Commemorazione di Angelo Santillifilosofo e patriota santeliano fu ucciso a Napoli 160 anni fa


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Studi Cassinati, anno 2008, n. 2

di Benedetto Di Mambro

La cerimonia a Sant’Elia – ntensa cerimonia commemorativa, a Sant’Elia Fiumerapido martedì 20 maggio scorso, per la ricorrenza del 160° anniversario della tragica morte del filosofo e patriota risorgimentale santeliano, Angelo Santilli. Promossa dalla locale Pro Loco, la commemorazione ha avuto il convinto sostegno e patrocinio dell’Amministrazione Comunale, per interessamento degli Assessori alla Cultura e al Turismo Antonio Trelle e Giancarlo Vacca, oltre a quello della scuola media statale, intitolata proprio al Santilli, tramite l’impegno del dirigente scolastico prof. Graziuccio Di Traglia.
La cerimonia ha avuto inizio al mattino, con raduno di studenti, autorità civili, militari e religiose, degli eredi del Santilli e di un gran numero di cittadini, in Piazza Antonio Riga dove, all’imbocco di Via Angelo Santilli è stata scoperta una nuova targa toponomastica marmorea, con su scritto: “Via/Angelo Santilli/1822-1848/Filosofo e Patriota”. Nella Chiesa di Santa Maria la Nova è stata officiata da don Rosino Pontarelli una S. Messa in memoria di Angelo Santilli seguita da una orazione commemorativa dell’illustre santeliano a cura di Benedetto Di Mambro. Dopo la messa è stata deposta una corona di alloro presso la casa natale del Santilli al suono delle note de “Il Silenzio”, .
Nel pomeriggio, presso la sede della scuola media, si è tenuto un approfondito convegno sulla figura e l’opera dell’illustre santeliano e sulla continuità tra il pensiero liberale dell’800 e la Carta Costituzionale italiana di cui proprio questa’nno ricorre il 60° anniversario della sua adozione. Al convegno, seguito da un folto ed interessato pubblico, hanno preso parte: il sindaco di Sant’Elia, dott. Fabio Violi che ha preannunciato, dietro donazione degli eredi Santilli, l’istituzione di una Biblioteca Comunale proprio nell’abitazione natale di Angelo Santilli e a lui intitolata; la professoressa Silvana Casmirri dell’Università di Cassino che ha sottolineato come il patriota risorgimentale santeliano fosse “un prototipo, un modello di una gioventù idealista durante la fase del Risorgimento italiano”; il Prefetto di Frosinone, dott. Piero Cesari che, rivolto ai giovani studenti, ha rimarcato come fosse importante, nel ricordo del Santilli, costruire insieme “il sentimento della cultura della legalità”; infine il giudice Tommaso Miele, primo consigliere della Corte dei Conti, che ha sottolineato l’attualità del pensiero di Angelo Santilli, rimarcando il concetto della Costituzione “come fonte di democrazia e di uguaglianza”. È stata quindi la volta dello studente Giacomo Vettraino della classe III A che ha chiuso il convegno illustrando la vita e il pensiero di Santilli.

