“Le epigrafi della Valle di Comino”


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Studi Cassinati, anno 2008, n. 3

di Claudia Cedrone

Il primo giugno scorso si è tenuto all’interno del salone di rappresentanza del Palazzo Ducale di Atina il quinto convegno epigrafico cominese promosso dall’associazione culturale Genesi.
Ad aprire gli interventi è stata la professoressa Rosalba Antonini, docente di Filologia italica all’Università di Urbino, che ha parlato della Tavola veliterna. La studiosa ha dimostrato come del celebre manufatto, singolarmente integro e con un graffito senza segmenti incerti alla lettura, risolta la provenienza veliterna, persistano dubbi circa l’originaria giacitura e funzione del reperto, di recupero secondario. Per la studiosa il testo offre innegabili difficoltà ermeneutiche, sia nel dettato, sia nell’interpretazione complessiva. Già l’incipit del bronzo, ‘deve declune statum’, necessita di adeguata messa a punto esegetica in sé e in rapporto ad ambiti referenziali prossimi individuati dalla tradizione degli studi. La professoressa ritiene necessario, inoltre, ripensare la qualifica ‘volsca’ che la vulgata assegna ai caratteri linguistici del documento, tanto più a fronte del testimone paleoitalico sull’accetta di Satricum, unico riscontro con la Tavola della produzione epigrafica indigena di età preromana.
Lo studioso Michele Carroccia ha parlato della topografia antica del Sannio preromano e romano includendovi la Valle di Comino.
La dottoressa Francesca Cerrone, studiosa e ricercatrice di storia antica, ha analizzato un’iscrizione romana poco nota di Sora incisa sul retro del privilegio di Carlo II d’Angiò. L’epigrafe, attualmente non visibile, pur essendo nota dagli inizi del Novecento, non ha avuto molta fortuna tra gli studiosi. Nel testo si conservano il nome di una donna e il riferimento al restauro di un edificio non identificato, verosimilmente pubblico. Un riesame dell’iscrizione, ancora in corso e da approfondire, sembra non escludere l’identificazione del personaggio femminile responsabile del restauro con una donna dell’ordo senatorio nota da altri testi.
Il dottor Carlo Molle, studioso e ricercatore di storia antica, con la sua comunicazione “Ancora sulla ‘patria’ di Giovenale”, si è soffermato sul dibattuto problema della provenienza del poeta satirico che una consolidata tradizione vuole originario di Aquinum, come sembra confermato da una citazione dello stesso poeta nella terza satira nonché da un perduto testo epigrafico (CIL X 5382). Sulla questione, però, le opinioni non sono affatto univoche e, se un legame con Aquinum risulta fuori discussione, non altrettanto sicuro è che la città fosse la sua ‘patria’ d’origine. Pertanto, pur nell’impossibilità di una soluzione definitiva, il dott. Molle ha fatto il punto sulla questione, da una parte analizzando alcuni passi delle Saturae, degli Scholia e delle Vitae Iuvenalis, dall’altra soffermandosi sul problema in una prospettiva più propriamente locale, concentrandosi su argomenti quali la scarsa frequenza degli Iunii nella regione, le divinità aquinati citate dal poeta, la perduta epigrafe “giovenaliana”, il possibile rapporto della biografia di Giovenale con quella di Pescennio Nigro.
La dottoressa Maria Romana Picuti, direttrice del Museo archeologico di Casamari, ha presentato alcune novità epigrafiche riguardanti i territori di Arpino e di Cereatae Marianae, il centro romano su cui insiste l’abbazia cistercense di Casamari. Di Arpino sono state proposte un’iscrizione sacra di età reubblicana con dedica ad Apollo e un bollo di dolio, anch’esso di età repubblicana. Di Casamari la studiosa ha presentato due nuovi frammenti pertinenti all’iscrizione con la quale si volle ricordare il restauro del ponte tuttora esistente sul torrente Amaseno. La dottoressa Picuti ha proposto inoltre un importate testo epigrafico che reca la dedica che i ragazzi di Cereatae Marianae posero all’imperatore Adriano in ringraziamento per i sussidi economici di cui beneficiavano. Sempre da Casamari la studiosa ha presentato la trascrizione di un’epigrafe frammentaria, oggi dispersa, rinvenuta nel corso degli scavi diretti da G. Gullini (1957). A conclusione del suo intervento, la direttrice del Museo archeologico di Casamari ha trattato due iscrizioni conservate nell’abbazia di San Domenico in Sora.
Il professor Heikki Solin, titolare della cattedra di Filologia latina dell’Istituto Classico dell’Università di Helsinki, ha chiuso gli interventi analizzando alcune iscrizioni provenienti da Atina che furono riportate dallo studioso Elisena nella sua tesi di laurea. Il professor Solin si è soffermato in modo particolare sull’onomastica dei personaggi citati nelle epigrafi.

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