Lotta politica nei circondari di Frosinone e Sora all’indomani della prima guerra mondiale


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Studi Cassinati, anno 2009, n. 1

di Antonio Chiarlitti*

Il territorio della provincia di Frosinone nel periodo antecedente al 1927 era diviso amministrativamente tra il circondario di Frosinone, appartenente alla provincia di Roma, e il circondario di Sora, facente parte della provincia di Terra di Lavoro. L’unificazione territoriale dei due circondari, attuata con delibera del Consiglio dei Ministri dei 6 dicembre 1926 e del Regio Decreto del 2 gennaio 1927, n.° 1, portò alla creazione della nuova provincia di Frosinone1.
Proprio in virtù di tale divisione amministrativa diventa necessario, per una ricostruzione storica degli anni del primo dopoguerra per l’intero territorio dell’attuale provincia di Frosinone, orientare l’indagine verso i due ex circondari di Frosinone e Sora.
Il circondario di Frosinone, che comprendeva 43 comuni e si estendeva su una superficie di 1823 Kmq. seguiva fondamentalmente i confini della Ciociaria storica. A sud era diviso da quello di Sora dal corso del fiume Liri; nel tratto compreso tra il confine degli Abruzzi e il territorio di Ceprano-Falvaterra. Inoltre, a sud, confinava con il circondario di Gaeta e a nord-ovest con quello di Velletri. A nord esso era delimitato dagli stessi confini attuali della provincia di Frosinone con quelle di Roma e dell’Aquila.
Il circondario di Sora, composto da 40 comuni e con una superficie di 1376 Kmq, era formato dal Sorano e dal Cassinate. Confinava a sud-ovest con il circondario di Gaeta, lungo tutto il percorso del basso Liri, da Ceprano fino alla confluenza con il Garigliano nei pressi di Sant’Ambrogio. A sud il circondario confinava con quello di Santa Maria Capua Vetere mentre a nord ed a est il confine era lo stesso che attualmente separa la provincia di Frosinone dalle provincie di Isernia e dell’Aquila. A nord-ovest era il fiume Liri da Sora a Ceprano a delimitare il confine con il circondario di Frosinone .
La prima guerra mondiale terminata nel novembre dei 1918, determinò in Italia mutamenti strutturali abbastanza notevoli nell’industria e nell’agricoltura; creando una situazione congiunturale quanto mai grave. Gli aspetti principali di questa crisi sono da ricercarsi nel grave disavanzo prodottosi nel bilancio dello Stato, nell’aumento abnorme del debito pubblico, nell’inflazione crescente e nel forte disavanzo della bilancia dei pagamenti con l’estero, senza contare l’aumento galoppante dei prezzi, l’aumento della disoccupazione e la crisi di alcune industrie gonfiate dalla guerra2.
La grave crisi economica, successiva al conflitto, ebbe pesanti riflessi anche nei circondari di Sora e Frosinone. Tale stato di cose non impedì comunque la ripresa dell’attività politica in entrambi i circondari.
Le prime elezioni politiche del dopoguerra si tengono il 16 novembre del 1919, sulla base di una nuova legge elettorale che prevedeva un sistema di elezione di tipo proporzionale. La legge elettorale voluta da Nitti estendeva il diritto di voto a tutti i cittadini maschi che avessero compiuto il ventunesimo anno di età, oltre a quelli che, pur non avendolo raggiunto, avevano prestato il servizio nelle forze armate mobilitate. L’Italia inoltre fu ripartita in 54 collegi elettorati, dei quali 42 corrispondenti ad una sola provincia3.
