Convegni di Atina: nota a margine


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Studi Cassinati, anno 2007, n. 2

di Emilio Pistilli

Dopo il convegno del 26 maggio ad Atina sulle epigrafi in Val di Comino, si è tenuta, sempre ad Atina, l’8 giugno nel salone del Palazzo Ducale, la presentazione del libro Atina – Il museo archeologico. L’epoca preromana, di Pier Carlo Innico. In seguito a tali importanti eventi molte cose si dovranno cambiare in Atina e in Val di Comino.
Al termine del suo intervento del 26 maggio il dott. Felice Senatore (vd. pag. preced.), dopo aver passato in rassegna le varie ipotesi di ubicazione delle mitiche città sannitiche di Cominium e Aquilonia, con particolare riferimento a quella del prof. Adriano La Regina, da lui non ritenuta attendibile, quasi ex abrupto, lancia, all’attenzione dello scelto pubblico in sala, la “sua” soluzione al dilemma; non sto qui a dire quale sia, mi limito a riportare la sua dichiarazione, solenne, a chiusura: “Mi dispiace per voi della Valle di Comino, ma scordatevi che Cominio ed Aquilonia fossero dalle vostre parti”.
Bene! È così che si fa la storia!…
L’8 giugno la sala del Palazzo Ducale ha dovuto registrare altre sconvolgenti verità.
La presentazione del catalogo del museo archeologico è stata occasione di una revisione (copernicana è dir poco) della lunga e complessa storia della presenza di Volsci ed osco-sanniti sul territorio. Si esordisce affermando che in realtà del popolo dei Volsci si conosce ben poco, fino al punto da dubitare della loro reale esistenza. Si prosegue esaminando e confrontando il materiale archeologico conservato nel museo di Atina, proveniente dai noti siti di S. Marciano, S. Biagio, ecc., con quelli di chiara cultura volsca (?) tra i quali i vasi di Alfedena (!) [Aufidena in Samnio, no, eh?]; si va avanti considerando tracce inequivocabili di cultura locale quei materiali da sempre oggetto di commercio e perciò estremamente mobili (bronzetti, vasellame, ecc.) la cui tipologia è riscontrabile con facilità in tutta l’area mediterranea; si conclude con una nuova solenne dichiarazione rivolta soprattutto ad un imbarazzato sindaco, Natale Cerri: “Ora dovete sostituire la targa stradale Via dei Sanniti, di Atina, con una nuova: Via dei Volsci”.
Allora è proprio così che si fa la storia!
Peccato che nello stesso salone di Atina, appena due settimane prima, la dott.ssa Rosalba Antonini, dell’Università di Urbino, specialista in lingue italiche, abbia avuto a dichiarare a chi scrive che in generale le rare iscrizioni antiche locali – pur con particolarità specifiche, che le connettono al tipo cosiddetto ‘umbro’ e ancora in studio (ascia di Satricum, lamina Veliterna) –, appaiono per il resto (alfabeto sannita nazionale) riferibili all’italico di tipo ‘sannita’.
È bene che si rivedano certe questioni storiche, ma lo si faccia con argomenti credibili e non confutabili, altrimenti si fa solo fantasia: e in tal modo la Storia non sarà mai scienza.

 

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