Germani et omnes quasi domos civium pro magna parte dixcoperuit et lateres cum dictis grandinibus grossis confregit et subvertit, et per aerem ulterius deportavit. que tempestas et indunnatio aquarum descendens per montem Rocce Ianule adeo defluit per vicos et plateas dicte civitatis, quod videbatur subfocari; ita quod omnes ecclesie et domus terrane dicte civitatis existentes in plano implebantur aquis non habentibus exitum per meatus suos ad extra, in tantum quod abundavit acqua per plateas planas usque ad mediam cannam, et in platea Rapidi clausit portam, et non valens exire per portam versa est retrorsum per alias circumstantes plateas et loca; et nisi duo viri audaces et fortes se spoliassent et cumfregissent dictam portam clausam Rapidi, fuissent subsecuta multa alia peiora mala per totam civitatem quia omnes habitantes in domibus terraneis et subsolaribus planis oportebat eos adscendere ad domos suprasolares ne demergerentur, et multa victualia que erant in ipsis domibus, fuerunt absorta et deperdita. et similiter ab extra arbores uve et alii fructus terrestres, ac olera et caules ex dictis grandinibus ventis et tempestatibus fuerunt confracti conquassati et deperditi […]”.
2 E. Pistilli, Il Consorzio di Bonifica Valle del Liri: 40 anni di sviluppo, Cassino 1990, pag. 46; A. Della Noce, in Chronica sacri Monasterii Casinensis, l. I, cap. 5, Lutetiae Parisiorum, 1668, pag. 110, nota k.
3 E. Gattola, Ad historiam Abbatiae Cassinensis Accessiones, Venezia 1734, p. 753: “…Postquam illum, atque Vallisrotundae excurrerit tres in partes in agro Sangermanensi dividitur Rapidus ne urbem inundet, quae paulo post iterum copulantur…”.
4 C. Notarangeli, Osservazioni Fisiche di Terra di Lavoro, testo manoscritto del 1812 della preziosa biblioteca del compianto Torquato Vizzaccaro, p. 25.
5 Intendenza Borbonica, Bonifiche, Busta 45, f. 188.
6 Intendenza Borbonica, Bonifica, b. 45. F. 188. La perizia, composta di sei pagine manoscritte, redatta dal Corpo degli Ingegneri di Acque e Strade di Sora, venne approvata dalla Real Segreteria di Stato degli Affari Interni con ministeriale in data dei 30 gennaio 1839.
7 Intendenza Borbonica Bonifiche Busta 45, f. 188.
8 O. Del Foco, Cassino e le sue acque, Milano 1912, pp. 14, 19, 28.
9 O. Del Foco, ibidem, p. 6.

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