Nel circondario di Sora, inserito nel collegio elettorale di Caserta, parteciparono alle consultazioni del 1919 con liste proprie, il gruppo dei democratici e combattenti, il gruppo liberal democratico, il Partito popolare italiano ed il Partito socialista ufficiale. Il gruppo dei democratici e dei combattenti si costituì in occasione delle elezioni: i riformisti Alberto Beneduce e Giovanni Tescione fecero, infatti, blocco con esponenti del combattentismo di destra come Antonio Casertano e Giovanni Persico, affermandosi con 34.125 voti come la seconda forza politica di Terra di Lavoro. Si trattava di un gruppo formato da forze eterogenee che avranno anche in seguito percorsi politici diversi, soprattutto in relazione allo sviluppo del fenomeno fascista. Il gruppo liberaldemocratico, che in provincia di Caserta raccoglieva i nittiani, faceva capo all’on. Achille Visocchi. Di esso facevano parte, oltre al Visocchi, Gaetano Ciocchi, Teodoro Morisani, Fulco Tosti, Alfredo Dusmet e Giuseppe Lonardo. Tale schieramento poteva contare, tra le sue fila, sulla figura di Achille Visocchi, il quale godeva di ampio seguito in tutto il Cassinate. Nato, infatti, ad Atina (1863 m.1945), faceva parte di una delle più importanti famiglie di industriali ed agrari di tutta la provincia di Caserta. Deputato per 7 legislature a partire dal 1900, ebbe vari incarichi governativi con Salandra, Orlando e Nitti. Nominato nel primo Governo Nitti, ministro dell’Agricoltura, emanò, nel novembre del 1919, il decreto con cui si favoriva la concessione di terre ai contadini reduci di guerra. La lista risultò la prima forza politica provinciale, con 45.289 voti, avvalendosi in misura non trascurabile anche del sostegno del settore imprenditoriale del Cassinate. Si legge, infatti, nel telegramma del 5 ottobre 1919, inviato dal sottoprefetto di Sora al ministero dell’Interno:
“Addì 3 corr. in Cassíno si sono costituiti in Comitato Liberale tutti gli impresari e cottimisti di opere edilizie di Cassino, in numero di ventitré, con a capo l’impresario Vitti Francesco, onde riaffermare la loro fiducia nella persona dell’ex rappresentante politico S. E. Visocchi e proclamare di rendersi assertori e propugnatori della lista di cui egli farà parte. In giornata stessa detto Comitato ha fatto affiggere gran numero di manifesti al pubblico nei quali si invitava tutta la classe lavoratrice ad associarsi ai loro voti e di aderire al predetto Comitato. Sono preannunciate le riunioni delle società operaie e del Circolo Generale Democratico cui decisioni riservomi comunicare”4.
Il P. P. I., il cui maggiore esponente era Alberto Turano, ottenne 15.989 preferenze; risultando la terza forza politica.
Il partito socialista, sviluppatosi in provincia a partire solo dai primi anni del 1900 e che annoverava tra i suoi maggiori esponenti Vittorio Lollini, Ettore Valente, Antonio Indaco, Bernardo Nardone e Alfonso Notarantonio riportò 11.906 voti5.
Alla vigilia del confronto elettorale le autorità locali sempre attive nel relazionare sulla situazione politica. avevano temuto fortemente una sconfitta dei partiti d’ordine, come risulta da una relazione del sottoprefetto di Sora del 6 ottobre 1919 al prefetto di Caserta: “Con l’avvicinarsi delle elezioni si va rendendo sempre più urgente la decisione sul come possa essere rappresentata Sora […]. Per esaminare la situazione conviene tener presente quelli che, come esposto precedentemente, ne sono i punti principali:
a) attuale prevalenza potenziale del socialista ufficiale Lollini formata píú da adesioni personali che da organica forza socialista;
b) preoccupazione comune agli elementi non socialisti di evitare una vittoria Lolliana dalla quale si prevederebbe lo sviluppo e il dilagare dei bolscevismo;
c) convinzione generale di tutti, socialisti e non socialisti, che sia assolutamente necessario dare a Sora un proprio rappresentante affinché cessi quell’abbandono in cui l’intera cittadinanza ha la sensazione anzi, la convinzione, di essere stata lasciata di fronte alla sventura del terremoto dopo i provvedimenti urgenti e transitori dei primi momenti; d) mancanza di persona autorevole del posto sulla quale si possono far convergere le simpatie della popolazione non disposta ad accettare per ragioni diverse né il Comm. Mazzenga né l’avv. Rea.
Da queste premesse si deduce che la lista nella quale non si trovasse un rappresentante di Sora andrebbe incontro a grave perdita […].
Non posso infine tacere che la scissione locale degli elementi d’ordine sarebbe perniciosa e sarebbe un coefficiente di prevalenza lolliana. Infatti la massa desiderosa di un rappresentante proprio finirebbe per volgersi a questi (Lollini) che pur non rispondendo ai suoi criteri politici, apparisse meglio quotato o più sicuro. Si direbbe: meglio questo che niente”6.
