D. Battista Colafrancesco Un aquinate da ricordare


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Studi Cassinati, anno 2007, n. 4

di Giovanni D’Orefice

La città di Aquino nel mese di luglio scorso ha voluto tributare un omaggio ad uno dei cittadini più attivi dell’ultimo mezzo secolo scorso, Don Battista Colafrancesco.
Conosciutissimo, anche negli altri centri della diocesi per la sua attività anche nel campo sociale e culturale, è vissuto fino a 91 anni.
L’amministrazione comunale lo ha voluto ricordare con l’intitolazione di una strada, la stessa dove lui ha operato per tanti anni, nell’edificio dell’antico seminario dove ha svolto la sua missione, prima come rettore, poi come “operatore” socio-culturale, (l’edificio ha ospitato per tanti anni “l’asilo” infantile e il cinema “Giovenale”) poi come insegnante nella scuola media.
È stata poi scoperta una lapide collocata sulla facciata della chiesa del civico cimitero; nella sala consiliare del Comune è stata allestita una mostra fotografica sui momenti salienti della sua vita.
Il sindaco di Aquino, Antonino Grincia, in occasione dello scoprimento della lapide ha tracciato il profilo essenziale della sua vita, vista da vicino e “da dentro”, vista soprattutto sotto il profilo educativo e socio-culturale.
A distanza di cinque anni dalla sua scomparsa, il sindaco, nel sottolinearne l’opera geniale e l’impegno in qualsiasi campo, ha detto:
“Il presente del passato, è la memoria”, dice S. Agostino. E noi, nel corso di questi anni nelle varie ricorrenze, col richiamo della memoria, abbiamo spesso fatto diventare presente, immagini, storie, persone che non sono più, ma costituiscono, anche se a volte non ne siamo consapevoli, l’alimento della nostra vita personale e collettiva; immagini, storie, vite vissute intensamente o meno intensamente che rendono solido il terreno su cui camminiamo e che danno forza al nostro vivere quotidiano, ai nostri progetti, al nostro guardare avanti, alla costruzione della nostra stessa vita.
Le immagini che passano davanti ai nostri occhi, nella mostra allestita nel Municipio, riportano i momenti, tanti, di cui siamo stati testimoni e che insieme abbiamo vissuto, ma anche quelli che non abbiamo visto, e altri, o lui stesso, ci hanno ricordato e raccontato; dalle immagini consuete di tante celebrazioni, di tanti ammaestramenti, di tanti richiami, di tanti sacramenti amministrati e che hanno scandito la vita di tutti noi, alle immagini meno consuete per un sacerdote e che ricordano il suo fortissimo impegno sociale e civile per la nostra Città; una Città che non era la sua, ma che sua è diventata in breve tempo, ed in maniera totalizzante. Una città di cui per decenni è stato guida in tutti i sensi, non solo spirituale”.
L’opera di don Battista ha contribuito alla crescita effettiva dei cittadini del suo tempo che, nelle diverse fasi della vita, si sono trovati ad essere coinvolti e condizionati, ma sicuramente anche formati direttamente o indirettamente.
Come egli stesso ha testimoniato in uno dei suoi libri, “Aquino – Cinquant’anni”, essendo tra l’altro anche proficuo scrittore, molte furono le sue opere religiose e civili, portate avanti anche e soprattutto in momenti difficilissimi come furono quelli del dopoguerra.
Evidenziò le sue capacità intellettuali ed organizzative fin da giovanissimo, tanto da essere nominato, ad appena ventidue anni, rettore del seminario di Aquino.
“In un momento critico per la ricostruzione e per la miseria – ha ricordato Grincia – don Battista aprì nel pian terreno del seminario un cinema, momento di svago, ma nello stesso tempo unico strumento per aprire gli occhi sul mondo, e così fece conoscere il mondo ai giovani come ai più maturi. Sembrerà quasi incomprensibile oggi, per i più giovani, in un mondo bombardato dalle immagini e di cui conosciamo ogni angolo della terra e ogni avvenimento anche senza muoverci di casa; eppure, fu così, con i film che si succedevano negli anni, due a settimana, con i cinegiornali che riportavano notizie vecchie di mesi, fu così che si cominciò a conoscere il mondo, a vederlo per la prima volta con le immagini in movimento, a conoscere i grandi personaggi, le grandi storie, come le piccole storie; a conoscere i drammi dell’umanità; cominciammo a fare confronti fra le nostre e le altrui vite. In una parola ci schiuse gli occhi alla vita e ci preparò anche in qualche modo, ad affrontare i tanti problemi che la vita non risparmia a nessuno”.
I cittadini sanno dell’opera instancabile di don Battista Colafrancesco nell’impegno costante e continuo per aiutare i suoi parrocchiani, e non solo loro, a risollevarsi moralmente e materialmente dalla tragedia della guerra; sanno del suo impegno per la ricostruzione della Città in generale e delle strutture parrocchiali in particolare: il palazzo del seminario, la chiesa della Libera, la scuola materna, la grande, la nuova Cattedrale dedicata a San Costanzo e San Tommaso d’Aquino; noto è il suo impegno per l’arricchimento artistico della chiesa: le opere che vi si trovano, la suggestiva e prorompente immagine a mosaico, le due straordinarie raffigurazioni in ceramica delle due cappelle laterali e i due monumenti esterni, a San Tommaso d’Aquino e alla Madonna Immacolata.
Molteplici sono state le iniziative di alto spessore: valgano per tutte le grandi manifestazioni religiose e culturali susseguitesi fin dagli anni cinquanta, ma proseguite in modo più consistente e determinato in occasione del VII centernario della Morte di San Tommaso (1274-1974), quando nacque una delle prime inziative editorialli della nostra città, il mensile “La Voce di Aquino”, che oltre a portare il nome della città in Italia e nel mondo, fu palestra per molti giovani di impegno e di esercizio culturale autentici.
Per molti di essi, compreso lo stesso sindaco, cominciò allora la formazione culturale che fu alla alla base del loro bagaglio umano.
La cerimonia, che ha visto la partecipazione affettuosa di tanti cittadini, è stata occasione e richiamo perché la memoria di quanto ha fatto, non vada dispersa.
Così il sindaco ha voluto concludere il suo intervento “L’auspicio è che questo passato possa essere trasmesso anche ad altri, specialmente ai più giovani, perché possano sentirsi arricchiti umanamente e culturalmente dal seme da lui gettato attraverso le sue opere nel corso della sua lunga vita. Solo se si riesce a trasmettere questo grande patrimonio spirituale e morale che Don Battista ci ha lasciato, sicuramente il suo lavoro di tanti anni, sarà un’opera compiutamente realizzata”.

Nel prossimo mese di febbraio sarà collocato in situ il cippo che segnava i confini tra i beni dell’Abbazia di Montecassino e quelli di Aquino (poi, fra questo comune e quello di Piedimonte San Germano) così come auspicava il compianto prof. Luigi Serra in un articolo su Studi Cassinati. L’iniziativa del CDSC onlus è stata fatta propria dal Consorzio di Bonifica “Valle del Liri” e dal Comune di Piedimonte San Germano, con la generosa disponibilità del Sig. Vittorio Di Nardi.

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