Il confine tra il Regno delle due Sicilie e lo Stato Pontificio


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Studi Cassinati, anno 2008, n. 4

di Ferdinando Corradini

Già da qualche anno a questa parte, a Pastena, è stata costituita l’associazione culturale denominata La Frontiera, presieduta dal geom. Vincenzo Roma. Come si rileva anche dal nome, scopo principale dell’associazione è quello di promuovere manifestazioni e iniziative culturali che abbiano ad oggetto il confine che delimitava il Regno delle Due Sicilie, di cui Pastena faceva parte, dallo Stato pontificio. Tale confine, che la storica inglese Georgina Masson ha definito “la frontiera che in Europa è durata più a lungo”, ha, infatti, profondamente inciso sulla realtà culturale dell’odierno Lazio meridionale. Né poteva essere diversamente, ove si consideri la ferma presa di posizione dello scrittore di Pico, Tommaso Landolfi, nel rivendicare l’appartenenza del suo paese all’antica provincia di Terra di Lavoro e al Regno delle Due Sicilie: “di qua Longobardi, Normanni, Angioini, di là papi e loro accoliti; di qua una lingua di tipo napoletano-abruzzese, di là una specie di romanesco suburbano; a non tener conto poi di tutto il resto…”. Come ha, peraltro, evidenziato lo storico cepranese Giovanni Colasanti tale linea di demarcazione ancora oggi delimita le più antiche istituzioni presenti sul territorio: le Diocesi. Secondo la stessa è organizzato il territorio di competenza del Tribunale di Frosinone e di quello di Cassino, nonché i rispettivi distretti telefonici connotati, il primo, dal prefisso 0775 e, il secondo, dallo 0776. Analogamente, in provincia di Latina, i Comuni ex duosiciliani sono riconoscibili dal prefisso 0771 e quelli ex pontifici dallo 0773.
Fra le altre iniziative, ogni anno, fra la fine di agosto e gli inizi di settembre, l’associazione organizza due serate in prossimità della fontana posta alla località Cavatelle, proprio a ridosso della frontiera, lungo l’antico tratturo che ancora oggi collega la ex borbonica Pastena alla ex pontificia Castro dei Volsci. Quest’anno tale riuscita quanto partecipata manifestazione si è tenuta venerdì 29 e sabato 30 agosto. La prima serata ha avuto ad oggetto la transumanza e, conseguentemente, i piatti serviti sono stati quelli tipici di chi per lungo tempo si allontanava da casa: zuppa di pane duro con verdure, salsicce, formaggio, olive, patate, frittata, il tutto innaffiato dal vino rosso. Si è provveduto a ricostruire una piccola fattoria con mucche, capre, cavalli e maiali e a fornire la rappresentazione della produzione delle caratteristiche “marzelline”, che i presenti hanno potuto anche degustare. Vi era un ampio spazio dedicato agli antichi mestieri e all’artigianato locale. La seconda serata ha avuto quale tema il Brigantaggio; tale fenomeno, infatti, come sappiamo, fu particolarmente presente lungo la frontiera per fin troppo ovvi motivi di asilo politico. Il menu servito era costituito da laina con ceci, capra al sugo e, immancabile, il vino rosso. Nel pomeriggio del secondo giorno ha avuto luogo un’escursione lungo il confine e, con l’occasione, si è provveduto a riposizionare la colonnetta n. 97 che giaceva al suolo. I cippi di confine, infatti, sono numerati progressivamente dal Tirreno verso l’Adriatico. Recano inciso verso Roma lo stemma pontifico, costituito dalla chiavi incrociate, e, verso Napoli, un giglio stilizzato, che era l’emblema della famiglia Borbone. Gli stessi sono stati oggetto di un approfondito studio da parte di Antonio Farinelli e Argentino Tommaso D’Arpino, i quali hanno dato alle stampe nel 2000 un pregevole scritto dal titolo Testimoni di pietra. Storia del confine tra Regno delle Due Sicilie e Stato Pontificio (Luco dei Marsi 2000), mettendo a disposizione dell’associazione la notevole esperienza acquisita in materia sul campo, nelle biblioteche e negli archivi.
L’associazione è dotata di un proprio sito: http://www.lafrontiera.org

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