In generale i risultati elettorali del 16 novembre sancirono per la provincia di Caserta l’elezione, con 43.652 voti, di cinque deputati liberal democratici (Achille Visocchi, Gaetano Ciocchi, Gennaro Marciano, Teodoro Morisani, Fulco Tosti), con 33.014 preferenze di quattro deputati della lista dei democratici e combattenti (Alberto Beneduce, Antonio Casertano, Basilio Mazzarella e Giovanni Tescione), con 15.553 voti di due popolari (Alberto Turano e Giuseppe De Michele), del socialista Vittorio Lollini (11.906 voti), di un “isolato” Giuseppe Buonocore, con 8.554 voti7.
In linea con il resto della provincia, anche nel circondario di Sora è la lista ministeriale ad ottenere il maggiore numero di preferenze. I voti del Sorano e del Cassinate risultano, altresì, decisivi ai fini dell’elezione del nittiano ministro dell’Agricoltura Achille Visocchi; unitamente all’unico socialista espresso dal collegio di Caserta, l’avvocato Vittorio Lollini. Per le altre liste non viene eletto nessuno dei candidati del Sorano o del Cassinate8.
Nel circondario di Frosinone, inserito nel collegio elettorale di Roma, alle elezioni parteciparono i seguenti gruppi politici: il liberale-democratico, il liberale nazionalista, il partito popolare italiano, il partito socialista ufficiale e la coalizione repubblicana riformista-combattenti.
Tra i vari partiti politici chi affrontava le elezioni con una carica anche, antiparlamentare, era il partito socialista. Infatti il principio socialista sul quale si doveva uniformare la lotta politica si basava, sia sulla violenta protesta contro la guerra, sia sulla condotta dei rappresentanti in parlamento: improntata tutta su una opposizione sistematica tendente a spezzare nelle mani della borghesia, lo strumento dell’azione parlamentare.
Per il collegio di Roma candidati ciociari erano presenti nelle liste elettorali di tutti i partiti. Domenico Marzi nato a Priverno ma residente a Frosinone nella lista socialista, Vincenzo Carboni di Frosinone, Paulo Sindici di Ceccano e Raffaele Zegretti di Anagni nel gruppo liberal democratico, Giuseppe Ferrante di Frosinone nel partito popolare, Domenico Antonelli di Ceccano nel partito nazionalista Paolo Ceci di Alatri nella lista repubblicana riformista-combattenti9.
Nel Frusinate, dove la polemica fra socialisti e popolari era particolarmente dura, spesso ai comizi seguivano incidenti e provocazioni. Alcuni scontri avvengono a Frosinone il 18 ottobre, durante un confronto tra i popolari Giuseppe Ferrante ed Egilberto Martire ed i socialisti Domenico Marzi e Maria Giudice. Altri incidenti avvengono ad Alatri: da un fonogramma del 1 novembre 1919 della prefettura di Roma, si apprende, infatti, che in occasione di un comizio socialista in piazza Santa Maria Maggiore, durante il quale avevano preso la parola il segretario della Lega dei Contadini, Antonio Colello e l’avv. Domenico Marzi, il consigliere comunale Evangelisti e gruppi di cittadini avevano interrotto con violenza gli oratori. Essendo, poi, sorti gravi tumulti il comizio era stato sciolto con la forza e nel trambusto c’erano stati scontri fra socialisti e avversari10.
I risultati elettorali, nel collegio di Roma, videro il Partito popolare conquistare, con 46.250 voti, quattro seggi che andarono ad Egilberto Martire, Francesco Boncompagni Ludovisi, Amanto Di Fausto e Pietro Borromeo. I socialisti ottennero 43.521 voti e quattro seggi (Giulio Volpi, Giovanni Monici, Alceste Della Seta e Domenico Marzi). La lista liberale ottenne 43.202 voti e inviò in Parlamento quattro deputati: Alfredo Baccelli, Vincenzo Carboni, Giorgio Guglielmo e Raffaele Zegretti. Il partito nazionalista prese 22.340 voti e due seggi che andarono a Luigi Federzoni ed a Gioacchino Mecheri. Infine alla lista che comprendeva repubblicani, riformisti e combattenti andarono 21.080 voti e un seggio (Attilio Susi). Nel circondario di Frosinone i risultati videro piazzarsi al primo posto la lista democratico liberale; mentre il P.P.I., pur risultando per numero di voti il secondo partito, non conquistò nessun seggio11.