Angelo Santilli, filosofo e patriota – Angelo Andrea Santilli era nato il 28 ottobre 1822 a Sant’Elia, Comune che all’epoca si trovava in Provincia di Terra di Lavoro ed in pieno Regno delle Due Sicilie su cui governava Re Ferdinando I di Borbone. Era figlio del giovane medico santeliano Silvestro Santilli, che sarebbe stato anche Sindaco di Sant’Elia dal 1827 al 1829 e della giovane Giuseppa Mancini, originaria di Castel Baronia, in Provincia di Avellino, ma residente a San Germano, l’odierna Cassino. Il nonno materno di Angelo era il medico Evangelista Mancini, bonapartista e fra i promotori della Repubblica Partenopea del 1799. Di odori libertari il piccolo Angelo ne respirò a pieni polmoni nella sua casa di S. Elia, nei pressi della chiesa di San Cataldo in cui, fra l’ altro, era stato battezzato. Compiuti i primi studi giovanili a S. Elia, nel 1835, a 13 anni, Angelo Santilli si trasferì a Napoli per proseguire gli studi, andando ad abitare in Largo Monteoliveto nei pressi di via Toledo. L’ingresso alla sua abitazione era il Vico Gravina 1. Con Angelo andarono a Napoli anche la madre Giuseppa, i fratelli Vincenzo, Giuseppe e Giovanni ed il giovane compaesano Filippo Picano.
Angelo e Vincenzo entrarono nella scuola di Francesco Murro per l’apprendimento della grammatica, della retorica, della filosofia, della storia e delle scienze. Nel 1838, a soli 16 anni, il giovane Angelo si iscrisse alla Regia Università di Napoli avendo fra i suoi insegnanti il maggior filosofo italiano dell’epoca, il kantiano Pasquale Galluppi. Amici e compagni di studi del Santilli furono, fra gli altri, Francesco De Sanctis, Luigi Settembrini, Silvio e Bernardo Spaventa, Antonio Scialoja, Giuseppe Fiorelli e Pasquale Stanislao Mancini, suo cugino per parte di madre, questi avrebbero tutti avuto ruoli politici, letterari e filosofici importanti nell’Italia postunitaria.
Nel 1842, a soli 20 anni, Angelo Santilli si laureò in Filosofia ed in Legge, aprendo così uno Studio Legale e divenendo anche docente di Diritto. L’attività filosofica, giuridica, letteraria e politica del Santilli si sarebbe svolta, incessante e copiosa, nell’arco di sei anni. Sempre nel 1842, a soli 20 anni, dette alle stampe la sua prima opera filosofica “Le idee soggettive” che ebbe grande accoglienza negli ambienti intellettuali ed accademici dell’intera Penisola a tal punto da doverne fare una seconda ristampa per la vasta richiesta che ebbe quale testo di studio nelle scuole del Granducato di Toscana.
Santilli non si fermò: continuò a scrivere di diritto, di filosofia, di critica letteraria e fu anche esperto verseggiatore in terza rima. Famosa la sua ode dedicata all’amata Margherita. La fama letteraria del Santilli ebbe grande risonanza a Napoli e nel 1846, su proposta del Ministro della Pubblica Istruzione del Regno Borbonico, fu nominato Presidente dell’Accademia Dantesca che però dopo qualche tempo fu fatta chiudere dalla Polizia Borbonica perché, ricorda Atto Vannucci, “sotto apparenze letterarie mirava ad intenti liberali ed umanitari”.
Santilli ebbe anche una fitta corrispondenza epistolare con Terenzio Mamiani; con il Cardinale Gizzi, Segretario di Stato di papa Pio IX e con il filosofo eclettico francese Victor Cousin, professore di estetica presso l’Università La Sorbona di Parigi. Tramite gli scritti del Cousin entrò in contatto con il pensiero socialista del filosofo utopista francese Pierre Joseph Proudhon e nel 1846 lo stesso Santilli volle esporre le sue idee in proposito in tre pubblicazioni: “Il socialismo in economia”, “Individuo e società” e “Lavoro, industria e capitale”.
Lo sviluppo filosofico e politico del Santilli partiva dal criticismo kantiano per approdare al positivismo sociale, attestandosi, alla ricerca di certezze e verità, allo spiritualismo neo-hegeliano che sarà l’espressione filosofica di Bernardo Spaventa e che si esplicherà nel socialismo meridionalista di Antonio Labriola e Gaetano Salvemini. Intanto in tutta Italia si andavano sempre più propagando idee libertarie. Santilli, non vedendo attuabile al momento l’istituzione di uno Stato Repubblicano, abbracciò il federalismo di Vincenzo Gioberti e scrisse al Cardinale Gizzi perché il Pontefice si facesse promotore e guida di un federalismo fra tutti gli Stati in cui l’Italia era divisa.
