Una epigrafe funeraria nella Chiesa di S. Angelo


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Studi Cassinati, anno 2008, n. 3

di Giovanni Petrucci

Ho avuto modo di osservare, insieme con l’esperto dell’Università La Sapienza di Roma, Carlo Molle, un’epigrafe sepolcrale, quasi sicuramente inedita e sconosciuta agli studiosi che si sono interessati della frazione di S. Elia Fiumerapido.
È incisa sulla superficie convessa di una colonna dell’unica acquasantiera rimasta nella Chiesa. Essa, di marmo con venature grigie, leggermente rastremata, è alta cm. 68 ed ha un diametro in basso di cm. 32, alla sommità di cm. 26; è molto ben fatta, con base di tipo attico, costituita di due tori separati da una scozia concava; quello di base risulta alquanto più largo di diametro; termina, in alto, con una cornice a sguscio fra due dentelli di spessore quasi uguale; qui è poggiata una pila massiccia di pietra bianca, bocciardata del diametro di cm 46, di recente realizzazione.
L’acquasantiera è posta a lato di una colonna molto alta, maldestramente tinteggiata, di m. 3,93, che sorregge la cantoria.
Ci ricorda l’analoga acquasantiera della Chiesa di S. Maria Maggiore di S. Elia Fiumerapido per la colonna romana che qui è scanalata e con la pila molto ampia di pietra che vi è stata perfettamente adattata.
Le lettere sono di altezza varia che vanno dai 15 ai 20 mm.; alcune raggiungono anche i 25 mm. Sicuramente il lapicida non era molto esperto nell’arte, in quanto le lettere sono a distanza varia e di misura diversa.
Tutta la superficie della colonna è stata ravvivata con vernice incolore per renderla lucida; il che ha riempito le scanalature delle lettere e contribuisce a rendere difficile la lettura.
L’archeologo, dott. Carlo Molle ha impiegato un paio di ore utilizzando apparecchiature sofisticate con illuminazione dall’alto, di fronte, radente, per poterle leggere. Di primo acchito egli dà questa interpretazione e si riserva di studiare meglio lo scritto:

D(is) M(anibus).
Hermes et
P?ul?[l]ia (?) Mys-
tiche fil(iae) ka-
5) rissimae; vix(it)
ann(is) VI, me(n)s(ibus) X,
dieb(us) VIIII.
S(it) t(ibi) t?(erra) l(evis)

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