A distanza di appena un anno dalle elezioni politiche del novembre 1919 si svolsero le elezioni amministrative generali, le quali si tennero sulla base della vecchia legge elettorale amministrativa12.
Nel circondario di Sora si attivarono in vista di questa nuova scadenza i socialisti i popolari e le forze liberal democratiche. Il partito socialista, in vista dell’imminente confronto, si riunì in congresso nel giugno del 1920. Tenutosi a Santa Maria Capua Vetere, oltre al rinnovo del Comitato federale, i lavori affrontarono non tanto il problema della eventuale partecipazione alla campagna elettorale, quanto la funzione, che i Comuni “conquistati”, avrebbero, in caso di successo, dovuto svolgere nel quadro della società borghese. Del resto anche le forze governative alla vigilia del voto erano percosse da problemi ed incertezze, che in diversi centri di Terra di Lavoro si riflettevano nelle difficoltà ad organizzare le liste elettorali. Lo stato di crisi era così profondo che ad Isola del Liri, per esempio, non fu presentata nessuna lista. Avvenne la stessa cosa anche a Sora, Alvito,Villa Latina, Vicalvi e Colle San Magno. Liste liberali erano assenti anche nei collegi elettorali di Cassino, Sora, Alvito, Roccasecca e Pontecorvo13. Una panoramica sulla critica situazione politica del periodo in alcuni centri del circondario è oggetto di una lettera del 4 settembre 1920, del sottoprefetto di Sora al prefetto di Caserta. Nel documento si legge:
“Facendo seguito alla mia nota del 3 scorso mese, n. 217. pregiami completare le notizie circa la nuova costituzione dei Consigli Comunali di questo Circondario in rapporto ai partiti locali:
Acquafondata – Il Comune non ha veri e propri partiti. È diviso in due gruppi di Popolazioni, capoluogo e frazioni. Il movimento elettorale avrà carattere di prevalenza di interessi dell’uno sull’altro partito.
Aquino – Il Commissario prefettizio dichiara che non si è avuta una vera delineazione dei partiti e si riserva migliori e più concrete informazioni. Questo ufficio ritiene che la Lega dei contadini sosterrà la lotta con probabilità di ottenere maggioranza nella locale rappresentanza.
Atina – La sezione socialista prenderà parte alle prossime elezioni amministrative. È da ritenersi però che il partito dell’ordine avrà la maggioranza perché tutte le forze intendono coalizzarsi e quindi i socialisti potranno avere nella peggiore ipotesi una esigua minoranza.
Belmonte Castello – Conseguirà la maggioranza il fascio dei contadini rimanendo in minoranza l’attuale amministrazione.
Brocco – Conseguirà la maggioranza l’attuale rappresentanza comunale costituita da elementi dell’ordine.
Casalattico – La maggioranza sarà mantenuta dall’attuale rappresentanza comunale costituita da elementi dell’ordine.
Casalvieri – I due partiti locali scenderanno in lotta basandosi su questioni di persone, e non di idee. La nuova rappresentanza anche se non si raggiungerà un accordo tra i detti due partiti sarà costituita di elementi dell’ordine con qualche Consigliere ex combattente.