Stava fiorendo il Risorgimento e da ogni parte si chiedeva la Costituzione. Santilli cominciò a dedicarsi alle pubbliche assemblee ed alle pubbliche predicazioni contro il governo assoluto di re Ferdinando II, assieme al popolano Michele Viscusi. Quando, il 29 gennaio del 1848 il Governo Borbonico concesse la Costituzione , Santilli non smise di parlare pubblicamente perché tramite la Costituzione si potessero migliorare le condizioni civili e sociali della popolazione e ci fosse “una savia distribuzione delle ricchezze”. Ma dopo qualche giorno, mentre lo stuolo degli ascoltatori del Santilli andava ingrossandosi sempre di più, la cosa cominciò a creare preoccupazioni e timori nella polizia borbonica che dopo un mese interruppe un discorso del Santilli in Largo del Castello e disperse gli ascoltatori. Santilli denunciò il fatto sul suo giornale “Critica e Verità” la qual cosa gli creò ancor più inimicizia e sospetti dalla parte della polizia.
Intanto alla fine di febbraio del 1848 moriva la mamma di Angelo Santilli, Giuseppa Mancini, a soli 57 anni di età. Nell’aprile del 1848 Ferdinando II ritirò la Costituzione ed in tutto il Regno si diffusero ancor più le idee libertarie e di uguaglianza sociale del Santilli. A Napoli addirittura vi furono anche degli scioperi.
Agli inizi di maggio Angelo Santilli iniziò a scagliarsi con violenza contro la monarchia assoluta. Il Re, temendo una insurrezione popolare, nei giorni dal 12 al 14 maggio fece disporre l’esercito nei punti strategici di Napoli. Angelo Santilli continuò incessante con le sue orazioni contro re Ferdinando. Nella serata del 14 maggio i napoletani iniziarono ad innalzare barricate contro l’ esercito. Barricate vennero erette anche in Largo Monteoliveto, vicino all’abitazione del Santilli. La mattina del 15 maggio 1848 iniziarono gli scontri tra i rivoltosi e l’esercito borbonico rafforzato da truppe austriache e svizzere. La battaglia si protrasse per tutta la giornata e man mano le barricate furono smantellate dai soldati con largo spargimento di sangue. Ai soldati svizzeri fu dato ordine di scovare ed uccidere il Santilli e nella tarda serata giunsero fin sotto la sua abitazione facendola oggetto di fucilate che uccisero il giovane Filippo Picano e la serva di casa Carmela Mega. Irruppero quindi nella casa e trucidarono a baionettate Angelo Santilli e suo fratello Vincenzo. Gli altri due fratelli, Giuseppe e Giovanni, erano riusciti in tempo a trovare riparo presso conoscenti. Molti degli scritti di Angelo Santilli furono dati alle fiamme ed il suo corpo martoriato assieme a quello del fratello; entrambi furono gettati in una fossa comune.
Furono in molti a ricordare Angelo Santilli nelle loro memorie: Francesco De Sanctis, Luigi Settembrini, Salvatore Di Giacomo, Marco Lanni, Mario Mandalari, Atto Vannucci e, più recentemente, Franco Della Peruta ed Alberto Guzzardella.
Nel 1865 l’ antico Corso Dante che attraversava il centro storico di S. Elia fu intitolato ad Angelo Santilli ed ancora oggi porta il suo nome. Dal 1886 e dal 1889, per volere del maggiore medico Antonio Riga (1833-1918) e del pittore Enrico Risi (1855-1915), due lapidi lo ricordano, la prima sulla facciata della casa natale di S. Elia, in via Risorgimento, e la seconda a Napoli in Largo Monteoliveto sulla facciata della casa dell’eccidio. Dal 1981 anche la Scuola Media Statale di S. Elia Fiumerapido porta il suo nome. Ora è in animo dell’Amministrazione Comunale di S. Elia ristrutturare la casa natale del Santilli e farne sede della biblioteca comunale e di un centro studi.

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