È TORNATO ALL’ANTICO SPLENDORE IL “REAL PONTE FERDINANDEO” SUL GARIGLIANO


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Studi Cassinati, anno 2008, n. 1

di Costantino Jadecola

“Un evento straordinario”, ha definito l’apertura del ponte sospeso sul Garigliano il prof. Cosmo Damiano Pontecorvo, noto studioso delle cose del Golfo. Nonostante ciò, però, essa è stata a beneficio solo di un esiguo numero di persone, in gran parte simpatizzanti, e spesso nostalgici, dell’antico Regno del Due Sicilie e dei Borbone, naturalmente quanto mai orgogliosi di essere al cospetto di quel capolavoro della “napolenatissima ingegneria ottocentesca” che è il ponte sospeso a maglie di ferro sul fiume Garigliano – 75,66 metri di lunghezza e 5,82 di larghezza, quattro sfingi faraoniche a protezione dei due accessi, caratterizzati anche dalla presenza di colonne “egittizzanti” – ovvero, come loro dicono, il “Real ponte ferdinandeo” o, per dirla con lord Byron, “il ponte della fate”.
Realizzato nel 1832 su progetto dell’ingegner Luigi Giura, nel contesto della Seconda guerra mondiale il ponte venne distrutto il 14 ottobre 1943 dai tedeschi che andavano attestandosi sulla linea Gustav: dopo aver fatto transitare su di esso buona parte delle truppe e dei mezzi corazzati, minarono la campata in un paio di punti facendo poi saltare tutto in aria: grazie a Dio, però, i piloni e le relative basi ressero abbastanza bene e non subirono danni irreparabili (ma c’è anche chi afferma che a distruggerlo siano stati gli alleati e, in particolare, i siluranti inglesi).
La sua ricostruzione nell’immediato non trovò unanimità di pareri anche perché non se ne ravvedeva l’utilità dal momento che adiacente ad esso vi era quello della statale Appia realizzato negli anni Venti ed adeguato alle necessità dei tempi. In epoca successiva, però, prevalse l’idea che l’opera meritava di essere recuperata cosicché, grazie all’interessamento dell’europarlamentare liberale Franco Compasso, fondatore della rivista Civiltà Aurunca, ad un finanziamento della Comunità Europea, ed all’impegno operativo dell’ANAS, si lavorò per riportarla all’antico splendore; splendore che venne opportunamente circoscritto con consistenti inferriate i cui varchi di accesso sono rimasti rigidamente chiusi per molti anni, pur fra polemiche, fino al mattino del 14 febbraio 2008, il giorno della festa degli innamorati diventata per l’occasione la giornata degli amanti dell’arte, quando si è avuta la possibilità di “toccare con mano” l’opera dell’ing. Giura.
Ma qual è l’importanza di questo ponte? Esso fu, tra i ponti sospesi a ferro della stessa epoca, quello sul quale in molti erano pronti a scommettere una fine immediata visto che iniziative del genere avevano presentato seri problemi per via della eccessiva flessibilità della lega metallica utilizzata al passaggio di pesi consistenti e nel caso di vento forte. Ma a screditare maggiormente l’iniziativa c’era il fatto che l’opera nasceva nel Regno delle Due Sicilie, tant’è che un giornale inglese, il The Illustrated London News, non aveva esitato a manifestare le proprie perplessità sulle capacità progettuali e costruttive dei napoletani i quali, scriveva il giornale, si avventuravano in quella iniziativa spinti “solo dalla voglia di primeggiare”.
Accadde, poi, che, contestualmente all’inizio dei lavori per la costruzione del ponte sul Garigliano, crollasse il ponte degli Invalidi sulla Senna il cui progettista era stato l’accademico di Francia Claude Louis Navier, peraltro frequentato dallo stesso Giura allorché si era recato in visita a Parigi. Questo crollo non solo consigliò la chiusura al traffico di quelli simili esistenti in Inghilterra e in Austria, ma generò una un violenta polemica contro strutture dello stesso genere, polemica i cui riflessi giunsero anche a Napoli dove autorevoli esponenti del governo borbonico cercarono di far desistere il re dall’iniziativa. Ma Ferdinando II non si scompose più di tanto e rispose: “Lassate fa ò guaglióne!”, “guagliòne” che poi era l’ing. Giura.
Questi, avuto l’incarico dal direttore del Regio Corpo delle strade e dei ponti, Carlo Afan De Rivera, come prima cosa si recò a visionare i vari ponti in ferro esistenti nelle altre nazioni europee acquisendo tutte le informazioni a riguardo ed anche i relativi progetti. Poi, tornato a Napoli, elaborò il suo che, comprensivo di rilievi, sondaggi e costi, venne puntualmente approvato unitamente alla clausola, voluta espressamente dal re, che le gare d’appalto fossero riservate solo a ditte e materiali del Regno.
I lavori, iniziati il 20 maggio 1828, si conclusero il 30 luglio 1832, ma il ponte venne inaugurato qualche mese prima, il 10 maggio 1832. E fu quella una giornata memorabile soprattutto per la verifica della robustezza della struttura. In una nota delle effemeridi di corte negli Annali civili del Regno delle Due Sicilie (Napoli, 1833, I, fasc. II, p. XIII) si legge che Ferdinando II, erede di quel Francesco I che il ponte aveva voluto, “fermatosi nel [suo] mezzo, faceva passare sopra di esso a gran trotto due squadre di lancieri e sedici grossi carri di artiglieria” rimanendo ovviamente soddisfatto della tenuta dell’opera la quale era costata alle casse dello stato qualcosa come 75mila ducati.

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