Cassino – Non esiste ancora una chiara delineazione di raggruppamenti e di partiti. I nuclei più attivi sono gli aderenti al partito socialista e gli iscritti al partito popolare. I primi sono forti dell’appoggio del gruppo ferrovieri e della massa dei contadini. I secondi hanno un notevole seguito in alcuni elementi ed aderenti della disciolta amministrazione, nel clero, in una minoranza di contadini ed in un buon gruppo di persone del medio ceto. Di fronte a questi due partiti se ne va costituendo un terzo denominato democratico che tende a raggruppare tutti gli elementi d’ordine ed eliminare tanto i socialisti che i popolari. Esso è capeggiato da autorevoli professionisti e da elementi in vista della maggioranza e minoranza della disciolta Amministrazione e dei Presidenti dei tre sodalizi operai di mutuo soccorso. A tutto oggi questo nuovo partito non ancora è riuscito a costituire una compagine salda; ma qualora trionfasse sulle competizioni personali potrebbe crearsi una forte maggioranza elettorale alla quale sarebbe riservata l’amministrazione. In rapporto a questo movimento elettorale va segnalato il dísinteressamento finora dell’ex Sindaco Comm. Pinchera il quale non ha ancora manifestati i suoi propositi circa la prossima lotta elettorale. Dal suo atteggiamento e da quello di elementi della disciolta amministrazione a lui devoti a favore del partito popolare od a favore del nascente Partito democratico potrebbe derivare un mutamento radicale della situazione attuale, la quale, non presenta elementi per una previsione seria sui risultati delle prossime elezioni amministrative.
Cervaro – Vi sono due partiti: il liberale ed il popolare. Le previsioni attuali sono a favore del partito liberale il quale avrà la maggioranza di fronte al popolare che resterà in minoranza.
Fontechiari – Pochi consiglieri soltanto dell’attuale amministrazione saranno rieletti; gli altri saranno sostituiti con elementi nuovi della classe dei contadini. Fino a questo momento manca ogni costituzione del partito.
Piedimonte San Germano – Avrà la prevalenza la Lega dei contadini che si è unita al fascio ex combattenti. Essa è segretamente diretta da persone appartenenti al partito dell’ordine. La maggioranza quindi del Consiglio Comunale risulterà composta di contadini ed operai. La minoranza da nomi isolati.
Roccasecca – Prevedesi una maggioranza per l’elemento dell’ordine e la minoranza pei socialisti.
S. Ambrogio sul Garigliano – Pare che le nuove elezioni non debbano apportare variazioni nell’attuale rappresentanza municipale che rimarrebbe affidata ad elementi dell’ordine.
S. Elia Fiumerapido – Non pare che le nuove elezioni possano apportare grandi variazioni nella rappresentanza municipale che rimarrebbe affidata ad elementi dell’ordine.
S. Donato Valcomino – Maggioranza attuale amministrazione costituita di elementi dell’ordine, minoranza socialista.
Terelle – Non vi sarà grande variazione all’attuale rappresentanza comunale costituita da elementi dell’ordine.
Viticuso – L’attuale rappresentanza comunale è in minoranza. La maggioranza sarà per gli aderenti agli ex combattenti”14.
Sulla base dei risultati delle elezioni i liberali conquistarono ventitré amministrazioni comunali, undici comuni videro il trionfo dei socialisti, due comuni dei popolari, mentre tre centri (Pontecorvo, Villa Santa Lucia e Fontechiari) andarono a liste di Democrazia sociale.
I socialisti conquistarono, tra 1’altro. il comune di Sora, forti di una maggioranza di ventiquattro consiglieri contro un’opposizione composta di quattro popolari e due indipendenti. I socialisti conquistarono, inoltre, Aquino ed Isola del Liri dove potevano contare su venti consiglieri comunali. Tra i comuni che andarono alle liste dei partiti d’ordine troviamo Arce, Fontana Liri, con una maggioranza di sedici consiglieri e una minoranza composta di quattro socialisti, Cassino dove la minoranza era costituita da popolari e quattro socialisti, e S. Elia Fiumerapido15 . Per le provinciali, nei mandamenti del circondario di Sora i socialisti prendono Alvito con Vincenzo Francati ed i due seggi del mandamento di Sora Isola del Liri. con Ettore Valente e Bernardo Tardone. I due seggi del collegio di Cassino vanno al riformista Gaetano Di Biasio ed al popolare Giuseppe Marsella. Il mandamento di Pontecorvo vede l’affermazione del demosociale Francesco Carocci, mentre Tommaso Testa, anch’egli demosociale, s’impone a Roccasecca. Gli altri collegi di Arce, Cervaro, Atina ed Arpino vedono l’affermazione di candidati liberali, rispettivamente con Bernardo Belli, Vincenzo Casaburi, Orazio Visocchi e Domenico Coletti16.
Nel circondario di Frosinone alle amministrative Parteciparono il partito popolare, il partito socialista, i gruppi liberali democratici ed il partito dei combattenti.
Il partito socialista, anche in provincia di Roma, conosceva le incertezze nate dal contrasto fra massimalisti e riformisti. Ciò fu evidente nel Congresso laziale socialista che si tenne a Roma il 17 maggio, dove si delinearono chiaramente le posizioni delle due correnti contrapposte.
Alla situazione interna del P.P.I. si riferisce un rapporto della Regia Prefettura di Roma del 29 ottobre 1920 in cui si legge:
“Nei circoli clericali e popolari la lista del Partito popolare italiano è giudicata alla stregua di quella dell’Unione e cioè vi si riscontrano gli stessi difetti. Nella lista del Partito Popolare si nota una deficienza di nomi, tanto che molti del partito popolare sostituiranno la lista con nomi dell’Unione. Ier sera all’Associazione Artistico Operaia era molto commentata la dichiarazione fatta dall’ ‘Osservatore Romano’ la quale esprime il desiderio del Vaticano affinché il partito Popolare dia il voto ad uomini d’ordine. La concorrenza alle urne pare che stavolta debba essere numerosa e si prevede che la lista dell’Unione abbia la prevalenza con i popolari, ed alla minoranza andrebbero i repubblicani con i socialisti centristi. Sono però semplici ipotesi che si riferiscono a titolo di cronaca”17.
La campagna elettorale nel frusinate registrò tafferugli durante un contraddittorio fra i socialisti Marzi e Patriarca ed aderenti del partito di Zegretti. Ad Anagni, il 17 ottobre 1920, il comizio fu sciolto dalle forze di polizia con spari di rivoltella, che per fortuna andarono a vuoto18.
I risultati elettorali nel circondario di Frosinone dettero la vittoria alle liste liberali in diciannove comuni su quarantatré, tra cui Torre Caietani, Trevi nel Lazio, Supino, Veroli, Ferentino, Collepardo, Fumone, Ripi e Paliano. I socialisti riportarono la vittoria in quattordici comuni, tra cui Arnara, Fiuggi, Sonnino, Priverno e Ceccano. Ai popolari andarono otto amministrazioni, tra cui quelle di Alatri, Filettino, Guarcino e Trivigliano, mentre il Partito dei combattenti conquistò due comuni, tra cui Serrone. A Morolo, infine, s’impose la lista della Lega dei Contadini”19.
Particolare interesse ebbe l’elezione per il rinnovo dell’amministrazione comunale di Frosinone. Qui fronteggiavano la lista dei socialisti e quella dei liberali, la quale dette vita, insieme a tutte le forze antisocialiste della città, ad un blocco denominato “Comitato antibolscevico” in cui entrarono anche popolari e repubblicani che avevano poche speranze di conquistare almeno i seggi della minoranza. Le elezioni, svoltesi il 24 ottobre 1920, videro il successo del “Comitato antibolscevico”, che ottenne in Consiglio tutti i venti seggi della maggioranza. Il 9 novembre il Consiglio comunale riunitosi per la prima volta, elesse il primo sindaco di Frosinone del dopoguerra nella persona dell’avvocato Pietro Gizzi20.
Ai fini del rinnovo del Consiglio provinciale di Roma i socialisti conquistarono i mandamenti di Monte San Giovanni Campano, con Tito Milioni, di Ceccano, con Natalino Patriarca e di Piperno (oggi Priverno) con Giulio Bernardini. I popolari s’imposero, invece, a Ceprano con Lorenzo Blasi, ad Alatri con Giuseppe Di Fabio e a Paliano con Ettore Pizzironi. Infine i liberali ebbero Veroli con Anania Pagani, Anagni con Raffaele Zegretti, Vallecorsa con Luigi Buzzi, Guarcino con Francesco Pais Serra e Ferentino con Luigi Morosini21.
A distanza di pochi mesi dalle elezioni amministrative dell’autunno del 1920, la Camera dei deputati, eletta nel l9l9, veniva sciolta anticipatamente dal Presidente del Consiglio Giovanni Giolitti, che indiceva nuove elezioni politiche per il 15 maggio 1921. Giolitti deluso per i risultati dei Congresso di Livorno, dal quale aveva sperato una scissione a destra del partito, non vide altro mezzo, per indebolire la forza parlamentare dei socialisti e dei popolari, che indire nuove elezioni. Le forze governative diedero vita per l’occasione a blocchi “nazionali” di varia composizione, nei quali trovarono posto anche i nazionalisti e i fascisti. I risultati elettorali furono diversi da quelli auspicati da Giolitti. I “blocchi” conquistarono, infatti, 265 seggi, i popolari 108 ed i comunisti 15, dimostrando l’impossibilità di ricostruire una nuova e più ampia maggioranza centrista. Anche lo sperato ridimensionamento dei socialisti fu esiguo e inoltre dei 265 seggi conquistati dai blocchi, 35 andarono ai fascisti e 10 ai nazionalisti22.
Nel collegio di Caserta il partito dei democratici e dei combattenti, tra il 1919 ed il 1921 aveva perso la sua compattezza; l’ala degli interventisti di destra, rappresentata da Antonio Casertano, Gaetano Ciocchi e Giovanni Persico, in vista delle elezioni politiche dette vita ad una propria lista: il “Fascio democratico”. I riformisti Alberto Beneduce, Giovanni Tescione, cui si unì anche il cassinate Gaetano Di Biasio, dal canto loro costituiranno il partito democratico sociale. Lo schieramento d’ordine, denominato democratico liberale, vedrà l’ingresso del nazionalista Paolo Greco. Le altre liste furono quelle del partito popolare e del partito socialista ufficiale, mentre il partito comunista d’Italia non riuscì a formare alcuna lista. Nel collegio di Caserta, infatti, l’Esecutivo nazionale comunista decise, a causa dell’inclusione di candidati non iscritti al P.C. d’I., di ritirare la lista a pochi giorni dalle consultazioni23.
Nel Casertano il fascio democratico ottenne 31.483 voti e tre seggi (Casertano, Ciocchi. Persico), il partito democratico sociale 24.905 voti e due seggi (Alberto Beneduce e Basilio Mazzarella). I socialisti con 10.765 voti, videro confermato il seggio, già conquistato nel 1919, di Lollini mentre i popolari con 20.952 voti ottennero due seggi per Aristide Carapelle e Clemente Piscitelli. I democratici liberali, infine, conquistarono 49.242 preferenze e cinque deputati (Achille Visocchi, Giuseppe Buonocore, Fulco Tosti, Teodoro Morisani, e Paolo Greco)24. Per quanto riguarda il voto nel circondario di Sora appare notevole il risultato ottenuto da Achille Visocchi, il quale risultò, proprio grazie ai voti raccolti nel Sorano, il primo fra gli eletti della propria lista. Pure i socialisti colsero, nel circondario, un buon risultato, risultando secondi solo ai liberali25.
Nel collegio elettorale di Roma la lista, ove si raccolgono le forze governative, prende il nome di Unione nazionale. In essa trovarono spazio, oltre agli esponenti del partito liberal democratico, anche alcuni dirigenti nazionalisti ed ex repubblicani interventisti. Le altre liste sono quelle del partito repubblicano, del partito popolare, del partito della vittoria, del partito socialista e del partito comunista d’Italia. In provincia di Roma uno dei più importanti raduni elettorali fu quello organizzato dall’Unione nazionale, come risulta anche dal seguente laconico fonogramma del 14 maggio 1921 inviato dalla prefettura al ministero dell’Interno:
“Ore 16. Incominciato Comizio Unione Nazionale con intervento oltre 6000 persone. Comizio terminato. Convenuti si compongono in corteo per recarsi all’Altare della Patria”26.
Nel Frusinate, ad Anagni e a Fiuggi, gravi incidenti scoppiarono il giorno stesso delle elezioni. Il Prefetto Zoccoletti così ne riferiva. al ministro dell’Interno, il 16 maggio 1921:
“Seguito precedente fonogramma comunico seguenti particolari: Ier sera ore 20 mentre On. Zegretti e figlio tenevano in Anagni P.zza Cavour pubblico ed affollatissimo Comizio con intervento circa 2mila persone per interruzione di elettori appartenenti al partito popolare avvenne tafferuglio durante il quale nazionalisti percossero (persone) malcapitate sottratte prontamente da forza pubblica.
Dimostranti tentarono commettere anche gravi violenze abitazioni persone partito popolare e furono garantite da cordoni RR. CC. E Granatieri. Tentarono poscia rompere cordoni, funzionario ordinò squilli di tromba mercè i quali dimostranti sgombrarono piazza ed adiacenti desistendo da ogni altra azione. Ordine pubblico tosto ristabilitesi. A Fiuggi determinossi vivo fermento popolazione seguito ferimento coltello determinato da disputa fra un Fascista e un Socialista attinente a fatti privati. Incidente sfruttato a fine di partito determinò assembramento di circa 500 persone, tumultuanti che furono sciolte dai Granatieri che trovansi colà distaccati. Ricevuto segnalazioni fu inviato colà altro rinforzo col Commissario Fortunato. Ordine pubblico ristabilitosi”27.
I socialisti, che registrarono addirittura un aumento di voti rispetto al 1919, con 50.635 voti invieranno alla Camera Giulio Volpi, Giovanni Monici, Carlo De Angelis e Giuseppe Sardelli. Fra i quattro deputati socialisti non compare, questa volta, il frusinate Domenico Marzi. L’Unione nazionale con 84.363 voti, porterà sette uomini in Parlamento e cioè Luigi Federzoni, Gelasio Caetani, Giorgio Guglielmi, Raffaele Zegretti, Alfredo Rocco, Vincenzo Carboni e Giuseppe Bottai. I repubblicani eleggeranno Giovanni Conti, con 12.743 voti, mentre il partito comunista riportando 8.400 voti non otterrà nessun seggio. Lo stesso esito toccherà alla Lista della Vittoria, che riporterà solo 1.402 preferenze28. Anche nel Frusinate i maggiori consensi andarono alla lista dell’Unione nazionale. Con solo 15 voti raccolti fu deludente, invece, per i comunisti la loro prima battaglia elettorale. Buona, infine, risultò l’affermazione della lista repubblicana29.

* Dalla tesi di Laurea Presso l’Università degli Studi di Cassino “La costituzione e i primi anni di attività del direttorio fascista di Frosinone”; Relatore: Prof.ssa Silvana Casmirri, Correlatore: Prof. Roberto Violi; anno Accad. 2004-05.
1 M. Federico, Il “biennio rosso” in Ciociaria. 1919-1920, E.D.A. Frosinone, 1985, pp. 30-32.
2 G. Candeloro, Storia dell’Italia moderna, vol. 8, Feltrinelli 1984, pag. 241.
3 Ivi, pagg. 300-301.
4 A.S.C. (Archivio di Stato di Caserta), Prefettura, Gabinetto, b. 226.
5 C. Cimmino, Fascismo e partiti politici in provincia di Caserta, in “La Diana”, X marzo-aprile 1962, n. 2, pagg. 70-78.
6 A.S.C., Prefettura, Gabinetto, b. 226.
7 T. Vizzaccaro, Cassino dall’800 al 900, Roma 1977, pag. 346.
8 M. Federico, op. cit., pagg. 124-125.
9 Ivi, pag. 117.
10 A.C.S., M.I., P.S., b. 95.
11 M. Federico, op. cit., pagg. 210-212.
12 G. Candeloro, op. cit. pag. 335
13 M. Federico, op. cit., pagg. 129-135.
14 A.S.C., Prefettura, Gabinetto, b. 229.
15 Ibidem.
16 A.S.C., Prefettura, Gabinetto, b. 228.
17 A.C.S., P.S., 1920, b. 103.
18 Ibidem.
19 M. Federico, op. cit., pag. 136.
20 M. Federico, Frosinone dalla 1ª guerra mondiale all’avvento del fascismo, in “Pagine di storia frusinate” a cura di Antonio Camilli, Gruppo di lavoro “il Ponte”, Frosinone 1979, pagg. 27-30.
21 M. Federico, op. cit, pagg. 138-142.
22 F. Gaeta, Democrazie e totalitarismi dalla prima alla seconda guerra mondiale, Il Mulino, Bologna 1998, pag. 260.
23 In un primo momento il Comitato esecutivo nazionale del P.C. d’I approva la seguente lista: Alessandro Assante, Ferdinando Cardarelli, Carlo Coarelli

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